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Esproprio culturale
post pubblicato in diario, il 1 marzo 2011


http://caporale.blogautore.repubblica.it/2011/03/01/la-nuova-festa-della-lega/?ref=HREC1-7

Leggendo questo intervento di Antonello Caporale, la mia mente è corsa subito a due riflessioni proposte dal Presidente Ciampi, ancora una volta nel suo ultimo libro, e dall'o strepitoso Benigni, a Sanremo.
La festa ottenuta dalla Lega, di cui parla Caporale nel suo articolo, è stata scelta per l'anniversario della Battaglia di Legnano che, come spiegato appunto da Benigni a Sanremo, fu una battaglia vinta dai Comuni italiani contro l'Imperatore Barbarossa. Ora, la Lega ne fa un simbolo della propria ideologia "nordista", quando, invece, quella dovrebbe essere una pietra miliare della Storia italiana in generale: fu un evento sì dell'Italia Settentrionale, ma non può essere relegato alla sola memoria del Nord. Dunque, a ben vedere, la Lega limita territorialmente un episodio storico che appartiene alla cultura italiana in genere.

Questo, a ben vedere, è un ennesimo esproprio culturale della destra italiana che fa propri episodi e simboli che, al contrario, appartengono alla comune radice del nostro popolo e della nostra Nazione.
Ma, appunto, questo è solo uno di tanti. La destra italiana negli ultimi decenni, dal Fascismo in poi, ha speculato su diverse memorie.
Nel suo ultimo libro Ciampi rimarca questo stesso ragionamento, applicandolo all'immagine del Balilla (anche questo ben evidenziato nell'esegesi dell'Inno fatta dal regista toscano al Festival). Che Mameli ne parli nella poesia che, poi, divenne l'Inno Nazionale è sintomatico di quanto l'avventura di quel ragazzino genovese del Settecento sia assurta a immagine della sola era fascista. Ma Mameli nel suo testo volle richiamare quell'eroe perchè fosse ispirazione per l'intero popolo italiano!
Potrei continuare l'elenco parlando dei Fasci. Oggi questo termine è, ahinoi, riconducibile solo al Ventennio, dunque all'area politica della destra. In realtà, prima di quegli anni, esso era un simbolo, o meglio un sostantivo rimandante alle esperienze socialiste dell'Italia centro-settentrionale prima, e meridionale poi: i Fasci siciliani costituiti negli anni 90 dell'Ottocento, erano un movimento "proletario", in rivolta contro la borghesia terriera che dominava l'isola sia economicamente che politicamente. Andando anche più indietro nel tempo, il simbolo del fascio appare nel logo della Repubblica Cispadana e, di conseguenza, nel Primo Tricolore, quello nato a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Ma prima ancora, esso appariva nella simbologia dell'Impero Napoleonico e, alle origini, in quella romana.

Insomma, ora che festeggiamo il 150° anniversario della nostra Unità nazionale e che voci illustri della nostra Nazione hanno sollevato la questione, è il momento per restituire all'intero Paese, alla destra e alla sinistra, al Nord e al Sud quei simboli, quelle immagini, quegli eventi che appartengono a tutti e i cui valori intrinseci sono parte fondante del nostro essere Italiani!
Non possiamo e non dobbiamo permettere che qualcuno faccia proprio qualcosa che dovrebbe essere condiviso. Il patrimonio nazionale non può più diventare bandiera solo di qualcuno! Questo è un furto vero e proprio.

L'attualità del 55a.C.
post pubblicato in diario, il 22 febbraio 2011


Siamo nel 55 a.C. quando Cicerone in uno dei capisaldi della retorica di sempre, il De Oratore, scrive «che cosa ci può essere, per chi è libero da impegni, di più piacevole e di più degno di una persona colta, di un discorso arguto e bene informato su qualsiasi argomento? Noi ci distinguiamo dalle fiere soprattutto per questo, perché sappiamo conversare ed esprimere con la parola i nostri pensieri.» e anche «io affermo che dalla saggia direzione di un perfetto oratore dipendono non il buon nome dell’oratore stesso, ma anche la salvezza di moltissimi cittadini e dell’intera Nazione.»

Chi abbia studiato Letteratura, sia classica che italiana moderna, sa certamente che uno dei crucci di ogni epoca letteraria è stato quello di delineare o, addirittura, individuare, la figura ideale di Intellettuale. Spesso, questa ricerca letteraria si è combinata in piena affinità con un’analoga ricerca nei campi artistici in genere. Ma è la Letteratura soprattutto che ha elaborato quest’analisi e questa ricerca, producendo esempi altissimi e, ognuno a suo modo, inarrivabili di intellettuali.
Tornando a Cicerone, la figura del buon retore è, nella concezione civico-letteraria del celebre oratore e politico augusteo, quella anche dell’Intellettuale: un uomo che, forte della propria preparazione, riesce a conciliare una vasta conoscenza delle discipline teoriche e culturali ad un’azione concreta nel quotidiano, intesa soprattutto come impegno civico. È ovvio che questa accezione particolare non esuli affatto da una connotazione autobiografica del retore, ma questo è ben poco rispetto al contributo fondamentale che egli ha dato al nostro Sapere. Come l’eclettico Cicerone, balzando in avanti nei secoli, anche il Sommo Dante ha saputo coniugare la conoscenza culturale ed intellettuale all’applicazione civica nel suo tempo: dunque, anche nel Poeta possiamo ritrovare quei caratteri dell’Intellettuale che già Cicerone ci aveva delineato e offerto. Nulla si può obiettare all’autore della Commedia circa le conoscenze omnicomprensive sulle discipline all’epoca note (dalla Filosofia alla Matematica, dalla Mitologia alla Teologia, dalla Retorica alla Geometria e all’Arte), né sul profondissimo senso civico che gli è costato, notoriamente, l’esilio da Firenze.
Vengo ai giorni nostri. E vado con la mente all’esegesi dell’Inno di Mameli che l’eccelso Roberto Benigni ha fatto giovedì scorso dal palco del Festival di Sanremo, rendendo uno splendido omaggio al 150° dell’Italia unita. Mi rendo perfettamente conto che quanto sto per dire potrà sembrare azzardato a qualcuno, ma lo dico convintamente e consapevolmente: se già non lo avessimo percepito nelle sue narrazioni e decantazioni della Commedia, quella è stata la prova che Benigni è a tutti gli effetti un Intellettuale del nostro tempo, esattamente come nella concezione ciceroniana e come lo stesso Cicerone e Dante lo sono stati. Dico questo perché nessuno può dubitare che l’esegesi dell’Inno sia stata mossa da un profondissimo e sentissimo senso civico del regista, come è indiscutibile che egli abbia dato ulteriore prova della sua autentica conoscenza delle discipline del Sapere, che si tratti di Politica, di Filosofia, di Storia, di Religione…. Credo, insomma, che la “lectio magistralis” del Premio Oscar sia stata un’eccellente e indimenticabile ora di Storia, di Educazione Civica, di Letteratura “applicata” e di Politica contemporanea (dove l’aggettivo “contemporanea” non si intende riferito alla stretta attualità, relegata per lo più ad una sana e pungente ironia, quanto all’Epoca Contemporanea in cui i secoli XIX e XX vanno iscritti). Cito, a riconoscenza del merito dell’Intellettuale Benigni, quanto ha detto di lui il linguista, ed ex-Ministro, Tullio de Mauro in un’intervista di ieri sull’Unità: «Benigni poi ci ha dato solo conferme. La sua “contro lettura” dell’ Inno di Mameli offre un modello raro e prezioso di come si debba e possa leggere la poesia, senza vibratini ed enfasi, come invece troppo spesso si fa. Di Benigni ricordo anche il memorabile discorso per l’avvio di pioneristici corsi di istruzione per adulti nel comune di Scandicci e la chiusa alta e paradossale, degna di Gramsci e don Milani: “Tutti vi dicono: fatti, non parole. E io vi dico: prima di tutto parole, parole, parole”.»
Un'Italia in cui (non) mi rispecchio
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2010


Durante il "silenzio" tra lo scorso intervento e questo, in Italia sono successe tante cose che raccontano un Paese in cui faccio fatica a ritrovarmi.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui i continui tagli alle risorse per l'Ambiente portano ad inevitabili disastri ad ogni periodo di pioggia. Dal Governo centrale partono i tagli: in periferia si muore sepolti sotto una frana (a Massa, per esempio) e a ben vedere si deduce che se qualche controllo in più fosse stato fatto, qualche vita in più sarebbe stata salvata.
Si vada a studiare il significato di "prevenzione" e il cosiddetto "impatto ambientale" dell'uomo.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui l'incuria di alcuni "sovrintendenti" riduce in macerie i preziosissimi tesori che la Storia ci ha fin qui conservato. La cura e il devoto "rispetto" delle genti nei secoli hanno conservato questi beni tramandandone i significati, la bellezza, la dovuta cura. Poi qualche funzionario ignorante, o sottopagato, o raccomandato, o menefreghista, o ... lascia che si circondino di cemento costruzioni antiche, fino al punto che non siano più in grado di reggere. Quali conseguenze? Crolla, per dirne una, la "casa dei gladiatori" a Pompei.
Si vadano a riscoprire i numerosissimi quadri del Sei-Settecento, quando da tutto il mondo gli artisti venivano in Italia per ritrarne le bellezze antiche, come nelle opere "neo-classiche".

Non mi rispecchio nell'Italia in cui dopo che una ragazza viene trovata morta, i mezzi d'informazione ne particolareggiano con irrispettoso cinismo i dettagli delle sevizie e dell'uccisione e, quel che è peggio - quasi disumano - è che poi inizia, con vomitevole sbigottimento degli stessi media, il "pellegrinaggio" sui luoghi dell'orrore. In nome dell'informazione spinta oltre ogni limite, viene travisato e sbeffeggiato il semplicissimo senso del rispetto per i defunti, quale che sia la loro morte o punibilità, se mai ci fosse. Un esempio? La povera Sarah Scazzi, di cui nessuno ha ancora smesso di parlare: non ce ne frega nulla nè dello zio, nè della cugina, nè di altro: lasciatela riposare in pace.
Si vada a rileggere la poesia "Dei Sepolcri" di Foscolo, in cui si parla di "celeste corrispondenza di amorosi sensi".

Non mi rispecchio nell'Italia in cui chi la rappresenta giorno dopo giorno sale alla ribalta delle cronache per reati di qualche natura a lui imputabili: corruzione, abuso di potere, pedofilia, bestemmia, diffamazione, ... . La costante processabilità di chi si trova agli alti livelli istituzionali ha francamente stancato!
Si vedano i valori con cui i Padri Costituenti hanno scritto la Costituzione e se ne studino i significati autentici e le reali/corrette applicazioni.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui qualcuno non riesce a riconoscere nella Resistenza un significato super-partes di "momento del riscatto italiano" nella storia della Seconda Guerra Mondiale. Non concepisco che di fronte alla proposta di cantare "Bella Ciao" a Sanremo, qualcuno abbia chiesto di affiancarla a una delle canzoni simbolo della dittatura da cui ci hanno liberato coloro che col cuore e con le labbra cantavano "Bella Ciao". E' vero che nella Storia patria, l'una e l'altra coesistono epocalmente parlando, ma è pur vero che l'una e l'altra si pongono su due fronti talmente opposti che nulla le può minimamente accomunare: l'una il simbolo di una dittatura liberticida e rinenganda, l'altra il richiamo a una lotta salvifica e di imperitura memoria. Da una parte i portatori della rovina e della morte nelle nostre terre, dall'altra coloro che, a costo della loro stessa vita, ci hanno riscattato e riportato alla Libertà in casa nostra.
Si vedano un po' di film per capire di cosa si stia parlando: Roma città aperta; Porzus; Miracolo a Sant'Anna; L'uomo che verrà; ... .

In quale Italia mi rispecchio?
Nell'Italia di Susanna Camusso: una donna alla guida del principale sindacato, intenzionata a mettersi in gioco per il lavoro ai giovani.
Nell'Italia di Alex Zanardi: una persona che ha saputo ripartire dopo la "caduta", arrivando ad essere testimone forte e sorridente del potere della scienza.
Nell'Italia di Roberto Benigni: un comico che sfrutta la sua ironia per portarci a riflettere sul nostro Paese.
Nell'Italia del Veneto: una regione che, pur piagata dall'acqua e dal fango, sa rimboccarsi le maniche per ricostruire ciò che la natura gli ha tolto, senza falsi piagnistei di commiserazione.
Mi riconosco nell'Italia degli insegnanti quotidianamente in trincea, delle Amministrazioni che creano asili per soddisfare le esigenze delle giovani madri lavoratrici, di chi canta alle proprie/nostre radici e ai grandi valori che ci sono stati trasmessi.

L'Italia non è affatto male!
L'Italia è davvero il Bel Paese!

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