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Impeccabilmente recidivo
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2011


La notizia dell'avvenuto ritiro della norma pro-Fininvest è quantomeno uno squarcio di cielo sereno dopo un temporale, l'ennesimo, creato dalla maggioranza a favore del suo sire assoluto e incontraddicibile.

Riflettendo sulla norma in sè, mi viene tanto da ridere quanto da rabbrividire e temere.
Bocciato sonoramente il tentativo di contravvenire per via giurisdizionale all'Art. 3 della Costituzione, il premier e i suoi fedeli servitori hanno escogitato questo cavillo normativa ad esclusiva tutela del premier stesso e delle aziende della sua famiglia.
Come ha giustamente osservato di Pietro, si tratta di uno schiaffo morale a quanti nelle recenti tornate elettorale hanno invocato l'interruzione di questa epoca storica, dominata dall'imprenditore brianzolo (come qualcuno ancora oggi lo definisce) e uno sfrenato menefreghismo, spesso dilagante in puro egoismo societario.
È, appunto, l'ennesima dimostrazione che quest'uomo è recidivo nel fare il proprio interesse. Nessun'altra motivazione può essere scorta nella maggior parte dei provvedimenti varati in tutti questi anni, se non la tutela esclusiva del proprio tornaconto personale, insieme a quello di pochi amici e di tutti i parenti.
Suggerisco di leggere l'intervento di Massimo Giannini su Repubblica a proposito degli interessi personali del premier:  (http://www.repubblica.it/rubriche/polis/2011/07/04/news/il_governo_holding-18665164/).

Quanto alla maggioranza e ai suoi esponenti, risulta non-pervenuto l'aulico pensatore di questa imbarazzante norma.
Cosa vorrà mai dire che questo codicillo della Manovra non abbia un padre, nemmeno putativo?
Non è pervenuto nemmeno il nome di chi ha preso la drammatica decisione di ritirare la norma. A costui sì che dovremmo tributare onori politici e civici...

La lezione dei ballottaggi
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2011


I numeri di ieri sono qualcosa di straordinario e, al contempo, terrificante (nel senso buono del termine - ora spiego).
Il Segretario Bersani, dopo il primo turno di queste Amministrative, parlò di "vento del nord": un'immagine azzeccatissima, secondo me. L'idea che ne è veicolata è esattamente quella di un cambiamento forte e storico, che spira proprio dal Nord. Quel Nord che per anni è stato un territorio saldamente nelle mani della destra berlusconiana e leghista - con le dovute e certe eccezioni (a partire dalla mia Emilia), che hanno spinto sempre nella stessa direzione di quel vento.

Il vento, si sa, scompiglia le carte in tavola, genera disordine e smonta i castelli di carta.
Questo "vento del nord" fa esattamente tutto questo: scompiglia le carte sul tavolo di questa maggioranza di governo che credeva di essere incontrastata nel suo governicchiare il Paese, mette disordine e rovescia dal tavolo i piani di chi progettava (e tentava di realizzare - quasi riuscendo) un dominio pluridecennale e monotono, smonta i castelli di promesse fumose delle quali costoro si erano riempiti per anni la bocca (trovando chi ci credesse realmente).
Le analisi politiche che in questi giorni si sono lette e si leggeranno portano tutte alla stessa meta: siamo sul versante discendente di un'epoca storica monocratica e connotata da un profondo senso dell'ego. Pittoresco, a tal proposito, l'editoriale di Massimo Giannini oggi (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41).
Comunque la si legga, questa tornata di Elezioni Amministrative ha consegnato alla destra del premier una lezione chiara e univoca: così non si può andare avanti e, soprattutto, la gente non vuole andare avanti. La richiesta è chiara per tutti: cambiare rotta.
Non credo sia un problema di singoli candidati (anche se oggettivamente in alcuni casi, Milano e Napoli soprattutto, lo è stato), nè tantomeno di programmi (o non nello specifico di ogni programma). Il problema, semmai, è stato di scelta sull'offerta complessiva fatta dal centrodestra: un'offerta non più accettabile nell'Italia del 2011. Non più con questa compagine governativa (e coi suoi emissari sul territorio), non più con queste falsità messe in tavola (declinate, queste sì, nei programmi delle varie città, ma tutte consonanti in un modello di Nazione pessimo e non ulteriormente condivisibile), non più con i toni di un duello all'ultimo sangue (in un'Italia già in ginocchio da anni, e ancor più con questa crisi).

Ecco, dunque, l'avanzata del centrosinistra in Italia, col suo carico di onori e oneri.
Onori che vanno tributati all'intero scenario politico del centrosinistra, senza esclusione di alcun partito. Onori meritatissimi che, dopo anni, hanno trovato un largo consenso nella cittadinanza: questi risultati hanno chiamato alle urne 13 milioni di persone al primo turno e 6 ai ballottaggi, dunque, non sono espressione di pochi. Onori al lavoro di squadra espresso in più contesti, all'offerta di progetti per il cambiamento del Paese (e, nello specifico, anche in ogni singola città/provincia al voto), ai toni tenuti durante tutta la campagna elettorale e in ogni singolo contesto. Onori alla capacità di creare un tessuto nel Paese, aggregando non solo le altre forze politiche sullo stesso fronte ma, è questo l'asso vincente, le forze civiche ovunque costituite e comunque denominate (ambienti laici ed ecclesiastici, volontari, asscociazioni costituite e semplici cittadini). Questa è la vera forza del Paese, quella che ha portato avanti la Nazione dopo ogni caduta in questi 150anni e che, si spera, continui a farlo anche in futuro. Partendo da adesso.

Un discorso tutto a sè merita il PD.
Il tributo migliore al merito del Partito Democratico credo lo abbia espresso Massimo Giannini (http://www.repubblica.it/rubriche/polis/2011/05/30/news/e_crollato_il_muro_di_arcore-16977904/) dicendo che si è rivelato una forza indispensabile per lo schieramento attualmente all'opposizione parlamentare. Un ruolo cardine che solo una forza politica con alto, altissimo senso civico può esprimere, dando il meglio di sè, ma senza mai imporsi.
Dico questo pensando al fatto, ed è un dato obiettivo ed inconfutabile, che i due neo-Sindaci di Milano e Napoli, come di Cagliari, non siano persone provenienti dal PD, ma alle quali il PD ha saputo dare il giusto apporto. Nel caso milanese e in quello cagliaritano il PD ha espresso la propria onestà intellettuale accettando la sfida delle Primarie e, soprattutto, una volta persala, sostenendo senza rivalse nè riluttanze i candidati vincitori. La migliore espressione di quella stessa democrazia che, non solo è insita nel nome del partito, ma che regole le Primarie stesse: il confronto sia pure serrato e teso, ma una volta ottenuto il risultato (quale che sia) l'obiettivo comune deve necessariamente avere la meglio sui personalismi e sulle ripicche interne. Questa è un'altra lezione che ci viene dai ballottaggi, e non solo.
Sul caso napoletano, l'ho già detto anche 15 giorni fa, la lezione al PD l'han data gli elettori. Il messaggio è, secondo me, chiarissimo: nella scelta delle candidature occorre dialogare per tempo e saggiamente coi potenziali alleati per capire quale sia il percorso migliore. Senza troppe dietrologie, l'eventuale candidato unico del centrosinistra avrebbe avuto la meglio al primo turno senza alcuna difficoltà. Questa lezione va presa in considerazione, secondo me, anche su scala nazionale: l'elettorato ha dato segni inconfondibili su quali debbano essere gli interlocutori nel campo del centrosinistra.

Ora, quel che accadrà non è dato sapersi. Di certo, non ci si può aspettare che questa compagine governativa faccia un passo indietro e si rimetta agli elettori: non hanno la cultura politica nè il senso civico per farlo.
Nell'attesa di un cambiamento di passo da parte loro, quale che sia, credo sia necessario continuare a tessere questa tela di relazioni con la società civile, con le forze politiche vincenti alle urne, con il mondo imprenditoriale ed economico del Paese, con l'obiettivo di costruire una via parallela a questo governo-del-fare-finta-di-fare lungo la quale ricostruire l'Italia sulle macerie che questa destra sta facendo.
Insomma, buon lavoro a tutti i vincitori!

Uno scandalo in più o in meno....
post pubblicato in diario, il 24 agosto 2010


Ci sono cose di questo Paese che fanno venire i brividi. Almeno a chi abbia ancora la capacità di indignarsi (e, a volte, ho l'impressione che siano pochissimi...)

La denuncia di Massimo Giannini fatta dalle colonne di Repubblica giovedì scorso, è una di quelle cose da brividi: 
 http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/index.html?ref=search .
La notizia di questo emendamento "graziante", come in qualunque monopolio informativo/dittatoriale, è passata inosservata ai più in quanto silenziata, come una di quelle cose che non si devono sapere (quelle che nel ventennio si chiamavano "veline"- ci sono libri in merito, ad esempio "Le veline del Duce" di R. Cassero).
Il fatto è che questa è invece una di quelle cose che dovrebbero trovare spazio su tutti i mezzi di informazione, creando, quantomeno, il disappunto di molti, la rabbia di tanti e lo sdegno di chi ancora sa provare passione per il Paese.

L'ennesimo scandaletto italiano, la riprova provata della autoreferenzialità di chi ci governa (ammesso che ancora si possa dire che costoro ci stanno governando). Una sorta di condono con cui basta un 5% per far dimenticare anche tutto il restante 95%....
Proviamo a fare il gioco di pensare a quanto sia sarebbe fatto col 100% del dovuto. Credo che l'elenco sarebbe abbastanza lungo e consistente.

Quel che è grave è che tutto questo passa inascoltato, inosservato, ingiudicato...
Nell'indifferenza generale il premier e tutto il suo poco inviadibile e vergognoso entourage continuano a passarla liscia in qualunque affaire siano coinvolti e in qualunque stagione storica (dall'epoca dei governi craxiani che gli concessero/regalarono il monopolio delle reti non di Stato, a quest'epoca di governo di casa dalle stanze di Palazzo Chigi).

Non capisco, non tollero e non accetto il silenzio scandalosamente assordante di quanti, tra le file dell'opposizione (non solo politica, ma anche intellettuale/morale) del Paese, non si siano ribellati a questo scandalo.
Per certi versi sa quasi di assuefazione...
Consola solo il fatto che alcuni scrittori legati contrattualmente alla casa editrice in oggetto stiano prendendone le distanze o comunque si sentano in contraddizione tra il loro credo e queste malefatte di cui sono, passatemi il termine, incolpevoli e involontari conniventi. (
http://www.repubblica.it/politica/2010/08/21/news/io_autore_mondadori_e_lo_scandalo_ad_aziendam-6407472/index.html?ref=search ; http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/08/23/news/don_gallo-6444638/index.html?ref=search)

Resto in attesa che qualcuno alzi la voce. Io per parte mia, faccio in modo che si sappia e ci si indigni.
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