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Il Temporeggiatore
post pubblicato in diario, il 3 novembre 2011


Il celebre console e dittatore romano Quinto Fabio Massimo passò alla Storia col soprannome di "Temporeggiatore" che gli derivò dalla tattica di guerra con cui affrontò Annibale nella Seconda Guerra Punica. L'accezione di questo soprannome fu, per lo più, positiva, dato che denotava un'abilità strategica nel saper "prendere per sfinimento" l'avversario.

La rassegna stampa odierna ha suscitato in me il ricordo del soprannome di questo condottiero, anche se con sfumature debitamente differenti.
Ancora una volta i titoli dei quotidiani danno conto dell'inconcludenza di questo Governo scapestrato e incapace che, nella difficoltà forse di conciliare gli innumerevoli e contrastanti interessi di parte di ognuno dei suoi componenti o nell'egoismo generale del premier in primis, non ha saputo, ancora una volta, partorire documenti efficaci e credibili da subito. Se già non fosse bastata la raffica di manovre e manovrine varate d'urgenza nelle calure agostane, se già non fosse stata eloquente la "lettera d'intenti" inefficiente agli occhi dell'Europa e esiziale per il Paese, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha emesso un superemendamento dai contenuti tutt'altro che efficaci.
Le misure prese non hanno i crismi dell'immediato effetto benefico di cui, così come si aspettano i mercati e l'Europa, il nostro Paese avrebbe bisogno per evitare il baratro. Avremmo bisogno di qualcosa di impopolare, ma efficace da subito. Invece niente. Il vuoto.
Silvio il Temporeggiatore. Affronta la sfida economico-finanziaria lanciata dai mercati e le sollecitazioni europee alla ripresa e al risanamento esattamente con lo spirito del dittatore romano del II sec. a.C.. Con una differenza, però, di fondo non trascurabile. E cioè che, sa da un lato il Console romano lo fece in guerra per sfinire un nemico peraltro disorientato perché in territorio sconosciuto (l'Italia centrale era terra ostica persino ai Romani, figurarsi ai Cartaginesi), dall'altro il Cav. ha alle spalle un Paese moribondo e stremato. Se al primo la strategia pagò, almeno inizialmente, successi, al secondo la nullafacenza e l'eterna attesa stanno portando perdita di consenso elettorale, perdita di collaboratori (per non chiamarli volgarmente sudditi di partito), perdita di fiducia verso sè e, peggio, verso il Paese che egli rappresenta. ...
Potrei andare avanti per ore a descrivere la dannosità e la pericolosità di questo nuovo Temporeggiatore. La sostanza sarebbe comunque sempre quella.

Ancora una volta, a noi italiani, non resta che sperare nella lungimiranza politica e istituzionale del Presidente Napolitano che, a quanto pare, non tollera più questo attendismo del fare-finta-di-fare, ma vuole incidere profondamente sulla storia del Paese, prima che sia troppo tardi. Ci salvi Lei, Presidente!
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