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Sulla Manovra
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2011


Le opinioni che in questi giorni si rincorrono tra tv e giornali sulla Manovra sono oggettivamente numerose e, per lo più, concordi sugli effetti devastanti che un provvedimento così strutturato produrrà nei prossimi anni.
Non è una questione meramente destra/sinistra quella sugli effetti, se si pensa, ad esempio, che anche Presidenti di Regione quali Zaia (Veneto) e Cappellacci (Sardegna) hanno optato per la non applicazione dell'aumento dei ticket sanitari nei loro territori - cosa che per primi avevano fatto Errani (Emilia Romagna) e Rossi (Toscana), due Presidenti non certo vicini a questo Governo. O se si pensa alla Presidente Polverini (Lazio) che si dice costretta ad applicare il medesimo aumento dei ticket, ma solo perchè è in atto un Piano di Rientro della Sanità regionale, non perchè lo condivida.

Insomma, emerge chiaramente che questo atto del Governo ha creato da subito - e ancor più lo farà col passare del tempo - malumori in vari strati del Paese, anche laddove si sia sulla medesima lunghezza d'onda, politicamente parlando.
D'altronde i numeri sono molto chiari: i tagli appaiono esagerati, indiscriminati e, quel che è peggio, tutti destinati a colpire nelle fasce sociali già deboli di per sè.

Prendo a prestito l'immagine mitologica cui ricorreva ieri su Unità il Presidente Errani per raccontare l'infausta scelta di questo Governo: paragonato a Crono che mangia i suoi figli, con questa Manovra il Governo decide di colpire sul vivo gli Enti Locali indistintamente, virtuosi o non, su scala regionale/provinciale/comunale. Così facendo, come il leggendario Titano, chi ci governa taglia le gambe, senza sconti, alle proprie diramazioni sul territorio.
Con quali risultati?
Che gli Amministratori locali si troveranno nelle condizioni di dover attuare scelte drammatiche a scapito dei loro concittadini, aumentando la pressione fiscale, tagliando o riducendo drasticamente i servizi offerti o, peggio, rinunciando a importanti investimenti (ancorchè li si fossero previsti).
Certo, tutto questo è assolutamente un problema lontano, abissalmente lontano, dai pensieri oggettivi di questo Governo: non sono loro a metterci la faccia in prima linea, né, con ogni probabilità, a sopportarne il peso nella prossima legislatura.
Una manovra del genere, è evidente, creerà problemi a tutti gli strati sociali, specialmente quelli più deboli e più a rischio, a partire dalle famiglie e dai lavoratori.

L’unica nota positiva che va scorta in questa manovra è la capacità, una volta tanto, della classe politica di dimostrarsi all’altezza del delicatissimo momento che il Paese sta attraversando. E, certamente, questo non è un merito ascrivibile alla maggioranza, ottusa e perseverante nel suo modo di interpretare il Paese e il vivere sociale, quanto alle opposizioni, comunque contraddistinte. Abbiamo assistito senza dubbio alcuno ad un grande momento di Politica, di servizio alla cittadinanza: la velocità di approvazione del provvedimento governativo, pur nella totale dissociazione, è un’altissima testimonianza di senso di responsabilità pubblica e di senso dello Stato. Questo merita, dal mio punto di vista, tutti gli onori del caso alle forze di opposizione.

Un’ultima nota riguarda gli effetti che questa manovra sta sortendo.
A parte il già menzionato rifiuto di parecchie Regioni all’applicazione del ticket sanitario (comprese, come detto, alcune governate dalla stessa maggioranza parlamentare), credo sia emblematico il risultato dei mercati finanziari conseguito oggi. La Borsa di Milano ha chiuso col peggior risultato europeo. Se lo stesso dato (non, ovviamente, in una lettura numerica, quanto di significati) una decina di giorni fa era l’emblema della speculazione finanziaria cui siamo sottoposti, oggi porta con sé il senso di un provvedimento profondamente sbagliato e tutto da rivedere. Anche i mercati internazionali, dunque, hanno lanciato un messaggio chiaro all’Italia: così non va!

Non resta che da sperare nel Paese, nelle sue forze più autentiche e realiste (sia di natura politica che non) e in un cambiamento profondo e autentico sia della politica nazionale (magari col cambio della guardia necessario) sia dell’andamento generale dello Stato.

Avviso di garanzia
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2010






Una manovra un po' così
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2010


La maggioranza si è accorta che il Paese è a rischio di tracollo in un contesto di generale rallentamento come quello attuale. E così il duo Tremonti-Berlusconi si è fatto latore di una mesta notizia: DOBBIAMO FARE SACRIFICI.

Ora, non sono i primi a chiederceli e, temo, nemmeno gi ultimi.
E forse, proprio per questo non siamo disperati per questa notizia...

Poi, trapelano voci sulla Manovra (che numericamente ha l'impatto di una Finanziaria di previsione e non di una manovra correttiva), e ti chiedi che sacrifici ci chiedono?

Ad esempio, chiedono a tutti (beh, forse non proprio tutti...), diciamo, chiedono di pagare dazi autostradali rincarati ulteriormente.
Ora, tutti gli anni, da un po' di tempo a questa parte, il capodanno coincide con un aumento dei pedaggi autostradali: cosa c'è di nuovo? Solo che li rincarano, adesso, semestralmente? Capirai che novità....
No, la novità è che si pagherà la Salerno-Reggio.
Sì! L'auotostrada fantasma, è finora stata regalata a tutti gli utenti. Da adesso, forse, ripeto forse, non più. Ma forse....
Delle autostrade siciliane nessuna è a pagamento. E mi pare che nessuno abbia pensato nemmeno stavolta di farle pagare...
Allora io mi chiedo: i sacrifici li fanno sempre i soliti?
Concordo, a questo punto, con l'editoriale della Stampa che dichiara fallito già ora il fantomatico federalismo fiscale, se tutte le Regioni sono equiparate nel fare sacrifici: Lombardia ed Emilia, con Calabria e Sicilia, citando testualmente. Cioè tutti uguali? Eh no, caro Governo!!! Volete il federalismo? Cominciate ad applicarlo subito! Chi non ha mai pagato dazi autostradali cominci da subito a farlo: quanti miliardi entrano in più? Anche in termini matematici: se noi che abbiamo sempre pagato, paghiamo qualche decina di centesimi in più, porteremo più soldi nelle casse dello Stato di quanti non hanno mai pagato un cent e potrebbero iniziare a pagare cifra piena da subito? A me non pare....

Cambiamo argomento, ma sempre nella Manovra.
Le Province.
Un giallo che più giallo non si può....
Se c'era una buona notizia nella Manovra era l'inizio di questo percorso di "ristrutturazione" dell'assetto istituzionale italiano, andando in controtendenza con gli ultimi anni in cui si è cercato di fare aumentare a dismisura le Province, beh ieri sera Mr. Boutade, ha ritirato tutto!
Ma capiamoci!
O le tolgono o no!
Ora, capisco che i Presidenti di Provincia della loro parte si siano messi di traverso, ma tra le 10 potenziali tolte, dei loro ce ne sono quanti i nostri...
E poi, comunque, il taglio della Spesa Pubblica passa anche per mosse come questa! In campagna elettorale, nel 2008 entrambi gli schieramenti si erano spesi a favore dell'abolizione delle Province, per iniziare a risparmiare nella burocrazia italiana. Ma ben venga!!!!
Iniziamo a contenere i costi! A ridurre gli sprechi di poltrone e poltroncine per politici nuovi (pochi) e decaduti (tanti)!!!
Perchè adesso la buona idea è andata nel pattume in meno di 2 giorni?
Cos'è? Lanciamo il sasso poi nascondiamo la mano? Viva viva il Governo dei "lo facciamo" "ma anche no" "ci proviamo, poi se va va, se non va sarà per un'altra volta" "tanto basta far parlare"....
Oooohhhhh! Siamo uno Stato serio o un Paese di burattini? Un siparietto eterno di burloni da bar? (come quello che ieri prima fa il cascamorto politico con la Presidente Marcegaglia, poi cita l'unico personaggio italiano che dovremmo sempre aver paura di rinominare, soprattutto in ambito politico....). Sembra quasi una partita a dadi: vediamo cosa esce, poi decidiamo come fare la Manovra....
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