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Caro Dario, stavolta dissento
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2010


Non è un segreto che io identifichi in Dario Franceschini un leader molto vicino al mio modo di vedere e di vivere il Partito Democratico, non è un segreto che io lo consideri un politico autenticamente capace di vedere oltre e di condurre degnamente il partito verso il futuro. L'ho considerato tale lo scorso anno in occasione delle Primarie, quando decisi di votarlo accettando pienamente e convintamente la sua linea, e lo considero tale tuttora nella sua veste di ottimo e capace Capogruppo alla Camera.

Però, stavolta non posso essere d'accordo.
Sicuramente apprezzo il suo intervento video di ieri ( http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=8412 ): apprezzo il fatto di aver parlato al web per spiegarsi e di essere stato, come sempre, molto chiaro e diretto.
Però, non condivido questa linea.

Perchè, se è vero come è vero, che siamo di fronte ad un'emergenza democratica determinata dal "tramonto" berlusconiano (riprendendo il Bersani in Aula del 14dicembre) e dalla paura che ciò comporta per i suoi fedelissimi servi, è vero anche che non si può scendere a compromessi eccessivi.
Io, come altri della base, non lo capirei.
Voglio dire che concordo con Franceschini quando spiega la difficile fase che stiamo attraversando e quando illustra i pericoli cui andremmo incontro laddove andassimo al voto e si afffermasse nuovamente questa forza politica. Quello su cui dissento è il fatto che questo presupposto indiscutibile, a mio modo di vedere, diventi il motivo di quell'apertura paventata da Bersani nei giorni scorsi.

Potrei capire se mi si dicesse che l'emergenza è tale da rendere necessaria una "cooperazione" stretta con tutte le forze attualmente opposte all'attuale maggioranza (ammesso che si possa ancora considerare tale). Ma questa cooperazione non può affatto essere considerata "alleanza".
E, soprattutto, in nome di questa disponibilità a cooperare non si può o, meglio, non si dovrebbe ignorare l'appello che ci viene da due componenti forti e fondamentali della sinistra come Vendola e, ancor più, Di Pietro. Questi sono i nostri due principali alleati e sostenitori: ignorarli è un errore, a mio dire, gravissimo!
In nome di un'emergenza democratica è, piuttosto, necessario aprirsi a loro e rivedere lo stato attuale dei rapporti politici tra noi e loro. Ci ricordiamo che qualche anno fa Di Pietro si era dichiarato intenzionato a far confluire il proprio partito nel nostro? Ci ricordiamo che Bersani ha parlato più volte recentemente di "nuovo Ulivo"? E siamo consapevoli che l'Ulivo non è politicamente conciliabile con Fini e Casini?
Poi, vorrei sottolineare che costoro, soprattutto Casini, non si dichiarano affatto intenzionati ad aprirci le porte.... Saranno forse disposti a far fronte comune in Aula, perchè l'obiettivo macro è il medesimo, ma niente più di questo.

Ecco perchè non concordo.
Una cooperazione a fini "costituenti", cioè di riforma radicale del sistema politico attuale, a partire dalla legge elettorale, è qualcosa di estremamente condivisibile e comprensibile anche tra la base elettorale. Un'allenza no.

Direi che è quasi una questione "semantica", "etimologica". Forse sottile nella differenza di termini, ma radicalmente diversa nell'accezione politica.
Forte del proprio Sapere, il PD non può cadere in trappole verbali e linguistiche come questa...

Un'altra cosa, sempre sul tema.
La Lega ieri, ma non è detto che ciò valga anche domani, è tornata a parlare della necessità di nuove elezioni.
Ora, chiedo al PD: credete davvero che gli elettori, soprattutto quelli non "fedelissimi" o indecisi, potrebbero votarci e capirci se presentassimo il nostro simbolo a fianco di quello di Fini e di Casini? O che sarebbero disposti a votare una coalizione ancora più estesa di quella del 2006/2008? Non credete che ne abbiamo avuto già abbastanza di quell'esperienza per commettere l'errore nuovamente di "ammucchiare" (perdonatemi il termine) tutti quelli che, oggi come oggi, vogliono detronizzare il despota Berlusconi? Qui prodest?
No, temo che sarebbe un errore gravissimo: molti, compreso il sottoscritto, potrebbero votare il PD, ma col naso tappato e tanti altri, forse un numero anche maggiore, potrebbero non andare a votare pur di non scegliere quale cammino fare.

Mi dispiace, ma questa scelta, secondo me, provocherà ben più di un mal di pancia!!!!

Bella televisione
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2010


http://tv.repubblica.it/copertina/vieni-via-con-me-bersani-al-governo-persone-perbene/56628?video

http://tv.repubblica.it/copertina/vieni-via-con-me-fini-immigrati-onesti-saranno-italiani/56629?video

Consiglio vivamente a chiunque non lo abbia fatto in diretta ieri sera (come me, purtroppo), di andare ad ascoltarsi questi due interventi. Credo siano ottimi interventi, ottimi manifesti "ideologici" per capire da che parte si sta quando si vota. Va detto, però, che questi due "elenchi valoriali" non vadano considerati perfettamente e diametralmente opposti, poichè non solo la destra rispetta e onora la patria, come non solo la sinistra rispetta e onora la donna.

Non mi interessano le polemiche pretestuose di qualcuno che la settimana scorsa ha cercato di prevenire questi due interventi autorevoli, solo perchè di parte. Quelle non sono polemiche, sono parole buttate al vento per ottenere un po' di visibilità. Questi sono ottimi esempi di bella televisione: educativa, culturalmente elevata, nobile, non volgare, sottile, intelligente... Complimenti!

Una persona pericolosa e insulsa
post pubblicato in diario, il 10 ottobre 2010


L'intervista di Daria Bignardi a Vittorio Feltri nella scorsa puntata delle "Invasioni barbariche" ha reso onore alla pessima persona che l'intervistato è.

Laddove qualcuno avesse ancora dubbi sulla insopportabilità, sulla fastidiosa supponenza, sull'insulsaggine di questo direttoruncolo di un quotidiano sempre più scomodo e pericoloso, in quei 30 e più minuti ha potuto notare che di quest'uomo c'è ben poco di apprezzabile. Forse, giusto per dargli qualche merito, la schiettezza con cui, almeno apparentemente, non guarda in faccia a nessuno.

Al disprezzo personale che tale intervista ha suscitato in me, aggiungo tutto il timore per un clima d'odio che si sta ingenerando nel Paese, intorno alla compagine governativa e, soprattutto, al premier. In quell'intervista ho toccato con mano quell'aria tesa che credo sia una costante dei notiziari, almeno quelli attendibili. Stiamo ritornando ai decenni passati, al clima d'odio quotidianamente diffuso a ogni strato della società. In questo clima, poi, certi quotidiani stanno giocando un ruolo di assoluto rilievo, checcè ne dicano i loro stessi direttori.

Le notizie intorno al "dossier Marcegaglia", dopo i casi Boffo e Fini, come pure l'attentato, vero o presunto, a Belpietro sono il campanello di  allarme di un Paese che sta precipitando inesorabilmente nel precipizio di una politica giocata sull'infamia, sulla diffamazione, sullo scontro forzato e mai costruttivo. Siamo in una spirale di violenza psico-sociale che dovrebbe fare paura a quanti rivestono responsabilità civili e non solo nell'Italia del 2010. La situazione sembra compromessa, il clima sembra degenerato inevitabilmente.

Il tutto, in un Paese pesantemente colpito dalla crisi, socialmente spaccato al suo interno, in cui il livello culturale è stato livellato al basso e le ambizioni delle giovani generazioni puzzano di frivolezza e superficialità, in cui le notizie di cronaca generano una stupida e insopportabile morbosità, in cui il genio che ci ha reso famosi in tutto il mondo è sempre più raro e sempre meno valorizzato. Anzichè un Governo che ci conduca fuori da questo torpore nazionale, che ci traghetti verso la ripresa, che ci rilanci come protagonisti di primo piano del mondo, abbiamo un governicchio di ectoplasmi capaci di rivendicare il loro nulla e di direttori di giornale con un potere spropositato, portato all'eccesso della infamia e della rimozione dal posto ricoperto, si basi documentali assolutamente artefatte.

Mala tempora currunt.

Un brindisi al neonato (partito)
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2010


Come già in altre occasioni, inizio la mia riflessione con un richiamo alle prime pagine dei quotidiani odierni. Una su tutte, quella de "il Riformista". Un ironico necrologio a un partito, il PDL, "di nemmeno due anni": dal predellino al parlamentino, per usare quelle terminologie giornalistiche che piacciono perchè fanno colpo.
Lo strappo di ieri era, agli occhi di tutti, l'inevitabile conclusione di una smagliatura del tessuto già latente da tempo.

Non voglio qui dissertare di colpe o di altro, mi interessa solamente spiegare la mia felicità, che
non è da sinistrorso, ma da persona critica. Mi spiego.

Ciò che oggi mi rende felice non è la sconfitta che rappresenta per il premier questa rottura (Stefano Folli sul 24ore l'ha definita, giustamente, "una vittoria di Pirro"). Non mi esalta, a dire il vero, nemmeno il rischio che da qui si precipiti verso una crisi di Governo che induca a elezioni anticipate, di fronte alle quali nessun partito potrebbe vantare l'adeguata preparazione per andare in campagna elettorale e dichiararsi credibile e votabile, PD per primo.

Quello che seriamente mi soddisfa è che finalmente, dopo anni e anni di dittatura interna ed esterna al centrodestra italiano, finalmente qualcuno ha avuto il coraggio, non solo di esprimersi diversamente dal padrone di casa, ma pure di prenderne le distanze in via ufficiale e definitiva (sempre che duri)!
Mi fa piacere notare che esiste una destra, in Italia, capace di ragionare, di esprimersi in maniera autonoma, senza bisogno sempre di scodinzolare sotto ordine del padrone. Lo ha fatto per troppo tempo! Fini, lo dico sinceramente, è un politico di razza, l'altro è un imprenditore che pensa di governare come se stesse ancora facendo impresa, e pure in maniera sospetta....
Allora, senza esitazioni, dico: Ben venga un nuovo partito, autonomo, dotato di capacità di pensiero e di elaborazione, nato da una scissione ragionevole!

Quello che mi preoccupa, piuttosto, è che quegli uomini di Governo che sono ascirivibili a questa nuova forza politica, generino, loro malgrado, un crollo della compagine e una crisi da risolvere... Per carità, all'Italia farebbe benone una boccata d'ossigeno, cioè un cambio di Governo!!! Ma sarebbe, la loro estromissione forzata, l'ennesimo atto dittatoriale di un imperatore senza impero che si sente sul viale del tramonto (politcamente, inteso).

Insomma, la riapertura della politica in autunno sarà un'occasione d'oro per capire dove andremo a finire!
(ps: francamente credevo che avremmo passato l'estate sotto l'ombrellone - o almeno quanti ci vanno, io no... - a sentire di eventuali possibili rotture, di nuove mani tese per la pace...; sbagliavo...hanno avuto più fretta di me).

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 30/7/2010 alle 21:10 | Versione per la stampa
La resa finale?
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2010


Non so esattamente come definire la scena di ieri...
Sarei tentato di darle la connotazione di una resa dei conti di cui forse c'era bisogno molto tempo prima, uno scontro titanico che prelude ai nuovi scenari del dopo-Cav., con tutto quello che questo può implicare. In questo aspetto trovo condivisibile l'analisi del Direttore di Repubblica nell'editoriale odierno (http://www.repubblica.it/politica/2010/04/23/news/berlusconi-fini_quella_ferita_al_corpo_mistico_del_sovrano-3553148/).
In effetti, sembra che qualcuno stia già aprendo gli scenari, in anticipo, di quanto avverrà prima o poi: nel farlo ha certamente urtato la sensibilità della "vittima" di questo "raggiro" (un po' come fecero col Presidente USA Reagan, per la cui morte tutto era pronto tranne la salma...).
D'altra parte, però, mi viene anche da pensare che, forse, una lettura tanto entusiastica sia poco credibile. Cioè, temo che sia una visione troppo facile, troppo alla portata, troppo comoda.
Forse è meglio andarci coi piedi di piombo.
D'altronde, lo scontro di ieri mi ha fatto venire in mente l'apertura del semestre di Presidenza UE italiano, il 1 luglio 2003. Il nostro Premier (sempre lui, guardacaso) che platealmente dimostra la propria inadeguatezza ai ruoli di rappresentanza internazionale, con al suo fianco il suo Vice (allora) Fini che si vergogna profondamente della manifesta ignoranza e irriverenza del capo.
Certo, il contesto è ben altro e i toni sono altri, ma l'accostamento è immediato per me. Sul palco (o predellino o palchetto, cmq sia sui tacchi) il Presidente che mostra nei toni, nelle espressioni e nei gesti il nervosismo totale che gli deriva dal non essere pienamente padrone della scena. Dall'altra, proprio quello che la scena gliel'ha rubata: il suo delfino (almeno, così si credeva anni fa) che dimostra tutta la propria autonomia intellettuale e, soprattutto, politica.
Ecco, qui sta l'enorme e abissale differenza tra i due. Uno, l'imprenditore prestato alla politica che la Politica non la conosce. L'altro, un politico di razza, di quelli cresciuti nella Politica e che la Politica la masticano dai tempi dello svezzamento. L'uno un teatrante che sa comunicare alla gente, l'altro un abilissimo Politico che ha saputo fare le scelte giuste al momento giusto. L'uno che si ridicolizza sul piano internazionale ogni 3 per 2 (il kapò a Schultz, appunto, oltre che le corna in foto, il nascondino alla Merkel, le urla a Obama...), l'altro che si valorizza e si accredita sul piano internazionale come diplomatico serio (lui, erede del Fascismo, in visita allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto di Gerusalemme).
Non so come andrà a finire.
Certo, peseranno molto le  loro parole ieri, come peseranno certe scelte di campo da parte di certi nomi della politica attuale. Uno su tutti: Beppe Pisanu, un altro uomo forte del centrodestra italiano, che sa come navigare nel mare della Politica.

PS: Un plauso a Bersani e Di Pietro: ottima dimostrazione di un'opposizione che, pur stando alla finestra, non smette di agire e preparare le proprie mosse. Giusta e saggia decisione. "Si vis pace, para bellum" dicevano i nostri amati latini: qua non è questione di pace, ma di tranquillità politica sì.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 23/4/2010 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Problemi a destra?
post pubblicato in diario, il 19 aprile 2010


La cronaca politica di questi ultimi giorni ci parla di qualche diatriba interna al centrodestra. Da un lato il quasi-onnipotente premier mai stanco di fungere da plenipotenziario del partito e duce indiscusso delle sue truppe, dall'altro lato un politico di razza, cui non si possa non tributare la giusta riconoscenza di abile politico del centrodestra (forse l'unico?).
Una volta tanto, le minacce di rottura e frattura non sono targate PD o centrosinistra...
Beh, fa piacere notare che anche altrove si litiga. Soprattutto là dove si millanta una unità di intenti e di vedute cui si fa fatica a credere. Perchè di anime diverse nel PDL ce ne sono quasi quante dentro il PD: non ci vengano a raccontare che non è così perchè non ci crediamo!
Almeno stavolta, noi staremo alla finestra, a guardare, a sogghignare, magari anche a prendere spunto di come loro trovano la via d'uscita, perchè la troveranno ahinoi!!!
Quello che noi non dobbiamo assolutamente fare è intrufolarci nel dibattito, prendere le parti dell'uno o dell'altro... Lasciamoli fare! Per una volta vediamo di assistere noi alle loro beghe interne!
Capiranno anche loro che dentro un amalgama di identità politiche ci sono quelli che lavorano per il gruppo, che puntano al risultato collettivo per la soddisfazione di tutti e quelli che ambiscono ad essere delle prime donne in ogni ribalta che si presenti, come delle chanteuse di avanspettacolo. Stavolta, almeno noi, stiamo tra il pubblico: se ci sarà da ridere, rideremo; se ci sarà da preoccuparsi perchè escono rafforzati, ci preoccuperemo. Tanto noi, dei problemi internamente, ne abbiamo anche troppi!

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 19/4/2010 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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