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L'Italia sono anch'io?
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2011


Come purtroppo prevedibile, questo brano dell'intervento del Presidente Napolitano lo scorso 22 novembre ha sollevato un vespaio di polemiche e reazioni più istintive che razionali:

 l'altro tema, che è stato finora molto divisivo, dei diritti degli immigrati. Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i "nuovi cittadini" (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l'accento su quella che è un'autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione - che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).
Penso che anche questo possa forse affrontarsi come tema del prossimo futuro in un Parlamento che vorrei - ci sono qui alcuni parlamentari - fosse pienamente cosciente del fatto che adesso si apre un campo di iniziativa anche maggiore che nel passato. In sostanza oggi c'è una distinzione abbastanza netta per la stessa natura e formazione del nuovo governo, tra il Governo e il Parlamento. Il Parlamento ha dei campi a sé riservati, nei quali il Governo, anche programmaticamente, non si propone di intervenire con proprie decisioni o proposte.
Naturalmente, poi, ci sono dei fatti nuovi che vorrei sottolineare, significativi nelle direzioni in cui si svolge il vostro dibattito: per esempio, il fatto che si sia dato un incarico al professor Riccardi quale ministro per la Cooperazione e l'Integrazione - e si intende ovviamente cooperazione internazionale, e integrazione nella società e nello Stato italiano
Certo, va detto che il tema è molto spinoso, e delicato al tempo stesso. Ma sono sinceramente convinto che i tempi siano maturi per tornare a riflettere di questo che è veramente un problema.
E mai come in questo periodo l'affrontare il tema dei potenziali "nuovi italiani" può essere uno scatto in avanti per il Paese. Innanzitutto perché è evidente a chiunque quanto sia fondamentale l'apporto che gli immigrati danno alla nostra quotidianità, comunque la viviamo: penso, soprattutto, a tutta una serie di professioni che noi italiani non accettiamo più di svolgere (infermieri, operatori di imprese di pulizie pubbliche o private, operai delle fabbriche e dei campi ricolmi di frutti maturi ...). Poi, come ha evidenziato lo stesso Napolitano e qualche giorno prima anche Bersani alla Camera (durante la fiducia al nuovo Governo), sono centinaia di migliaia i ragazzi che studiano attualmente nelle scuole italiane senza, però, essere considerati pienamente alla stregua dei loro compagni di classe. E questi sono alcuni esempi, non certo esaustivi, delle tante occasioni di "mancata integrazione" tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Un altro caso è quello degli stranieri che, coniugati con degli italiani, non sono ancora pienamente cittadini italiani perché non residenti nel nostro Paese da abbastanza anni.
A tutti questi piccoli e grandi problemi del quotidiano occorre trovare una soluzione definitiva, a tutte queste persone bisogna, una volta per tutte, dare una risposta seria e affidabile.

In questo senso, dunque, ho apprezzato enormemente il fatto che nel nuovo Governo sia stato istituito il Ministero per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione affidandolo, altra cosa positiva, ad una personalità di spicco nel settore come Andrea Riccardi. Come appunto ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica, questo è a tutti gli effetti un segnale molto forte e, forse l'input per un fondamentale passo in avanti per il nostro Paese che, invece, ancora oggi mostra un'arretratezza spaventosa rispetto a tanti altri in Europa e nel mondo.
Lo stesso Riccardi, poi, sta mostrando un estremo realismo rispetto al suo incarico e alle critiche che si stanno muovendo in questo senso. Anche ieri, infatti, durante la sua partecipazione a "Otto e mezzo" di Lilli Gruber, ha sottolineato che la congiuntura italiana attuale pone ben altri temi da risolvere con urgenza, ma ciò non impedisce, né può farlo, che si comincino a fare passi in avanti nella direzione di un ripensamento del rapporto tra italiani e immigrati sul nostro territorio. Insomma, Riccardi per primo è consapevole che non sia nelle sue mani uno dei ministeri chiave per risollevare le sorti del Paese, ma è altrettanto consapevole (o almeno tale mi pare) che i tempi siano maturi per caricare di significato la parola "integrazione", dandole una giusta concretizzazione nel nostro quotidiano.

Premesso il mio modesto pensiero, ritengo di dover spazio anche ad alcune delle carte in tavola per giocare (e vincere) questa partita a carte tra un'Italia avanzata e moderna e un'Italia conservatrice e chiusa in difesa.
Innanzitutto vorrei segnalare la campagna in atto, denominata "L'Italia sono anch'io", che ruota attorno a due proposte di legge di iniziativa popolare. Le due proposte riguardano "nuove norme sulla Cittadinanza", la prima, e "norme per la partecipazione politica e amministrativa e l'elettorato passivo", la seconda. In sostanza, si propone una nuova modalità per il conseguimento della cittadinanza italiana per immigrati e, conseguentemente, per la partecipazione di questi "nuovi italiani" al voto, dalle comunali alle regionali. La campagna, promossa da varie associazioni e presieduta dal Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, sta raccogliendo in tutta Italia le firme (ne servono 50.000) per consegnare le due proposte alla discussione parlamentare. (Il sito di riferimento in cui trovare i testi delle proposte e delle interessanti relazioni introduttive, oltre che altri materiali e riferimenti territoriali dei referenti: http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=517)
A proposito di discussione parlamentare, nelle cronache dei giorni successivi all'intervento del Capo dello Stato sono riemerse alcune proposte di legge in materia, che giacciono "inevase" alle Camere. Segnalo, in particolare, quella promossa nel 2008 dal Deputato Gianclaudio Bressa (http://www.camera.it/126?pdl=457&ns=2) e quella presentata nel 2009 dalla Senatrice Anna Serafini (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/35257.htm). Ma più di tutte, credo sia interessante quella a firma dei Deputati Andrea Sarubbi e Fabio Granata (http://www.camera.it/126?pdl=2670&ns=2).
A proposito, infine, dell'On. Sarubbi, mi permetto di segnalare il suo blog in cui si possono trovare, tra i quasi quotidiani interventi, molti spunti sul tema. Su tutti, rimando a questo http://www.andreasarubbi.it/?p=6878 .

Con la speranza che questo tema vinca le numerose resistenze dei più, sfociando in una moderna e "sociale" riforma dell'immigrazione e della cittadinanza, per parte mia mi impegnerò a firmare per le suddette proposte di legge popolari. E', secondo me, un atto dovuto ai tanti che attendono un passo avanti da noi tutti.
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