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Ad meliora
post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2012


Le notizie di questa prima settimana dell'anno nuovo non danno certo adito a buone speranza per i prossimi mesi. Che si tratti di cronaca, di politica o di economia, sono pochissime le note confortanti fin qui emerse dalla mezzanotte dello scorso sabato (se ci eccettuano, ovviamente, quelle personali di ciascuno, come nel mio caso).
Allora, che Italia sarà quella del 2012?

Quella dei furbetti di Cortina? Mi auguro francamente di no! Ne abbiamo abbastanza di luridi parassiti che vivono e campano nell'ombra dell'illegalità economica e finanziaria. 
Quella degli omicidi di Roma e Vimercate o del suicidio di Torino? Ovviamente anche qui è auspicabile che non lo sia, e non serve spiegare perché.
Quella di Equitalia che per il mancato pagamento di 1€ per spese accessorie ad una multa chiede la restituzione di oltre 200€? Che vergogna! Nell'Italia del 2012 di tutto ci sarà bisogno fuorché degli strozzini di Stato. - Per carità, non sono qua a dare giustificazione alcuna alle violenze e minacce contro Equitalia che si susseguono da mesi, ma ci sarebbe di che riflettere ... Chi ha orecchi per intendere, intenda.

L'Italia che mi piacerebbe vivere nel 2012 non dovrebbe essere nemmeno quella di una politica autoreferenziale e apparentemente accampata sulle proprie "rendite di posizione". Perché quella è sì la nostra classe dirigente e, di riffa o di raffa - ci piaccia o no, ce la siamo scelti noi (so bene che quel Parlamento è stato nominato col Porcellum, ma ricordiamoci tutti quanti che se la raccolta firme antiPorcellum la si fosse fatta 1 giorno dopo la sua approvazione, non saremmo in queste condizioni parlamentari). E, tornando all'idea che ce li siamo scelti, appare indiscutibile anche che "ogni popolo ha il governo che si merita": cioè, sono esattamente lo specchio del nostro Paese. Sono immagine dell'evasione fiscale di Cortina (molti parlamentari hanno attaccato il blitz dei finanzieri, così lo ha indecentemente e vergognosamente fatto il Sindaco stesso di Cortina - sarebbe meglio si dimettesse!), come sono l'immagine delle corporazioni di farmacisti/tassisti/... (la mancata inclusione delle liberalizzazioni nella Manovra Monti è certamente colpa dei parlamentari che non l'avrebbero fatte passare).
Quel che più amareggia in questo contesto è soprattutto la riluttanza della classe dirigente ad ammettere la propria condizione di privilegiati, la indisponibilità al Servizio e al sacrificio che ciò comporta. Un sacrificio che "recta ac honesta" dovrebbero sentire come un dovere sempre e soprattutto in un tempo di crisi come quello attuale: la rabbia che monta in noi cittadini nasce proprio dalla incomprensione di questa loro incapacità di stringere seriamente i "cordoni della borsa" da cui escono le loro indennità di servizio.

L'Italia che vorrei per il 2012 è, in sostanza, un Paese pienamente consapevole delle proprie condizioni generali e, proprio per questo, disposto ad accettare di dover fare uno sforzo comune per il Bene di tutti e della Nazione. Un'Italia in cui chi vive in una "posizione di rendita" lo ammettesse e si facesse latore di un contributo maggiore di quello che tanti altri (troppi, direi) fanno, loro malgrado, pur nella difficoltà economica. L'equità non risiede nel pagare tutti lo stesso, ma nel mettersi a servizio della comunità ognuno per quel che può: chi ha di più deve dare di più, come hanno ripetuto più voci politiche in queste settimane: dunque, notai, farmacisti, avvocati, dirigenti d'impresa o di Enti pubblici dimostrino la loro filantropia, a discapito del loro becero egoismo, elargendo generosamente il dovuto perché il Paese rinasca dalle proprie ceneri.

In questo senso, dunque, ritengo che, ancora una volta, sia dirimente il discorso di fine anno del Presidente Napolitano. Cui associo personalissime speranze sul lavoro del Governo per un'effettiva rinascita del Paese. Dunque, fiducioso che ulteriori passi avanti vengano fatti da chi ne ha facoltà e onere, continuo a nutrire la convinzione che spetti a noi cittadini imprimere la vera svolta del Paese: non è facile se le condizioni al contorno sono quelle esposte sopra, lo so, ma so anche che a discapito di quel contesto noi italiani sappiamo essere molto meglio di chi ci rappresenta (parlo genericamente, ben consapevole che le generalizzazioni sono un errore di pensiero).
Buon anno Italia!
Sabato andrò a Roma perché ...
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2011


Sabato andròa Roma perché …

… è ora di scendere in piazza a protestare contro questo Governo inetto e colpevolmente indifferente alla crisi;

… è ora che cambi radicalmente il sistema Paese che in tutti questi mesi non ci ha portato fuori da questa crisi;

… è ora che il PD e le opposizioni manifestino il proprio disagio e la propria repulsione verso questo Governo;

… è ora di far capire che questo Governo non ha nulla a che vedere col Paese reale;

… è ora che facciamo capire a questo Governo che deve smetterla di fare promesse di cui si dimentica dopo poco;

… è ora che inizi un movimento di riscossa civica, partendo proprio dalle piazze;

… è ora che inizi il risveglio di un Paese finora anestetizzato dalla nullafacenza di questa maggioranza;

… è ora che questo Paese riacquisti la propria dignità interna e la propria  credibilità internazionale, soprattutto in Europa;

… è ora che noi giovani cominciamo, scendendo in piazza pacificamente, a dire il nostro “io non ci sto”;

… vorrei che il PD, per una volta almeno, si sentisse unito non attorno a qualcuno, ma attorno a qualcosa (idee soprattutto);

… vorrei che il PD, per una volta almeno, trovasse il coraggio di parlare ad una voce unica, quella della piazza e dei suoi animatori;

… vorrei che il PD si identificasse come primo partito nel Paese e, proprio perché all’opposizione, si facesse carico della svolta di cui abbiamo bisogno in Italia;

… vorrei che il PD si identificasse in quella piazza, in quella gente e in quelle richieste di aiuto e di cambiamento, mettendole al centro della propria battaglia politica;

… vorrei che il PD si sentisse appoggiato dalla piazza nella propria opposizione politica in Parlamento;

… vorrei che il PD si sentisse in dovere di rispondere alla piazza per la propria opposizione politica in Parlamento.

 

Per questi e tanti altri motivi sabato sarò in piazza. Sono convinto che saremo in tanti, ognuno coi suoi motivi, ma tutti fondamentalmente spinti dalla voglia di RICOMINCIARE e RICOSTRUIRE.     

          

Le rovine di Roma
post pubblicato in diario, il 11 gennaio 2011


L'azzeramento della Giunta Alemanno è un ennesimo segnale della difficoltà delle forze politiche di centro-destra ad amministrare. Certo questa valutazione non può essere presa in senso assoluto, anzi!, esistono certamente virtuose Amministrazioni facenti riferimento all'attuale maggioranza politica, ma in questi ultimi tempi i segnali sono ben altri...

Non avendo un osservatorio "specializzato" sulla realtà romana, non sono certo in grado di sbilanciarmi su valutazione della efficienza o meno di quella Giunta. Però credo che un atto tanto forte sia significativo di una situazione disastrata/disastrosa, e senza possibilità di dubbio.

Gli spunti di analisi, a mio avviso, sono diversi, pur tutti tra loro consonanti.

Il primo che mi verrebbe da fare riguarda la scelta del totale azzeramento: in una Giunta che abbia delle difficoltà, porre rimedio è un atto di onestà intellettuale, in quanto dimostra la capacità di analizzare oggettivamente la carenza della squadra di governo dell'Ente. Quello che fa la differenza è il modo di correggere.
Il Sindaco, o comunque il Presidente della Giunta (regionale, provinciale...) può decidere di cambiare solo i componenti inefficienti/discutibili o rimuovere tutto il gruppo. Questo secondo caso, però, dimostra una inadeguatezza totale della squadra, tradisce una scelta totalmente sbagliata dei propri collaboratori: ciò è molto più radicale di un avvicendamento singolo o parziale. Il senso è che il gruppo formato (ben attenti che una Giunta è fatta di nominati per fiducia, non di eletti dal corpo elettorale) è inadeguato o incapace rispetto al compito affidatogli.
Dunque, che Alemanno abbia azzerato la sua Giunta significa che ha ritenuto i suoi totalmente non all'altezza dell'amministrazione della Capitale!

A stretto giro, punterei l'attenzione sul fatto che questa manovra possa risolversi in un sostanziale rimpasto di Giunta, in stile Prima Repubblica: pare, infatti, che la prossima Giunta romana sia composta da un certo numero di riconfermati, ma spostati su altre poltrone (http://www.unita.it/italia/giunta-di-roma-ecco-le-poltrone-che-saltano-1.265141).
Questo potrebbe spiegare il senso dell'azzeramento, della ridistribuzione delle deleghe, ma lascia trasparire in lontananza anche una connotazione politica molto pesante.
E' fatto risaputo che ogni Sindaco o Presidente, all'atto della nomina della sua squadra, decida di affidare determinate deleghe alle persone più capaci e ai partiti più significativi. Mi spiego meglio: che un determinato assessorato sia affidato a una persona di un certo peso nell'opinione pubblica o a un partito di un certo spessore in quel territorio è cosa tanto consueta quanto logica.
Ecco, dunque, il senso politico di questa manovra.
La voce, poi, secondo cui Bertolaso potrebbe diventare il nuovo vice (non so quanto vera e quanto gossippara), pare una dimostrazione della politicizzazione di questo azzeramento. Oltre che un riciclaggio di una persona allo stato attuale non con incarichi ufficiali, le cui capacità sono state ampiamente dimostrate in precedenza (scandali esclusi).

Un altro spunto deriva dal fatto che questo atto sia stato preceduto e seguito da consultazioni del Sindaco con i capigruppo alla Camera e al Senato. Ora, è vero che il governo della Capitale ha una valenza politica molto forte, ma è evidente che questi due atti abbiano avuto un'influenza molto pesante sulla manovra nel suo complesso.
Sarebbe più normale che il Sindaco considerasse sue interfacce i responsabili politici locali, romani e laziali, nel disporre delle nomine e delle deleghe della sua Giunta: è più inconsueto, secondo me, che si rapporti direttamente ai capigruppo parlamentari che, teoricamente, avrebbero ben altre cose di cui occuparsi.

C'è un aspetto sottile, o forse sarebbe meglio definirlo pungente.
Da qualche tempo la Giunta Alemanno era al centro delle cronache giudiziarie e non solo, per una serie di nomine parentali in cariche abbastanza importanti in città.
Mi verrebbe da chiedere se questo azzeramento, certamente connesso al tutto, non sia da vedere come una palese ammissione di colpevolezza. In tal caso, forse, sarebbe stato meglio dire apertamente in che termini stanno le cose e denunciare apertamente le proprie misfatte. E allora sì che avrebbe avuto un senso anche il presentare le proprie dimissioni, in toto.

Per altre considerazioni, rimando direttamente alle opinioni espresse da vari esponenti del PD (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201799/roma-citt-sparita.htm ).
Mi permetto, tra queste, di sottolineare l'interrogativo posto dal Commissario laziale del partito, Vannino Chiti: con quali criteri Alemanno aveva nominato i suoi collaboratori?


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 11/1/2011 alle 19:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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