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Mani a posto
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2012


L'intervento del Presidente Monti ieri al Teatro Valli di Reggio Emilia ha ribadito, qualora ce ne fosse bisogno, l'alto senso di comunità e di responsabilità che lo stesso Senatore ha e mette al centro del suo operato.

Mi riferisco in particolare al passaggio in cui, non senza polemica e amara ironia, Monti ha ribadito che l'espressione di berlusconiano conio "mettere le mani nelle tasche degli italiani" è priva di un senso logico, almeno nell'accezione con cui il centrodestra governante l'ha sempre usata. Infatti, ha precisato il Premier, "le mani nelle tasche degli italiani sono quelle degli evasori (e le tasche, dunque, quelle degli italiani che pagano le tasse) e di quanti si trovano a godere di rendite di posizione, con tutti i privilegi del caso".
Come dargli torto?
L'espressione spesso usata dal suo predecessore ha sempre avuto l'intenzione di mettere in cattiva luce sia lo Stato tassante che i concittadini paganti. Niente di più sbagliato e dissonante dal principio della sussidiarietà, in virtù del quale la corretta e totale contribuzione dei cittadini mediante, appunto, la tassazione garantisce ai cittadini stessi l'accesso ai Servizi che lo Stato può e deve offrire. 
Rispetto a quanto appena detto, mi torna alla mente un intervento del Ministro delle Finanze del governo Prodi II, Padoa Schioppa: intervistato da Lucia Annunziata, il compianto economista asseriva che "le tasse? sono bellissime!" (http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/conti-pubblici-53/padoa-annunziata/padoa-annunziata.html). Ora, forse il superlativo assoluto è un po' esagerato, ma certamente il principio che ne governa la logica è tra i più alti tra i fondamentali di civiltà e di comunità.
Dunque, tornando all'intervento al Valli, trovo che siano state parole confortanti quelle di un Primo Ministro che richiama il senso di responsabilità che si associa all'obbligo morale della contribuzione. Oserei dire che siano state parole incoraggianti. Soprattutto perché tutto l'intervento di Monti, costellato peraltro da numerosi e significativi richiami storici al Risorgimento e alla Storia Patria, si è incentrato sul passaggio che ho richiamato e su un altro punto conseguente: che la lotta all'evasione è saldamente e convintamente in cima alla lista di priorità di questo Governo. Anche questo è un passaggio confortante, dal mio punto di vista: se è confortante che il Primo Ministro in carica richiami il senso di responsabilità e, dunque, il principio di sussidiarietà nella contribuzione collettiva, non da meno può essere la sua determinazione nello scovare quanti vengono meno al loro dovere.

In chiusura, una nota puramente "politica" sugli interventi ascoltati ieri al Valli. I temi affrontati, particolarmente da Delrio ed Errani, erano di quelli che più scuotono e tormentano gli animi di quanti sono chiamati ad essere Amministratori locali in questa stagione politico-economica. Nel metterli al centro del loro intervento, credo abbiano da un lato adempiuto alla loro funzione di "organi intermedi" verso lo Stato e dall'altro dimostrato una lucidità e una competenza politica non comuni. Essendo il loro uditorio composto da un numero significativo di loro colleghi, così come di parlamentari, aver indirizzato al Presidente del Consiglio presente - e peraltro molto attento, come è nel suo stile - quegli appelli ed inviti a riformare la Pubblica Amministrazione in determinate direzioni è stato sicuramente un atto di alta responsabilità e di reale mediazione politica tra i vari livelli dello Stato. Credo, insomma, che il tono accorato e profondamente "vissuto" dei due abbia destato una particolare e ulteriore attenzione da parte del Presidente Monti che, quasi certamente, avrà ritenuto di dare seria attenzione ai due interventi che lo hanno preceduto.
Un'altra nota sulla giornata di ieri a Reggio. Le polemiche della Lega alle porte del Valli hanno, francamente, un che di ridicolo e insignificante: che a manifestare dissenso e a protestare sulla tassazione siano proprio loro che fino a 2 mesi le tasse le gestivano al governo, è qualcosa di ripugnante e privo di qualunque logica. Bene han fatto Bersani e Prodi a liquidarli come han fatto: http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-bersani-la-lega-non-si-permetta-di-contestare/85205?video=&ref=HRER1-1 ; http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-prodi-l-europa-ha-bisogno-dell-italia/85207/83596 .
Sulla Manovra
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2011


Le opinioni che in questi giorni si rincorrono tra tv e giornali sulla Manovra sono oggettivamente numerose e, per lo più, concordi sugli effetti devastanti che un provvedimento così strutturato produrrà nei prossimi anni.
Non è una questione meramente destra/sinistra quella sugli effetti, se si pensa, ad esempio, che anche Presidenti di Regione quali Zaia (Veneto) e Cappellacci (Sardegna) hanno optato per la non applicazione dell'aumento dei ticket sanitari nei loro territori - cosa che per primi avevano fatto Errani (Emilia Romagna) e Rossi (Toscana), due Presidenti non certo vicini a questo Governo. O se si pensa alla Presidente Polverini (Lazio) che si dice costretta ad applicare il medesimo aumento dei ticket, ma solo perchè è in atto un Piano di Rientro della Sanità regionale, non perchè lo condivida.

Insomma, emerge chiaramente che questo atto del Governo ha creato da subito - e ancor più lo farà col passare del tempo - malumori in vari strati del Paese, anche laddove si sia sulla medesima lunghezza d'onda, politicamente parlando.
D'altronde i numeri sono molto chiari: i tagli appaiono esagerati, indiscriminati e, quel che è peggio, tutti destinati a colpire nelle fasce sociali già deboli di per sè.

Prendo a prestito l'immagine mitologica cui ricorreva ieri su Unità il Presidente Errani per raccontare l'infausta scelta di questo Governo: paragonato a Crono che mangia i suoi figli, con questa Manovra il Governo decide di colpire sul vivo gli Enti Locali indistintamente, virtuosi o non, su scala regionale/provinciale/comunale. Così facendo, come il leggendario Titano, chi ci governa taglia le gambe, senza sconti, alle proprie diramazioni sul territorio.
Con quali risultati?
Che gli Amministratori locali si troveranno nelle condizioni di dover attuare scelte drammatiche a scapito dei loro concittadini, aumentando la pressione fiscale, tagliando o riducendo drasticamente i servizi offerti o, peggio, rinunciando a importanti investimenti (ancorchè li si fossero previsti).
Certo, tutto questo è assolutamente un problema lontano, abissalmente lontano, dai pensieri oggettivi di questo Governo: non sono loro a metterci la faccia in prima linea, né, con ogni probabilità, a sopportarne il peso nella prossima legislatura.
Una manovra del genere, è evidente, creerà problemi a tutti gli strati sociali, specialmente quelli più deboli e più a rischio, a partire dalle famiglie e dai lavoratori.

L’unica nota positiva che va scorta in questa manovra è la capacità, una volta tanto, della classe politica di dimostrarsi all’altezza del delicatissimo momento che il Paese sta attraversando. E, certamente, questo non è un merito ascrivibile alla maggioranza, ottusa e perseverante nel suo modo di interpretare il Paese e il vivere sociale, quanto alle opposizioni, comunque contraddistinte. Abbiamo assistito senza dubbio alcuno ad un grande momento di Politica, di servizio alla cittadinanza: la velocità di approvazione del provvedimento governativo, pur nella totale dissociazione, è un’altissima testimonianza di senso di responsabilità pubblica e di senso dello Stato. Questo merita, dal mio punto di vista, tutti gli onori del caso alle forze di opposizione.

Un’ultima nota riguarda gli effetti che questa manovra sta sortendo.
A parte il già menzionato rifiuto di parecchie Regioni all’applicazione del ticket sanitario (comprese, come detto, alcune governate dalla stessa maggioranza parlamentare), credo sia emblematico il risultato dei mercati finanziari conseguito oggi. La Borsa di Milano ha chiuso col peggior risultato europeo. Se lo stesso dato (non, ovviamente, in una lettura numerica, quanto di significati) una decina di giorni fa era l’emblema della speculazione finanziaria cui siamo sottoposti, oggi porta con sé il senso di un provvedimento profondamente sbagliato e tutto da rivedere. Anche i mercati internazionali, dunque, hanno lanciato un messaggio chiaro all’Italia: così non va!

Non resta che da sperare nel Paese, nelle sue forze più autentiche e realiste (sia di natura politica che non) e in un cambiamento profondo e autentico sia della politica nazionale (magari col cambio della guardia necessario) sia dell’andamento generale dello Stato.

150 anni di Italia - 214 anni di Tricolore
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2011


A celebrazioni avvenute, è il caso di fare alcune riflessioni su quanto è stato detto ieri a Reggio.
(Anche perchè sul cerimoniale in sè, ben poco si può fare se non un plauso per l'essenzialità, ma anche per la pregnanza dei singoli gesti).

Dal palco del Valli si sono alzati due canti, da un lato il coro dei Benvenuto al Presidente, dall'altro la voce solista del Presidente stesso.
I padroni di casa hanno intessuto discorsi estremamente incisivi e diretti. Il Sindaco Delrio, la Presidente di Provincia Masini e il Presidente di Regione Errani hanno accolto il Presidente della Repubblica con parole nient'affatto formali nè scontate. I toni pacati che una tale occasione richiedeva, non hanno oscurato le sincere preoccupazioni che questi nostri amministratori locali hanno ritenuto di esprimere al Capo dello Stato: parlando della nostra terra, non hanno lesinato di tesserne elogi, quelli stra-meritati del nostro tessuto sociale, come pure di evidenziarne le ferite che questa crisi sta lasciando, con evidenti rimandi alla pessima gestione centrale che, dal canto suo, non aiuta in nulla.
Destinatari privlegiati delle attenzioni sia di Delrio che della Masini sono stati i giovani, in perfetta assonanza col Messaggio di fine anno deidicato loro dallo stesso Napolitano. Non poteva essere altrimenti nella città degli asili, che in tutta Europa ci imitano.
Come non poteva essere evitato il cenno al profondo legame dei reggiani all'Italia, legame rinsaldato prima nella lotta di Resistenza (mai fuoriluogo il richiamo ai sette F.lli Cervi, fatto ieri dal Presidente Errani), poi nella Costituente (Ruini, Iotti, Dossetti capisaldi reggiani di quegli anni). Sottolineature indispensabili per decretare quanto nella nostra città sia radicato il senso dello Stato, l'appartenenza al Paese e la fiducia nelle sue Istituzioni.

Dall'altra parte, dicevo, la voce del Presidente Napolitano.
Un eccezionale discorso, il suo, impregnato di tutto un amore per questo Stato, per questa Costituzione, per questo Tricolore che, come già quelli del suo illustre predecessore, ci devono essere di esempio per imparare a essere cittadini italiani.
Naturale che, a discorso concluso, si levassero gli scudi padani dei leghisti, irrinunciabilmente radicati ad un'ideologia tanto scissionistaquanto ormai desueta nei cuori italiani. La voce del Presidente ieri non ha lasciato scampo ai loro sogni di separatismo del Paese:
<E dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano sottoposti a revisione quei "Principi fondamentali" della nostra Costituzione, ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l'obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti, con particolare riferimento all'articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiano ruoli di rappresentanza e di governo.> La si pensi come si vuole, non si prescinde da questa idea: d'altronde, chi serve il Paese, a qualunque livello, presta giuramento sulla Costituzione, quindi indirettamente sul Tricolore e sull'Inno. Non si discute.
Per le sue eccellenti parole, non si può che ringraziare il Presidente, sempre più unico punto saldo della politica istituzionale del nostro Paese.

Un ultimo plauso credo si debba al Prof. Alberto Melloni per l'eccellente e strepitosa prolusione al discorso di Napolitano. Una splendida lezione di storia risorgimentale e contemporanea!

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