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L'indecenza della classe dirigente
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2011


Le cronache politiche di questi giorni hanno caratteri ogni giorno più grotteschi e drammatici.
Quelle, poi, odierne hanno in sé qualcosa di molto amaro e profondamente riprovevole.

Mi riferisco non già all'ottenimento della fiducia ottenuta alla Camera da questa accozzaglia di stipendiati che si spacciano, malgrado la totale incapacità e incompetenza, per Ministri. Quello che più provoca disgusto e, in un certo senso, vergogna è l'insieme di nomine messe in atto durante il Consiglio dei Ministri che ha seguito la pantomima dei dipendenti del Cavaliere.
Forse ad uno sguardo più disincantato, o semplicemente assuefatto, tutto ciò rientra nei parametri della governabilità berlusconiana, quella della logica aziendale per cui di tanto in tanto si elargiscono "premi di produzione" ai più meritevoli. Dando sempre più l'impressione che la politica sia solo l'ennesimo attore del mercato e che, come tale si comporti: offerte, ricompense, premi, cacciate ... Proprio come in un'azienda.
C'è, però, un problema non irrilevante. Che questa presunta azienda non è un bene privato o di un privato. Ma è lo Stato, il nostro Stato, la nostra Nazione. E la merce di scambio non sono premi e promozioni interne, ma nomine per incarichi pubblici.

Questo è qualcosa di indiscutibilmente malato, marcio, catastrofico, grave. Qualcosa di devastante da un punto di vista istituzionale, disastroso in un'ottica di democrazia e meritocrazia e, quel che è peggio, potenzialmente molto pericoloso per quanto attiene all'ordine pubblico e all'opinione pubblica.

Per non parlare - almeno in un'ottica idealizzata e molto più aulica del gretto materialismo del premier - del fatto che nominare a cariche pubbliche (connesse, dunque, alla gestione del denaro pubblico) persone non in base alle loro competenze, ma alla loro rispondenza al padrone e al suo fio, implica una gestione della cosa pubblica da parte di persone incompetenti sulla materia, oltre che prezzolate. E, se già la crisi non fosse di per sé catastroficamente grave, il tutto accentua maggiormente la difficile ripresa di cui il nostro Paese necessita, oggi più che mai.
Siam sempre lì: MALA TEMPORA CURRUNT!
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