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Gli alleati che contano
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2011


Ufficialmente, ma spintaneamente (essendo Mentana lo spingente), ieri a Vasto ha riacceso i motori l'Ulivo. Anzi, ha acceso i motori "il Nuovo Ulivo" di Bersani, Di Pietro e Vendola (in rigoroso ordine alfabetico).
Finalmente!
Almeno dal mio punto di vista, questa è stata una mossa giusta e un atto dovuto.

Ho ribadito più volte la mia profonda convinzione, dalla quale nessuno mi schioda, che questa sia l'unica vera e possibile alleanza per il PD. Non lo sono, invece, le spinte centriste, che pure ieri erano il contraltare politico interno alle opposizioni.
Più che le parole, parlano i fatti, di un passato recente e di quello "remoto". Non è pensabile né tollerabile né logica un'alleanza al centro, con chi ha corso per sé (salvo, poi, accogliere e tenersi stretta la poltrona dell'Assessorato al Bilancio) alle Amministrative della Milano della svolta, o non ha condiviso (se non parzialmente) la battaglia referendaria. Quegli stessi politici che hanno osteggiato con vigore - e riuscendoci - la candidatura rutelliana al Campidoglio, così come hanno "boicottato" il Prodi II giorno dopo giorno.
Neppure potremmo pensare di costruire un'alleanza con loro su basi programmatiche, visto che sulle idee programmatiche di base non c'è comune accordo.

Ciononostante, capisco la logica del Segretario Bersani che chiede uno sforzo di intenti anche al Centro per poter costruire insieme la galleria che ci faccia uscire dal cul-de-sac in cui questo governaccio ci ha catapultati. Lo capisco perché evidentemente questo significa dare all'Italia quella boccata di ossigeno necessaria a ripartire. Dunque, sarebbe un atto di coraggio, di sacrificio, di responsabilità di cui, allo stato attuale, solo le forze di opposizione possono farsi carico.

Però, proprio per ciò che dicevo prima, è fondamentale aver partecipato all'incontro di ieri (maestralmente mediato dal Direttore Mentana), andando ad impegnare ciascuno dei tre partiti in una costruzione ad hoc per la costruzione dell'alternativa politica per questo Paese.
In questo, dunque, l'impegno a redigere entro 100giorni una carta di 10 proposte fondanti, attorno alle quali dipanare i programmi per l'Italia che verrà e per la prossima Amministrazione Pubblica, è un gesto sinceramente apprezzabile e da applaudire. E' anche, dal mio punto di vista, il buon auspicio per la costruzione di una casa comune di questi 3 partiti che, a ben vedere, viaggiano sulla medesima lunghezza d'onda.
Certo, le discrepanze ci sono, le cacofonie politiche anche. Ma è l'eterogeneità, se ragionevolmente disciplinata ed esercitata, la forza di una coalizione.
E, badiamoci bene, questo l'elettorato riformista lo ha capito, lo vuole e lo premia. Il caso Pisapia-Mialno è la lezione da imparare a memoria per capire quale direzione prendere. La vittoria milanese ha una ricetta complicatissima, con un'innumerevole elenco di ingredienti. Ma uno dei più importanti (dopo la spendibilità/credibilità del candidato e del programma) è, secondo me, proprio la squadra che c'era dietro, l'alleanza di supporto a quella candidatura. Quella vittoria è una prima fondamentale e imprescindibile applicazione del "Nuovo Ulivo".

Peraltro, Casini dice che dell'Ulivo e di tutta quella stagione non se ne sente la nostalgia? Buon per lui! Noi quella nostalgia la sentiamo e tanto! Di quella stagione portiamo un ottimo ricordo e da quella stagione abbiamo molto da imparare e vogliamo farlo. Lui se ne chiama fuori? Bene! Ci toglie il problema di "scaricarlo": lo ha fatto da sé...
Attenzione però: "Nuovo Ulivo" non è e non deve essere "Nuova Unione"! Come dicono Bersani, Bindi e altri, "No, grazie! Abbiam già dato! ...

Un'analisi (un po') amara
post pubblicato in diario, il 3 gennaio 2011


http://www.repubblica.it/politica/sondaggi/2011/01/03/news/mappe_3_gennaio-10799142/

L'analisi odierna di Ilvo Diamanti sull'uso delle Primarie nel PD credo abbia colpito in pieno la situazione del rapporto tra il partito e questo strumento.
I dati che correlano il tutto, o da cui è partita l'analisi, dimostrano che in effetti quello delle Primarie è un nodo cruciale da sciogliere per il PD e, soprattutto, per i suoi dirigenti.

Le valutazioni che Diamanti inserisce nel suo approfondimento sono ampiamente condivisibili e mettono in luce le varie sfumature che le connotano.
Aggiungo alcune mie considerazioni, anche alla luce della mia esperienza nelle tre tornate (ho partecipato da elettore a quelle del 2005 per Prodi, ho preso parte attiva ai seggi e alla "campagna elettorale" di preparazione sia per quelle del 2007 che per quelle del 2009).

Innanzitutto, io credo vada fatta una distinzione essenziale tra "Primarie di coalizione", come quelle di Prodi, e "Primarie interne", quelle con cui si sono formati gli organi interni e sono stati eletti Segretari Veltroni e Bersani.
Secondo me, si tratta di due contesti non paragonabili tra loro.
Un conto è un confronto di coalizione, in cui i vari partiti che accettano la sfida dell'alleanza, del programma comune e di un candidato unico decidano di sfidarsi per individuare proprio il candidato. Diverso è il caso in cui un partito, per decidere la propria organizzazione interna, la piattaforma programmatica con cui confrontarsi con gli altri partiti politici (della propria parte o dell'altra), ricorre a elezioni interne per "contarsi" (usando un termine non proprio felice) e capire che strada prendere.
Allora, evidentemente diversi sono gli scenari, diversa la portata politica dell'evento e diversi saranno i numeri: non ha senso confrontare i due eventi sulla partecipazione perchè molto diversi sono i bacini dei potenziali elettori e diversi sono gli obiettivi. In questo senso, pensando al PD, anche tra gli elettori "esclusivi" vi sono alcuni poco interessati alla dialettica interna e, magari, al momento della scelta del candidato in coalizione potrebbero decidere di partecipare - è un dato di fatto.

Un'altra considerazione riguarda il diverso uso che il PD ne ha fatto internamente. Mi sembra di cogliere nel testo di Diamanti, una critica, pur velata, al fatto che le si siano usate per Veltroni e per Bersani, ma non per Franceschini. Molti non lo compresero allora, ma credo non sia stato un errore quello: le inattese dimissioni di Veltroni, lasciarono il partito in una condizione assolutamente emergenziale, di fronte alla quale non era salutare pensare di indire un cammino di "valutazione interna". Con alle porte le Elezioni Europee il partito si sarebbe indebolito nel tentativo di fronteggiare sia l'appuntamento internazionale sia quello puramente interno. Nulla, dunque, poteva essere fatto se non un'assunzione di responsabilità dalla persona in quel momento più "indicata". E, a mio modesto parere, è andata benissimo!
Quanto, invece, alle tornate sull'elezione del Segretario, nulla da eccepire.

La riflessione, piuttosto, che credo vada fatta ai vertici del PD è ben altra: quale significato diamo alle Primarie nel momento in cui dobbiamo scegliere i candidati "locali", con una prospettiva di coalizione? Perchè in questo credo Diamanti abbia pungolato a dovere il partito.
In effetti, vi sono casi eclatanti di "errore politico" nell'uso, o meglio, nell'itnerpretazione delle Primarie: parlo degli stessi casi citati nell'analisi, il caso Puglia-Vendola e il caso Milano- Boeri.
Due episodi sintomatici, passibili di varie interpretazioni. Infatti, il caso Puglia, come tante altre volte ho ribadito, è stata una scommessa giocata male in termini di coalizione: si è trattato di una forzatura centralista, per aprire le porte all'UDC, che l'elettorato ha ben compreso e ha sonoramente bocciato. Il caso Milano, invece, credo sia un caso di poco sostegno del candidato, una sorta di disinteresse del partito verso il singolo e verso la carica, non certo di secondo piano, che è in palio.
Un fattore comune, però, ai due episodi c'è, secondo me. In entrambe i casi è il partito centrale, la dirigenza che non ha scommesso abbastanza per giocare "tatticamente" la partita, e l'elettorato ha fatto la sua scelta, in entrambe i casi molto chiara e, credo, degna di molta attenzione!

Allora, a chiudere, mi associo alla sollecitazione di Diamanti, affinchè il partito sciolga alcuni dubbi, direi interpretativi, e decida quale sia la vera chiave di lettura delle Primarie. Prendendo una posizione chiara e inequivocabile sia verso l'elettorato interno, che l'elettorato riformista in senso più ampio, così come verso i potenziali alleati. Così si potranno rendere le Primarie uno strumento meccanismo assolutamente indispensabile in certi casi, chiarificatore in altri, ma non imprensicidibile sempre.

Aggiornamenti del 04gen11 - un'altra analisi e un riepilogo delle reazioni nel PD:(http://www.repubblica.it/politica/2011/01/04/news/pd_primarie-10831905/?ref=HREC1-3  -  http://beta.partitodemocratico.it/doc/201584/bersani-primarie-da-rivedere-ma-prima-programma-e-alleanze.htm)

Buona fine e buon principio!
post pubblicato in diario, il 30 dicembre 2010


E' abitudine consolidata e logica che alla fine di un anno si faccia qualche bilancio e, soprattutto, si mettano in cantiere aspettative e progetti per quello incipiente.
Non mi sottrarrò a questo esercizio.

Diciamo che in generale si respira un'aria tesa, pesante, direi "armata". Leggere i titoli dei giornali sul web, seguire, pur da lontano, le faccende di casa nostra induce un certo senso di difficoltà, di inquietudine, di smarrimento serpeggianti nel Paese, in lungo e in largo.
Sarà perchè le proiezioni sul 2011 sono da più parti pronunciate con connotazioni allarmanti e preoccupate (le varie stime di politica produttiva ed economica non sembrano sprizzare ottimismo..). Sarà perchè a prendere di petto queste stime dovrebbe essere un Governo che, ad oggi, ha ufficialmente una maggioranza di soli 3 voti. Sarà perchè si fa fatica ad avvertire quel cambiamento di cui tutti avvertono la necessità e nessuno avverte la presenza.

Vado per episodi.
Notizia di ieri: Tiziana Ferrario, noto volto del TG1 delle 20, è stata re-integrata con sentenza del Tribunale al suo legittimo posto di lavoro.
(http://www.repubblica.it/politica/2010/12/30/news/parla_ferrario-10699482/?ref=HREC1-11)
Ciononostante il Direttore Scodinzolini pare si ostini a non volerla e a difendere la propria scelta di silurare quanti hanno osato contraddire i suoi diktat editoriali (come la Ferrario, anche la Busi, Di Giannantonio e altri), bollando la propria come una scelta ascrivibile all'autonomia del Direttore. Più che di autonomia editoriale, io parlerei di imposizione di pensiero. 
Libertà di opinione? O Veline del Duce?
[dovuto aggiornamento del 31dic: http://www.repubblica.it/politica/2010/12/31/news/tg1_lettera_ferrario-10735154/?ref=HREC1-3 - giusto per completezza rispetto ad una vicenda che lascia molto amaro in bocca- per poco che valga, esprimo da queste righe solidarietà a Tiziana Ferrario, vittima, a mio modo di vedere, di un sistema governocentrico e ottuso - con l'auspicio di rivederla in video, ma da sedi migliori]

Notizia di oggi: "serenata molesta" dei giovani pdl-ini pugliesi sotto la finestra del dormiente Presidente Vendola.
(http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/30/news/raid_nella_notte_a_casa_di_vendola_identificato_gruppo_di_giovani_del_pdl-10707891/?ref=HRER2-1)
Evitando di sprecare parole per le esternazioni eternamente inqualificabili del Sen. Gasparri (se qualcuno sapesse di quale prestigio erano rivestiti gli antichi senatori romani!!!), credo che un episodio di tale portata, pur nella sua violenza non espressamente fisica (non è come la statuetta del Duomo di un anno fa), sia emblematico di un clima in crescente esasperazione giorno dopo giorno. Non ci vuole un genio della sociologia per capire che questi fenomeni, indipendentemente dalle vittime, siano espressione di un malessere generale che, volente o nolente, la situazione politica attuale alimenta quotidianamente. E non ha senso distinguere destra e sinistra: c'è tensione, e tanto basta.

Parlando di economia amminsitrativa: uno studio del PD, a firma del Sen. Marco Stradiotto, mostra chiaramente quali prospettive si aprano di fronte a quello che, a detta dei suoi artefici, dovrebbe essere l'antidoto di tutti i mali, il Federalismo Fiscale. Per la Lega, infatti, sembra una sorta di parola magica, di pozione ai mali dell'economia italiana. Invece, a ben vedere, è solo un'ulteriore botta alle già sanguinanti Tesorerie degli Enti Locali. Perchè la combine tra questo artificio politico e l'interpretazione italica del Patto di Stabilità sta ammazzando le contabilità nelle Pubbliche Amministrazioni, sia piccole sia grandi. Lo studio del PD (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201397/federalismo-fiscale-studio-pd-taglier--445-milioni-ai-comuni.htm) dimostra proprio l'insensatezza e la sostanziale assurdità di questa manovra: le due città più bisognose di aiuto, di sussidiarietà (termine ormai desueto del vocabolario italiano, o almeno di quello politico italiano) - vale a dire L'Aquila e Napoli - sono anche le due che più risentiranno degli effetti di tale manovra.
Di fronte a questa prospettiva, dovremmo credere ancora a un Governo che promette la pulizia delle strade entro domani a mezzanotte (http://www.unita.it/italia/la-promessa-napoli-senza-rifiuti-per-il-31-1.263361)? O che parla de L'Aquila come della città miracolata?

Parlando di prospettive politiche sul 2011: l'instabilità governativa, cui ho fatto solo un rapido cenno prima, è sicuramente fonte di tante preoccupazioni. Suggerisco di leggersi l'intervento di qualche giorno fa di David Sassoli su Europa (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201382/insieme-contro-la-spallata-populista.htm), per capire cosa ci si prospetta politicamente parlando. Un anno difficile.
Difficile, lo dico senza problemi, anche limitando la visuale al solo Partito Democratico. Ho letto pochi minuti fa un flash di un'intervista del Segretario Bersani che valuta il 2010 del PD con un 6- in quanto a coesione interna. E' evidente che qualche problema ci sia! Non vederli è un inutile nascondere la testa sotto la sabbia... Da ultima la lettera dei prodiani tra cui, ahimè, la conterranea Sen. Soliani: personalmente, uno smacco politico che arrivi un così forte distinguo politico proprio dalle persone politiche vicine all'ex premier, notoriamente vittime dei bersagliatori interni (basta ormai parlare di Unione, per farsi intendere al volo)...


Vogliamo cercare uno spiraglio di luce per il 2011?
Allora, punto il faro sull'evento con cui inizierà il prossimo anno e con la figura politica ad oggi più autorevole ed ascoltata. Il prossimo 7gennaio, nel giorno del 214° compleanno del nostro Tricolore, il Presidente Napolitano inaugurerà l'anno del 150° dell'Unità nazionale a Reggio Emilia, patria, appunto, del Vessillo italiano. Ecco, mi aspetto di scorgere in quell'evento (che, ahimè, seguirò solo in differita a migliaia di km di distanza) l'inizio di un nuovo anno, con un nuovo clima, con un ritrovato spirito nazionale, con una nuova cooperazione politica e una ritrovata solidarietà sociale, sotto l'egida dell'amato Presidente Napolitano.

Buon 2011!
Caro Dario, stavolta dissento
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2010


Non è un segreto che io identifichi in Dario Franceschini un leader molto vicino al mio modo di vedere e di vivere il Partito Democratico, non è un segreto che io lo consideri un politico autenticamente capace di vedere oltre e di condurre degnamente il partito verso il futuro. L'ho considerato tale lo scorso anno in occasione delle Primarie, quando decisi di votarlo accettando pienamente e convintamente la sua linea, e lo considero tale tuttora nella sua veste di ottimo e capace Capogruppo alla Camera.

Però, stavolta non posso essere d'accordo.
Sicuramente apprezzo il suo intervento video di ieri ( http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=8412 ): apprezzo il fatto di aver parlato al web per spiegarsi e di essere stato, come sempre, molto chiaro e diretto.
Però, non condivido questa linea.

Perchè, se è vero come è vero, che siamo di fronte ad un'emergenza democratica determinata dal "tramonto" berlusconiano (riprendendo il Bersani in Aula del 14dicembre) e dalla paura che ciò comporta per i suoi fedelissimi servi, è vero anche che non si può scendere a compromessi eccessivi.
Io, come altri della base, non lo capirei.
Voglio dire che concordo con Franceschini quando spiega la difficile fase che stiamo attraversando e quando illustra i pericoli cui andremmo incontro laddove andassimo al voto e si afffermasse nuovamente questa forza politica. Quello su cui dissento è il fatto che questo presupposto indiscutibile, a mio modo di vedere, diventi il motivo di quell'apertura paventata da Bersani nei giorni scorsi.

Potrei capire se mi si dicesse che l'emergenza è tale da rendere necessaria una "cooperazione" stretta con tutte le forze attualmente opposte all'attuale maggioranza (ammesso che si possa ancora considerare tale). Ma questa cooperazione non può affatto essere considerata "alleanza".
E, soprattutto, in nome di questa disponibilità a cooperare non si può o, meglio, non si dovrebbe ignorare l'appello che ci viene da due componenti forti e fondamentali della sinistra come Vendola e, ancor più, Di Pietro. Questi sono i nostri due principali alleati e sostenitori: ignorarli è un errore, a mio dire, gravissimo!
In nome di un'emergenza democratica è, piuttosto, necessario aprirsi a loro e rivedere lo stato attuale dei rapporti politici tra noi e loro. Ci ricordiamo che qualche anno fa Di Pietro si era dichiarato intenzionato a far confluire il proprio partito nel nostro? Ci ricordiamo che Bersani ha parlato più volte recentemente di "nuovo Ulivo"? E siamo consapevoli che l'Ulivo non è politicamente conciliabile con Fini e Casini?
Poi, vorrei sottolineare che costoro, soprattutto Casini, non si dichiarano affatto intenzionati ad aprirci le porte.... Saranno forse disposti a far fronte comune in Aula, perchè l'obiettivo macro è il medesimo, ma niente più di questo.

Ecco perchè non concordo.
Una cooperazione a fini "costituenti", cioè di riforma radicale del sistema politico attuale, a partire dalla legge elettorale, è qualcosa di estremamente condivisibile e comprensibile anche tra la base elettorale. Un'allenza no.

Direi che è quasi una questione "semantica", "etimologica". Forse sottile nella differenza di termini, ma radicalmente diversa nell'accezione politica.
Forte del proprio Sapere, il PD non può cadere in trappole verbali e linguistiche come questa...

Un'altra cosa, sempre sul tema.
La Lega ieri, ma non è detto che ciò valga anche domani, è tornata a parlare della necessità di nuove elezioni.
Ora, chiedo al PD: credete davvero che gli elettori, soprattutto quelli non "fedelissimi" o indecisi, potrebbero votarci e capirci se presentassimo il nostro simbolo a fianco di quello di Fini e di Casini? O che sarebbero disposti a votare una coalizione ancora più estesa di quella del 2006/2008? Non credete che ne abbiamo avuto già abbastanza di quell'esperienza per commettere l'errore nuovamente di "ammucchiare" (perdonatemi il termine) tutti quelli che, oggi come oggi, vogliono detronizzare il despota Berlusconi? Qui prodest?
No, temo che sarebbe un errore gravissimo: molti, compreso il sottoscritto, potrebbero votare il PD, ma col naso tappato e tanti altri, forse un numero anche maggiore, potrebbero non andare a votare pur di non scegliere quale cammino fare.

Mi dispiace, ma questa scelta, secondo me, provocherà ben più di un mal di pancia!!!!

Risorse (esterne) per il PD
post pubblicato in diario, il 28 novembre 2010


Di questi tempi, con la Crisi profondissima (più che grave, come l'ha definita sul Messaggero di oggi D'Alema) del centro-destra, credo che il PD debba ritrovare se stesso, il proprio orgoglio (in questo Veltroni ha ragione) e ripartire all'attacco. Perchè davanti a noi ci sono, quale che sia l'esito del voto di fiducia del 14 dicembre, le urne.

Allora sembra fondamentale riuscire a trovare il bandolo della propria matassa e ricominciare a tessere la tela, una tela che dovrà essere avvincente ed interessante perchè sia votata dagli elettori e che appaia vincente per governare.

Questa tela passa, giustamente, per il tetto di Architettura, da dove una fetta fondamentale della nostra società, quella degli studenti universitari che, per definizione stessa di studente, stanno preparandosi a diventare il domani del nostro Paese. Bella, dunque, la scelta di Bersani di scalare la facoltà per andare ad appoggiare i ragazzi nella loro protesta! "Finalmente una cosa di sinistra!", si dice in giro...

La tela programmatica della sinistra di governo passa, o dovrebbe passare, per un dialogo strettissimo e interessato con la CGIL di Susanna Camusso. L'ottimo intervento di ieri dal palco di P.zza San Giovanni credo debba fornire al PD spunti di riflessione, per elaborare proposte credibili e vincenti. Non una virgola del discorso di ieri deve essere persa. La Camusso ieri ha parlato, soprattutto, di giovani, di futuro, di educazione, di risorse per lo studio e per la ricerca. Ecco, lì deve vertere la proposta programmatica del PD che partecipa al dibattito della campagna elettorale. Noi, come ha detto testualmente la Camusso, non vogliamo tornare alle caverne! Vogliamo che la scuola sia pubblica, laica e nazionale: in questa scuola, vorremmo trovare programmi seri, rinnovati nei contenuti, consolidati nella qualità dell'offerta formativa, potenziati nella strumentazione utile nella vita lavorativa futura. Vogliamo una scuola che sia capace di formare davvero nuove coscienze civiche e nuove menti pensanti, nuove risorse geniali e nuovi dirigenti attendibili. Senza scuola, senza ricerca, senza Sapere, senza giovani, il Paese non cresce. Questo il PD lo sa e lo deve urlare ai quattro venti, denunciarlo con forza, scriverlo ovunque: questa può essere davvero la chiave di volta del partito.

Un'altro elemento cardine, a mio avviso, della tela programmatica del PD è la forza di novità che è rappresentata dall'uomo nuovo della sinistra italiana, Vendola. So di fare un torto a molti potentati del PD, specie quelli di una certa caratura storico-politica. Ma trovo che la dichiarazione odierna di Nicola Latorre (notoriamente espressione dalemiana del partito, ma non certo in questa occasione) sia perfettamente rispondente alle aspettative della base elettorale del PD, quella, ovviamente, un po' più a sinistra. Chi avesse seguito "l'Intervista Barbarica" della Bignardi venerdì scorso a Vendola, avrebbe intuito quale grande risorsa rappresenti il Governatore della Puglia per il centrosinistra attuale. In lui ci sono elementi di cultura, di genialità, di forza, di interesse per il mondo riformista democratico che, ad oggi, risiede nel PD. Ecco, perchè, secondo me ha fatto bene Latorre ad aprire a Vendola le porte del PD perchè ne diventi "socio": il PD ha bisogno di una figura del suo carisma e della sua caratura, delle sue idee, del suo seguito popolare, della su dialettica barocca e popolare al tempo stesso.

Il PD che parteciperà alla prossima campagna elettorale non può in alcun modo ignorare queste risorse. O il PD capisce quali grandi potenzialità siano insite in queste persone e nella loro gente, o il PD non potrà rappresentare un'alternativa seria a questo centrodestra e al potenziale centro nascente (Casini non escluso).


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 28/11/2010 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli autogol del PD
post pubblicato in diario, il 26 gennaio 2010


Ogni tanto a noi piace farci del male. Ogni tanto dalle stanze del PD esce qualche novità che in un modo o in un altro inevitabilmente ci destabilizza. Come la trovata di fare le Primarie in Puglia, una Regione in cui, al di là di qualche scandaletto di basso profilo, avevamo ancora una carta vincente da giocare e qualche nome da spendere bene e con dignità. E invece, abbiamo percorso la strada del suicidio politico, con conseguente figura da pescelessi (o da cioccolatai come ha dichiarato oggi U. Eco a La Stampa)!!! Bravi!

Diversa, invece, la sorte di Bologna, o meglio, diverso l’episodio, ma stessa la sostanza: per colpa di una non meglio definita biondina in cerca di affermazione, rischiamo di mandare a monte una delle poche roccheforti rimasteci dopo le ultime battaglie elettorali del 2009. Dove peraltro l’individuazione del candidato Sindaco non era stata delle più facili e indolori (Primarie anche in quel caso con risultati forti per il vincitore, ma con partecipazione insolitamente bassa – andando a memoria potrei sbagliare).

Ma, da giovane “idealista” (ben diverso da ideologo/ideologizzato!) quale sono, non voglio smettere di credere in questo PD, nelle sue forze sane, nei suoi valori irrinunciabili, nei suoi uomini più onesti. E con il coraggio di questa coerenza politica, non abbandono la nave ora che rischia, ancora una volta (dopo il gennaio 2008 e la caduta di Prodi, dopo le sconfitte elettorali in Abruzzo e Sardegna, dopo lo scandalo – vomitevole – napoletano, dopo gli abbandoni fedifraghi di quest’autunno) di affondare: è facile, come già vari contatti e conoscenze han fatto, dare contro indistintamente. È più difficile rimanere dove si è, a rammendare quel che resta dopo la battaglia. Qualcuno mi chiederà se anche io non abbia criticato: certo! E lo rifarei perchè non sono acefalo e non condivido molte mosse che in questo PD si stanno facendo. Ma non sono i forconi ad aiutarci a uscire da questa crisi politica interna, sono le energie sane e volenterose a mandarci avanti. Non serve cacciare le “streghe”, ma provare a persuaderle della loro fallacia, della loro vetustà, del loro acronicismo! Qualche tramatore nell’ombra ci può ancora servire (poco, direi) se fa da coordinatore, da regista, da tessitore, purchè rimanga nell’ombra. E purchè non si faccia portavoce di idee sue spacciandole come idee del partito.

Per concludere: il voto pugliese ci deve far capire che il popolo del PD certe scelte non le condivide e non le capisce: certe alleanze a noi del PD non piacciono, in Puglia come nel Lazio come in Emilia!!! Finiamola di inseguire quel che fugge! Noi ci perdiamo e lui, quasi quasi, ci guadagna... (per non parlare di quell’altro...)....
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