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Un'analisi (un po') amara
post pubblicato in diario, il 3 gennaio 2011


http://www.repubblica.it/politica/sondaggi/2011/01/03/news/mappe_3_gennaio-10799142/

L'analisi odierna di Ilvo Diamanti sull'uso delle Primarie nel PD credo abbia colpito in pieno la situazione del rapporto tra il partito e questo strumento.
I dati che correlano il tutto, o da cui è partita l'analisi, dimostrano che in effetti quello delle Primarie è un nodo cruciale da sciogliere per il PD e, soprattutto, per i suoi dirigenti.

Le valutazioni che Diamanti inserisce nel suo approfondimento sono ampiamente condivisibili e mettono in luce le varie sfumature che le connotano.
Aggiungo alcune mie considerazioni, anche alla luce della mia esperienza nelle tre tornate (ho partecipato da elettore a quelle del 2005 per Prodi, ho preso parte attiva ai seggi e alla "campagna elettorale" di preparazione sia per quelle del 2007 che per quelle del 2009).

Innanzitutto, io credo vada fatta una distinzione essenziale tra "Primarie di coalizione", come quelle di Prodi, e "Primarie interne", quelle con cui si sono formati gli organi interni e sono stati eletti Segretari Veltroni e Bersani.
Secondo me, si tratta di due contesti non paragonabili tra loro.
Un conto è un confronto di coalizione, in cui i vari partiti che accettano la sfida dell'alleanza, del programma comune e di un candidato unico decidano di sfidarsi per individuare proprio il candidato. Diverso è il caso in cui un partito, per decidere la propria organizzazione interna, la piattaforma programmatica con cui confrontarsi con gli altri partiti politici (della propria parte o dell'altra), ricorre a elezioni interne per "contarsi" (usando un termine non proprio felice) e capire che strada prendere.
Allora, evidentemente diversi sono gli scenari, diversa la portata politica dell'evento e diversi saranno i numeri: non ha senso confrontare i due eventi sulla partecipazione perchè molto diversi sono i bacini dei potenziali elettori e diversi sono gli obiettivi. In questo senso, pensando al PD, anche tra gli elettori "esclusivi" vi sono alcuni poco interessati alla dialettica interna e, magari, al momento della scelta del candidato in coalizione potrebbero decidere di partecipare - è un dato di fatto.

Un'altra considerazione riguarda il diverso uso che il PD ne ha fatto internamente. Mi sembra di cogliere nel testo di Diamanti, una critica, pur velata, al fatto che le si siano usate per Veltroni e per Bersani, ma non per Franceschini. Molti non lo compresero allora, ma credo non sia stato un errore quello: le inattese dimissioni di Veltroni, lasciarono il partito in una condizione assolutamente emergenziale, di fronte alla quale non era salutare pensare di indire un cammino di "valutazione interna". Con alle porte le Elezioni Europee il partito si sarebbe indebolito nel tentativo di fronteggiare sia l'appuntamento internazionale sia quello puramente interno. Nulla, dunque, poteva essere fatto se non un'assunzione di responsabilità dalla persona in quel momento più "indicata". E, a mio modesto parere, è andata benissimo!
Quanto, invece, alle tornate sull'elezione del Segretario, nulla da eccepire.

La riflessione, piuttosto, che credo vada fatta ai vertici del PD è ben altra: quale significato diamo alle Primarie nel momento in cui dobbiamo scegliere i candidati "locali", con una prospettiva di coalizione? Perchè in questo credo Diamanti abbia pungolato a dovere il partito.
In effetti, vi sono casi eclatanti di "errore politico" nell'uso, o meglio, nell'itnerpretazione delle Primarie: parlo degli stessi casi citati nell'analisi, il caso Puglia-Vendola e il caso Milano- Boeri.
Due episodi sintomatici, passibili di varie interpretazioni. Infatti, il caso Puglia, come tante altre volte ho ribadito, è stata una scommessa giocata male in termini di coalizione: si è trattato di una forzatura centralista, per aprire le porte all'UDC, che l'elettorato ha ben compreso e ha sonoramente bocciato. Il caso Milano, invece, credo sia un caso di poco sostegno del candidato, una sorta di disinteresse del partito verso il singolo e verso la carica, non certo di secondo piano, che è in palio.
Un fattore comune, però, ai due episodi c'è, secondo me. In entrambe i casi è il partito centrale, la dirigenza che non ha scommesso abbastanza per giocare "tatticamente" la partita, e l'elettorato ha fatto la sua scelta, in entrambe i casi molto chiara e, credo, degna di molta attenzione!

Allora, a chiudere, mi associo alla sollecitazione di Diamanti, affinchè il partito sciolga alcuni dubbi, direi interpretativi, e decida quale sia la vera chiave di lettura delle Primarie. Prendendo una posizione chiara e inequivocabile sia verso l'elettorato interno, che l'elettorato riformista in senso più ampio, così come verso i potenziali alleati. Così si potranno rendere le Primarie uno strumento meccanismo assolutamente indispensabile in certi casi, chiarificatore in altri, ma non imprensicidibile sempre.

Aggiornamenti del 04gen11 - un'altra analisi e un riepilogo delle reazioni nel PD:(http://www.repubblica.it/politica/2011/01/04/news/pd_primarie-10831905/?ref=HREC1-3  -  http://beta.partitodemocratico.it/doc/201584/bersani-primarie-da-rivedere-ma-prima-programma-e-alleanze.htm)

Caro Dario, stavolta dissento
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2010


Non è un segreto che io identifichi in Dario Franceschini un leader molto vicino al mio modo di vedere e di vivere il Partito Democratico, non è un segreto che io lo consideri un politico autenticamente capace di vedere oltre e di condurre degnamente il partito verso il futuro. L'ho considerato tale lo scorso anno in occasione delle Primarie, quando decisi di votarlo accettando pienamente e convintamente la sua linea, e lo considero tale tuttora nella sua veste di ottimo e capace Capogruppo alla Camera.

Però, stavolta non posso essere d'accordo.
Sicuramente apprezzo il suo intervento video di ieri ( http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=8412 ): apprezzo il fatto di aver parlato al web per spiegarsi e di essere stato, come sempre, molto chiaro e diretto.
Però, non condivido questa linea.

Perchè, se è vero come è vero, che siamo di fronte ad un'emergenza democratica determinata dal "tramonto" berlusconiano (riprendendo il Bersani in Aula del 14dicembre) e dalla paura che ciò comporta per i suoi fedelissimi servi, è vero anche che non si può scendere a compromessi eccessivi.
Io, come altri della base, non lo capirei.
Voglio dire che concordo con Franceschini quando spiega la difficile fase che stiamo attraversando e quando illustra i pericoli cui andremmo incontro laddove andassimo al voto e si afffermasse nuovamente questa forza politica. Quello su cui dissento è il fatto che questo presupposto indiscutibile, a mio modo di vedere, diventi il motivo di quell'apertura paventata da Bersani nei giorni scorsi.

Potrei capire se mi si dicesse che l'emergenza è tale da rendere necessaria una "cooperazione" stretta con tutte le forze attualmente opposte all'attuale maggioranza (ammesso che si possa ancora considerare tale). Ma questa cooperazione non può affatto essere considerata "alleanza".
E, soprattutto, in nome di questa disponibilità a cooperare non si può o, meglio, non si dovrebbe ignorare l'appello che ci viene da due componenti forti e fondamentali della sinistra come Vendola e, ancor più, Di Pietro. Questi sono i nostri due principali alleati e sostenitori: ignorarli è un errore, a mio dire, gravissimo!
In nome di un'emergenza democratica è, piuttosto, necessario aprirsi a loro e rivedere lo stato attuale dei rapporti politici tra noi e loro. Ci ricordiamo che qualche anno fa Di Pietro si era dichiarato intenzionato a far confluire il proprio partito nel nostro? Ci ricordiamo che Bersani ha parlato più volte recentemente di "nuovo Ulivo"? E siamo consapevoli che l'Ulivo non è politicamente conciliabile con Fini e Casini?
Poi, vorrei sottolineare che costoro, soprattutto Casini, non si dichiarano affatto intenzionati ad aprirci le porte.... Saranno forse disposti a far fronte comune in Aula, perchè l'obiettivo macro è il medesimo, ma niente più di questo.

Ecco perchè non concordo.
Una cooperazione a fini "costituenti", cioè di riforma radicale del sistema politico attuale, a partire dalla legge elettorale, è qualcosa di estremamente condivisibile e comprensibile anche tra la base elettorale. Un'allenza no.

Direi che è quasi una questione "semantica", "etimologica". Forse sottile nella differenza di termini, ma radicalmente diversa nell'accezione politica.
Forte del proprio Sapere, il PD non può cadere in trappole verbali e linguistiche come questa...

Un'altra cosa, sempre sul tema.
La Lega ieri, ma non è detto che ciò valga anche domani, è tornata a parlare della necessità di nuove elezioni.
Ora, chiedo al PD: credete davvero che gli elettori, soprattutto quelli non "fedelissimi" o indecisi, potrebbero votarci e capirci se presentassimo il nostro simbolo a fianco di quello di Fini e di Casini? O che sarebbero disposti a votare una coalizione ancora più estesa di quella del 2006/2008? Non credete che ne abbiamo avuto già abbastanza di quell'esperienza per commettere l'errore nuovamente di "ammucchiare" (perdonatemi il termine) tutti quelli che, oggi come oggi, vogliono detronizzare il despota Berlusconi? Qui prodest?
No, temo che sarebbe un errore gravissimo: molti, compreso il sottoscritto, potrebbero votare il PD, ma col naso tappato e tanti altri, forse un numero anche maggiore, potrebbero non andare a votare pur di non scegliere quale cammino fare.

Mi dispiace, ma questa scelta, secondo me, provocherà ben più di un mal di pancia!!!!

Il dopo-fiducia: vittime a destra e perplessità a sinistra
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


Sono passati pochi giorni dalla "Fiducia" al governo, e già si vedono i primi effetti: a destra vittime illustri di quei 3 voti di scarto, a sinistra le prime riflessioni contraddittorie e poco concilianti.

A destra, ad esempio, il Min. Bondi, obiettivo di una imminente mozione di sfiducia, sapendo che i numeri potrebbero non essere dalla sua parte, ha scritto al PD, elemosinando credibilità personale e professionale, in nome di una stima dei dirigenti PD (così avrebbe scritto) e, direi, di una antica e comune militanza nelle medesime schiere politiche. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/16/news/e_bondi_scrive_al_partito_democratico_cari_compagni_non_mi_sfiduciate-10258214/index.html?ref=search ).

A sinistra, invece, Bersani e Di Pietro lanciano due diversi appelli su future alleanze, con diversi obiettivi e diversi destinatari. (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/bersani_ora_alleanza_col_terzo_polo_il_pd_pensa_a_sacrificare_le_primarie-10302796/?ref=HREA-1  e  http://www.unita.it/italia/il-contropiede-di-tonino-contro-br-l-effetto-piccoli-giuda-1.261029 ).
Ora, io capisco che anche in questi caso i numeri facciano la differenza e certe sirene non siano affascinanti, ma pericolose come quelle di Omero, ma credo che in questo momento sia più importante dare seguito alla base popolare e allo spirito autentico del proprio credo politico. Personalmente, non capisco e, credo, non capirò mai il motivo delle aperture del PD al centro, ignorando, spesso, le richieste del nostro alleato più fedele e vantaggioso, Di Pietro.
Certo, l'obiettivo di scardinare completamente il sistema monocratico/autarchico dell'attuale premier, un'alleanza con coloro i quali stanno facendo un fronte comune, soprattutto comprensivo degli ex, possa essere un punto di forza e, stante la situazione attuale, l'Italia ha un estremo bisogno di uscire da questo impasse perenne.
Però, questo, pur condivisibile in un certo senso, non mi convince affatto. Nel momento in cui Di Pietro lancia un appello al PD per un "matrimonio a tre", comprensivo della straordinaria forza politica emergente di Vendola, il PD non può far finta di non sentire e continuare a lanciare l'esca al centro! Il Centro non ci vuole, per espressa negazione di Casini e la nostra base stessa non lo vuole (rammento per le memorie corte, le primarie pugliesi tra Boccia e Vendola, in cui il primo fu sonoramente sconfitto e, con lui, la linea di apertura all'UDC): di questo il PD non può non prenderne atto!

Al PD occorre uno sguardo disincantato della realtà politica che si è creata in queste ultime settimane. Non possiamo continuare a credere che il nostro migliore alleato sia quel centro in cui Casini è divenuto l'uomo in tandem con FIni. Non è politicamente comprensibile per la nostra base elettorale! A chi crederanno mai i nostri elettori, qualora ci si presentasse dicendo che andiamo insieme a Fini? Non possiamo tradire la nostra vocazione di riformismo sano e moderno!
A questo riformismo serve quella vena legalitaria (altrimenti detta, con notazione negativa, giustizialista) che viene dall'IdV, così come quell'entusiasmo fresco e autorevole che viene da SeL!
Questo gli elettori lo sanno bene e lo capiscono, anzi lo vogliono vedere applicato!

(http://www.repubblica.it/politica/2010/12/17/news/vendola_subito_con_noi_no_del_pd_a_di_pietro-10302799/?ref=HREA-1 ) 
Capisco bene le perplessità di quel centro moderato/cattolico del PD (cui spesso mi richiamo per comune sentire religioso) di non combinare affari con un fronte "laico", ma non credo questo sia premiante ora come ora. Dobbiamo necessariamente uscire dagli schemi "da Prima Repubblica", sdoganando la nostra identità cattolica in un PD aperto e nuovo, dialogico e conciliante, senza timore di cadere in minoranza con un laicismo che potrebbe ferirci profondamente!

La forza politica del PD può e deve essere proprio questa.
Riuscire a sdoganare schemi vetusti e surclassati, creando un partito moderno, rfesco, giovane, integrato e variegato. Al PD servono, come organi vitali, le componenti cattolica, riformista, ecologista, progressista: solo così il PD può essere una forza politica al passo coi tempi e, soprattutto, destinata a durare nel tempo.
Mi sovviene una conquista del PD, che secondo me troppo spesso ci dimentichiamo: al Parlamento Europeo, il PD ha ottenuto di creare un nuovo Gruppo politico, l'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, che prescindesse dal vecchio dualismo tra progressisti e popolari. Noi, come PD, non potevamo, giustamente, sedere allo stesso tavolo di Agnoletto e di Tajani: non sono i nostri alleati politici italiani e non possono esserlo in Europa.
Questa può essere la chiave di volta per il futuro politico del PD: e di questo va dato atto a Franceschini che ha saputo creare questa nuova formazione politica in Europa, dando una prospettiva futura anche per i partiti a noi equivalenti nell'Unione.
Questa è, per me, la strada da seguire.
Lettera ai deputati del segretario del Pd e del presidente del gruppo a Montecitorio
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2010


Bersani e Franceschini: grave chiusura Camera, faremo sentire la nostra voce nel Paese


http://beta.partitodemocratico.it/doc/200290/bersani-e-franceschini-grave-chiusura-camera-faremo-sentire-la-nostra-voce-nel-paese.htm


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 7/12/2010 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Riflessioni sul PD: il pensiero politico e la gente
post pubblicato in diario, il 24 ottobre 2010


L'intervento di Enrico Letta su l'Unità di oggi è, a mio modo di vedere, una valida riflessione da cui partire per una "svolta" nel partito ( http://www.unita.it/news/104985/pd_unidea_di_futuro_e_comunit_solo_cos_spazzeremo_le_macerie ).

Certo, i toni sono abbastanza pesanti, nella misura in cui si dà un peso "epocale" alla scena politica attuale, con tutti i dovuti corollari. D'altronde il riferimento iniziale è un intervento analitico di Alfredo Reichlin ( http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text19/fork/ref/10294psi.HTM?key=barbari&first=1&orderby=1 ) in cui la visione, forse un po' pessimista, ma condivisibile, ha in effetti un respiro molto ampio.

Ora, quello che apprezzo nell'articolo di Letta è l'avere espresso, con una forte autocritica politica, la necessità che il PD si dia una "filosofia" nel proprio approccio alla realtà politica italiana, alla società italiana odierna e al futuro del nostro Paese.
Mi sembra di cogliere un invito a strutturare il proprio credo politico per farsi capire dalla gente: mi sembra possa davvero essere questa una delle chiavi di volta dell'agire politico del partito. Ancor più in questi mesi in cui, prescindendo dalla data effettiva delle elezioni, abbiamo l'opportunità di organizzarci per bene, di articolare ad hoc il dibattito interno e, quel che è più importante, possiamo/dobbiamo parlare al Paese per smascherare l'inettitudine governativa del centrodestra, oggi più che mai agli sgoccioli della propria 15nale esperienza.
Bersani dice "siamo un partito di governo, momentaneamente all'opposizione"?
Ha ragione.
Allora, dico io, nel mentre diamoci da fare, "rimbocchiamoci le maniche" (come dice lo slogan della campagna autunnale) e lavoriamo su due fronti: il primo è quello strutturale interno (organizzazione del pensiero politico e del dibattito interno), il secondo è quello più politico verso l'esterno (costruire la nostra credibilità presso la gente).

Una riflessione tutta particolare merita, secondo me, il primo aspetto, forse anche perchè da quello dipende il secondo.
Negli ultimi tempi le cronache giornalistiche, anche quelle vicine politicamente a noi, si sono dilungate a parlare di alcune "spaccature interne" in quelle che, nella Prima Repubblica avremmo definito "correnti".
Lo hanno fatto a ragion veduta, essendo reali le differenti posizioni nel partito. Non so se questo ci abbia fatto bene o meno, ma direi di no.
La mia considerazione è più o meno questa: ben vengano le correnti se costruiscono, ma se per qualche motivo dividono, allora meglio il pensiero unico.

E' evidente che il pensiero unico è un po' la filosofia del PdL e dell'agire politico berlusconiano. Qualcosa che un partito anche nominalmente democratico deve rifuggire in qualunque momento.
Ecco, quindi, che le correnti sono una ricchezza e evitarle è forse più deleterio che altro.
L'unicità del PD, secondo me, sta proprio nella sua eterogeneità interna, nella sua amalgama tra vissuti politici diversi. In questo il PD fa storia: nessun partito in Italia ha mai conciliato posizioni anche molto lontane tra loro, coesistendo sotto un unico nome e simbolo.
Di questo dobbiamo, secondo me, andare fieri.
Se, insomma, nel PD coesistono anime differenti (bersaniani, franceschiniani, dalemiani, veltroniani, rottamatori...) non c'è da temere, o non fin quando questi gruppi di pensiero si confrontano civilmente nelle sedi adeguate (Assemblea Nazionale, Direzione Nazionale, Segreteria poltica....) senza uscire con delle sparate o delle minacce di scissione.
Perchè se accade ciò siamo semplicemente un partito di egoismi personali, di visioni infantili, incapace di proporci seriamente al Paese. E se così fosse, la gente farebbe bene a non votarci.
Il PD se davvero vuole diventare partito di governo al Governo, deve maturare una capacità di dialogo interna, con discussioni anche animate, ma deve essere poi capace di uscire sul palcoscenico politico offrendo un'idea sola (purchè condivisa, anche con un voto non unanime), con una voce sola, compatto e senza distinguo. Diversamente non è un PD, ma un bis dell'Unione 2006: di questo ne abbiamo avuto abbastanza!
Ancora parole sante
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2010


Come disse alla vigilia delle ultime Primarie Franceschini stesso, all'indomani del voto, vada come vada, tutti dobbiamo essere al seguito del Segretario. Dico questo perchè il mio "ascolto" a Franceschini non vorrei ingenerasse il sospetto di una continuazione di quel sostegno che un anno fa gli detti convintamente e palesemente, portandolo oggi a scapito del Segretario attuale: tutt'altro! Continuo a vedere in Franceschini quello che vedevo allora, una lucidità di visione e un pragmatismo verbale squisiti e encomiabili!

Questa premessa era, a mio dire, doverosa per fugare ogni dubbio su questo mio ulteriore intervento a sostegno delle parole di Franceschini.
Ieri sera ho avuto il piacere di assistere al suo intervento a FestaReggio, rimanendo, come mi aspettavo, piacevolmente soddisfatto dal suo pensiero e dalla sua retorica.
Ora, mi trovo a leggere un'intervista a Repubblica che, in un certo senso, rimarca l'intervento di ieri sera, almeno nei contenuti:  http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&doc=4426

Credo non ci sia bisogno di particolari discorsi.
Quanto affermato in questa intervista è, in buona sostanza, un pensiero forte e in cui mi rispecchio tantissimo.
Io stesso, nel mio piccolo, ho più volte detto che il PD di fronte allo sfacelo progressivo, ma inesorabile del centrodestra berlusconiano, non può e non deve illudersi di avercela fatta, ma deve rimboccarsi le maniche per farsi ascoltare e capire.
E non deve farlo, come diceva Franceschini ieri sera, sul terreno delle bagarres destriste, ma sul terreno dei problemi della gente: il lavoro, l'economia, i salari, la scuola....
Qui, dove le ferite bruciano anche se chi governa non le sente, noi dobbiamo batterci spudoratamente per dire la nostra, per farci ascoltare e capire da chi ha quelle ferite (e sono tanti, tantissimi!) dicendo chiaramente cosa sta facendo il PDL, niente se non litigare su delle ca.z..e!
Il PD lo deve urlare ai quattro venti, lo deve sbandierare ovunque, bussando casa per casa, "porta a porta" come dice l'iniziativa del PD d'autunno: il centrodestra sta implodendo e non sta facendo niente per il Paese!

Forza ragazzi (direbbe Bersani)!
Diamoci da fare tutti quanti per far capire agli italiani quanto valiamo e quanto vogliamo il loro bene!
Parole sante...
post pubblicato in diario, il 31 agosto 2010


L'invito di Franceschini di ieri da Torino all'unità di voci (http://www.unita.it/news/italia/102938/franceschini_non_regaliamo_nostre_divisioni_a_destra_spaccata) è un invito che dovremmo tenere sempre presente!

Come qualcuno ricorderà, il periodo trascorso alla Segreteria del PD da Franceschini si è connotato per la capacità del PD di esibire le proprie idee e i propri progetti sempre a una voce sola. Pochi o nessuno gli episodi di contrarietà manifesta rispetto alla voce del Segretario o di quanti volta per volta venivano interpellati.

Da quella esperienza non abbiamo tratto nessun insegnamento.
Ora, evidentemente nessuno chiede (e ci mancherebbe altro!!!) che uno parli/decida e tutti si accodino silenti con la coda tra le gambe! Questo è il modo di fare partito nel centrodestra, non nel PD.
Quello che ci si aspetta è che il confronto, sacrosanto e legittimo, tra idee e opinioni diverse in materia di forma partito, organizzazione, Primarie e candidature... sia fatto nelle sedi preposte, coi toni dovuti, ad un uditorio in grado di capire. Non serve offrire spunti di critica al centrodestra e/o al giornalismo in generale: loro non aspettano altro e noi ci facciamo del male, e come....

In questo Franceschini ha pienamente ragione! Dobbiamo imparare a confrontarci, diciamo che abbiamo un problema essenzialmente di metodo (intendendo toni e tempi). Anche perchè di esperienze negative in merito ne abbiamo trascorse tantissime (vedi Governo Prodi II, l'esperienza dell'Unione).
Impariamo davvero a confrontarci internamente, fuori ci aspettano per sbranarci anche senza che siamo noi a prestare il fianco!

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 31/8/2010 alle 11:36 | Versione per la stampa
ottime scelte!!!
post pubblicato in diario, il 22 ottobre 2009


 Franceschini: "Se vinco Jean-Leonard Touadi sarà vicesegretario"

Grande!!!!!!!!!!!!!!!
L'ho sempre detto che Franceschini guarda al futuro!!!!



Jovanotti e Camilleri voteranno Franceschini
Se non è una grande notizia, sapere che a sostenere la candidatura di Franceschini ci sono due nomi di peso nella cultura italiana come Jovanotti e Camilleri....
Siamo sempre di più e siamo tanti! Anzi, TUTTI, NON UNO DI MENO come nel motto della Bastico!!!

FORZA DARIO!!!!!!!!!!!!!!


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 22/10/2009 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Promemoria
post pubblicato in diario, il 16 ottobre 2009


Franceschini ieri
post pubblicato in diario, il 12 ottobre 2009


OTTIMO DISCORSO!!!!!!!!!!!!!!!
Pieno di coraggio, sincerità, autenticità, passione!!!
Questo è il PD che mi aspetto, questo è il PD che mi rappresenta, questo è il PD che voglio e che voglio votare perchè vinca!!!

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 12/10/2009 alle 13:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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