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Le mie considerazioni sulle Considerazioni Finali
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2011


Ho letto in questi giorni il testo delle Considerazioni Finali che il Governatore di BanchItalia Mario Draghi ha tenuto lo scorso 31 maggio, come consuetudine.
Non mi addentro particolarmente negli aspetti puramente economici trattati, per evitare di addentrarmi in territori a me in parte sconosciuti. Mi limito solo a elaborare alcune riflessioni sulle ricadute che le scelte politiche hanno sull'economia italiana.
In questo premetto che l'intervento di Draghi mi pare sia stato estremamente chiaro e inequivocabile, pur se pacato (come, senza conoscerlo troppo, mi pare sia il suo stile di intervento).

Tra le Considerazioni fatte dal Governatore, alcune hanno attirato particolarmente la mia attenzione.
In una riflessione sullo stato dell'economia italiana e sulle necessarie, seppur lontane, prospettive di crescita, Draghi pone l'accento su tre elementi tra gli altri: la scuola (in senso ampio), le infrastrutture e il mercato del lavoro.
In tutti e tre i casi, la sua riflessione rimarca uno stato dei fatti non brillante né soddisfacente.

Il mio pensiero, leggendo queste note, è andato subito agli Stati Uniti, dove il Presidente Obama, per riportare vigore nel Paese ha scelto di investire, primariamente su 2 campi: scuola e infrastrutture.
Il piano di investimenti in infrastrutture ha previsto stanziamenti enormi per realizzare opere di varia natura, ma tutte di pubblica utilità (come è evidente che sia). Sul piano scolastico, l'ambizione è di rilanciare licei e università nel prossimo biennio, per innalzare il tasso di istruzione dei giovani americani.
Certo noi non siamo gli USA, ma potremmo ispirarci a un modello del genere per decidere che il rilancio della nostra economia nazionale passa anche di lì: non è un dato da poco quello che sottolinea Draghi, secondo cui recuperare l'arretratezza in ambito scolastico-formativo nel nostro Paese ci potrebbe far recuperare un punto di PIL.
Certamente qualche detrattore di questo mio pensiero, di destrorso orientamento, potrebbe insinuare che è stata recentemente varata una riforma scolastica, e che ci sono progetti infrastrutturali anche nei piani di questo governo. Ma a costoro vorrei chiedere: ritenete che una scuola che faccia pagare pennarelli e carta igienica ai genitori sia una scuola all'avanguardia e ben riformata? E che un buon piano infrastrutturale per l'Italia debba comprendere il famoso quanto aberrante Ponte sullo Stretto?
Di ben altro ha bisogno questa Italia!
Ha bisogno di scuole su cui non si facciano tagli, ma su cui si investano milioni. Ha bisogno di scuole che offrano ai ragazzi un Sapere di qualità e alle loro famiglie un servizio di alto livello e a facile accesso (penso alle giovani madri che lavorano e fanno fatica a conciliare gli orari scolastici dei figli coi propri). Ha bisogno di una scuola di eccellenza che forgi menti eccelse, ambiziose, competitive, istruite. E ha bisogno che queste menti, una volta terminati gli studi non scappino all'estero in cerca di migliori fortune e più investimenti in ricerca.
Così come ha bisogno di ammordenamenti del tessuto autostradale in ampi tratti, ammodernamento che passa anche per un'equità nei pagamenti dei pedaggi (che non ovunque si pagano...). Ha bisogno di opere realmente utili ai cittadini, come nuove linee ferroviarie o nuovi e decenti vagoni su quelle esistenti. Ha bisogno di reti metropolitane che rendano alla portata di tutti le grandi città.

Quanto, poi, al mercato del lavoro. La riflessione del Governatore lascia intravedere le falle di quel sistema di flessibilità che oggi regna sovrano e che sostanzialmente truffa noi giovani e le nostre speranze.
In questo ambito, è da tempo che il PD e Bersani urlano al governo che è ora di cambiare questo sistema per cui il lavoro precario ha costi minori, per un'impresa, del lavoro "fisso". E questo non è utopia! Sarebbe un meccanismo pienamente logico, capace di far pensare a un giovane che ce la può fare anche lui ad entrare nel mondo del lavoro!

Bella la conclusione del Governatore Draghi che, con richiamo a Cavour e alla sua politica riformatrice, si chiede quale Paese lasceremo alle prossime generazioni!
Una domanda che, credo, fosse retorica, vista la disamina precedente. Tanto retorica, forse, quanto amara.

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