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Un'analisi (un po') amara
post pubblicato in diario, il 3 gennaio 2011


http://www.repubblica.it/politica/sondaggi/2011/01/03/news/mappe_3_gennaio-10799142/

L'analisi odierna di Ilvo Diamanti sull'uso delle Primarie nel PD credo abbia colpito in pieno la situazione del rapporto tra il partito e questo strumento.
I dati che correlano il tutto, o da cui è partita l'analisi, dimostrano che in effetti quello delle Primarie è un nodo cruciale da sciogliere per il PD e, soprattutto, per i suoi dirigenti.

Le valutazioni che Diamanti inserisce nel suo approfondimento sono ampiamente condivisibili e mettono in luce le varie sfumature che le connotano.
Aggiungo alcune mie considerazioni, anche alla luce della mia esperienza nelle tre tornate (ho partecipato da elettore a quelle del 2005 per Prodi, ho preso parte attiva ai seggi e alla "campagna elettorale" di preparazione sia per quelle del 2007 che per quelle del 2009).

Innanzitutto, io credo vada fatta una distinzione essenziale tra "Primarie di coalizione", come quelle di Prodi, e "Primarie interne", quelle con cui si sono formati gli organi interni e sono stati eletti Segretari Veltroni e Bersani.
Secondo me, si tratta di due contesti non paragonabili tra loro.
Un conto è un confronto di coalizione, in cui i vari partiti che accettano la sfida dell'alleanza, del programma comune e di un candidato unico decidano di sfidarsi per individuare proprio il candidato. Diverso è il caso in cui un partito, per decidere la propria organizzazione interna, la piattaforma programmatica con cui confrontarsi con gli altri partiti politici (della propria parte o dell'altra), ricorre a elezioni interne per "contarsi" (usando un termine non proprio felice) e capire che strada prendere.
Allora, evidentemente diversi sono gli scenari, diversa la portata politica dell'evento e diversi saranno i numeri: non ha senso confrontare i due eventi sulla partecipazione perchè molto diversi sono i bacini dei potenziali elettori e diversi sono gli obiettivi. In questo senso, pensando al PD, anche tra gli elettori "esclusivi" vi sono alcuni poco interessati alla dialettica interna e, magari, al momento della scelta del candidato in coalizione potrebbero decidere di partecipare - è un dato di fatto.

Un'altra considerazione riguarda il diverso uso che il PD ne ha fatto internamente. Mi sembra di cogliere nel testo di Diamanti, una critica, pur velata, al fatto che le si siano usate per Veltroni e per Bersani, ma non per Franceschini. Molti non lo compresero allora, ma credo non sia stato un errore quello: le inattese dimissioni di Veltroni, lasciarono il partito in una condizione assolutamente emergenziale, di fronte alla quale non era salutare pensare di indire un cammino di "valutazione interna". Con alle porte le Elezioni Europee il partito si sarebbe indebolito nel tentativo di fronteggiare sia l'appuntamento internazionale sia quello puramente interno. Nulla, dunque, poteva essere fatto se non un'assunzione di responsabilità dalla persona in quel momento più "indicata". E, a mio modesto parere, è andata benissimo!
Quanto, invece, alle tornate sull'elezione del Segretario, nulla da eccepire.

La riflessione, piuttosto, che credo vada fatta ai vertici del PD è ben altra: quale significato diamo alle Primarie nel momento in cui dobbiamo scegliere i candidati "locali", con una prospettiva di coalizione? Perchè in questo credo Diamanti abbia pungolato a dovere il partito.
In effetti, vi sono casi eclatanti di "errore politico" nell'uso, o meglio, nell'itnerpretazione delle Primarie: parlo degli stessi casi citati nell'analisi, il caso Puglia-Vendola e il caso Milano- Boeri.
Due episodi sintomatici, passibili di varie interpretazioni. Infatti, il caso Puglia, come tante altre volte ho ribadito, è stata una scommessa giocata male in termini di coalizione: si è trattato di una forzatura centralista, per aprire le porte all'UDC, che l'elettorato ha ben compreso e ha sonoramente bocciato. Il caso Milano, invece, credo sia un caso di poco sostegno del candidato, una sorta di disinteresse del partito verso il singolo e verso la carica, non certo di secondo piano, che è in palio.
Un fattore comune, però, ai due episodi c'è, secondo me. In entrambe i casi è il partito centrale, la dirigenza che non ha scommesso abbastanza per giocare "tatticamente" la partita, e l'elettorato ha fatto la sua scelta, in entrambe i casi molto chiara e, credo, degna di molta attenzione!

Allora, a chiudere, mi associo alla sollecitazione di Diamanti, affinchè il partito sciolga alcuni dubbi, direi interpretativi, e decida quale sia la vera chiave di lettura delle Primarie. Prendendo una posizione chiara e inequivocabile sia verso l'elettorato interno, che l'elettorato riformista in senso più ampio, così come verso i potenziali alleati. Così si potranno rendere le Primarie uno strumento meccanismo assolutamente indispensabile in certi casi, chiarificatore in altri, ma non imprensicidibile sempre.

Aggiornamenti del 04gen11 - un'altra analisi e un riepilogo delle reazioni nel PD:(http://www.repubblica.it/politica/2011/01/04/news/pd_primarie-10831905/?ref=HREC1-3  -  http://beta.partitodemocratico.it/doc/201584/bersani-primarie-da-rivedere-ma-prima-programma-e-alleanze.htm)

Gli autogol del PD
post pubblicato in diario, il 26 gennaio 2010


Ogni tanto a noi piace farci del male. Ogni tanto dalle stanze del PD esce qualche novità che in un modo o in un altro inevitabilmente ci destabilizza. Come la trovata di fare le Primarie in Puglia, una Regione in cui, al di là di qualche scandaletto di basso profilo, avevamo ancora una carta vincente da giocare e qualche nome da spendere bene e con dignità. E invece, abbiamo percorso la strada del suicidio politico, con conseguente figura da pescelessi (o da cioccolatai come ha dichiarato oggi U. Eco a La Stampa)!!! Bravi!

Diversa, invece, la sorte di Bologna, o meglio, diverso l’episodio, ma stessa la sostanza: per colpa di una non meglio definita biondina in cerca di affermazione, rischiamo di mandare a monte una delle poche roccheforti rimasteci dopo le ultime battaglie elettorali del 2009. Dove peraltro l’individuazione del candidato Sindaco non era stata delle più facili e indolori (Primarie anche in quel caso con risultati forti per il vincitore, ma con partecipazione insolitamente bassa – andando a memoria potrei sbagliare).

Ma, da giovane “idealista” (ben diverso da ideologo/ideologizzato!) quale sono, non voglio smettere di credere in questo PD, nelle sue forze sane, nei suoi valori irrinunciabili, nei suoi uomini più onesti. E con il coraggio di questa coerenza politica, non abbandono la nave ora che rischia, ancora una volta (dopo il gennaio 2008 e la caduta di Prodi, dopo le sconfitte elettorali in Abruzzo e Sardegna, dopo lo scandalo – vomitevole – napoletano, dopo gli abbandoni fedifraghi di quest’autunno) di affondare: è facile, come già vari contatti e conoscenze han fatto, dare contro indistintamente. È più difficile rimanere dove si è, a rammendare quel che resta dopo la battaglia. Qualcuno mi chiederà se anche io non abbia criticato: certo! E lo rifarei perchè non sono acefalo e non condivido molte mosse che in questo PD si stanno facendo. Ma non sono i forconi ad aiutarci a uscire da questa crisi politica interna, sono le energie sane e volenterose a mandarci avanti. Non serve cacciare le “streghe”, ma provare a persuaderle della loro fallacia, della loro vetustà, del loro acronicismo! Qualche tramatore nell’ombra ci può ancora servire (poco, direi) se fa da coordinatore, da regista, da tessitore, purchè rimanga nell’ombra. E purchè non si faccia portavoce di idee sue spacciandole come idee del partito.

Per concludere: il voto pugliese ci deve far capire che il popolo del PD certe scelte non le condivide e non le capisce: certe alleanze a noi del PD non piacciono, in Puglia come nel Lazio come in Emilia!!! Finiamola di inseguire quel che fugge! Noi ci perdiamo e lui, quasi quasi, ci guadagna... (per non parlare di quell’altro...)....
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