.
Annunci online

Mani a posto
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2012


L'intervento del Presidente Monti ieri al Teatro Valli di Reggio Emilia ha ribadito, qualora ce ne fosse bisogno, l'alto senso di comunità e di responsabilità che lo stesso Senatore ha e mette al centro del suo operato.

Mi riferisco in particolare al passaggio in cui, non senza polemica e amara ironia, Monti ha ribadito che l'espressione di berlusconiano conio "mettere le mani nelle tasche degli italiani" è priva di un senso logico, almeno nell'accezione con cui il centrodestra governante l'ha sempre usata. Infatti, ha precisato il Premier, "le mani nelle tasche degli italiani sono quelle degli evasori (e le tasche, dunque, quelle degli italiani che pagano le tasse) e di quanti si trovano a godere di rendite di posizione, con tutti i privilegi del caso".
Come dargli torto?
L'espressione spesso usata dal suo predecessore ha sempre avuto l'intenzione di mettere in cattiva luce sia lo Stato tassante che i concittadini paganti. Niente di più sbagliato e dissonante dal principio della sussidiarietà, in virtù del quale la corretta e totale contribuzione dei cittadini mediante, appunto, la tassazione garantisce ai cittadini stessi l'accesso ai Servizi che lo Stato può e deve offrire. 
Rispetto a quanto appena detto, mi torna alla mente un intervento del Ministro delle Finanze del governo Prodi II, Padoa Schioppa: intervistato da Lucia Annunziata, il compianto economista asseriva che "le tasse? sono bellissime!" (http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/conti-pubblici-53/padoa-annunziata/padoa-annunziata.html). Ora, forse il superlativo assoluto è un po' esagerato, ma certamente il principio che ne governa la logica è tra i più alti tra i fondamentali di civiltà e di comunità.
Dunque, tornando all'intervento al Valli, trovo che siano state parole confortanti quelle di un Primo Ministro che richiama il senso di responsabilità che si associa all'obbligo morale della contribuzione. Oserei dire che siano state parole incoraggianti. Soprattutto perché tutto l'intervento di Monti, costellato peraltro da numerosi e significativi richiami storici al Risorgimento e alla Storia Patria, si è incentrato sul passaggio che ho richiamato e su un altro punto conseguente: che la lotta all'evasione è saldamente e convintamente in cima alla lista di priorità di questo Governo. Anche questo è un passaggio confortante, dal mio punto di vista: se è confortante che il Primo Ministro in carica richiami il senso di responsabilità e, dunque, il principio di sussidiarietà nella contribuzione collettiva, non da meno può essere la sua determinazione nello scovare quanti vengono meno al loro dovere.

In chiusura, una nota puramente "politica" sugli interventi ascoltati ieri al Valli. I temi affrontati, particolarmente da Delrio ed Errani, erano di quelli che più scuotono e tormentano gli animi di quanti sono chiamati ad essere Amministratori locali in questa stagione politico-economica. Nel metterli al centro del loro intervento, credo abbiano da un lato adempiuto alla loro funzione di "organi intermedi" verso lo Stato e dall'altro dimostrato una lucidità e una competenza politica non comuni. Essendo il loro uditorio composto da un numero significativo di loro colleghi, così come di parlamentari, aver indirizzato al Presidente del Consiglio presente - e peraltro molto attento, come è nel suo stile - quegli appelli ed inviti a riformare la Pubblica Amministrazione in determinate direzioni è stato sicuramente un atto di alta responsabilità e di reale mediazione politica tra i vari livelli dello Stato. Credo, insomma, che il tono accorato e profondamente "vissuto" dei due abbia destato una particolare e ulteriore attenzione da parte del Presidente Monti che, quasi certamente, avrà ritenuto di dare seria attenzione ai due interventi che lo hanno preceduto.
Un'altra nota sulla giornata di ieri a Reggio. Le polemiche della Lega alle porte del Valli hanno, francamente, un che di ridicolo e insignificante: che a manifestare dissenso e a protestare sulla tassazione siano proprio loro che fino a 2 mesi le tasse le gestivano al governo, è qualcosa di ripugnante e privo di qualunque logica. Bene han fatto Bersani e Prodi a liquidarli come han fatto: http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-bersani-la-lega-non-si-permetta-di-contestare/85205?video=&ref=HRER1-1 ; http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-prodi-l-europa-ha-bisogno-dell-italia/85207/83596 .
Buona notte Italia
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011


La buonanotte di stasera ha un sapore tutto particolare. Un sapore dolce e amaro, felice e preoccupato. Insomma, un sapore pieno di contraddizioni.
Si è chiusa con stasera la saga del "satrapo d'Italia", come lo ha definito un amico di militanza. E, citando il titolo di apertura del Manifesto, non ci mancherà affatto.
Certo, ne sentiremo la presenza ancora a lungo, quantomeno per tutto il tempo in cui la rinascita dell'Italia dovrà fare i conti con l'enorme lascito di macerie fisiche e morali lasciatoci. 
Ma, almeno stasera, lo spirito di festa è d'obbligo. Ben vengano, dunque, il concerto di Hallelujah sotto il Quirinale, i cori e gli striscioni nelle piazze e tutto il giubilo che sta riempiendo le città. (Non mi esprimo in alcun modo sul lancio di monetine ... ). E non ce ne voglia Silvio, ma "sic transit gloria mundi".
Da domani riprenderemo a meditare sulle sciagure cui dobbiamo porre rimedio con un lavoro arduo e moralmente pesante. 
Chiudo con una citazione che mi permetto di trarre dal post di qualche ora fa di Andrea Sarubbi:«festeggiamo pure come se fosse Capodanno: ogni anno nuovo porta in sé legittime speranze, e tra poco andremo tutti a letto sognando di lasciare ai nostri figli un’Italia migliore di quella che Berlusconi ci ha lasciato stasera. Speriamo di non svegliarci troppo presto, però.»
Buonanotte Italia! 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi dimissioni buonanotte sarubbi

permalink | inviato da MarcoBorciani il 13/11/2011 alle 1:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ora tocca a noi
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2011


Lo scenario che si è aperto con la salita al Colle di ieri sera del premier è solo apparentemente esaltante. Dietro si cela qualcosa di terribilmente drammatico: basti vedere l'andamento dei mercati finanziari odierni (Piazza Affari chiude a -3,78% e lo spread ha raggiunto quota 570 e chiuso a 552). La nota politica emanata dal Quirinale, poi, evidenzia una preoccupazione fortissima del Presidente Napolitano. Di fronte a questo, pullulano le dichiarazioni di intenti del centrosinistra e i desiderata del centrodestra.

E ora? Che ne sarà del nostro Paese?
Non è dato sapersi, ma ciò che è auspicabile e, in qualche modo conveniente, è che le responsabilità, oneri e non onori a ben vedere, vengano affidate a forze politiche differenti da quelle che finora hanno dominato l'(in)attività politica. Lo dico non perché speri personalmente in un "ribaltone" per mano della Presidenza della Repubblica, ma perché ritengo evidente l'assoluta incompetenza e inaffidabilità di quanti in questi mesi hanno tergiversato lungamente senza indurre i necessari cambiamenti del sistema. Dunque, non più ruoli di governo all'attuale schieramento di (ex)maggioranza, ma a una serie di personalità politiche e tecniche che diano un fortissimo impulso alla ripresa e, ancor più, alla credibilità di cui il nostro Paese ha bisogno.
In questo scenario è indiscutibile la partecipazione delle forze d'opposizione e, come ha detto senza mezzi termini il Segretario Bersani e come ha giustamente ripreso anche Casini, è indispensabile che su tutte sia coinvolto il Partito Democratico, in qualità di primo partito del Paese.

A fronte di ciò, però, è fondamentale una "riflessione interna".
O meglio: è importantissimo che il PD per primo si impegni sia sul fronte dell'amministrazione dello Stato, ma soprattutto ad intraprendere quella campagna elettorale prospettata nella nota del Quirinale e che, a ben vedere, sarà tanto aspra quanto temporalmente contenuta.
Si è aperta, dunque, una fase transitoria durante la quale il PD deve svelare la propria identità di forza di governo, elaborando una strategia per amministrare il Paese e portarlo fuori dal precipizio in cui ci ha precipitato Berlusconi con tutto il suo entourage. 
Insomma, tocca a noi Democratici prenderci sulle spalle le responsabilità di Ricostruire il Paese: lo dobbiamo, lo possiamo e lo vogliamo fare. 
Tocca a noi essere il traino della ripartenza; tocca a noi ridare vigore alla produttività italiana (sia industriale che intellettuale); tocca a noi riaccendere il motore del Paese. Tocca a noi, come ha detto Bersani sabato a Roma, ridare Fiducia all'Italia. Tocca a noi, sempre citando Bersani, ristabilire la Verità delle cose, quale che essa sia. Tocca a noi Ricostruire l'Italia migliore. Tocca a noi tutto questo per noi e per l'Italia.
Il Temporeggiatore
post pubblicato in diario, il 3 novembre 2011


Il celebre console e dittatore romano Quinto Fabio Massimo passò alla Storia col soprannome di "Temporeggiatore" che gli derivò dalla tattica di guerra con cui affrontò Annibale nella Seconda Guerra Punica. L'accezione di questo soprannome fu, per lo più, positiva, dato che denotava un'abilità strategica nel saper "prendere per sfinimento" l'avversario.

La rassegna stampa odierna ha suscitato in me il ricordo del soprannome di questo condottiero, anche se con sfumature debitamente differenti.
Ancora una volta i titoli dei quotidiani danno conto dell'inconcludenza di questo Governo scapestrato e incapace che, nella difficoltà forse di conciliare gli innumerevoli e contrastanti interessi di parte di ognuno dei suoi componenti o nell'egoismo generale del premier in primis, non ha saputo, ancora una volta, partorire documenti efficaci e credibili da subito. Se già non fosse bastata la raffica di manovre e manovrine varate d'urgenza nelle calure agostane, se già non fosse stata eloquente la "lettera d'intenti" inefficiente agli occhi dell'Europa e esiziale per il Paese, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha emesso un superemendamento dai contenuti tutt'altro che efficaci.
Le misure prese non hanno i crismi dell'immediato effetto benefico di cui, così come si aspettano i mercati e l'Europa, il nostro Paese avrebbe bisogno per evitare il baratro. Avremmo bisogno di qualcosa di impopolare, ma efficace da subito. Invece niente. Il vuoto.
Silvio il Temporeggiatore. Affronta la sfida economico-finanziaria lanciata dai mercati e le sollecitazioni europee alla ripresa e al risanamento esattamente con lo spirito del dittatore romano del II sec. a.C.. Con una differenza, però, di fondo non trascurabile. E cioè che, sa da un lato il Console romano lo fece in guerra per sfinire un nemico peraltro disorientato perché in territorio sconosciuto (l'Italia centrale era terra ostica persino ai Romani, figurarsi ai Cartaginesi), dall'altro il Cav. ha alle spalle un Paese moribondo e stremato. Se al primo la strategia pagò, almeno inizialmente, successi, al secondo la nullafacenza e l'eterna attesa stanno portando perdita di consenso elettorale, perdita di collaboratori (per non chiamarli volgarmente sudditi di partito), perdita di fiducia verso sè e, peggio, verso il Paese che egli rappresenta. ...
Potrei andare avanti per ore a descrivere la dannosità e la pericolosità di questo nuovo Temporeggiatore. La sostanza sarebbe comunque sempre quella.

Ancora una volta, a noi italiani, non resta che sperare nella lungimiranza politica e istituzionale del Presidente Napolitano che, a quanto pare, non tollera più questo attendismo del fare-finta-di-fare, ma vuole incidere profondamente sulla storia del Paese, prima che sia troppo tardi. Ci salvi Lei, Presidente!
Il difensore della Patria
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2011


La nota ufficiale pubblicata nel pomeriggio di oggi dal Presidente della Repubblica (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=20864) è l'ennesimo atto di estrema difesa del nostro Paese, minato sia dall'esterno che, purtroppo, anche dall'interno.
Se da un lato ciò ricade negli adempimenti del Capo dello Stato previsti dalla Costituzione (art. 87), dall'altro rivela una situazione estremamente delicata e difficile, sia nella quotidianità dei cittadini sia nell'assetto istituzionale.

E' in particolare su quest'ultima che personalmente provo un profondo senso di desolazione.
Innanzitutto perché analizzando i contenuti del messaggio del Presidente, soprattutto nella parte finale, si colgono ennesime esortazioni al Governo a decidere di fare qualcosa per provare a risollevare le sorti del Paese. Esortazioni che si affiancano, peraltro, a forti rimproveri sullo scarso europeismo dell'attuale maggioranza: cosa che, di per sé, ha conseguenze estremamente nefaste per il Paese, oltre che essere sintomatico di un antistorico mito "autarchico".
Poi, al di là dei contenuti, è drammatico constatare che la difesa del Paese, anche a livello internazionale (come nel caso contingente), è demandata unicamente all'istituzione più alta. Unica rimasta, ahinoi, a promuovere e professare un profondo e autentico senso di Patria. Nelle parole del Presidente Napolitano si coglie uno scatto di orgoglio nazionale di fronte alle perfide (e parzialmente comprensibili, ma non certamente accettabili) smorfie dei "reggenti d'Europa" Sarkozy e Merkel. Non si può certo immaginare che la nota diramata ieri da Palazzo Chigi avesse una valenza del genere: o meglio, l'intento era certamente difensivo, ma non è attaccando indistintamente e rabbiosamente che si fa il bene del Paese.

Insomma, ancora una volta, è il Presidente della Repubblica l'unica istituzione in carica a garantire alla Nazione la propria dignità e a dare a noi cittadini qualche speranza o appiglio per non demordere.
Grazie Presidente!
Sul volgere di un'epoca, il ritorno al passato
post pubblicato in diario, il 21 luglio 2011


L’editoriale del neo-direttore dell’Unità, Claudio Sardo, di domenica scorsa (http://editoriale.blog.unita.it/il-conto-del-ventennio-1.314441) tira le somme di un Ventennio, quello berlusconiano, che appare ormai volgere al termine.
In questa analisi, che personalmente condivido in larga parte, il direttore elabora alcune considerazioni sull’eredità che una tale epoca storico-politico lascerà al nostro Paese.

Premesso che, come noto, non faccio mia la teoria vichiana della ciclicità della Storia, vorrei trarre una riflessione tutta mia da quell’editoriale e dalle cronache cui stiamo assistendo in questi ultimi tempi.
Come sul finire di tante epoche storiche (o quasi tutte) si assiste ad una caduta del sistema reggente di natura traumatica, anche per questa nostra epoca possiamo ragionare su eventi certo non soft con cui, secondo Sardo e non solo, volge al termine. In questa riflessione, includo un parallelo – ed è qui che i vichiani potrebbero rivendicare le loro ragioni – con la cosiddetta Prima Repubblica, la cui fine, un ventennio fa appunto, è ben nota a tutti.

Gli elementi da analizzare sia come eventi di “fine epoca”che come cronache per uno strano dualismo storico, sono molteplici, ma alcuni dominano su tutti.
Vado con ordine.

Il primo e più eclatante di questi segnali, sul quale non mi dilungo avendolo già fatto in altri momenti, viene dalle tornate elettorali della recente primavera, in cui, lo ricordiamo tutti, l’attuale maggioranza, e con essa il despota indiscusso che ne detiene il potere e ne manovra l’ideologia, ha subito sonore sconfitte, anche nelle proprie racco forti elettorali. Un elettorato tanto determinato a invocare la discontinuità storico-politica è certamente un segnale fondamentale da interpretare.

Un altro elemento che credo vada posto in rilievo è quell’insieme di indagini che, ormai da anni, sta portando alla luce tutto un mondo di tresche sotterranee che minano costantemente gli equilibri dello Stato, a tutti i suoi livelli di organizzazione. Come nella “madre” di tutte le inchieste del genere, che dal 1981 portò alla luce la gelliana “P2”, negli ultimi anni una dopo l’altra sono arrivate alla ribalta giornalistica e dell’opinione pubblicale inchieste su “P3” e “P4” e altre consorterie del malaffare. Esattamente come negli anni ’80 e sul finire della Prima Repubblica, questi filoni di indagini, uno intrecciato all’altro, ci svelano una trama di poteri occulti, di tresche malavitose e di dannose relazioni di affari, perfettamente in grado di minare il Paese ai vertici istituzionali e nel cuore del sistema politico-istituzionale. Proprio come in passato, il ritratto di Italia che emerge è abissalmente distante dai cittadini, dalla loro partecipazione alla vita politica e sociale dello Stato e, come allora, gli elettori comuni imparano a conoscere malefici faccendieri e oscuri trafficanti di denaro e potere, dai quali con estrema facilità girerebbero alla larga per le sole facce inaffidabili.

Proseguendo in questa analisi, prendo ad esempio il caso Parma. Un autentico caso politico e, al contempo, di malaffare. Da tempo alla ribalta delle cronache, la cittadina emiliana sta vivendo certamente uno dei periodi più neri della propria Storia gloriosa. Gli scandali degli ultimi anni, culminati negli 11 “arresti di S. Giovanni” (così chiamati per essere stati effettuati proprio nel giorno del Patrono parmense), hanno portato alla luce unsistema politico tutt’altro che encomiabile e da invitare: intrecci nepotistici e interessi personali hanno dominato nelle scelte della politica cittadina. Ora, da ormai un mese, la piazza è piena di “indignados” che manifestano tutta laloro rabbia, e vergogna, rispetto ad una classe politica ipocritamente perbenista, ma realmente malavitosa, che ha rovinato la città sia in termini economici (si parla di un debito pubblico nell’ordine delle centinaia di milioni) sia intermini di “identità”. Specchio perfetto di un vizio non espressamente italiano, certo, ma cui noi siamo alquanto avvezzi.  (http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-parma/2011/07/16/news/la_rivolta_di_parma-19206930/)

Un altro fatto eclatante di questi giorni, che certamente non può lasciare indifferenti né non destare “sospetti” è il “suicidio eccellente” del vice di don Verzè alla guida del S. Raffaele. Come alcuni osservatori hanno evidenziato, non ultimo dei quali il direttore del TgLa7 Mentana, questo è certamente un episodio grave, non solo di per sé, quanto per tutti i significati che si porta appresso. In tutta analogia con la lunga catena di “sucidi eccellenti”, come vennero appunto chiamati, del biennio 1992-93, anche questo episodio ha in sé un carico di elementi su cui indagare, su cui far luce per far emergere qualcosa di sporco certamente: il senso opprimente di un debito di tale entità (quasi un miliardo di euro) ha indotto un uomo certamente potente e, azzardo immaginare, protetto, ad un gesto estremo. Le pessime acque in cui versa l’Istituto milanese hanno travolto un responsabile di spicco, in una vicenda che, ahinoi, già presenta lati oscuri (si dice l’arma sia stata spostata – i più attenti faranno poca fatica a richiamare alla mente il suicidio Gardini del ’93).

Tutta l’analisi che ho fin qui condotto può rimanere fumo negli occhi per molti, o vagheggiamento puro.
Personalmente, credo che la situazione sia critica.
Da un lato le molte analogie con l’inizio degli anni ’90 e la fine della Prima Repubblica danno adito al timore che si stia innescando una fase di transizione ardua e, per certi versi, pericolosa. Dall’altro lato, tornando all’editoriale di Sardo, ci si presentano molti (o tutti) i presupposti per ipotizzare la finedi un’epoca, di un ventennio, precisamente. 
Comunque la si voglia vedere, ciò che sta accadendo è auspicabile, per il Benedella Nazione e dei singoli individui coinvolti, che finisca quanto prima, lasciando spazio ad una nuova stagione di rinascita e di ripresa, come spesso abbiamo dimostrato di saper interpretare e sfruttare.

Chiudo con alcuni interventi, a mio parere, molto costruttivi e interessanti rispetto alla disamina condotta, tutti sull’Unità: D’Alema (http://www.unita.it/italia/il-pd-apra-ai-movimenti-br-un-alleanza-per-vincere-1.315097), Fassino (http://www.unita.it/italia/cosi-il-parlamento-puo-combattere-br-l-antipolitica-autoriformandosi-1.315491) e Di Pietro (http://www.unita.it/italia/siamo-alla-vigilia-di-nuove-monetine-1.315408). Buona lettura!

Impeccabilmente recidivo
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2011


La notizia dell'avvenuto ritiro della norma pro-Fininvest è quantomeno uno squarcio di cielo sereno dopo un temporale, l'ennesimo, creato dalla maggioranza a favore del suo sire assoluto e incontraddicibile.

Riflettendo sulla norma in sè, mi viene tanto da ridere quanto da rabbrividire e temere.
Bocciato sonoramente il tentativo di contravvenire per via giurisdizionale all'Art. 3 della Costituzione, il premier e i suoi fedeli servitori hanno escogitato questo cavillo normativa ad esclusiva tutela del premier stesso e delle aziende della sua famiglia.
Come ha giustamente osservato di Pietro, si tratta di uno schiaffo morale a quanti nelle recenti tornate elettorale hanno invocato l'interruzione di questa epoca storica, dominata dall'imprenditore brianzolo (come qualcuno ancora oggi lo definisce) e uno sfrenato menefreghismo, spesso dilagante in puro egoismo societario.
È, appunto, l'ennesima dimostrazione che quest'uomo è recidivo nel fare il proprio interesse. Nessun'altra motivazione può essere scorta nella maggior parte dei provvedimenti varati in tutti questi anni, se non la tutela esclusiva del proprio tornaconto personale, insieme a quello di pochi amici e di tutti i parenti.
Suggerisco di leggere l'intervento di Massimo Giannini su Repubblica a proposito degli interessi personali del premier:  (http://www.repubblica.it/rubriche/polis/2011/07/04/news/il_governo_holding-18665164/).

Quanto alla maggioranza e ai suoi esponenti, risulta non-pervenuto l'aulico pensatore di questa imbarazzante norma.
Cosa vorrà mai dire che questo codicillo della Manovra non abbia un padre, nemmeno putativo?
Non è pervenuto nemmeno il nome di chi ha preso la drammatica decisione di ritirare la norma. A costui sì che dovremmo tributare onori politici e civici...

Aria pesante (aria di piombo)
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2011


La settimana che si è appena conclusa è stata, a mio modesto parere, una settimana fortemente connotata da un clima di tensione politica e civile nel Paese. Ciò, a ben vedere, non è un segnale particolarmente confortante nè sottovalutabile.
Mi riferisco, in particolare, a 4 distinti episodi nei quali colgo riflessi di un passato amaro e tragico della nostra Italia. Penso ai proiettili recapitati al Sindaco di Roma Alemanno, a quelli recapitati al Presidente del Veneto Zaia, alla gambizzazione di un Consigliere Comunale romano e ai manifesti apparsi a Milano "Via le BR dalle Procure".

Per mia fortuna (o sfortuna, non so) io non ho vissuto in prima persona i cosiddetti "Anni di Piombo", pervasi da sentimenti di odio civile e di cieca rabbia ideologizzata, ma credo di aver colto nel corso delle mie letture e dei miei studi il clima generale di quegli anni. Proprio per questo credo, anche se spererei di sbagliarmi, che si stia riaccendendo una miccia esplosiva tal quale quelle di quegli anni.
Gli episodi citati, presi singolarmente  non direbbero nulla, o meglio, farebbero pensare che esistano ancora persone squilibrate, malate e deviate che vivono la politica odierna con gli schematismi erronei e degeneri di quegli anni. Ma poichè questi 4 episodi si sono svolti tutti in un arco di tempo ristretto non posso credere che lo spirito e la mentalità bacata siano esattamente gli stessi.

Non solo. Pensando sbagliato l'ignorare completamente questi fenomeni, sono preoccupato fortemente dall'esacerbazione degli animi cui assistiamo nelle ultime settimane quasi come se ne fossimo anestetizzati. Non passa settimana senza che qualcuno tra le file dalla maggioranza parlamentare, a partire dal padrone della stessa, si faccia  sentire per qualche sparata a zero contro la parte politica avversa o altre componenti dell'arco istituzionale. Sono mesi che questa guerra verbale e morale si protrae e si rigenera costantemente, alimentando un odio civile reciproco tra le parti che, per come la vedo io, si trasferisce anche nella società italiana dove, menti deboli e cinicamente deviate, possono diventare elementi pericolosissimi e devastanti.
Ecco, allora, la necessità di stroncare pesantemente sul nascere quell'odio civile che mi sembra stia risorgendo nuovamente all'orizzonte. Uno stroncamento che non può non venire dalla politica: se è vero come è vero che nelle polemiche politiche si può generare e alimentare questa deriva societaria, è vero anche che è da lì che si può sradicare questo avvelenamento.
Per fare questo sarebbe opportuno un intervento netto e perentorio del Capo dello Stato, secondo me. Da molto tempo, ormai, è nella sua figura che il Paese ripone le proprie fiducie politiche, più ancora che nei singoli partiti o leader. Credo sia giunto il momento, ora che sta partendo la nuova campagna elettorale, per un netto isolamento di certi atteggiamenti infantili della nostra politica, imponendole un deciso cambio di toni e di messaggi. Il Paese ha bisogno di speranze, di incoraggiamenti e di figure in cui scorgere i riflessi della propria rinascita morale.

... perseverare autem diabolicum
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2011


Così finisce un celebre monito latino che iniziava con "errare humanum est, ...".
L'emerito e immacolato, oserei dire, nostro premier ha ieri ottenuto, nonostante le ben note perplessità del Capo dello Stato, la nomina di Saverio Romano a Ministro, come ricompensa per la sua sacra fedeltà.

Non credo sia difficile intuire quale sia la perseveranza nell'errore del nostro capo di governo, ma se a qualcuno ancora sfuggisse il nocciolo, beh, mi basta fare i nomi dell'esimio Aldo Brancher, o dell'illustrissimo Cosentino, o dell'immenso Caliendo.
La risata che stimola questo articolo de l'Unità è certamente una risata amara, o peggio:  http://nemici.blog.unita.it/indagato-per-mafia-ministro-subito-1.278512 .

Sembra che al nostro Cavalier (servito più che servente) proprio non entri in testa l'art. 54 della nostra Costituzione che, repetita juvant, «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore».
Certo, ancora non possiamo giudicare se Romano saprà applicarsi con disciplina e dovere. Quel che è certo è che, almeno in passato, non abbia dimostrato tali doti: se non altro perchè, se si è irreprensibili per disciplina e onore difficilmente si finisce per essere indagati.

Una riflessione che mi viene da fare, a questo punto, è questa: quando fra qualche anno si ripenserà ai giorni nostri e se ne vorranno celebrare i rappresentanti politici migliori, di chi vorremo o potremo ricordarci? Perchè se la politica di questi anni dovrà essere ricordata per questi personaggi che nemmeno il peggiore degli autori di fantasia avrebbe potuto creare, forse sarà meglio non averne memoria. Che tristezza.

La scuola: questione di punti di vista
post pubblicato in diario, il 28 febbraio 2011


Per coloro che sabato scorso abbiano guardato “Che tempo che fa”, il programma di Fabio Fazio, sarà stato palese, immagino, lo stridore tra la considerazione fatta dal Dott. Gratteri (PM di Reggio Calabria) e quella fatta dal premier poche ore prima e che aveva, ovviamente, richiamato l’attenzione di tutti i principali organi di informazione. Per chiarezza faccio riferimento alle due considerazioni fatte in merito alla scuola. Lo stridore è, evidentemente, per la palese contrapposizione tra i due pensieri espressi.

Mentre l’uno, il premier, nel pomeriggio si è affannato a dire che la “scuola pubblica non educa”, l’altro, il Dott. Gratteri, ha espresso l’idea che la scuola possa essere un primo grande mezzo per combattere la criminalità organizzata. Visto che il primo dei due pensieri si esplica da solo, tenterò di chiarire il secondo: il PM reggino ha espresso l’idea che, premessa la difficoltà di ravvedimento da parte di quanti sono nati e cresciuti in un’ottica malavitosa, uno strumento efficace per combattere la criminalità organizzata può essere proprio la scuola. La scuola nella sua capacità di insegnare valori, di negarne gli opposti, di aprire le menti alla realtà quotidiana per esaltarne le positività e confutarne criticità e avversità: insomma, parafrasando gli antichi romani, la scuola come “magistra vitae”.
Allora, se di fronte a un Magistrato e alla sua convinzione, alla sua fiducia e alla sua speranza verso la scuola, si pone l’idea che il responsabile “più alto in grado” della scuola stessa, il Presidente del Consiglio, cioè il capo del Ministro dell’Istruzione, non creda lui per primo nella scuola, si entra in un evidente contraddizione in termini, in una di quelle casistiche tutte italiane per cui, per dirla con la saggezza popolare, si sputa nel piatto in cui si mangia.
Come ci si deve, dunque, atteggiare? Quale può essere la fiducia nella scuola dei genitori che vi mandano i propri figli? Come possiamo pensare che siano motivati gli insegnanti e tutti coloro che lavorano nella scuola e per la scuola? Quale tipo di messaggio passa da un premier che si permette di dire certe cose?
No! Ancora una volta, il premier ha perso l’occasione per tacere, non perdendo quella di dimostrare la propria personale miopia, che è la stessa di tutta la sua compagine di governo! Una miopia che dimostra il perché non investano nella scuola pubblica, ma anzi la danneggino ogni volta che ne parlano. Quel che è peggio, purtroppo, è che questa ottusità mentale ricade su noi cittadini e, nello specifico, sugli studenti dell’oggi e su quelli del domani: anziché alimentare la fiducia e la speranza in loro, gli si tagliano le gambe deliberatamente. Di ben altro ha bisogno questo Paese che non di questo governuncolo! Abbiamo bisogno di iniezioni di fiducia e parole di speranza, come quelle del Dott. Gratteri! Grazie a lui e a quanti ancora sperano convintamente nella nostra scuola pubblica!

ps: ecco alcune reazioni: http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/28/news/scuola_pubblica_l_ora_delle_polemiche_pd_miliardi_di_tagli_volete_farla_morire-13005877/?ref=HREA-1 . Mi fa molto piacere, al di là dei distinguo scuola pubblica - scuola privata che si potrebbero fare, che anche una voce autorevole come quella del Card. Bagnasco si sia espressa su una materia tanto delicata e importante: scuola è futuro! Investire sulla scuola non può essere mai un errore!

Sfoglia dicembre        febbraio
calendario
adv