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Italiani si nasce o si diventa? (ex post)
post pubblicato in diario, il 9 marzo 2012


Di seguito un mio intervento che apparirà sul prossimo giornalino del locale Circolo PD sul tema della cittadinanza.
Un dovuto aggiornamento: nei giorni scorsi sono state depositate le firme raccolte e ... sono state conteggiate oltre 100.000 firme su entrambe le proposte di legge. Un ottimo risultato!!!

La campagna“L’Italia sono anch’io”, attraverso la raccolta firme per la presentazione di due leggi di iniziativa popolare, ha richiamato l’attenzione del Paese sui temi della cittadinanza e dell’immigrazione: si tratta, infatti, di due proposte di legge con le quali si andrebbero a cambiare i requisiti per l’ottenimento della cittadinanza italiana (sia per gli immigrati che per i loro figli) e si concederebbe loro anche il diritto di voto.

Un indirizzo molto forte su questi temi lo ha dato nientemeno che il Presidente della Repubblica Napolitano quando, lo scorso 22 novembre, durante un incontro al Quirinale ha, testualmente, affermato «un’autentica follia o assurdità quella dei bambinidi immigrati in Italia che non diventano cittadini italiani». Al seguito di queste parole, potremmo affiancare quelle pronunciate in vari contesti dal Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, già fondatore della Comunità di Sant’Egidio, altro fautore della necessità di nuovi atteggiamenti e nuovi approcci su questi temi.

Il senso del dibattito tra la legislazione vigente, le proposte avanzate, … , si dipana nelle accezioni di jus sanguinis (in sostanza l’attuale approccio per la concessione di cittadinanza, basato sulla discendenza “di sangue”), jus soli (l’impianto delle proposte di legge, basato sulla territorialità della nascita), jus culturae (una possibile mediazione, sostenuta fortemente tra gli altri dal Min. Riccardi). Più che entrare nei dettagli di questi impianti giuridici preferirei sottolineare l’importanza, per noi italiani nel tempo della crisi, di cogliere questa sfida fino in fondo.

La posta in gioco è, indubbiamente, quella di un’autentica sfida di civiltà e di modernità. Da un lato ci sta la situazione attuale con tutti i suoi limiti: un approccio generalmente emergenziale, intrecciato ad un’impostazione burocratica estremamente rigida e pesante, peraltro in contrasto con le direttive europee recepite nella stragrande maggioranza dei Paesi membri. Dall’altro, invece, ci sta una visione di ampio respiro, lungimirante e strategica: una logica non“multiculturale”, con tutte le implicazioni di possibili “ghettizzazione” e ditensione (tipica di paesi come Francia e Inghilterra), ma di tipo“interculturale”, cioè di apertura e contaminazione tra culture. Si tratta, a ben vedere, di aprire le porte agli stranieri in un’ottica dialogica e costruttiva: i nostri contesti urbani diventano i luoghi di un “meticciato identitario”, volto alla crescita comune degli uni e degli altri.

Attenzione, però, a non confondere questa prospettiva con quella di una perdita identitaria per noi italiani: durante l’incontro “Italianisi nasce o si diventa” dello scorso 24 febbraio qui a Boretto, l’On. Andrea Sarubbi (PD) ha sottolineato che «chi ha paura dei cambiamenti [in materia di composizione della società moderna, ndr] ha paura di perdere la propria stessa identità: questi cambiamenti vanno governati, perché subendoli si lascia che venga minata la propria identità di partenza». Nello stesso incontro, il Cons. Regionale Beppe Pagani (PD) ha affermato che «questo è il tempo della costruzione di un nuovo senso di cittadinanza: l’evidenza di questo è proprio nella quotidianità, in cui i mediatori culturali sono sempre più spesso gli stranieri di seconda generazione, a beneficio dei loro genitori e parenti. Perquesto possiamo affermare che l’immigrazione è un problema serio: non saper leggere questo dato è un errore macroscopico che la Politica compie».  

La sfida è quella di creare un’alleanza tra italiani e “nuovi italiani” per un nuovo progetto di Italia da condividere e su cui costruire il futuro del Paese, per creare, citando il Min. Riccardi, «una convivenza positiva, una convivenza civile […] che ha bisogno di regole e di un ethos condiviso» certamente rafforzato dalle celebrazioni del 150°dell’Unità d’Italia. In fin dei conti, insomma, è una sfida generazionale, con una portata che forse non cogliamo nell’immediato, ma che sarà di giovamento a chi ci seguirà. Per chiuderla, ancora una volta col Min. Riccardi, «pensare agli immigrati è in qualche modo pensare anche agli italiani». 

Pensieri ad personam
post pubblicato in diario, il 15 febbraio 2012


Alcuni sassolini dalle scarpe che vorrei togliermi.

Innanzitutto, mi tolgo la coppia di sassolini Cancellieri-Fornero. Perché, anche se l'ultimo mio post elogiava quel profondo "senso dello Stato" di cui l'intervista rilasciata dal Ministro dell'Interno a Fazio trasudava, l'uscita successiva mi ha alquanto infastidito. 
Partirei col dire che io condivido l'idea che ha il Governo di intraprendere un percorso di profonda riforma del mercato del lavoro, sia in chiave occupazionale che in chiave economico-produttiva. Lo condivido perché ritengo che in e con questo Governo ci siano i presupposti concreti per poterlo fare, scevri di qualunque condizionamento politico ideologico.
Ciò che, invece, non capisco è l'insieme delle sparate che i vari Ministri fanno nel merito di questa materia, prima fra tutte la Ministra Fornero. Possibile mai che non si colga la delicatezza del tema e, dunque, la necessità di centellinare ogni eventuale dichiarazione? In Italia, forse anche più che altrove, il mercato del lavoro è connotato da tutta una serie di peculiarità e anomalie che, ancorché siano da rimuovere per il bene comune, vanno affrontate con una sensibilità che, ahime, la Ministro non sembra avere.
Idem dicasi per la Ministro Cancellieri alla quale è "sfuggita" l'invettiva contro i mammoni o ex-bamboccioni. Che nelle intenzioni, almeno, ci fossero temi importanti sottesi non lo dubito, ma di certo una dichiarazione del genere risulta fuori luogo agli occhi di tutti. Perché nella famiglia italiana media, la vicinanza tra lavoro e casa dei genitori implica un'assistenza che, altrimenti, non ci potrebbe essere: parlo di tutte quelle coppie giovani con prole che, laddove gli asili non ci siano o  non abbiano orari di apertura "consoni", si trovano a dover chiedere assistenza ai nonni per l'accudimento dei figli, per non pagare una baby-sitter o simili. In tutto questo, dunque, i temi che si intrecciano sono quelli dell'età pensionabile delle donne-mamme e dei nonni, dell'apertura di nuovi servizi per l'infanzia, della flessibilità di orari di lavoro .... Insomma, ben più del mammismo degli scapoloni impenitenti!

Altro sassolino da togliere è per il Ministro Riccardi, ma più che un sassolino è una nota di merito. L'intervista concessa a Fabio Fazio lo scorso sabato ha rivelato, a mio dire, la statura morale di un professionista di livello sui temi che, meritoriamente, gli sono stati affidati al Ministero. Esagererò forse, ma ho avuto l'impressione che quell'uomo abbia la stoffa di un "gigante" dei nostri tempi, della "perla rara", evangelicamente parlando.

Un sassolino che è quasi un macigno, invece, lo riservo alla Senatrice Pinotti. Prescindendo dalla stima personale nei suoi confronti, ritengo che l'esito delle Primarie genovesi le abbia dato profondamente  torto nella sua scelta di candidarsi: l'elettorato democratico non l'ha né capito né accettato. Anzi, l'ha punito. La spaccatura tra le due candidate ha alla base una rivalità politica di antica data, come ha apertamente dichiarato in un'intervista la stessa Pinotti. 
Il problema che la Pinotti non ha colto, e come lei tanti altri in molti ring di Primarie di partito/coalizione, è che all'elettore medio delle rivalità politiche antiche, non importa nulla di nulla! Anzi! Le evita, le combatte e le punisce! Il caso di Genova è, ai miei occhi che non conosco il background democratico genovese, fortemente indicativo di questo "voto di protesta".
Quello che fa male in questa tornata democratica non è tanto la vittoria di Doria (che se avesse gli stessi connotati di quella di Pisapia, credo chiunque se ne farebbe una ragione ben presto), ma la sconfitta delle candidate PD. E nemmeno per il peso politico che il PD può o deve avere nel Paese, ma per come questo sottenda un'errata gestione dei rapporti interpersonali e, più ampiamente, correntizi: a questo punto, le dimissioni del Segretario provinciale e di quello regionale costituiscono un primo ineludibile passo per l'apprendimento della lezione.
Ancora due note in merito. La prima sugli sfoghi del Sindaco Vincenzi su Twitter: vagamente eccessivi, ma pienamente condivisibili. Il senso di abbandono politico che ne traspare, temo sia un dato assolutamente reale. La seconda nota sulle regole del gioco: l'affaire Genova non deve in alcun modo inficiare l'istituto democratico e politico delle Primarie! Il PD non incappi in questo errore storico! Le Primarie devono rimanere un caposaldo nell'agire politico del PD, in qualunque contesto! E forse, nemmeno i regolamenti vanno cambiati: il caso Genova insegna che non è un problema di regole, ma di rapporti umani (almeno dal mio punto di vista) e di quella orrenda moda primorepubblicana che sono le correnti. Questo sì un problema da risolvere.
L'Italia sono anch'io?
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2011


Come purtroppo prevedibile, questo brano dell'intervento del Presidente Napolitano lo scorso 22 novembre ha sollevato un vespaio di polemiche e reazioni più istintive che razionali:

 l'altro tema, che è stato finora molto divisivo, dei diritti degli immigrati. Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i "nuovi cittadini" (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l'accento su quella che è un'autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione - che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).
Penso che anche questo possa forse affrontarsi come tema del prossimo futuro in un Parlamento che vorrei - ci sono qui alcuni parlamentari - fosse pienamente cosciente del fatto che adesso si apre un campo di iniziativa anche maggiore che nel passato. In sostanza oggi c'è una distinzione abbastanza netta per la stessa natura e formazione del nuovo governo, tra il Governo e il Parlamento. Il Parlamento ha dei campi a sé riservati, nei quali il Governo, anche programmaticamente, non si propone di intervenire con proprie decisioni o proposte.
Naturalmente, poi, ci sono dei fatti nuovi che vorrei sottolineare, significativi nelle direzioni in cui si svolge il vostro dibattito: per esempio, il fatto che si sia dato un incarico al professor Riccardi quale ministro per la Cooperazione e l'Integrazione - e si intende ovviamente cooperazione internazionale, e integrazione nella società e nello Stato italiano
Certo, va detto che il tema è molto spinoso, e delicato al tempo stesso. Ma sono sinceramente convinto che i tempi siano maturi per tornare a riflettere di questo che è veramente un problema.
E mai come in questo periodo l'affrontare il tema dei potenziali "nuovi italiani" può essere uno scatto in avanti per il Paese. Innanzitutto perché è evidente a chiunque quanto sia fondamentale l'apporto che gli immigrati danno alla nostra quotidianità, comunque la viviamo: penso, soprattutto, a tutta una serie di professioni che noi italiani non accettiamo più di svolgere (infermieri, operatori di imprese di pulizie pubbliche o private, operai delle fabbriche e dei campi ricolmi di frutti maturi ...). Poi, come ha evidenziato lo stesso Napolitano e qualche giorno prima anche Bersani alla Camera (durante la fiducia al nuovo Governo), sono centinaia di migliaia i ragazzi che studiano attualmente nelle scuole italiane senza, però, essere considerati pienamente alla stregua dei loro compagni di classe. E questi sono alcuni esempi, non certo esaustivi, delle tante occasioni di "mancata integrazione" tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Un altro caso è quello degli stranieri che, coniugati con degli italiani, non sono ancora pienamente cittadini italiani perché non residenti nel nostro Paese da abbastanza anni.
A tutti questi piccoli e grandi problemi del quotidiano occorre trovare una soluzione definitiva, a tutte queste persone bisogna, una volta per tutte, dare una risposta seria e affidabile.

In questo senso, dunque, ho apprezzato enormemente il fatto che nel nuovo Governo sia stato istituito il Ministero per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione affidandolo, altra cosa positiva, ad una personalità di spicco nel settore come Andrea Riccardi. Come appunto ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica, questo è a tutti gli effetti un segnale molto forte e, forse l'input per un fondamentale passo in avanti per il nostro Paese che, invece, ancora oggi mostra un'arretratezza spaventosa rispetto a tanti altri in Europa e nel mondo.
Lo stesso Riccardi, poi, sta mostrando un estremo realismo rispetto al suo incarico e alle critiche che si stanno muovendo in questo senso. Anche ieri, infatti, durante la sua partecipazione a "Otto e mezzo" di Lilli Gruber, ha sottolineato che la congiuntura italiana attuale pone ben altri temi da risolvere con urgenza, ma ciò non impedisce, né può farlo, che si comincino a fare passi in avanti nella direzione di un ripensamento del rapporto tra italiani e immigrati sul nostro territorio. Insomma, Riccardi per primo è consapevole che non sia nelle sue mani uno dei ministeri chiave per risollevare le sorti del Paese, ma è altrettanto consapevole (o almeno tale mi pare) che i tempi siano maturi per caricare di significato la parola "integrazione", dandole una giusta concretizzazione nel nostro quotidiano.

Premesso il mio modesto pensiero, ritengo di dover spazio anche ad alcune delle carte in tavola per giocare (e vincere) questa partita a carte tra un'Italia avanzata e moderna e un'Italia conservatrice e chiusa in difesa.
Innanzitutto vorrei segnalare la campagna in atto, denominata "L'Italia sono anch'io", che ruota attorno a due proposte di legge di iniziativa popolare. Le due proposte riguardano "nuove norme sulla Cittadinanza", la prima, e "norme per la partecipazione politica e amministrativa e l'elettorato passivo", la seconda. In sostanza, si propone una nuova modalità per il conseguimento della cittadinanza italiana per immigrati e, conseguentemente, per la partecipazione di questi "nuovi italiani" al voto, dalle comunali alle regionali. La campagna, promossa da varie associazioni e presieduta dal Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, sta raccogliendo in tutta Italia le firme (ne servono 50.000) per consegnare le due proposte alla discussione parlamentare. (Il sito di riferimento in cui trovare i testi delle proposte e delle interessanti relazioni introduttive, oltre che altri materiali e riferimenti territoriali dei referenti: http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=517)
A proposito di discussione parlamentare, nelle cronache dei giorni successivi all'intervento del Capo dello Stato sono riemerse alcune proposte di legge in materia, che giacciono "inevase" alle Camere. Segnalo, in particolare, quella promossa nel 2008 dal Deputato Gianclaudio Bressa (http://www.camera.it/126?pdl=457&ns=2) e quella presentata nel 2009 dalla Senatrice Anna Serafini (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/35257.htm). Ma più di tutte, credo sia interessante quella a firma dei Deputati Andrea Sarubbi e Fabio Granata (http://www.camera.it/126?pdl=2670&ns=2).
A proposito, infine, dell'On. Sarubbi, mi permetto di segnalare il suo blog in cui si possono trovare, tra i quasi quotidiani interventi, molti spunti sul tema. Su tutti, rimando a questo http://www.andreasarubbi.it/?p=6878 .

Con la speranza che questo tema vinca le numerose resistenze dei più, sfociando in una moderna e "sociale" riforma dell'immigrazione e della cittadinanza, per parte mia mi impegnerò a firmare per le suddette proposte di legge popolari. E', secondo me, un atto dovuto ai tanti che attendono un passo avanti da noi tutti.
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