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Su due interventi
post pubblicato in diario, il 23 settembre 2011


Due interventi ieri mi hanno colpito particolarmente, anche se con differenti esiti e reazioni.

Il primo è quello del ViceSegretario del PD, Enrico Letta, che, durante un'intervista a Canale 5, ha ritenuto di prendere secche distanze da Di Pietro, dopo quanto dichiarato mercoledì (http://www.unita.it/italia/enrico-letta-stronca-di-pietro-br-irresponsabile-con-lui-mai-1.334483).
Ora, l'affermazione di Di Pietro è indubbiamente stata molto forte, così come dure sono state le reazioni che essa ha sortito. Quello che in molti, soprattutto nel PD, non hanno colto è la natura dell'affermazione: il leader IdV non aveva alcun intento sobillatorio né guerrafondaio. Anzi, mi pare stesse lanciando un accorato e addolorato grido di allarme per uno status civile e sociale pericolosissimo e foriero di fondati timori.
Dunque, prendere le distanze da quell'affermazione può avere una sua logica, nel momento in cui non se ne capisce a fondo la ratio, ma è indubbio che quanto detto da Letta sia assolutamente una frase di troppo. L'allenza "Nuovo Ulivo" stretta la settimana scorsa si vuole (nel PD) che abbia un seguito? O la si relega ad essere un evento da weekend senza memoria?  A me pare che questa scelta Bersani la debba spiegare molto bene all'interno del PD, facendone capire il senso profondo, la ratio effettiva, l'obiettivo finale. Perché non se ne può sinceramente più di gente che, alla Pecoraro-maniera, sputa addosso alle decisioni prese in sede di Segreteria: non abbiamo proprio imparato nulla dal Prodi II, il Governo dei Ministri che, un minuto dopo essere usciti da Palazzo Chigi, dicevano peste e corna di quanto deciso (vedi proprio Pecoraro)?
Mi dispiace, ma la frase di Letta - che credo abbia trovato il sostegno di Follini e altri - è oggettivamente incompatibile con quanto fatto la scorsa settimana da Bersani: o si sta con Di Pietro (scelta che gran parte dell'elettorato vorrebbe si facesse una volta per tutte) o si sta con qualcun altro (Casini? NO, grazie!!!).

L'altro intervento, invece, è quello riportato da "Il punto alle 20" di Corradino Mineo ieri sul finire di trasmissione quando, riproponendo un video proiettato ieri al Festival del Diritto di Piacenza, è stata fatta vedere un'intervista di Stefano Rodotà al Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Prima ancora che sui contenuti, mi ha colpito profondamente la lucidità di pensiero e di giudizio critico che il Presidente, pur dall'alto dei suoi 93 anni, ha dimostrato. Lucidità e criticità, ben condite da una passione per l'Italia e per le sue istituzioni che hanno tanto da insegnare a noi tutti.
Proprio quella passione per l'Italia ha spinto il Senatore a vita ad addurre argomentazioni durissime sullo stato attuale del Paese, forti e di cesura con un sistema politico oggettivamente malsano. La dimostrazione è, indubbiamente, l'essere arrivato a dire che "la Democrazia è defunta" (sic!). D'altronde, per chi ha partecipato alla stesura della Costituzione non può che essere uno scempio, un abuso, una violenza quanto sta accadendo in questi giorni e mesi nelle istituzioni repubblicane: la denuncia di Scalfaro è stata, soprattutto, una denuncia senza appello al dilagare della corruzione e dell'abuso di potere da parte di chi, raggiunte le cariche pubbliche, ne approfitta per fare il proprio personale interesse.
Nel parole del Presidente emerito ho davvero ritrovato quelle di un nonno per tutti noi, volenteroso e appassionato nel dare consigli, suggerimenti, sollecitazioni a noi giovani che, volenti o nolenti, un domani prenderemo in eredità le redini del Paese. Ed è a persone come lui che dobbiamo la nostra gratitudine, non solo per il servizio reso allo Stato (dalla Costituente alla Presidenza), ma per la passione civica che ancora nutre e trasmette         
Gli alleati che contano
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2011


Ufficialmente, ma spintaneamente (essendo Mentana lo spingente), ieri a Vasto ha riacceso i motori l'Ulivo. Anzi, ha acceso i motori "il Nuovo Ulivo" di Bersani, Di Pietro e Vendola (in rigoroso ordine alfabetico).
Finalmente!
Almeno dal mio punto di vista, questa è stata una mossa giusta e un atto dovuto.

Ho ribadito più volte la mia profonda convinzione, dalla quale nessuno mi schioda, che questa sia l'unica vera e possibile alleanza per il PD. Non lo sono, invece, le spinte centriste, che pure ieri erano il contraltare politico interno alle opposizioni.
Più che le parole, parlano i fatti, di un passato recente e di quello "remoto". Non è pensabile né tollerabile né logica un'alleanza al centro, con chi ha corso per sé (salvo, poi, accogliere e tenersi stretta la poltrona dell'Assessorato al Bilancio) alle Amministrative della Milano della svolta, o non ha condiviso (se non parzialmente) la battaglia referendaria. Quegli stessi politici che hanno osteggiato con vigore - e riuscendoci - la candidatura rutelliana al Campidoglio, così come hanno "boicottato" il Prodi II giorno dopo giorno.
Neppure potremmo pensare di costruire un'alleanza con loro su basi programmatiche, visto che sulle idee programmatiche di base non c'è comune accordo.

Ciononostante, capisco la logica del Segretario Bersani che chiede uno sforzo di intenti anche al Centro per poter costruire insieme la galleria che ci faccia uscire dal cul-de-sac in cui questo governaccio ci ha catapultati. Lo capisco perché evidentemente questo significa dare all'Italia quella boccata di ossigeno necessaria a ripartire. Dunque, sarebbe un atto di coraggio, di sacrificio, di responsabilità di cui, allo stato attuale, solo le forze di opposizione possono farsi carico.

Però, proprio per ciò che dicevo prima, è fondamentale aver partecipato all'incontro di ieri (maestralmente mediato dal Direttore Mentana), andando ad impegnare ciascuno dei tre partiti in una costruzione ad hoc per la costruzione dell'alternativa politica per questo Paese.
In questo, dunque, l'impegno a redigere entro 100giorni una carta di 10 proposte fondanti, attorno alle quali dipanare i programmi per l'Italia che verrà e per la prossima Amministrazione Pubblica, è un gesto sinceramente apprezzabile e da applaudire. E' anche, dal mio punto di vista, il buon auspicio per la costruzione di una casa comune di questi 3 partiti che, a ben vedere, viaggiano sulla medesima lunghezza d'onda.
Certo, le discrepanze ci sono, le cacofonie politiche anche. Ma è l'eterogeneità, se ragionevolmente disciplinata ed esercitata, la forza di una coalizione.
E, badiamoci bene, questo l'elettorato riformista lo ha capito, lo vuole e lo premia. Il caso Pisapia-Mialno è la lezione da imparare a memoria per capire quale direzione prendere. La vittoria milanese ha una ricetta complicatissima, con un'innumerevole elenco di ingredienti. Ma uno dei più importanti (dopo la spendibilità/credibilità del candidato e del programma) è, secondo me, proprio la squadra che c'era dietro, l'alleanza di supporto a quella candidatura. Quella vittoria è una prima fondamentale e imprescindibile applicazione del "Nuovo Ulivo".

Peraltro, Casini dice che dell'Ulivo e di tutta quella stagione non se ne sente la nostalgia? Buon per lui! Noi quella nostalgia la sentiamo e tanto! Di quella stagione portiamo un ottimo ricordo e da quella stagione abbiamo molto da imparare e vogliamo farlo. Lui se ne chiama fuori? Bene! Ci toglie il problema di "scaricarlo": lo ha fatto da sé...
Attenzione però: "Nuovo Ulivo" non è e non deve essere "Nuova Unione"! Come dicono Bersani, Bindi e altri, "No, grazie! Abbiam già dato! ...

Caro Dario, stavolta dissento
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2010


Non è un segreto che io identifichi in Dario Franceschini un leader molto vicino al mio modo di vedere e di vivere il Partito Democratico, non è un segreto che io lo consideri un politico autenticamente capace di vedere oltre e di condurre degnamente il partito verso il futuro. L'ho considerato tale lo scorso anno in occasione delle Primarie, quando decisi di votarlo accettando pienamente e convintamente la sua linea, e lo considero tale tuttora nella sua veste di ottimo e capace Capogruppo alla Camera.

Però, stavolta non posso essere d'accordo.
Sicuramente apprezzo il suo intervento video di ieri ( http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=8412 ): apprezzo il fatto di aver parlato al web per spiegarsi e di essere stato, come sempre, molto chiaro e diretto.
Però, non condivido questa linea.

Perchè, se è vero come è vero, che siamo di fronte ad un'emergenza democratica determinata dal "tramonto" berlusconiano (riprendendo il Bersani in Aula del 14dicembre) e dalla paura che ciò comporta per i suoi fedelissimi servi, è vero anche che non si può scendere a compromessi eccessivi.
Io, come altri della base, non lo capirei.
Voglio dire che concordo con Franceschini quando spiega la difficile fase che stiamo attraversando e quando illustra i pericoli cui andremmo incontro laddove andassimo al voto e si afffermasse nuovamente questa forza politica. Quello su cui dissento è il fatto che questo presupposto indiscutibile, a mio modo di vedere, diventi il motivo di quell'apertura paventata da Bersani nei giorni scorsi.

Potrei capire se mi si dicesse che l'emergenza è tale da rendere necessaria una "cooperazione" stretta con tutte le forze attualmente opposte all'attuale maggioranza (ammesso che si possa ancora considerare tale). Ma questa cooperazione non può affatto essere considerata "alleanza".
E, soprattutto, in nome di questa disponibilità a cooperare non si può o, meglio, non si dovrebbe ignorare l'appello che ci viene da due componenti forti e fondamentali della sinistra come Vendola e, ancor più, Di Pietro. Questi sono i nostri due principali alleati e sostenitori: ignorarli è un errore, a mio dire, gravissimo!
In nome di un'emergenza democratica è, piuttosto, necessario aprirsi a loro e rivedere lo stato attuale dei rapporti politici tra noi e loro. Ci ricordiamo che qualche anno fa Di Pietro si era dichiarato intenzionato a far confluire il proprio partito nel nostro? Ci ricordiamo che Bersani ha parlato più volte recentemente di "nuovo Ulivo"? E siamo consapevoli che l'Ulivo non è politicamente conciliabile con Fini e Casini?
Poi, vorrei sottolineare che costoro, soprattutto Casini, non si dichiarano affatto intenzionati ad aprirci le porte.... Saranno forse disposti a far fronte comune in Aula, perchè l'obiettivo macro è il medesimo, ma niente più di questo.

Ecco perchè non concordo.
Una cooperazione a fini "costituenti", cioè di riforma radicale del sistema politico attuale, a partire dalla legge elettorale, è qualcosa di estremamente condivisibile e comprensibile anche tra la base elettorale. Un'allenza no.

Direi che è quasi una questione "semantica", "etimologica". Forse sottile nella differenza di termini, ma radicalmente diversa nell'accezione politica.
Forte del proprio Sapere, il PD non può cadere in trappole verbali e linguistiche come questa...

Un'altra cosa, sempre sul tema.
La Lega ieri, ma non è detto che ciò valga anche domani, è tornata a parlare della necessità di nuove elezioni.
Ora, chiedo al PD: credete davvero che gli elettori, soprattutto quelli non "fedelissimi" o indecisi, potrebbero votarci e capirci se presentassimo il nostro simbolo a fianco di quello di Fini e di Casini? O che sarebbero disposti a votare una coalizione ancora più estesa di quella del 2006/2008? Non credete che ne abbiamo avuto già abbastanza di quell'esperienza per commettere l'errore nuovamente di "ammucchiare" (perdonatemi il termine) tutti quelli che, oggi come oggi, vogliono detronizzare il despota Berlusconi? Qui prodest?
No, temo che sarebbe un errore gravissimo: molti, compreso il sottoscritto, potrebbero votare il PD, ma col naso tappato e tanti altri, forse un numero anche maggiore, potrebbero non andare a votare pur di non scegliere quale cammino fare.

Mi dispiace, ma questa scelta, secondo me, provocherà ben più di un mal di pancia!!!!

Il dopo-fiducia: vittime a destra e perplessità a sinistra
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


Sono passati pochi giorni dalla "Fiducia" al governo, e già si vedono i primi effetti: a destra vittime illustri di quei 3 voti di scarto, a sinistra le prime riflessioni contraddittorie e poco concilianti.

A destra, ad esempio, il Min. Bondi, obiettivo di una imminente mozione di sfiducia, sapendo che i numeri potrebbero non essere dalla sua parte, ha scritto al PD, elemosinando credibilità personale e professionale, in nome di una stima dei dirigenti PD (così avrebbe scritto) e, direi, di una antica e comune militanza nelle medesime schiere politiche. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/16/news/e_bondi_scrive_al_partito_democratico_cari_compagni_non_mi_sfiduciate-10258214/index.html?ref=search ).

A sinistra, invece, Bersani e Di Pietro lanciano due diversi appelli su future alleanze, con diversi obiettivi e diversi destinatari. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/bersani_ora_alleanza_col_terzo_polo_il_pd_pensa_a_sacrificare_le_primarie-10302796/?ref=HREA-1  e  http://www.unita.it/italia/il-contropiede-di-tonino-contro-br-l-effetto-piccoli-giuda-1.261029 ).
Ora, io capisco che anche in questi caso i numeri facciano la differenza e certe sirene non siano affascinanti, ma pericolose come quelle di Omero, ma credo che in questo momento sia più importante dare seguito alla base popolare e allo spirito autentico del proprio credo politico. Personalmente, non capisco e, credo, non capirò mai il motivo delle aperture del PD al centro, ignorando, spesso, le richieste del nostro alleato più fedele e vantaggioso, Di Pietro.
Certo, l'obiettivo di scardinare completamente il sistema monocratico/autarchico dell'attuale premier, un'alleanza con coloro i quali stanno facendo un fronte comune, soprattutto comprensivo degli ex, possa essere un punto di forza e, stante la situazione attuale, l'Italia ha un estremo bisogno di uscire da questo impasse perenne.
Però, questo, pur condivisibile in un certo senso, non mi convince affatto. Nel momento in cui Di Pietro lancia un appello al PD per un "matrimonio a tre", comprensivo della straordinaria forza politica emergente di Vendola, il PD non può far finta di non sentire e continuare a lanciare l'esca al centro! Il Centro non ci vuole, per espressa negazione di Casini e la nostra base stessa non lo vuole (rammento per le memorie corte, le primarie pugliesi tra Boccia e Vendola, in cui il primo fu sonoramente sconfitto e, con lui, la linea di apertura all'UDC): di questo il PD non può non prenderne atto!

Al PD occorre uno sguardo disincantato della realtà politica che si è creata in queste ultime settimane. Non possiamo continuare a credere che il nostro migliore alleato sia quel centro in cui Casini è divenuto l'uomo in tandem con FIni. Non è politicamente comprensibile per la nostra base elettorale! A chi crederanno mai i nostri elettori, qualora ci si presentasse dicendo che andiamo insieme a Fini? Non possiamo tradire la nostra vocazione di riformismo sano e moderno!
A questo riformismo serve quella vena legalitaria (altrimenti detta, con notazione negativa, giustizialista) che viene dall'IdV, così come quell'entusiasmo fresco e autorevole che viene da SeL!
Questo gli elettori lo sanno bene e lo capiscono, anzi lo vogliono vedere applicato!

(http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/vendola_subito_con_noi_no_del_pd_a_di_pietro-10302799/?ref=HREA-1 ) 
Capisco bene le perplessità di quel centro moderato/cattolico del PD (cui spesso mi richiamo per comune sentire religioso) di non combinare affari con un fronte "laico", ma non credo questo sia premiante ora come ora. Dobbiamo necessariamente uscire dagli schemi "da Prima Repubblica", sdoganando la nostra identità cattolica in un PD aperto e nuovo, dialogico e conciliante, senza timore di cadere in minoranza con un laicismo che potrebbe ferirci profondamente!

La forza politica del PD può e deve essere proprio questa.
Riuscire a sdoganare schemi vetusti e surclassati, creando un partito moderno, rfesco, giovane, integrato e variegato. Al PD servono, come organi vitali, le componenti cattolica, riformista, ecologista, progressista: solo così il PD può essere una forza politica al passo coi tempi e, soprattutto, destinata a durare nel tempo.
Mi sovviene una conquista del PD, che secondo me troppo spesso ci dimentichiamo: al Parlamento Europeo, il PD ha ottenuto di creare un nuovo Gruppo politico, l'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, che prescindesse dal vecchio dualismo tra progressisti e popolari. Noi, come PD, non potevamo, giustamente, sedere allo stesso tavolo di Agnoletto e di Tajani: non sono i nostri alleati politici italiani e non possono esserlo in Europa.
Questa può essere la chiave di volta per il futuro politico del PD: e di questo va dato atto a Franceschini che ha saputo creare questa nuova formazione politica in Europa, dando una prospettiva futura anche per i partiti a noi equivalenti nell'Unione.
Questa è, per me, la strada da seguire.
Fiducia e zoppia di un Governo
post pubblicato in diario, il 1 ottobre 2010


Si chiude con oggi una settimana da defribillatore per l'amatissimo governo italiano.
In questa settimana abbiamo assistito alla ennesima prova di tenuta di una maggioranza che non è più tale in alcun modo, ma che, pur di non ammettere i propri limiti, rimane incollata alla poltrona e ne va fiera.

Come ormai è arcinoto, nella giornata di mercoledì il Governo è andato alla Camera a chiedere la fiducia su questa finta, ma ostentata compattezza, dietro la quale si celano gli innumerevoli livori di una estate torrida (non meteorologicamente parlando).
La tenuta è, passatemi il paragone, tutt'altro che stagna: questa maggioranza o, per dirla con l'On. Rosa Calipari, questa "fu maggioranza" fa acqua da tutte le parti.

Il voto di mercoledì anzichè provare che il premier può dormire sonni tranquilli, ha provato che il vincente nel duello tra il padrone e l'ex delfino è proprio quest'ultimo. E con lui i suoi uomini, non la "pletora di disperati" (come abilmente definita da Antonio di Pietro) del cavaliere.
Non essendo la matematica un'opinione, i numeri della Camera non stanno dalla parte del premier: è inconfutabile.
Ecco dunque, il Governo ottiene la propria fiducia, ma è zoppo!!!
Senza i finiani, senza i lombardiani, senza i transfughi del centro, questo Governo dovrebbe andarsene...
Potere di una poltrona: non se ne vanno!

Per non parlare costantemente di questo governuncolo del nulla, voglio spendere alcune parole di merito per il PD.
Parto, per ovvie ragioni, dal discorso del Segretario Bersani: semplicemente splendido!
Toni incisivi, parole inequivocabili, provocazioni spregiudicate.
Credo sia stato un intervento giusto per questo momento: quello è il PD che vorrei vedere e sentire sempre, ancor più durante momenti di crisi politica della destra.

Altri due interventi di un PD incoraggiante e sano sono quelli, senza nulla togliere ad altri, degli On.li Castagnetti e Villecco Calipari. Se nel primo scorgo la saggezza di un politico "di lungo corso", dotato di un'ottima proprietà di linguaggio, nella seconda trovo una determinazione e un'incisività che ho apprezzato tantissimo, perchè è proprio quello che vorrei trovare nel PD in cui credo. Sono due interventi che, a mio avviso, esprimono un'autentica preoccupazione per il Paese, quella che una stragrande maggioranza degli italiani vive sulla propria pelle, quella che ogni indagine attendibile manifesta indiscutibilmente.
Quella preoccupazione che il Governo dovrebbe avere per definizione stessa di Governo e di Poltica e, ahinoi, non ha.

Una menzione per Di Pietro: capisco il malessere del premier mentre parlava, ma come dare torto al leader dell'IDV? I toni sono stati forti? Quale migliore occasione per dire le cose per quello che sono!

Concludo ritornando a bomba sul premier.
Bella fatica fare lo splendido al Senato avendo già conquistato la fiducia alla Camera, peraltro sparando caz...e e illazioni, ovviamente contro il malefico mondo della sinistra. Complimenti! Alto senso del Parlamento, della dialettica politica, della "sopravvivenza" governativa.

Una proposta da non rifiutare
post pubblicato in diario, il 2 agosto 2010


Ho appreso ieri sul giornale di una lettera che il Presidente dell'IDV Di Pietro ha scritto e indirizzato, insieme ai suoi capigruppo di Camera e Senato, al Segretario Bersani per proporre un incontro tra i due partiti per ragionare di un'alleanza programmatica e politica, ma non meramente elettorale.
(La lettera si può leggere all'indirizzo http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/lettera_aperta_a_bersani.php)

Per come la vedo io, credo che una proposta del genere sia un'occasione fondamentale, di quelle che se le si lasciano sfuggire poi si piange amaro.
Sono pienamente consapevole che il partito di Di Pietro talvolta abbia dei toni e dei modi di fare particolarmente duri e talvolta ampiamente non-condivisibili (penso ad esempio a certe sortite sul Presidente della Repubblica). Credo sia sotto gli occhi di tutti.
Ma questo, secondo me, non è un argomento sufficiente per non valutare con attenzione l'ipotesi di un'alleanza piena tra noi e loro.
Dal mio punto di vista, la differenza tra la visione dipietrista e quella democratica della politica non è abissale nè tale da giustificare una distinzione netta tra le parti.
Anzi, io credo che l'unione politica tra le due sponde principali dell'attuale opposizione parlamentare sia un valore aggiunto al loro operato in Parlamento. Credo che sia importantissimo allacciare un dialogo molto attento e proficuo con loro, cercando di creare un patto saldo e un gruppo coeso.

Alla prossima ripresa autunnale dell'attività politica sul tavolo dei partiti cominceranno a emergere con forza le tematiche legate alle Amministrative del 2011. Io credo che approdare a quel test con un'alleanza non solo elettorale, come appunto scrive Di Pietro, sia già un passo avanti verso il futuro dell'attuale opposizione.
Anche perchè in questo momento la maggioranza sta per implodere, sta rischiando di cedere tutto d'un colpo. Di fronte al rischio che il tracollo dell'impero berlusconiano le opposizioni, che ad oggi sono allo sbaraglio su alcuni fronti, devono mettersi sull'attenti e stare pronti a scattare fuori dal rifugio con le armi pronte per dare battaglia a un centrodestra ormai sgretolato.
Immaginiamo, anche solo per un attimo, che il premier costringa il sistema politico ad una tornata elettorale imminente. Come pensiamo di presentarci agli elettori noi dell'opposizione?
Non possiamo sempre aspettare che gli altri inciampino sui loro stessi passi!
Noi dobbiamo stare allertati e scattare. Come loro han sempre fatto a nostro discapito...

Poi, vado anche oltre l'ipotesi di alleanza: vogliamo parlare di una fusione o di un inglobamento?
Secondo me ci sono tutti gli estremi...
Il partito di Di Pietro, oggi come oggi, è solo più intransigente del PD su certe questioni, ma non ne è antagonista nè voce di contraddizione.
Il valore aggiunto che ne trarremmo entrambri è tantissimo! Da non sottovalutare!
Credo che troveremmo anche molta gente disposta a capire e seguire con molto interesse un'operazione del genere... Credo anche più di quanti ci capirebbero in un'eventuale alleanza con l'UDC. Con quest'utlimi siamo distanti anni luce su certe questioni (una su tutte? Cuffaro in Parlamento....).
E' vero che il PD deve ancora compiere alcuni passi nel suo percorso fondativo e che deve risolvere alcuni dilemmi interni dovuti alla vecchia mentalità del dualismo DS-DL, ma è pur vero che la politica oggi come oggi è una macchina che macina troppo velocemente e la gente non ha nè tempo nè voglia di aspettare certi tempi morti dei partiti.
Occorre dare risposte tangibili e immediate alla gente: a fine mese dobbiamo dirgli come arrivare e come fare a credere ancora nel futuro e nella politica.

Insomma, caro Segretario, caro PD,cari tutti: pensiamoci seriamente!!!


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 2/8/2010 alle 21:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La resa finale?
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2010


Non so esattamente come definire la scena di ieri...
Sarei tentato di darle la connotazione di una resa dei conti di cui forse c'era bisogno molto tempo prima, uno scontro titanico che prelude ai nuovi scenari del dopo-Cav., con tutto quello che questo può implicare. In questo aspetto trovo condivisibile l'analisi del Direttore di Repubblica nell'editoriale odierno (http://www.repubblica.it/politica/2010/04/23/news/berlusconi-fini_quella_ferita_al_corpo_mistico_del_sovrano-3553148/).
In effetti, sembra che qualcuno stia già aprendo gli scenari, in anticipo, di quanto avverrà prima o poi: nel farlo ha certamente urtato la sensibilità della "vittima" di questo "raggiro" (un po' come fecero col Presidente USA Reagan, per la cui morte tutto era pronto tranne la salma...).
D'altra parte, però, mi viene anche da pensare che, forse, una lettura tanto entusiastica sia poco credibile. Cioè, temo che sia una visione troppo facile, troppo alla portata, troppo comoda.
Forse è meglio andarci coi piedi di piombo.
D'altronde, lo scontro di ieri mi ha fatto venire in mente l'apertura del semestre di Presidenza UE italiano, il 1 luglio 2003. Il nostro Premier (sempre lui, guardacaso) che platealmente dimostra la propria inadeguatezza ai ruoli di rappresentanza internazionale, con al suo fianco il suo Vice (allora) Fini che si vergogna profondamente della manifesta ignoranza e irriverenza del capo.
Certo, il contesto è ben altro e i toni sono altri, ma l'accostamento è immediato per me. Sul palco (o predellino o palchetto, cmq sia sui tacchi) il Presidente che mostra nei toni, nelle espressioni e nei gesti il nervosismo totale che gli deriva dal non essere pienamente padrone della scena. Dall'altra, proprio quello che la scena gliel'ha rubata: il suo delfino (almeno, così si credeva anni fa) che dimostra tutta la propria autonomia intellettuale e, soprattutto, politica.
Ecco, qui sta l'enorme e abissale differenza tra i due. Uno, l'imprenditore prestato alla politica che la Politica non la conosce. L'altro, un politico di razza, di quelli cresciuti nella Politica e che la Politica la masticano dai tempi dello svezzamento. L'uno un teatrante che sa comunicare alla gente, l'altro un abilissimo Politico che ha saputo fare le scelte giuste al momento giusto. L'uno che si ridicolizza sul piano internazionale ogni 3 per 2 (il kapò a Schultz, appunto, oltre che le corna in foto, il nascondino alla Merkel, le urla a Obama...), l'altro che si valorizza e si accredita sul piano internazionale come diplomatico serio (lui, erede del Fascismo, in visita allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto di Gerusalemme).
Non so come andrà a finire.
Certo, peseranno molto le  loro parole ieri, come peseranno certe scelte di campo da parte di certi nomi della politica attuale. Uno su tutti: Beppe Pisanu, un altro uomo forte del centrodestra italiano, che sa come navigare nel mare della Politica.

PS: Un plauso a Bersani e Di Pietro: ottima dimostrazione di un'opposizione che, pur stando alla finestra, non smette di agire e preparare le proprie mosse. Giusta e saggia decisione. "Si vis pace, para bellum" dicevano i nostri amati latini: qua non è questione di pace, ma di tranquillità politica sì.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 23/4/2010 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Da che pulpito…
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2010


Stamani seguendo la rassegna stampa mi accorgo che su “il Giornale”, un editoriale insinua del moralismo sulla candidatura PD a Presidente della Regione Campania di De Luca. In sostanza si bacchettava Di Pietro per il suo netto rifiuto a questa persona, che durante e dopo il congresso di questo weekend si è trasformato in assenso e accettazione della candidatura.
Immaginiamo pure che l’atteggiamento del leader IDV abbia una logica tutta sua che facilmente comprendiamo, e che potremmo chiamare “spirito di coalizione” o qualcosa di simile.
Immaginiamo pure, per un attimo, di capire benissimo la scelta del PD di mettere questo De Luca nella posizione in cui è stato catapultato, e di esserne convinti.
Ora viene il bello. Ma come cavolo gli viene in mente a quelli del Giornale di mettersi a fare del moralismo sulle scelte politiche di Di Pietro e, peggio ancora, sulla candidabilità di un indagato. Vogliamo elencare tutti i reati per cui sono stati o sono indagati quelli del PDL e affini che siedono sugli scanni del Parlamento o, quel che è peggio, sulle Poltrone ministeriali? Cioè, è qui che non capisco ed è qui che mi sembra di cogliere l’infinita Ignoranza in cui regna la destra italiana: ma proprio loro fanno del moralismo a noi? Ma proprio loro vengono a dirci che non si candidano persone già indagate?
Ma si sono accorti che nella nostra area politica coloro i quali cadano, anche solo per qualche mese, nell’odore del malaffare vengono messi in un angolo, nelle condizioni di lasciare i loro attuali incarichi perché possano lasciar fare alla Giustizia il suo corso e sia lasciato posto ad altri privi di sospetti, pur lievi o remoti che siano?
Da che pulpito!!!...
Dopodiché, ammetto di non aver capito la scelta politica del PD di candidare De Luca a Presidente della Campania. Non so se sia perché la si dà per persa, o perché abbiamo totale certezza che i capi d’imputazione a suo carico sono tutta una montatura o cosa…. Qualunque sia la motivazione, proprio per non alimentare la Stupidità della nostra controparte, sarebbe stato il caso di non candidare una figura del genere, ma di lanciare nella sfida un volto nuovo e, quel che più conta, immacolato! Degno di ammirazione, degno di stima, degno di essere votato: i nostri elettori devono capire le nostre scelte, per poterle condividere a fondo e, dunque, per poter votare i nostri candidati.
Tutto qua.

Uno sguardo critico al PD
post pubblicato in diario, il 5 febbraio 2010


Nei giorni scorsi, una dichiarazione più di tutte mi ha colpito in negativo. Quella del Sindaco di Torino che dichiarava quello del PD un sogno fallito.
Beh, francamente non condivido proprio per niente!
Spero che sia solo una boutade scivolata in un discorso (o forse intervista), con la disattenzione che, di certo, una figura di primo piano come lui non può permettersi in alcun momento, tantomeno in uno di difficoltà del suo partito.
Mi ha colpito negativamente perchè, appunto, inaspettata, innanzitutto. Poi, perchè non la trovo minimamente fondata. Ancora, perchè ci fa solo del male.
Sì, il PD non sta attraversando momenti di ebbrezza, nè risultati trionfali, nè successi di opinione e di piazza da stupire. Ma questi non sono motivi sufficienti per remare contro, per autoinfliggersi critiche spropositate, o chissà cosa. Questo è il momento di stare compatti e remare tutti insieme in un'unica direzione: quella della risalita della china. Siamo o non siamo un partito nuovo? Siamo o non siamo un partito fatto di persone che nelle loro realtà territoriali sono in grado di riscuotere i propri successi tra la gente? Siamo o non siamo un partito plurale, capace di dialogare e di farsi notare (in positivo, ben inteso)? Siamo o non siamo gli eredi naturali di quella splendida stagione che iniziò 15 anni fa e che ci portò al Governo subito nel '96?
Se siamo tutto questo, siamo il PD. Se siamo il PD, siamo in una fase di crescita (intesa come maturazione). Se siamo in crescita, abbiamo bisogno di rafforzarci, di consolidarci, di compattarci, di plasmarci a partito plurale, ma con una voce sola.
E' questo il partito di cui l'Italia ha bisogno, è questo il partito realmente alternativo a quello che ci governa ora, è questo il partito che in tanti italiani sognano e vogliono.
E farne parte deve essere un vanto, uno stimolo, un motivo di orgoglio....

A conclusione, riporto il commento di Piero Fassino alla dichiarazione di Chiamparino:
Non condivido, così come non ho condiviso la sua scelta di non schierarsi al congresso. Il suo è un giudizio ingeneroso e che non tiene abbastanza conto della complessità dell'operazione.

PS: Oggi Di Pietro avrebbe dichiarato a margine del suo Congresso che il suo sogno è la fusione dell'IDV col PD. La ritengo realmente una possibilità molto importante per noi del PD, una occasione da coltivare e non da surclassare, un intento molto positivo e interessante. Sì, Di Pietro a volte ha delle uscite non condivisibili, quasi condannabili, ma, purtroppo, anche alcuni del PD non sono sempre condivisibili, anzi..... L'ottica dipietrista, pur spesso populista, è in molte situazioni quella più semplice e più vicina alla gente, per chiarezza e condivisibilità. E noi dal PD su questo abbiamo molto da imparare.

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 5/2/2010 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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