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Il dopo-fiducia: vittime a destra e perplessità a sinistra
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


Sono passati pochi giorni dalla "Fiducia" al governo, e già si vedono i primi effetti: a destra vittime illustri di quei 3 voti di scarto, a sinistra le prime riflessioni contraddittorie e poco concilianti.

A destra, ad esempio, il Min. Bondi, obiettivo di una imminente mozione di sfiducia, sapendo che i numeri potrebbero non essere dalla sua parte, ha scritto al PD, elemosinando credibilità personale e professionale, in nome di una stima dei dirigenti PD (così avrebbe scritto) e, direi, di una antica e comune militanza nelle medesime schiere politiche. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/16/news/e_bondi_scrive_al_partito_democratico_cari_compagni_non_mi_sfiduciate-10258214/index.html?ref=search ).

A sinistra, invece, Bersani e Di Pietro lanciano due diversi appelli su future alleanze, con diversi obiettivi e diversi destinatari. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/bersani_ora_alleanza_col_terzo_polo_il_pd_pensa_a_sacrificare_le_primarie-10302796/?ref=HREA-1  e  http://www.unita.it/italia/il-contropiede-di-tonino-contro-br-l-effetto-piccoli-giuda-1.261029 ).
Ora, io capisco che anche in questi caso i numeri facciano la differenza e certe sirene non siano affascinanti, ma pericolose come quelle di Omero, ma credo che in questo momento sia più importante dare seguito alla base popolare e allo spirito autentico del proprio credo politico. Personalmente, non capisco e, credo, non capirò mai il motivo delle aperture del PD al centro, ignorando, spesso, le richieste del nostro alleato più fedele e vantaggioso, Di Pietro.
Certo, l'obiettivo di scardinare completamente il sistema monocratico/autarchico dell'attuale premier, un'alleanza con coloro i quali stanno facendo un fronte comune, soprattutto comprensivo degli ex, possa essere un punto di forza e, stante la situazione attuale, l'Italia ha un estremo bisogno di uscire da questo impasse perenne.
Però, questo, pur condivisibile in un certo senso, non mi convince affatto. Nel momento in cui Di Pietro lancia un appello al PD per un "matrimonio a tre", comprensivo della straordinaria forza politica emergente di Vendola, il PD non può far finta di non sentire e continuare a lanciare l'esca al centro! Il Centro non ci vuole, per espressa negazione di Casini e la nostra base stessa non lo vuole (rammento per le memorie corte, le primarie pugliesi tra Boccia e Vendola, in cui il primo fu sonoramente sconfitto e, con lui, la linea di apertura all'UDC): di questo il PD non può non prenderne atto!

Al PD occorre uno sguardo disincantato della realtà politica che si è creata in queste ultime settimane. Non possiamo continuare a credere che il nostro migliore alleato sia quel centro in cui Casini è divenuto l'uomo in tandem con FIni. Non è politicamente comprensibile per la nostra base elettorale! A chi crederanno mai i nostri elettori, qualora ci si presentasse dicendo che andiamo insieme a Fini? Non possiamo tradire la nostra vocazione di riformismo sano e moderno!
A questo riformismo serve quella vena legalitaria (altrimenti detta, con notazione negativa, giustizialista) che viene dall'IdV, così come quell'entusiasmo fresco e autorevole che viene da SeL!
Questo gli elettori lo sanno bene e lo capiscono, anzi lo vogliono vedere applicato!

(http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/vendola_subito_con_noi_no_del_pd_a_di_pietro-10302799/?ref=HREA-1 ) 
Capisco bene le perplessità di quel centro moderato/cattolico del PD (cui spesso mi richiamo per comune sentire religioso) di non combinare affari con un fronte "laico", ma non credo questo sia premiante ora come ora. Dobbiamo necessariamente uscire dagli schemi "da Prima Repubblica", sdoganando la nostra identità cattolica in un PD aperto e nuovo, dialogico e conciliante, senza timore di cadere in minoranza con un laicismo che potrebbe ferirci profondamente!

La forza politica del PD può e deve essere proprio questa.
Riuscire a sdoganare schemi vetusti e surclassati, creando un partito moderno, rfesco, giovane, integrato e variegato. Al PD servono, come organi vitali, le componenti cattolica, riformista, ecologista, progressista: solo così il PD può essere una forza politica al passo coi tempi e, soprattutto, destinata a durare nel tempo.
Mi sovviene una conquista del PD, che secondo me troppo spesso ci dimentichiamo: al Parlamento Europeo, il PD ha ottenuto di creare un nuovo Gruppo politico, l'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, che prescindesse dal vecchio dualismo tra progressisti e popolari. Noi, come PD, non potevamo, giustamente, sedere allo stesso tavolo di Agnoletto e di Tajani: non sono i nostri alleati politici italiani e non possono esserlo in Europa.
Questa può essere la chiave di volta per il futuro politico del PD: e di questo va dato atto a Franceschini che ha saputo creare questa nuova formazione politica in Europa, dando una prospettiva futura anche per i partiti a noi equivalenti nell'Unione.
Questa è, per me, la strada da seguire.
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