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Proud to be a democrat
post pubblicato in diario, il 11 novembre 2012





Che il fatto della settimana sia stato la rielezione di Barack Obama alla Presidenza degli USA credo sia un dato certo e condiviso. Al risveglio di mercoledì mattina, apprendere la riconferma del Presidente Democratico è stato un brivido ulteriore, per certi versi pari a quello di quattro anni fa al momento dell'elezione. A questo, poi, aggiungerei la bellezza del discorso del vincitore (http://www.partitodemocratico.it/doc/245940/discorso-pronunciato-al-mccormick-center-di-chicago-da-barack-obama.htm).
Un discorso caricato, forse anche un po' artificiosamente, di speranze e di nuove sfide: nelle parole del ri-eletto Presidente si percepivano non solo la giusta soddisfazione, ma anche un grande senso di responsabilità e di determinazione a continuare nel solco già tracciato.

Come ha sottolineato anche Andrea Sarubbi in un suo post (http://www.andreasarubbi.it/?p=8205), c'è un aspetto che più di tutti valorizza quel discorso: è il profondo senso di comunità e, al tempo stesso, di famiglia con cui Obama ha deciso di rivolgersi all'America da vincitore della sfida elettorale e da Presidente confermato.
In questo senso di comunità, di società, di gruppo sta, a mio modesto parere, proprio il concetto chiave dell'essere Democratico. Partecipare alla Politica attiva di un paese o del Paese ha proprio questa valenza di Servizio alla Comunità, qualunque ne sia la scala (locale, nazionale o sovranazionale).
Qui sta per me il senso ultimo della mia esperienza politica precedente (da Segretario di Circolo e da Assessore), associata ad una convinta adesione al Partito Democratico e al suo progetto di governo, sia locale che nazionale. Accettare una sfida di Amministrazione della Comunità è stato un mettermi al Servizio della comunità stessa - ancorché senza risultati particolarmente eclatanti o ottimali.

Non me ne voglia il succitato Sarubbi e quanti come lui ne condividono la scelta per le prossime Primarie, ma in continuità con quanto appena detto, la mia scelta sul candidato da sostenere nella corsa per la candidatura a Presidente del Consiglio nel 2013 è caduta su Pierluigi Bersani.
A scanso di equivoci, non sto dicendo che se avessi scelto di sostenere Matteo Renzi avrei, per così dire, "tradito" quel dualismo Politica-Servizio in cui credo profondamente: non dubito affatto che chi (e sono tanti gli amici e i compagni di tante esperienze politiche precedenti) abbia scelto il Sindaco di Firenze, possa essere animato da quel medesimo senso del servire.
Ma scegliere Bersani ha, per me, una particolarissima connotazione di collegialitàpopolarità (ben diversa da populismo, sia ben chiaro!), società. Questo non tanto a livello programmatico - anche perché, in tutta onestà non credo che la base programmatica di due candidati provenienti da uno stesso partito possa contenere progetti tanto discrepanti - quanto, piuttosto, a livello di visione d'insieme.
In Bersani scorgo la medesima attenzione alle radici e alla comunità locale come agli orizzonti e alla comunità europea. Da un lato la campagna elettorale che inizia nella natia Bettola (PC), muovendo dal distributore "di famiglia", dall'altro il dialogo aperto sul fronte internazionale coi leader progressisti europei per costruire insieme una piattaforma programmatica su scala europea. Nell'uno e nell'altro caso, dunque, stanno la comunità e i suoi legami: tradizionali e famigliari, come futuri ed europei.

Vorrei, poi, aggiungere una considerazione ulteriore a tutto ciò, considerazione che conferma sia la mia profonda adesione al Partito Democratico e ai suoi modelli di governo, che alla candidatura di Pierluigi Bersani.
Se mi soffermo, a titolo di esempio, su quanto accaduto negli ultimi mesi nell'Emilia tra Modena, Reggio e Ferrara - mi riferisco al dramma del terremoto, con tutto ciò che ne è conseguito - credo ci siano riconferme e motivi di orgoglio rispetto a tutto quanto scritto poco fa. Mi riferisco non solo alla reazione forte e determinata della popolazione (emblema di una risolutezza caratteriale e "imprenditoriale" di cui siamo capaci noi emiliani), quanto, piuttosto, alla esemplare gestione dell'emergenza di cui gli amministratori locali di questi territori hanno dato prova, dal Commissario straordinario e Presidente della Regione Errani a ciascuno dei Sindaci delle comunità colpite. Questo è un modello di amministrazione e di governo locale di altissimo profilo, autentica espressione, a mio modo di vedere, del portato valoriale del Partito Democratico, una forza di governo capace di profonda abnegazione per la sua gente (intesa non come iscritti, ma come comunità amministrate). Ebbene, se questo è un modello di buona amministrazione, e se questo modello è espressione, politicamente parlando, del Partito Democratico, allora il mio apprezzamento per quel modello non può che essere apprezzamento anche per il Partito Democratico e per il suo Segretario.

Ci tengo, però, a chiudere questo intervento, con una valutazione che è per me una convinzione autentica: le Primarie che stiamo preparando sono una sfida per individuare il candidato del centrosinistra alle Politiche del 2013, dunque, non Primarie congressuali per definire il modello di partito o di segreteria che vorremmo. Quindi, non solo credo sarebbe opportuno tenere toni e profili meno aspri, ma mi piacerebbe che non si scadesse mai troppo in personalismi stupidi e arroganti, lesivi soprattutto dell'unità del nostro partito. E ancora, spero di tutto cuore, che quanti usciranno sconfitti dalle urne del 25 novembre, sappiano in tutta onestà rimanere fedeli al progetto politico che questo centrosinistra saprà costruire per il bene del Paese: perché è esattamente questo il punto di vista da tenere in tutta questa corsa e, ancor più, dopo quella domenica.
Mani a posto
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2012


L'intervento del Presidente Monti ieri al Teatro Valli di Reggio Emilia ha ribadito, qualora ce ne fosse bisogno, l'alto senso di comunità e di responsabilità che lo stesso Senatore ha e mette al centro del suo operato.

Mi riferisco in particolare al passaggio in cui, non senza polemica e amara ironia, Monti ha ribadito che l'espressione di berlusconiano conio "mettere le mani nelle tasche degli italiani" è priva di un senso logico, almeno nell'accezione con cui il centrodestra governante l'ha sempre usata. Infatti, ha precisato il Premier, "le mani nelle tasche degli italiani sono quelle degli evasori (e le tasche, dunque, quelle degli italiani che pagano le tasse) e di quanti si trovano a godere di rendite di posizione, con tutti i privilegi del caso".
Come dargli torto?
L'espressione spesso usata dal suo predecessore ha sempre avuto l'intenzione di mettere in cattiva luce sia lo Stato tassante che i concittadini paganti. Niente di più sbagliato e dissonante dal principio della sussidiarietà, in virtù del quale la corretta e totale contribuzione dei cittadini mediante, appunto, la tassazione garantisce ai cittadini stessi l'accesso ai Servizi che lo Stato può e deve offrire. 
Rispetto a quanto appena detto, mi torna alla mente un intervento del Ministro delle Finanze del governo Prodi II, Padoa Schioppa: intervistato da Lucia Annunziata, il compianto economista asseriva che "le tasse? sono bellissime!" (http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/conti-pubblici-53/padoa-annunziata/padoa-annunziata.html). Ora, forse il superlativo assoluto è un po' esagerato, ma certamente il principio che ne governa la logica è tra i più alti tra i fondamentali di civiltà e di comunità.
Dunque, tornando all'intervento al Valli, trovo che siano state parole confortanti quelle di un Primo Ministro che richiama il senso di responsabilità che si associa all'obbligo morale della contribuzione. Oserei dire che siano state parole incoraggianti. Soprattutto perché tutto l'intervento di Monti, costellato peraltro da numerosi e significativi richiami storici al Risorgimento e alla Storia Patria, si è incentrato sul passaggio che ho richiamato e su un altro punto conseguente: che la lotta all'evasione è saldamente e convintamente in cima alla lista di priorità di questo Governo. Anche questo è un passaggio confortante, dal mio punto di vista: se è confortante che il Primo Ministro in carica richiami il senso di responsabilità e, dunque, il principio di sussidiarietà nella contribuzione collettiva, non da meno può essere la sua determinazione nello scovare quanti vengono meno al loro dovere.

In chiusura, una nota puramente "politica" sugli interventi ascoltati ieri al Valli. I temi affrontati, particolarmente da Delrio ed Errani, erano di quelli che più scuotono e tormentano gli animi di quanti sono chiamati ad essere Amministratori locali in questa stagione politico-economica. Nel metterli al centro del loro intervento, credo abbiano da un lato adempiuto alla loro funzione di "organi intermedi" verso lo Stato e dall'altro dimostrato una lucidità e una competenza politica non comuni. Essendo il loro uditorio composto da un numero significativo di loro colleghi, così come di parlamentari, aver indirizzato al Presidente del Consiglio presente - e peraltro molto attento, come è nel suo stile - quegli appelli ed inviti a riformare la Pubblica Amministrazione in determinate direzioni è stato sicuramente un atto di alta responsabilità e di reale mediazione politica tra i vari livelli dello Stato. Credo, insomma, che il tono accorato e profondamente "vissuto" dei due abbia destato una particolare e ulteriore attenzione da parte del Presidente Monti che, quasi certamente, avrà ritenuto di dare seria attenzione ai due interventi che lo hanno preceduto.
Un'altra nota sulla giornata di ieri a Reggio. Le polemiche della Lega alle porte del Valli hanno, francamente, un che di ridicolo e insignificante: che a manifestare dissenso e a protestare sulla tassazione siano proprio loro che fino a 2 mesi le tasse le gestivano al governo, è qualcosa di ripugnante e privo di qualunque logica. Bene han fatto Bersani e Prodi a liquidarli come han fatto: http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-bersani-la-lega-non-si-permetta-di-contestare/85205?video=&ref=HRER1-1 ; http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-prodi-l-europa-ha-bisogno-dell-italia/85207/83596 .
Ora tocca a noi
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2011


Lo scenario che si è aperto con la salita al Colle di ieri sera del premier è solo apparentemente esaltante. Dietro si cela qualcosa di terribilmente drammatico: basti vedere l'andamento dei mercati finanziari odierni (Piazza Affari chiude a -3,78% e lo spread ha raggiunto quota 570 e chiuso a 552). La nota politica emanata dal Quirinale, poi, evidenzia una preoccupazione fortissima del Presidente Napolitano. Di fronte a questo, pullulano le dichiarazioni di intenti del centrosinistra e i desiderata del centrodestra.

E ora? Che ne sarà del nostro Paese?
Non è dato sapersi, ma ciò che è auspicabile e, in qualche modo conveniente, è che le responsabilità, oneri e non onori a ben vedere, vengano affidate a forze politiche differenti da quelle che finora hanno dominato l'(in)attività politica. Lo dico non perché speri personalmente in un "ribaltone" per mano della Presidenza della Repubblica, ma perché ritengo evidente l'assoluta incompetenza e inaffidabilità di quanti in questi mesi hanno tergiversato lungamente senza indurre i necessari cambiamenti del sistema. Dunque, non più ruoli di governo all'attuale schieramento di (ex)maggioranza, ma a una serie di personalità politiche e tecniche che diano un fortissimo impulso alla ripresa e, ancor più, alla credibilità di cui il nostro Paese ha bisogno.
In questo scenario è indiscutibile la partecipazione delle forze d'opposizione e, come ha detto senza mezzi termini il Segretario Bersani e come ha giustamente ripreso anche Casini, è indispensabile che su tutte sia coinvolto il Partito Democratico, in qualità di primo partito del Paese.

A fronte di ciò, però, è fondamentale una "riflessione interna".
O meglio: è importantissimo che il PD per primo si impegni sia sul fronte dell'amministrazione dello Stato, ma soprattutto ad intraprendere quella campagna elettorale prospettata nella nota del Quirinale e che, a ben vedere, sarà tanto aspra quanto temporalmente contenuta.
Si è aperta, dunque, una fase transitoria durante la quale il PD deve svelare la propria identità di forza di governo, elaborando una strategia per amministrare il Paese e portarlo fuori dal precipizio in cui ci ha precipitato Berlusconi con tutto il suo entourage. 
Insomma, tocca a noi Democratici prenderci sulle spalle le responsabilità di Ricostruire il Paese: lo dobbiamo, lo possiamo e lo vogliamo fare. 
Tocca a noi essere il traino della ripartenza; tocca a noi ridare vigore alla produttività italiana (sia industriale che intellettuale); tocca a noi riaccendere il motore del Paese. Tocca a noi, come ha detto Bersani sabato a Roma, ridare Fiducia all'Italia. Tocca a noi, sempre citando Bersani, ristabilire la Verità delle cose, quale che essa sia. Tocca a noi Ricostruire l'Italia migliore. Tocca a noi tutto questo per noi e per l'Italia.
Il messaggio di Roma: Ricostruire
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011


Un ottimo racconto su cosa sia stata realmente la manifestazione di P.zza S. Giovanni di sabato direi che sia l'editoriale di ieri a firma del Direttore de l'Unità Claudio Sardo (http://editoriale.blog.unita.it/impegno-comune-1.349429). Ciò che realmente si è avvertito, secondo me, nella giornata è stata la voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare per restituire al nostro Paese quel senso di dignità e di grandezza che ci spetta.
Un desiderio di ripartire che, ovviamente, è riecheggiato soprattutto nel discorso del Segretario Bersani. Un discorso che sì, come tanti dicono, non ha trasmesso concretezza di proposte, ma ha sortito l'effetto di una ventata di ottimismo e una buona spinta propulsiva per i militanti e gli iscritti. Non era quello il contesto adatto alla concretezza di proposte e scelte che, invece secondo me, devono dominare l'attività politica e parlamentare, devono essere al centro del dibattito quotidiano e sui quotidiani. In una piazza come quella di sabato, per un evento che doveva essere - come poi è stato - una mobilitazione generale, era giusto che il Segretario dettasse una linea interpretativa della realtà contingente, un atteggiamento universalmente valido nei singoli contesti per dare ulteriori riferimenti a un popolo di tesserati, di militanti, di semplici elettori e di amministratori desiderosi di nient'altro che Ricostruire il Paese.

Ho apprezzato, tra le tanti cose, l'impronta fortemente europeista data all'evento. Gli interventi (uno video e uno "fisico") dei leader francese e tedesco hanno dato un respiro europeo e, dunque, più ampio e aperto al nostro partito e alla nostra attività politica. In un momento delicato come questo, in una contingenza debole nei suoi fondamentali come quella attuale, la presenza collaborativa e fattiva di questi due leader ha dato un senso maggiormente comunitario all'evento. Inoltre, dopo gli sbeffeggiamenti irriverenti del duo Merkel-Sarkozy al nostro Paese, la presenza dei loro oppositori politici al nostro fianco è stato un bellissimo segnale in vista, speriamo, di un futuro di cooperazione dei 3 Paesi sulla scena europea e mondiale.

Quella piazza, quella folla, quello spirito di rivincita e ripartenza, di Ricostruzione hanno dato, almeno questo è il mio parere, un impulso forte e generoso a chi era lì che, ne sono quasi certo, non può essere ritornato a casa deluso. Il Partito Democratico, come ha scritto giustamente Sardo, è apparso come un popolo presente, fiducioso e desideroso di maggiore fiducia, consapevole del cammino arduo e impetuoso che lo attende, ma generoso e abile a spendersi per un Paese che non può che ricominciare a decollare, per tornare ad essere un protagonista indiscusso e non più sfiduciabile della scena internazionale.
Certo, alle parole e ai desiderata della piazza, devono necessariamente seguire i fatti. E noi tutti lo faremo - chi nei propri posti di lavoro, chi con gli amici, chi nelle proprie associazioni di volontariato o di militanza civile, chi nelle Amministrazioni locali di cui fa parte, ... - di metterci al servizio delle nostre comunità per portare alto l'onore del Paese e del Tricolore che ci rappresenta, ricostruendo tutto ciò che questa maggioranza ha distrutto e recuperando ciò che ha dissipato.
Su due interventi
post pubblicato in diario, il 23 settembre 2011


Due interventi ieri mi hanno colpito particolarmente, anche se con differenti esiti e reazioni.

Il primo è quello del ViceSegretario del PD, Enrico Letta, che, durante un'intervista a Canale 5, ha ritenuto di prendere secche distanze da Di Pietro, dopo quanto dichiarato mercoledì (http://www.unita.it/italia/enrico-letta-stronca-di-pietro-br-irresponsabile-con-lui-mai-1.334483).
Ora, l'affermazione di Di Pietro è indubbiamente stata molto forte, così come dure sono state le reazioni che essa ha sortito. Quello che in molti, soprattutto nel PD, non hanno colto è la natura dell'affermazione: il leader IdV non aveva alcun intento sobillatorio né guerrafondaio. Anzi, mi pare stesse lanciando un accorato e addolorato grido di allarme per uno status civile e sociale pericolosissimo e foriero di fondati timori.
Dunque, prendere le distanze da quell'affermazione può avere una sua logica, nel momento in cui non se ne capisce a fondo la ratio, ma è indubbio che quanto detto da Letta sia assolutamente una frase di troppo. L'allenza "Nuovo Ulivo" stretta la settimana scorsa si vuole (nel PD) che abbia un seguito? O la si relega ad essere un evento da weekend senza memoria?  A me pare che questa scelta Bersani la debba spiegare molto bene all'interno del PD, facendone capire il senso profondo, la ratio effettiva, l'obiettivo finale. Perché non se ne può sinceramente più di gente che, alla Pecoraro-maniera, sputa addosso alle decisioni prese in sede di Segreteria: non abbiamo proprio imparato nulla dal Prodi II, il Governo dei Ministri che, un minuto dopo essere usciti da Palazzo Chigi, dicevano peste e corna di quanto deciso (vedi proprio Pecoraro)?
Mi dispiace, ma la frase di Letta - che credo abbia trovato il sostegno di Follini e altri - è oggettivamente incompatibile con quanto fatto la scorsa settimana da Bersani: o si sta con Di Pietro (scelta che gran parte dell'elettorato vorrebbe si facesse una volta per tutte) o si sta con qualcun altro (Casini? NO, grazie!!!).

L'altro intervento, invece, è quello riportato da "Il punto alle 20" di Corradino Mineo ieri sul finire di trasmissione quando, riproponendo un video proiettato ieri al Festival del Diritto di Piacenza, è stata fatta vedere un'intervista di Stefano Rodotà al Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Prima ancora che sui contenuti, mi ha colpito profondamente la lucidità di pensiero e di giudizio critico che il Presidente, pur dall'alto dei suoi 93 anni, ha dimostrato. Lucidità e criticità, ben condite da una passione per l'Italia e per le sue istituzioni che hanno tanto da insegnare a noi tutti.
Proprio quella passione per l'Italia ha spinto il Senatore a vita ad addurre argomentazioni durissime sullo stato attuale del Paese, forti e di cesura con un sistema politico oggettivamente malsano. La dimostrazione è, indubbiamente, l'essere arrivato a dire che "la Democrazia è defunta" (sic!). D'altronde, per chi ha partecipato alla stesura della Costituzione non può che essere uno scempio, un abuso, una violenza quanto sta accadendo in questi giorni e mesi nelle istituzioni repubblicane: la denuncia di Scalfaro è stata, soprattutto, una denuncia senza appello al dilagare della corruzione e dell'abuso di potere da parte di chi, raggiunte le cariche pubbliche, ne approfitta per fare il proprio personale interesse.
Nel parole del Presidente emerito ho davvero ritrovato quelle di un nonno per tutti noi, volenteroso e appassionato nel dare consigli, suggerimenti, sollecitazioni a noi giovani che, volenti o nolenti, un domani prenderemo in eredità le redini del Paese. Ed è a persone come lui che dobbiamo la nostra gratitudine, non solo per il servizio reso allo Stato (dalla Costituente alla Presidenza), ma per la passione civica che ancora nutre e trasmette         
Gli alleati che contano
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2011


Ufficialmente, ma spintaneamente (essendo Mentana lo spingente), ieri a Vasto ha riacceso i motori l'Ulivo. Anzi, ha acceso i motori "il Nuovo Ulivo" di Bersani, Di Pietro e Vendola (in rigoroso ordine alfabetico).
Finalmente!
Almeno dal mio punto di vista, questa è stata una mossa giusta e un atto dovuto.

Ho ribadito più volte la mia profonda convinzione, dalla quale nessuno mi schioda, che questa sia l'unica vera e possibile alleanza per il PD. Non lo sono, invece, le spinte centriste, che pure ieri erano il contraltare politico interno alle opposizioni.
Più che le parole, parlano i fatti, di un passato recente e di quello "remoto". Non è pensabile né tollerabile né logica un'alleanza al centro, con chi ha corso per sé (salvo, poi, accogliere e tenersi stretta la poltrona dell'Assessorato al Bilancio) alle Amministrative della Milano della svolta, o non ha condiviso (se non parzialmente) la battaglia referendaria. Quegli stessi politici che hanno osteggiato con vigore - e riuscendoci - la candidatura rutelliana al Campidoglio, così come hanno "boicottato" il Prodi II giorno dopo giorno.
Neppure potremmo pensare di costruire un'alleanza con loro su basi programmatiche, visto che sulle idee programmatiche di base non c'è comune accordo.

Ciononostante, capisco la logica del Segretario Bersani che chiede uno sforzo di intenti anche al Centro per poter costruire insieme la galleria che ci faccia uscire dal cul-de-sac in cui questo governaccio ci ha catapultati. Lo capisco perché evidentemente questo significa dare all'Italia quella boccata di ossigeno necessaria a ripartire. Dunque, sarebbe un atto di coraggio, di sacrificio, di responsabilità di cui, allo stato attuale, solo le forze di opposizione possono farsi carico.

Però, proprio per ciò che dicevo prima, è fondamentale aver partecipato all'incontro di ieri (maestralmente mediato dal Direttore Mentana), andando ad impegnare ciascuno dei tre partiti in una costruzione ad hoc per la costruzione dell'alternativa politica per questo Paese.
In questo, dunque, l'impegno a redigere entro 100giorni una carta di 10 proposte fondanti, attorno alle quali dipanare i programmi per l'Italia che verrà e per la prossima Amministrazione Pubblica, è un gesto sinceramente apprezzabile e da applaudire. E' anche, dal mio punto di vista, il buon auspicio per la costruzione di una casa comune di questi 3 partiti che, a ben vedere, viaggiano sulla medesima lunghezza d'onda.
Certo, le discrepanze ci sono, le cacofonie politiche anche. Ma è l'eterogeneità, se ragionevolmente disciplinata ed esercitata, la forza di una coalizione.
E, badiamoci bene, questo l'elettorato riformista lo ha capito, lo vuole e lo premia. Il caso Pisapia-Mialno è la lezione da imparare a memoria per capire quale direzione prendere. La vittoria milanese ha una ricetta complicatissima, con un'innumerevole elenco di ingredienti. Ma uno dei più importanti (dopo la spendibilità/credibilità del candidato e del programma) è, secondo me, proprio la squadra che c'era dietro, l'alleanza di supporto a quella candidatura. Quella vittoria è una prima fondamentale e imprescindibile applicazione del "Nuovo Ulivo".

Peraltro, Casini dice che dell'Ulivo e di tutta quella stagione non se ne sente la nostalgia? Buon per lui! Noi quella nostalgia la sentiamo e tanto! Di quella stagione portiamo un ottimo ricordo e da quella stagione abbiamo molto da imparare e vogliamo farlo. Lui se ne chiama fuori? Bene! Ci toglie il problema di "scaricarlo": lo ha fatto da sé...
Attenzione però: "Nuovo Ulivo" non è e non deve essere "Nuova Unione"! Come dicono Bersani, Bindi e altri, "No, grazie! Abbiam già dato! ...

Le mie considerazioni sulle Considerazioni Finali
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2011


Ho letto in questi giorni il testo delle Considerazioni Finali che il Governatore di BanchItalia Mario Draghi ha tenuto lo scorso 31 maggio, come consuetudine.
Non mi addentro particolarmente negli aspetti puramente economici trattati, per evitare di addentrarmi in territori a me in parte sconosciuti. Mi limito solo a elaborare alcune riflessioni sulle ricadute che le scelte politiche hanno sull'economia italiana.
In questo premetto che l'intervento di Draghi mi pare sia stato estremamente chiaro e inequivocabile, pur se pacato (come, senza conoscerlo troppo, mi pare sia il suo stile di intervento).

Tra le Considerazioni fatte dal Governatore, alcune hanno attirato particolarmente la mia attenzione.
In una riflessione sullo stato dell'economia italiana e sulle necessarie, seppur lontane, prospettive di crescita, Draghi pone l'accento su tre elementi tra gli altri: la scuola (in senso ampio), le infrastrutture e il mercato del lavoro.
In tutti e tre i casi, la sua riflessione rimarca uno stato dei fatti non brillante né soddisfacente.

Il mio pensiero, leggendo queste note, è andato subito agli Stati Uniti, dove il Presidente Obama, per riportare vigore nel Paese ha scelto di investire, primariamente su 2 campi: scuola e infrastrutture.
Il piano di investimenti in infrastrutture ha previsto stanziamenti enormi per realizzare opere di varia natura, ma tutte di pubblica utilità (come è evidente che sia). Sul piano scolastico, l'ambizione è di rilanciare licei e università nel prossimo biennio, per innalzare il tasso di istruzione dei giovani americani.
Certo noi non siamo gli USA, ma potremmo ispirarci a un modello del genere per decidere che il rilancio della nostra economia nazionale passa anche di lì: non è un dato da poco quello che sottolinea Draghi, secondo cui recuperare l'arretratezza in ambito scolastico-formativo nel nostro Paese ci potrebbe far recuperare un punto di PIL.
Certamente qualche detrattore di questo mio pensiero, di destrorso orientamento, potrebbe insinuare che è stata recentemente varata una riforma scolastica, e che ci sono progetti infrastrutturali anche nei piani di questo governo. Ma a costoro vorrei chiedere: ritenete che una scuola che faccia pagare pennarelli e carta igienica ai genitori sia una scuola all'avanguardia e ben riformata? E che un buon piano infrastrutturale per l'Italia debba comprendere il famoso quanto aberrante Ponte sullo Stretto?
Di ben altro ha bisogno questa Italia!
Ha bisogno di scuole su cui non si facciano tagli, ma su cui si investano milioni. Ha bisogno di scuole che offrano ai ragazzi un Sapere di qualità e alle loro famiglie un servizio di alto livello e a facile accesso (penso alle giovani madri che lavorano e fanno fatica a conciliare gli orari scolastici dei figli coi propri). Ha bisogno di una scuola di eccellenza che forgi menti eccelse, ambiziose, competitive, istruite. E ha bisogno che queste menti, una volta terminati gli studi non scappino all'estero in cerca di migliori fortune e più investimenti in ricerca.
Così come ha bisogno di ammordenamenti del tessuto autostradale in ampi tratti, ammodernamento che passa anche per un'equità nei pagamenti dei pedaggi (che non ovunque si pagano...). Ha bisogno di opere realmente utili ai cittadini, come nuove linee ferroviarie o nuovi e decenti vagoni su quelle esistenti. Ha bisogno di reti metropolitane che rendano alla portata di tutti le grandi città.

Quanto, poi, al mercato del lavoro. La riflessione del Governatore lascia intravedere le falle di quel sistema di flessibilità che oggi regna sovrano e che sostanzialmente truffa noi giovani e le nostre speranze.
In questo ambito, è da tempo che il PD e Bersani urlano al governo che è ora di cambiare questo sistema per cui il lavoro precario ha costi minori, per un'impresa, del lavoro "fisso". E questo non è utopia! Sarebbe un meccanismo pienamente logico, capace di far pensare a un giovane che ce la può fare anche lui ad entrare nel mondo del lavoro!

Bella la conclusione del Governatore Draghi che, con richiamo a Cavour e alla sua politica riformatrice, si chiede quale Paese lasceremo alle prossime generazioni!
Una domanda che, credo, fosse retorica, vista la disamina precedente. Tanto retorica, forse, quanto amara.

Pensieri sparsi a sinistra
post pubblicato in diario, il 6 giugno 2011


Vorrei fare una breve riflessione sul centrosinistra cha ha vinto queste amministrative, partendo da due interviste che ritengo illuminanti in tal senso.

La prima è quella a Bersani ieri sul Corriere (http://beta.partitodemocratico.it/doc/210227/bersani-gli-elettori-di-centro-e-sinistra-si-sono-gi-mischiati.htm).
Ho trovato nelle parole del Segretario quello che mi aspettavo di trovare. O meglio, credo che sia un'intervista che rimarca dei punti fermi per il Partito Democratico dopo questa tornata amministrativa. Sono dei capisaldi di ciò che il PD deve tenere come propria linea guida ora che è alla guida di nuove realtà locali: in quelle parole, in quelle idee, in quelle proposte credo vi siano delle tracce chiare di ciò che i nuovi (o rinnovati) Sindaci dovrebbero fare ora che tocca a loro spendersi per i loro paesi/città.
Sono nientemeno che le linee guida che il PD ha tracciato già da tempo nel proprio essere un'alternativa seria a questo governo e a questa (fu) maggioranza.
Ovviamente, ogni realtà avrà la propria responsabilità di declinarle a seconda delle proprie esigenze e contingenze. Ma in linea di massima quello è il solco da seguire.
Due appunti, però, li farei.
Il primo riguarda il tema allenze. Prescindendo dalla vera scelta di andare in una direzione o in un'altra (ormai è ben nota la mia idea in merito), credo il PD si debba assumere la responsabilità di essere chiaro con i propri alleati. Non penso ci debba essere un "temporeggiamento" rispetto al terreno politico nazionale: noi siamo il PD, siamo centrosinistra e siamo riformisti. Se si parte da questa idea, vien da sè quale sia l'atteggiamento al nazionale. Il locale può essere diverso? Certo. Ma decliniamo quello nei giusti termini. Anche perchè vediamo dove/come tira l'elettorato in questo senso.
Il secondo riguarda le reazioni di SeL, di cui ho letto qualche titolo. In effetti, forse varrebbe la pena di chiarire bene quale vogliamo sia il nostro rapporto con loro. Per le stesse ragioni sopra esposte.

La seconda intervista è quella al Presidente della Toscana Enrico Rossi all'Unità (http://www.unita.it/italia/intervista-a-enrico-rossi-ora-i-referendum-poi-ricambio-e-programma-i-di-pietro-spataro-i-1.300581).
Apprezzo il tono chiaro di quanto dice Rossi, senza lasciare spazio ad equivoci o a inferenze da fare. L'idea è chiara ed è una, su tutti i temi trattati.
Credo che in certi casi, le posizioni espresse dal Presidente diano delle risposte anche ad alcuni temi lasciati aperti dal Segretario. Mi sembra che il Presidente Rossi abbia delineato un assetto, se possibile, anche più preciso di quello descritto da Bersani il giorno dopo, soprattutto in materia di alleanze.
Il PD ha bisogno, per come la vedo io, di politici freschi e determinati come Rossi per rigenerarsi (è questo proprio uno dei temi al vaglio dell'intervista) e per continuare ad accrescere il proprio bacino di elettori. Mai come in questo momento occorre tenere i piedi ben saldi a terra, come richiamava anche Prodi alla festa romana della scorsa settimana, per consolidare la propria forza politica ed elettorale. Anche e soprattutto per il bene del Paese.

Infine, una lettura un po' più amena, che viene dalla penna e dalla fantasia da Nobel di Dario Fo: http://www.unita.it/italia/e-il-popolino-disse-caro-re-br-alle-tue-balle-non-crediamo-piu-1.300979 . Buon divertimento!


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 6/6/2011 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lezione dei ballottaggi
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2011


I numeri di ieri sono qualcosa di straordinario e, al contempo, terrificante (nel senso buono del termine - ora spiego).
Il Segretario Bersani, dopo il primo turno di queste Amministrative, parlò di "vento del nord": un'immagine azzeccatissima, secondo me. L'idea che ne è veicolata è esattamente quella di un cambiamento forte e storico, che spira proprio dal Nord. Quel Nord che per anni è stato un territorio saldamente nelle mani della destra berlusconiana e leghista - con le dovute e certe eccezioni (a partire dalla mia Emilia), che hanno spinto sempre nella stessa direzione di quel vento.

Il vento, si sa, scompiglia le carte in tavola, genera disordine e smonta i castelli di carta.
Questo "vento del nord" fa esattamente tutto questo: scompiglia le carte sul tavolo di questa maggioranza di governo che credeva di essere incontrastata nel suo governicchiare il Paese, mette disordine e rovescia dal tavolo i piani di chi progettava (e tentava di realizzare - quasi riuscendo) un dominio pluridecennale e monotono, smonta i castelli di promesse fumose delle quali costoro si erano riempiti per anni la bocca (trovando chi ci credesse realmente).
Le analisi politiche che in questi giorni si sono lette e si leggeranno portano tutte alla stessa meta: siamo sul versante discendente di un'epoca storica monocratica e connotata da un profondo senso dell'ego. Pittoresco, a tal proposito, l'editoriale di Massimo Giannini oggi (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41).
Comunque la si legga, questa tornata di Elezioni Amministrative ha consegnato alla destra del premier una lezione chiara e univoca: così non si può andare avanti e, soprattutto, la gente non vuole andare avanti. La richiesta è chiara per tutti: cambiare rotta.
Non credo sia un problema di singoli candidati (anche se oggettivamente in alcuni casi, Milano e Napoli soprattutto, lo è stato), nè tantomeno di programmi (o non nello specifico di ogni programma). Il problema, semmai, è stato di scelta sull'offerta complessiva fatta dal centrodestra: un'offerta non più accettabile nell'Italia del 2011. Non più con questa compagine governativa (e coi suoi emissari sul territorio), non più con queste falsità messe in tavola (declinate, queste sì, nei programmi delle varie città, ma tutte consonanti in un modello di Nazione pessimo e non ulteriormente condivisibile), non più con i toni di un duello all'ultimo sangue (in un'Italia già in ginocchio da anni, e ancor più con questa crisi).

Ecco, dunque, l'avanzata del centrosinistra in Italia, col suo carico di onori e oneri.
Onori che vanno tributati all'intero scenario politico del centrosinistra, senza esclusione di alcun partito. Onori meritatissimi che, dopo anni, hanno trovato un largo consenso nella cittadinanza: questi risultati hanno chiamato alle urne 13 milioni di persone al primo turno e 6 ai ballottaggi, dunque, non sono espressione di pochi. Onori al lavoro di squadra espresso in più contesti, all'offerta di progetti per il cambiamento del Paese (e, nello specifico, anche in ogni singola città/provincia al voto), ai toni tenuti durante tutta la campagna elettorale e in ogni singolo contesto. Onori alla capacità di creare un tessuto nel Paese, aggregando non solo le altre forze politiche sullo stesso fronte ma, è questo l'asso vincente, le forze civiche ovunque costituite e comunque denominate (ambienti laici ed ecclesiastici, volontari, asscociazioni costituite e semplici cittadini). Questa è la vera forza del Paese, quella che ha portato avanti la Nazione dopo ogni caduta in questi 150anni e che, si spera, continui a farlo anche in futuro. Partendo da adesso.

Un discorso tutto a sè merita il PD.
Il tributo migliore al merito del Partito Democratico credo lo abbia espresso Massimo Giannini (http://www.repubblica.it/rubriche/polis/2011/05/30/news/e_crollato_il_muro_di_arcore-16977904/) dicendo che si è rivelato una forza indispensabile per lo schieramento attualmente all'opposizione parlamentare. Un ruolo cardine che solo una forza politica con alto, altissimo senso civico può esprimere, dando il meglio di sè, ma senza mai imporsi.
Dico questo pensando al fatto, ed è un dato obiettivo ed inconfutabile, che i due neo-Sindaci di Milano e Napoli, come di Cagliari, non siano persone provenienti dal PD, ma alle quali il PD ha saputo dare il giusto apporto. Nel caso milanese e in quello cagliaritano il PD ha espresso la propria onestà intellettuale accettando la sfida delle Primarie e, soprattutto, una volta persala, sostenendo senza rivalse nè riluttanze i candidati vincitori. La migliore espressione di quella stessa democrazia che, non solo è insita nel nome del partito, ma che regole le Primarie stesse: il confronto sia pure serrato e teso, ma una volta ottenuto il risultato (quale che sia) l'obiettivo comune deve necessariamente avere la meglio sui personalismi e sulle ripicche interne. Questa è un'altra lezione che ci viene dai ballottaggi, e non solo.
Sul caso napoletano, l'ho già detto anche 15 giorni fa, la lezione al PD l'han data gli elettori. Il messaggio è, secondo me, chiarissimo: nella scelta delle candidature occorre dialogare per tempo e saggiamente coi potenziali alleati per capire quale sia il percorso migliore. Senza troppe dietrologie, l'eventuale candidato unico del centrosinistra avrebbe avuto la meglio al primo turno senza alcuna difficoltà. Questa lezione va presa in considerazione, secondo me, anche su scala nazionale: l'elettorato ha dato segni inconfondibili su quali debbano essere gli interlocutori nel campo del centrosinistra.

Ora, quel che accadrà non è dato sapersi. Di certo, non ci si può aspettare che questa compagine governativa faccia un passo indietro e si rimetta agli elettori: non hanno la cultura politica nè il senso civico per farlo.
Nell'attesa di un cambiamento di passo da parte loro, quale che sia, credo sia necessario continuare a tessere questa tela di relazioni con la società civile, con le forze politiche vincenti alle urne, con il mondo imprenditoriale ed economico del Paese, con l'obiettivo di costruire una via parallela a questo governo-del-fare-finta-di-fare lungo la quale ricostruire l'Italia sulle macerie che questa destra sta facendo.
Insomma, buon lavoro a tutti i vincitori!

Finalmente!
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2011


La giornata di oggi dà, quantomeno, due spunti di riflessione sui due fronti politici, maggioranza e opposizione. Anche se, personalmente, è dell'opposizione che più mi curo.

La Direzione Nazionale che si è tenuta oggi nella sede del PD a Roma è stata preceduta da un gran bailame di "riunioni d'area" (leggasi "area" come "movimenti") e di previsioni di scissioni o di contrapposizioni forti.
Invece...
L'esito finale è stato una quasi unanime approvazione della relazione del Segretario Bersani (esito puntuale: 137 a favore, 2 contrari, 2 astenuti, i MoDem non hanno partecipato al voto).
Finalmente!
Finalmente il PD ha dato prova di saper essere un partito plurale e non-uniforme, ma coeso e abbastanza maturo da non lasciarsi prendere dagli infantilismi di chi vuole a tutti i costi fare le proprie rivendicazioni!
La cronaca della Direzione parla chiaro: le varie voci intervenute hanno espresso ciascuna i propri convincimenti sul partito e sull'evoluzione che questi debba avere, ma, ed è questo l'atto di maturità, alla fine ha prevalso il senso di unità interna. Questo è un partito serio, plurale, realmente democratico! A nessuno si vieta di esprimere perplessità o dissensi, ma a tutti si chiede di cercare di trovare una mediazione di posizioni, di far prevalere il senso dell'essere un gruppo e di voler essere, quanto prima, una forza di governo del Paese.
I MoDem non hanno partecipato al voto? Ottima scelta! Per il semplice motivo che hanno dimostrato di voler stare dentro il partito e di volerlo mandare avanti, nonostante le loro perplessità: ciò dimostra un alto senso dell'essere gruppo. Questo è un gesto di grande importanza, da non sottovalutare e da apprezzare. Come credo sia da apprezzare il fatto che Bersani, all'atto delle conclusioni, abbia dato modo ai MoDem di ricredersi su alcune cose: è nel compito del Segretario cercare di conciliare le varie anime del partito, di portarle tutte ad un confronto, ma, se possibile, di farle convergere su una posizione unica.
Questo dimostra che Bersani sta compiendo un ottimo lavoro alla segreteria del partito! Gli va dato atto di questo: perchè non è facile coordinare anime tanto diverse e spesso dialetticamente contrapposte, riuscendo a ricondurle a unità. Questo è quello che l'elettorato PD si aspetta dal PD e questo è quello che fa la vera forza del PD.
Da elettore e iscritto ringrazio davvero tutta la Direzione per l'esempio di coesione dato oggi! Spero che questa sia la prima di una serie di "lezioni dell'essere partito" cui possiamo assistere noi della base: ci servono iniezioni di fiducia come questa.

Sul fronte della maggioranza, o meglio, del premier la notizia del giorno è che la Corte Costituzionale ha sostenzialmente bocciato il "legittimo impedimento".
Finalmente!
Finalmente potremo assistere al premier che si sottopone alla Giustizia italiana - anche se, con un po' di disillusione ammetto che forse ciò non avverrà con facilità per i nuovi raggiri che presto inventerà lui stesso, insieme al collaborazionista Alfano.
Insomma, c'è ancora da credere che in questo Paese, tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. O almeno, spero lo si possa ancora credere.
Pare, poi, che domani il premier interverrà in tv per una delle sue solite pantomime sui giudici di sinistra, sulla giustizia a orologeria.... Insomma, il barzellettiere di ieri con la Merkel lascerà spazio al capro espiatorio della mala-giustizia italiana in atto di autocommiserazione. Non sintonizzatevi sul 5 domattina: potreste avere l'impressione di assistere alla replica di qualche video d'archivio...

PS: Qualcuno ha notizie della nuova Giunta Alemanno? Non doveva essere presentata oggi?

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