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Ritorno alla Politica
post pubblicato in diario, il 27 aprile 2012


Quale che sia l'idea di ciascuno sul tema della politica, dei partiti, dell'antipolitica, è sufficiente la lettura del discorso tenuto dal Presidente Napolitano a Pesaro il 25 aprile (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2422) per capire a cosa il nostro Paese stia andando incontro.

Ora, se mi metto dalla parte di un cittadino che, magari anche distrattamente, segue quotidianamente i telegiornali e gli aggiornamenti di cronaca  politica, non posso non provare un generale senso di smarrimento e di ripudio di certe forme di politica. Bastano, ormai, i soli nomi di Lusi, Belsito, Lavitola, Rosi Mauro, Renzo Bossi, Formigoni, Orsi, Guarguaglini, per richiamare pratiche amministrative lungi dall'essere pratiche politiche pure.

Ma se mi metto dal lato opposto, quello del mondo politico che, sì variegato e inclusivo anche di (tante) mele marce, ha ancora dei buoni esempi di politica seria, competente, meritoria di sostegno, beh, da questa parte non potrei non sentirmi umiliato da quegli omuncoli di cui sopra né potrei esimermi dal voler dimostrare a qualunque costo di quanto la funzione politica sia indispensabile per il Paese e per la sua rinascita.
Oggettivamente, è molto difficile oggi stare tra la gente e tentare di "difendere" la funzione politica in uno stato democratico: è troppo grande la sfiducia, perché troppo grandi sono le delusioni giunte da tutti i fronti politici - alias, è la politica stessa ad aver fornito le "armi" per essere ripudiata dalla gente. E come negare ciò? Non è possibile, semplicemente perché non corrisponderebbe al vero; anzi, è urgente riconoscere l'errore politico che ha indotto la degenerazione prima e la disaffezione poi della/dalla politica.

Di fronte ad uno scoramento generale come quello che si percepisce oggi, quello che ad un buon politico (o a chi, come me, ancora vuole credere nella funzione politica) resta da fare è indurre una riflessione seria e profonda, sulla falsa riga di quanto ha detto proprio il Capo dello Stato a Pesaro. Ovvero, non esiste e non può esistere uno stato democratico in cui manchino i partiti: una cosa è la riforma dei partiti (magari, come va dicendo il PD da tempo immemore, nella piena attuazione dell'Art. 49 della Costituzione), un'altra cosa - ben diversa - è la rimozione o sostituzione o rinuncia ai partiti. Quest'ultima sarebbe un "suicidio politico" di portata drammatica, a dir poco.
Si rifletta, in questo senso, su quanto accadde negli anni 1919-1921: in un arco temporale brevissimo, si susseguirono poco meno di 10 Governi, alla guida di un Paese, il nostro, attanagliato da un'innumerevole sfilza di problemi. Ciò che ne seguì, dal 1922 in poi, è ben noto a tutti. In quel clima di tensioni sociali (gli storici definiscono "biennio rosso" quel periodo di costanti e ripetute manifestazioni di protesta sindacale nelle fabbriche), di sfiducia e disinteresse generale verso la guida del Paese, aggravata dal tributo di sangue pagato nella Prima Guerra Mondiale, trovò terreno fertile un antipolitico quale era, in principio, proprio Mussolini. Analoga potrebbe essere l'analisi sulla Repubblica di Weimar in Germania e sull'ascesa di Hitler. 
Ma il senso è facile da cogliere: ad una crisi di fiducia nella politica, ad un disinteresse generale e diffuso verso i partiti e la gestione democratica di uno Stato, non possono che venir meno proprio i pilastri fondamentali della democrazia e, dunque, della libertà di manifestazione e aggregazione politica.
Certo, siamo ben lungi da questi estremi. Non è questo l'orizzonte più prossimo. Ma il nostro Paese non può permettersi il sonno del disinteressato: non fosse altro che per l'urgenza di una rinascita economica e produttiva. Ma occorre vigilare contro queste derive e questi pericoli: la loro sottovalutazione facilita enormemente il dilagare di una diffusa ignoranza, quella stessa che si trasforma in un convinto supporto politico alla demagogia e al populismo di certuni (senza giri di parole, l'ex comico che ora fa soldi per sé facendo politica, Beppe Grillo) e che, alla lunga, diventa offesa anche per la memoria storica del Paese. 

A questo proposito, la rabbia che ha manifestato ieri il Segretario Bersani nei confronti delle offese di Grillo ai Presidenti Napolitano, Monti, Schifani e Fini, e verso i Partigiani, è stata anche troppo tenue rispetto a quanto gli andrebbe detto. Si sciacquasse la bocca prima di parlare, a qualunque titolo e in qualunque contesto, di Partigiani e di lotta di Resistenza! Se non altro perché loro, in quei giorni, scelsero da quale parte stare e decisero quale fosse il Bene per il Paese. Cosa anni luce distante dall'attività politico-propagandistica di Grillo e dei suoi compari.

In chiusura, una citazione che ritengo di fare per una risposta che il Consigliere Regionale Beppe Pagani si è trovato a dare ad una lettera di protesta di un elettore, evidentemente deluso e irritato dalla gestione dei "costi della politica". (http://www.giuseppepagani.it/2012/04/sui-costi-della-politica/) Forse nel merito letterale di quanto ho scritto finora, questa lettera non entra, ma è evidente - forse semplicemente anche per la conoscenza personale del Consigliere - lo spirito con cui Pagani scrive la risposta, in riflesso a quello con cui esercita un ruolo politico. Ecco, per parte mia, sono esempi come questo, spiriti di Servizio come questo a dover essere portati come argomentazioni a quanti vestono i panni dei dissidenti e dei demagoghi. C'è bisogno di gente così per ripartire dalla politica e salvare il nostro Paese.
Pensando a Grillo
post pubblicato in diario, il 19 maggio 2011


Nell'analisi del voto che ho fatto l'altro giorno non ho menzionato il tema "grillini", ma apposta perchè era mia intenzione dedicare una riflessione ad hoc al tema.
Innanzitutto questo fenomeno non va ignorato affatto. Né tantomeno minimizzato. Ma va affrontato, per come la vedo io, con il piglio giusto e con le idee chiare.

Il fenomeno c'è tutto ed è in una fase crescente, straordinariamente positiva per loro.
Dopo il successo dello scorso anno alle Regionali, in cui ottennero il 7% in Emilia Romagna (col loro candidato che oggi è Consigliere Regionale) e in cui risultarono determinanti per la sconfitta della candidata Mercedes Bresso, ora portano a casa un 10% di consensi a Bologna e uno (o più?) Consiglieri Comunali.
Dal loro punto di vista il trend è straordinariamente positivo ed entusiastico. Come non compiacersene?

Il problema è per gli altri. Per tutti, ma un po' di più per il centrosinistra.
Perchè, checché ne dicano loro stessi, i valori di base e le linee politiche ideologiche non sono così distanti dalle "carte dei valori" dei partiti della sinistra italiana odierna, partendo dal Partito Democratico.
Giusto per citarne alcuni, i temi della legalità, della "onorabilità" dei candidati, delle energie rinnovabili, del contenimento della spesa politica, sono aspetti non secondari nelle battaglie politiche del centrosinistra. Non c'è nulla di nuovo nel loro teorizzare queste problematiche, niente di nuovo.
Poi, ad esempio, sbandierano con orgoglio (penso, ad esempio, all'intervista rilasciata lunedì a RaiNews dal Cons. Regionale dell'Emilia-Romagna Favia) le teoria del "prestito alla politica" dei loro candidati, dicendo che loro al massimo operano in ambito politico per 10 anni. Bene, bravi!
Hanno mai letto che nello Statuto del PD, redatto ben prima che loro cominciassero a scendere in campo con liste politiche nel Paese, è di prassi la candidatura per al massimo 2 mandati (da 5 anni)? Non mi sembra sia un'idea nuova....
In questo mi si potrà obiettare che, ad esempio alle ultime Politiche, si siano fatte delle eccezioni per consentire ad alcuni parlamentari di continuare il loro Servizio al Paese. Non lo nego. Ma c'è una ragione di fondo, altra cosa che i grillini dovrebbero considerare: una cosa seria e alta come la Politica non la si improvvisa. Non ci si presta alla Politica per 10 anni, venendo dal nulla e amministrando il Paese. Occorre che vi siano dei "senatori" della politica che guidino e istruiscano le giovani generazioni, in modo che il loro Servizio sia realmente utile per la cittadinanza. Come possono pensare su temi delicatissimi e fondamentali come l'Assistenza, la Scuola, l'Urbanistica, di amministrare città e paesi senza esserne minimamente istruiti? In quei settori non ci si improvvisa Amministratori se al proprio fianco non vi sono persone "navigate" e sufficientemente pratiche del caso...

Inoltre, detto francamente, l'espressione "prestati alla politica" è davvero brutta! La Politica è un Servizio! Non ci si presta a un servizio del genere: lo si fa per convinzione, per passione, per spirito di sacrificio al Bene Comune.

Questi aspetti credo vadano messi in luce, soprattutto dai nostri leader, perchè c'è il rischio che molti elettori, ripeto soprattutto del centrosinistra, vivano in un "limbo" di interpretazione di questo movimento e, una volta tentati, finiscano per votarli. E questo ci rovina. Occorre che Bersani, Vendola e altri, dicano chiaramente che quei voti sono nostri, che quei voti mettono in crisi noi e che il loro messaggio politico non si discosta dal nostro. Occorre mettere in guardia gli elettori più deboli e indecisi: un voto a loro è un voto dato per istinto, non per passione politica.

Questo valga anche a livello "internazionale". Lo dico perchè ho appreso ieri sera che la stampa spagnola alle prese con la dilagante protesta dei giovani contro la politica locale avrebbe additato nei grillini un modello di riferimento ed esempio per quella protesta. Finchè si idealizza il "Movimento 5 Stelle" come movimento popolare, di protesta e di ribellione, è ammissibile la cosa. Ma nel momento in cui questo movimento diventa un partito politico, entra nella macchina politica nazionale, comincia a sedere nelle poltrone cui concorre, ... , si è entrati in una dimensione meno di protesta e più di "partito costituito", qualcuno in più che si sfama nella Pubblica Amministrazione.
In Italia esistono vari movimenti di protesta, non costituiti in partiti: il "Popolo Viola", il movimento femminile dello scorso marzo, "Articolo 21", ... Questi sì, sono esempi di moti di "ribellione" a un sistema da migliorare e, in molte cose, da ricostruire. A loro sì che si deve guardare con attenzione e ammirazione, per accoglierne le istanze e rilanciare alcuni aspetti del nostro Paese.
Grillo e i suoi, ormai, si sono messi nell'agone politico: hanno perso la verve polemica iniziale e stanno diventando sempre più politici di ruolo, spesso impregnati, ecco il loro peggio, di un populismo facile e non-utile.

Riflettete gente, riflettete!

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