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Monti's style
post pubblicato in diario, il 17 novembre 2011


Se, come ci suggerivano i genitori all'inizio della scuola, la prima impressione è quella che conta, beh sembra di poter dire che il neo-Governo Monti abbia le carte in regola per essere un buon Governo.
Tanti, infatti, sono i presagi di un radicale cambio di stile e di concezione dell'amministrare il Paese: ognuno di questi segnali preso a sé sarebbe già sufficiente a certificare la sostanziale differenza tra il precedente governo e questo; se presi, poi, tutti insieme il quadro è decisamente confortante!

Potrei iniziare dallo stile, nel senso più estetico del termine, peraltro puntualmente rilevato anche da Gianantonio Stella sul Corriere di oggi: l'immagine di questa nuova compagine governativa è un'immagine che non ha i crismi della patinatura da gossip, quanto, piuttosto, i tratti di un amalgama sobrio e serio. Al momento del giuramento l'impressione principale che ho avuto è quella che quelle persone stessero giurando con serietà, emozione e, credo, anche un pizzico di soggezione per l'incarico che si apprestavano ad assumere. Poi, certo, anche l'occhio vuole la sua parte e, come ha sottolineato Stella, appunto, l'apparenza tutt'altro che di lustrini e pajettes incoraggia.

Un altro segno di cambio dello stile è, come molti hanno sottolineato, l'importanza enorme che il Premier ha deciso di affidare alle donne. Perché, sebbene numericamente siano poche (solo 3 su 17 Ministeri), ad esse sono stati affidati Dicasteri di primissimo piano, anche molto delicati: gli Interni, in un Paese con profonde lacerazioni sociali e territoriali; la Giustizia, tema che i due predecessori hanno posto al centro dell'attenzione con un minestrone di inutili riformine nella pia illusione di cambiarla profondamente; e il super-ministero Lavoro-Welfare-Pari Opportunità, per un'Italia di forti diseguaglianze sociali e grandissime criticità sociali. Dunque si è passati dalle donne immagine e oggetto, a Donne di peso, caratterialmente forti (penso in particolare alla Cancellieri, ma anche i curricula della Fornero e della Severino lasciano intendere che si tratti di ladies di ferro).

E' indubbiamente incoraggiante, poi, la forte, anzi assoluta connotazione tecnica della squadra. Perché è vero che l'età media dei neo-Ministri è alta (se non erro oltre i 60), ma la caratura tecnica del curriculum di ciascuno di loro lascia intendere che non si tratti di "matusa" del mondo contemporaneo, ma di persone di assoluta affidabilità. Affidabilità che, ma è anche ovvio che sia così, ciascuno di loro si è creato nel tempo e con l'esperienza nel proprio settore. Ciò lascia ben sperare il Paese, perché la scelta di queste persone rimarca l'esigenza fortissima, direi vitale, che abbiamo di ripartire: per farlo servono persone altamente competenti, fortemente capaci, indubbiamente esperte dei settori chiave. Certo, come in molti attenti osservatori rilevano, un Governo di tecnici implica una sconfitta della Politica, nel senso partitico del termine, ma questa è l'amara conseguenza di un'era storica di disimpegno e di disinteresse verso lo Stato.
Uno Stato che, tra l'altro, appare un malato grave, bisognoso di cure drastiche per credere profondamente che ce la può ancora fare. Per crederlo si affida a luminari della Medicina, aggrappandosi a loro con tutte le proprie forze e speranze. Noi italiani, proprio come quei malati, ci affidiamo a questa troupe di medici, fiduciosi che i loro interventi chirurgici ci salveranno. Certo, non tutti questi interventi riusciremo a capirli e, forse, nemmeno ad apprezzarli, ma sarà la convinzione che sia indispensabile sottoporsi a quelle cure che ci aiuterà ad accollarci il fardello e ad andare avanti.

Insomma, per me la prima impressione è stata davvero buona. Il Monti's style appare convincente già da subito. Il programma ancora non lo si conosce, ma sono fiducioso che sarà come incisivo e performante.
Buon lavoro Presidente Monti! Buon lavoro neo-Ministri!

Due interessanti editoriali per approfondire:
L'indecenza della classe dirigente
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2011


Le cronache politiche di questi giorni hanno caratteri ogni giorno più grotteschi e drammatici.
Quelle, poi, odierne hanno in sé qualcosa di molto amaro e profondamente riprovevole.

Mi riferisco non già all'ottenimento della fiducia ottenuta alla Camera da questa accozzaglia di stipendiati che si spacciano, malgrado la totale incapacità e incompetenza, per Ministri. Quello che più provoca disgusto e, in un certo senso, vergogna è l'insieme di nomine messe in atto durante il Consiglio dei Ministri che ha seguito la pantomima dei dipendenti del Cavaliere.
Forse ad uno sguardo più disincantato, o semplicemente assuefatto, tutto ciò rientra nei parametri della governabilità berlusconiana, quella della logica aziendale per cui di tanto in tanto si elargiscono "premi di produzione" ai più meritevoli. Dando sempre più l'impressione che la politica sia solo l'ennesimo attore del mercato e che, come tale si comporti: offerte, ricompense, premi, cacciate ... Proprio come in un'azienda.
C'è, però, un problema non irrilevante. Che questa presunta azienda non è un bene privato o di un privato. Ma è lo Stato, il nostro Stato, la nostra Nazione. E la merce di scambio non sono premi e promozioni interne, ma nomine per incarichi pubblici.

Questo è qualcosa di indiscutibilmente malato, marcio, catastrofico, grave. Qualcosa di devastante da un punto di vista istituzionale, disastroso in un'ottica di democrazia e meritocrazia e, quel che è peggio, potenzialmente molto pericoloso per quanto attiene all'ordine pubblico e all'opinione pubblica.

Per non parlare - almeno in un'ottica idealizzata e molto più aulica del gretto materialismo del premier - del fatto che nominare a cariche pubbliche (connesse, dunque, alla gestione del denaro pubblico) persone non in base alle loro competenze, ma alla loro rispondenza al padrone e al suo fio, implica una gestione della cosa pubblica da parte di persone incompetenti sulla materia, oltre che prezzolate. E, se già la crisi non fosse di per sé catastroficamente grave, il tutto accentua maggiormente la difficile ripresa di cui il nostro Paese necessita, oggi più che mai.
Siam sempre lì: MALA TEMPORA CURRUNT!
Sotto l'ombrellone un regalo del Governo
post pubblicato in diario, il 15 agosto 2011


Sotto gli ombrelloni di questo Ferragosto soleggiato le letture dei più sono in realtà le cronache politiche seguenti il varo della “Manovra-bis” per il salvataggio in extremis del Paese.
Cronache prevalentemente di prospettiva, di amara prospettiva oserei dire.
Darei quasi ragione a chi – Di Pietro se non erro – ha apprezzato che dopo tante promesse, finalmente il Governo ha messo nero su bianco qualcosa di concreto per tentare di recuperare le sorti della nostra economia.

Laserie di misure comprende tra tante misure infauste ed inique, anche elementi assolutamente condivisibili.
La più condivisa tra tutte è, almeno a mio giudizio, il “contributo disolidarietà” che, pur se non una vera e propria patrimoniale, appare come una misura di equità sociale per la quale a quanti hanno di più si chiede di dare di più. In una condizione come quella attuale, infatti, è giusto che lo Stato chieda ai propri cittadini di farsi carico della contribuzione, avendo a riferimento le disponibilità di ciascuno, e non con un prelievo indiscriminato o, con un gergo più tecnico, lineare. Giusta, inoltre, la scelta di raddoppiare il prelievo sui parlamentari i quali, come sempre più spesso appare, godono di privilegi ben distanti dalle condizioni di difficoltà economiche in cui versa la stragrande maggioranza delle famiglie del Paese. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche un altro passo positivo, quello dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie fino al 20%, a fronte di un ridimensionamento della stessa tassazione sugli interessi da conti correnti tradizionali e altre forme di deposito.

Un’altra decisione che appoggio è quella del ridimensionamento dell’assetto istituzionale dello Stato. Credo, infatti, che la riduzione del  numero di Province (e con esse delle corrispettive Questure e Procure) sia un buon passo nell’ottica della razionalizzazione della spesa pubblica. Idem vale per il riassetto dei Comuni sotto i mille abitanti dove, a quanto si apprende, rimarrà solo il Sindaco come amministratore, senza la sua Giunta. È indubbio che queste due scelte comportino un radicale ripensamento del sistema degli Enti Locali, sia intermini di autorità/potere amministrativo che di politica in senso stretto. Ma credo vada dato rilievo soprattutto al risparmio che conseguirà dalla riduzione degli apparati burocratici che stanno dietro questi Enti che, immagino, saranno sostituiti da nuove entità nate da vari processi di accorpamento. Le stesse considerazioni credo possano essere fatte rispetto alla riduzione del numero di Consiglieri Regionali che, fatte salve Emilia-Romagna e Lombardia, vedrà coinvolte tutte le Regioni italiane.
Va, però, detto che non è da escludere l’ipotesi che, come spesso (se non sempre) accade, vengano escogitati nelle prossime settimane dei rimedi alla drasticità di queste scelte. Pare, infatti, che già in questi pochi giorni dall’annuncio dei tagli, sia stato trovato uno stratagemma per il salvataggio di alcune delle Province destinate alla cancellazione, una delle quali, Sondrio, è particolarmente cara al Ministro dell’Economia: non stupirebbe che ciò avvenisse anche per altre (penso alla mastelliana Benevento di cui già si leggono patetiche minacce di difesa a qualunque costo, inclusa l’istituzione di una exclave vaticana …).

Su questo fronte torno, però, a sottolineare qualcosa di già detto. E cioè che, anche di fronte a processi di eliminazione istituzionale e conseguenti accorpamenti, non accadrà mai che vengano meno le identità provinciali dei singoli territori. Nel nostro Paese è fortissimo il senso di appartenenza a un determinato territorio, è imprescindibile per i più l’identità locale nelle singole realtà e, con essa, il senso di rivalità con i vicini. I rioni, i quartieri o sestieri delle singole città sono solo lo specchio delle ben più ampie (ma non più aspre) rivalità campanilistiche tra comuni o province. Questo senso di perenne sfida, mai deleteria, ma sempre pacifica e goliardica, è insito nel DNA di noi italiani e non saranno certo i tagli imposti dalle ristrettezze economiche ad eliminarlo.

Tornando, invece, alla Manovra ferragostana, vorrei spendere qualche parola ancora su alcuni provvedimenti.
Uno per cui credo si possa esprimere soddisfazione è certamente quello relativoalla tracciabilità dei pagamenti, nella sacrosanta ottica della lotta all’evasione fiscale. Il fatto di aver abbassato il tetto per i pagamenti in contanti a 2.500€ torna nella direzione già indicata dal precedente Governo Prodi, quella cioè di limitare la circolazione di denaro contante per incrementare la possibilità di controllo sui flussi monetari mediante le autorità fiscali preposte (su tutte l’Agenziadelle Entrate). A fianco di questo, poi, l’incremento di sanzioni, fino alla chiusura d’esercizio, per i negozianti che non emettono scontrino fiscale è indubbiamente un intervento drastico e duro, ma quanto mai necessario per riprendere il controllo dell’economia “spicciola”, evitando che essa stessa continui ad alimentare il circolo vizioso dell’evasione fiscale, con le pesanti conseguenze che ciò comporta.

Trale scelte che trovo tutt’altro che condivisibili quelle relative all’adeguamento dei criteri per la pensione sia nel pubblico che nel privato (indice di una visione cieca rispetto alla popolazione giovane del Paese e oppressiva suquella di media età), e relativa alle penalizzazioni sui dipendenti della PA (ormai sempre più bersaglio delle ire ingiustificate di questo governo).

Un altro intervento che trovo di pessimo valore è quello relativo alle cosiddette "festività laiche”, ovvero quelle non vincolate dal Concordato. Non lo condivido, certamente, perché trovo assurdo il ragionamento legato alla produttività del sistema industriale con cui il Governo l’ha propinata al Paese. Non ritengo chel’impatto dei ponti festivi durante l’anno sia particolarmente dannoso per l’economia nazionale: sia perché questi ponti sono numericamente pochissimi, sia perché sono date mobili nei vari anni (si pensi che quest’anno, ad esempio, gli unici ponti sono quelli del 2 giugno e dell’8 dicembre, mentre lo scorso anno non ce n’era praticamente nessuno). Inoltre, questo è innegabile, da qualche anno durante queste festività molti centri commerciali o altri esercizi tengono aperto in via straordinaria proprio per consentire a quanti non andassero in ferie in quei giorni di approfittarne per spese che altrimenti non avrebbero occasione di fare. Poi, appunto, tutto il comparto turistico ne risulterebbe fortemente penalizzato, più di quanto già la crisi attuale non stia facendo.
Ma non è tutto. Questo provvedimento è, a mio parere, un forte allarme “politico”per il nostro Paese: a ben vedere, le date che ne risulterebbero penalizzate sono 3 date a forte valore storico-sociale e politico per il Paese (e non solo). Infatti, la festività non-concordatarie risultano essere unicamente il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Ora, a ognuna di esse associamo significati e valori diversi, ma tutte hanno certamente una matrice ideologico-politica che poco piace all’attuale compagine governativa. Ecco perché parlo di allarme: il significato e i temi che si legano a queste 3 festività sono fortemente urtanti per questa maggioranza tutt’altro che patriottica e sempre più somigliante al regime fascista. Derubricare quelle giornate come siipotizza nella Manovra-bis a una rimembranza postdatata sa molto di un’operazione culturale di regime, quasi un’epurazione.

Dunque, se bene ha fatto il Governo a delineare un quadro di interventi duri proprio perché emergenziali, e ancor meglio ha fatto il Presidente Napolitano a controfirmare l’atto per accelerarne l’iter di approvazione definitiva, è grande l’auspicio che il dibattito parlamentare porti a significative correzioni di quanto emerso dalConsiglio dei Ministri di venerdì scorso. In questo senso, da un lato la non-richiesta di fiducia da parte del Governo e la individuazione di pochi, ma significativi interventi alternativi (che, immagino, prenderanno il corpo di veri e propri emendamenti) da parte dell’opposizione, sono un buon segnale di una possibile elaborazione prima del varo definitivo della Manovra-bis. In attesa che il tutto diventi presto realtà, a noi cittadini non resta che fare qualche conto in tasca e, al momento debito, fare responsabilmente la nostra parte per salvare autenticamente il Paese.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 15/8/2011 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
C'è bisogno di URLARE!!!!
post pubblicato in diario, il 9 agosto 2011


Che la situazione sia drammatica, è sotto gli occhi di tutti. (forse anche sotto quelli del premier)
Che le prospettive immediate siano spaventose, anche.
Che serva urgentissimamente una svolta immediata e radicale, non è ancora giunto agli occhi di tutti, ma è certamente acclarato per quanti abbiano minimamente senso civico e sguardo disincantato.

Di fronte a tutto questo, il "governo del fare" sta tirando, ancora una volta, a campare, fingendo qualche capacità di "problem solving" che in 3 anni non è mai, nemmeno lontanamente, emersa.
In uno scenario tanto drammaticamente amaro, è quantomeno vergognoso quanto il nostro governo stia facendo. Gli interventi dei commentatori in questi giorni sono, direi, emblematici in questo senso.

Nulla da eccepire sui contenuti e, quasi quasi, nemmeno sui toni.
Ma tutto ciò, purtroppo, non basta.

Care opposizioni: c'è bisogno di URLARE!!!
Servono interventi duri, perentori, categorici.
Di fronte ad una compagine governativa che persino in un fumetto di supereroi ne potremmo trovare di più credibili, bisogna strapparsi le vesti!!!
Al PD e a tutte le altre forse di opposizioni, dico: sgolatevi per noi cittadini! Fateli sentire incapaci, inadeguati, vergognosi. Inchiodateli senza appello alle loro pesantissime responsabilità. Sbattetegli in faccia lo squallore della loro in-azione governativa.
E, soprattutto, siate realisti: non chiedete che facciano un passo indietro: non lo faranno mai. Costringeteli voi a farlo!
Come?
Invocate le loro vergognose responsabilità in qualunque intervista televisiva o giornalistica, occupate i luoghi simbolo del potere italiano, invadendo qualunque spazio di intervento vi possa essere riservato,... 

Noi cittadini abbiamo bisogno di qualcuno che ci difenda. E questo governo non sta facendo nulla di tutto ciò.
Ci aspetteremmo da voi, azioni dure, inequivocabili, perentorie.
Prendetevi la scena politica nazionale e fate vedere quanto voi siate capaci di stare dalla nostra parte. E, se non bastasse il contesto italiano (e le cronache economiche di questi giorni lo dimostrano), portate voi la credibilità italiana in Europa: interloquite voi con i principali leader europei e americani. Portate la vera Italia nel mondo e screditate/smascherate le fandonie che questa compagine di buffoni ha raccontato ovunque: noi siamo italiani e vogliamo continuare ad essere orgogliosi di esserlo. Abbiamo bisogno anche di voi.


Sulla Manovra
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2011


Le opinioni che in questi giorni si rincorrono tra tv e giornali sulla Manovra sono oggettivamente numerose e, per lo più, concordi sugli effetti devastanti che un provvedimento così strutturato produrrà nei prossimi anni.
Non è una questione meramente destra/sinistra quella sugli effetti, se si pensa, ad esempio, che anche Presidenti di Regione quali Zaia (Veneto) e Cappellacci (Sardegna) hanno optato per la non applicazione dell'aumento dei ticket sanitari nei loro territori - cosa che per primi avevano fatto Errani (Emilia Romagna) e Rossi (Toscana), due Presidenti non certo vicini a questo Governo. O se si pensa alla Presidente Polverini (Lazio) che si dice costretta ad applicare il medesimo aumento dei ticket, ma solo perchè è in atto un Piano di Rientro della Sanità regionale, non perchè lo condivida.

Insomma, emerge chiaramente che questo atto del Governo ha creato da subito - e ancor più lo farà col passare del tempo - malumori in vari strati del Paese, anche laddove si sia sulla medesima lunghezza d'onda, politicamente parlando.
D'altronde i numeri sono molto chiari: i tagli appaiono esagerati, indiscriminati e, quel che è peggio, tutti destinati a colpire nelle fasce sociali già deboli di per sè.

Prendo a prestito l'immagine mitologica cui ricorreva ieri su Unità il Presidente Errani per raccontare l'infausta scelta di questo Governo: paragonato a Crono che mangia i suoi figli, con questa Manovra il Governo decide di colpire sul vivo gli Enti Locali indistintamente, virtuosi o non, su scala regionale/provinciale/comunale. Così facendo, come il leggendario Titano, chi ci governa taglia le gambe, senza sconti, alle proprie diramazioni sul territorio.
Con quali risultati?
Che gli Amministratori locali si troveranno nelle condizioni di dover attuare scelte drammatiche a scapito dei loro concittadini, aumentando la pressione fiscale, tagliando o riducendo drasticamente i servizi offerti o, peggio, rinunciando a importanti investimenti (ancorchè li si fossero previsti).
Certo, tutto questo è assolutamente un problema lontano, abissalmente lontano, dai pensieri oggettivi di questo Governo: non sono loro a metterci la faccia in prima linea, né, con ogni probabilità, a sopportarne il peso nella prossima legislatura.
Una manovra del genere, è evidente, creerà problemi a tutti gli strati sociali, specialmente quelli più deboli e più a rischio, a partire dalle famiglie e dai lavoratori.

L’unica nota positiva che va scorta in questa manovra è la capacità, una volta tanto, della classe politica di dimostrarsi all’altezza del delicatissimo momento che il Paese sta attraversando. E, certamente, questo non è un merito ascrivibile alla maggioranza, ottusa e perseverante nel suo modo di interpretare il Paese e il vivere sociale, quanto alle opposizioni, comunque contraddistinte. Abbiamo assistito senza dubbio alcuno ad un grande momento di Politica, di servizio alla cittadinanza: la velocità di approvazione del provvedimento governativo, pur nella totale dissociazione, è un’altissima testimonianza di senso di responsabilità pubblica e di senso dello Stato. Questo merita, dal mio punto di vista, tutti gli onori del caso alle forze di opposizione.

Un’ultima nota riguarda gli effetti che questa manovra sta sortendo.
A parte il già menzionato rifiuto di parecchie Regioni all’applicazione del ticket sanitario (comprese, come detto, alcune governate dalla stessa maggioranza parlamentare), credo sia emblematico il risultato dei mercati finanziari conseguito oggi. La Borsa di Milano ha chiuso col peggior risultato europeo. Se lo stesso dato (non, ovviamente, in una lettura numerica, quanto di significati) una decina di giorni fa era l’emblema della speculazione finanziaria cui siamo sottoposti, oggi porta con sé il senso di un provvedimento profondamente sbagliato e tutto da rivedere. Anche i mercati internazionali, dunque, hanno lanciato un messaggio chiaro all’Italia: così non va!

Non resta che da sperare nel Paese, nelle sue forze più autentiche e realiste (sia di natura politica che non) e in un cambiamento profondo e autentico sia della politica nazionale (magari col cambio della guardia necessario) sia dell’andamento generale dello Stato.

Commenti sul caso TAV
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2011


Rispetto al dibattito ripreso sulla necessità/opportunità di fare o meno la TAV, credo si debbano fare diverse considerazioni, ognuna in un proprio contesto.

Tanto per cominciare, partirei dal piano della cronaca, in particolare di quella di domenica scorsa.
Ovviamente, gli eventi da valutare sono 2 distinti: da un lato la manifestazione pacifica di quanti contestano il progetto, Sindaci in testa, e dall'altra quella violenta e devastante dei "black-block". Sui primi tornerò in seguito, ma, a prescindere dal mio pensiero, va sottolineata in assoluta onestà la dignità e la legittimità della loro protesta: potrà essere dura, intransigente, chiassosa, ma rimane la legittima opinione di quella gente.
Tutt'altro è il discorso da fare in merito ai "black-block". Tanto per cominciare mi verrebbe da chiedere per quale motivo costoro si trovassero domenica in Val di Susa: non erano certamente a casa loro, o almeno non tutti. Questi cosiddetti "professionisti della violenza" ancora una volta si sono trovati al momento "giusto" nel posto "sbagliato": erano nel posto della protesta sì, ma non erano in casa loro (il loro movimento nasce essenzialmente nell'Europa del centro-nord). Dunque, erano stati invitati lì (come ipotizza Chiamparino)? Non è dato sapersi, ma di certo si sa che non erano propriamente inattesi. E per certo si può dira anche che costoro, ancora una volta, hanno portato barbarie e devastazione in un contesto di scontro, sì duro, ma comunque pacifico. La condanna che si deve pronunciare in tal senso è assoluta e ferma. Direi quasi, che i primi a doverlo fare siano proprio i manifestanti "no-TAV" della Val Susa: in fondo, la loro manifestazione è stata oscurata e, peggio, rovinata drammaticamente, da questi barbari del XXI secolo.

Sul piano, invece, politico credo si debbano rivendicare alcuni chiarimenti da parte, soprattutto, del governo.
Prescindendo dalla posizione non chiarissima, almeno a me, dell'attuale maggioranza in merito a questo progetto infrastrutturale, vorrei capire, tra le altre cose, quale iter sia stato seguito negli ultimi tempi su questo fronte.
O meglio: il tema TAV è rimasto silente per 3 anni o più, dopo la caduta del Governo Prodi e fino a una decina di giorni fa. Poi, minacciati dall'UE che il ritardo spaventoso sui lavori ci avrebbe penalizzato rispetto allo stanziamento fondi comunitari, il governo si è risvegliato dal proprio perenne torpore sui temi che contano e i cantieri sono partiti. Con una perentorietà che se fosse applicata anche in altri contesti della vita di questo Paese, sui fronti/temi che contano nella vita degli italiani, forse qualche risultato concreto e serio lo potrebbero anche vantare...
Un altro pensiero, sempre politicamente parlando, riguarda lo "stato avanzamento lavori", gergalmente detto: perchè sulla stessa tratta Torino-Lione, i francesi si trovano oggi ad aver realizzato già alcuni km di tunnel e noi italiani stiamo partendo oggi con i cantieri esplorativi? Tutta colpa solamente dei comitati del "no-TAV"? O forse chi avrebbe dovuto ridestinare i fondi stanziati dall'UE ha fatto altro? O forse si è voluto tenere sopito uno scontro duro già da anni per non alimentare l'avversità alla compagine di governo? ... Tutte domande che resteranno inevase, ahinoi.

Infine, sul piano del merito progettuale, vorrei dire la mia.
Premetto di non conoscere a fondo la materia o, comunque, di non averla seguita approfonditamente in questi anni. Però con le informazioni che ho credo di poter esprimere un giudizio a riguardo.
Innanzitutto, stiamo parlando di un progetto di "impianto europeo" che, dunque, ha una prospettiva certamente più ampia del nostro solito orizzonte, che è tanto più patriotticamente italiano quando servirebbe non lo fosse. Il famoso "corridoio 5" che dovrebbe passare dalla Val Susa collega Lisbona a Kiev: già l'indicazione delle due località dà un senso alla funzionalità di questo progetto. Per questo, dicevo, noi italiani sbagliamo troppo spesso il momento o il tema del patriottismo: non ha nessun senso chiuderci in noi stessi su un tema come questo, su un programma infrastrutturale di questa portata. Non possiamo guardare al futuro senza aprirci all'Europa e ai suoi mercati: la non realizzazione del passante Torino-Lione penalizzerebbe il nostro Paese rispetto ad un piano di sviluppo come questo. È inevitabile.
Inoltre, ancor più ora che col referendum vinto alle spalle il Paese ha svoltato verso le rinnovabili (almeno questo dovrebbe essere un senso di quel voto), per quale motivo osteggiare un progetto di linea ferroviaria, con tutto ciò che essa comporta? O meglio: è innegabile che uno sviluppo dei traffici merci su sistemi viarii diversi da quello tradizionale sarebbe un notevole  beneficio a qualunque livello per l'economia intera. Dunque, una volta che esistono e prendono piede progetti di sistemi di merci e persone su rotaia (come potrebbe essere su via fluvio-marittima o su via aerea) perchè porre i bastoni tra le ruote, peraltro adducendo motivazioni di "impatto ambientale"? Non mi è chiaro, sinceramente.
Insomma, per questi e altri minori motivi, personalmente sono favorevole al progetto TAV: è un passo in più verso la piena e compiuta realizzazione dell'Unione Europea, anche e soprattutto sul piano dei mercati.

La settimana di fuoco del governo
post pubblicato in diario, il 20 giugno 2011


Quella appena conclusa è stata certamente una delle settimane più dure per questo governo.
Si è aperta con l'appuntamento referendario e con il suo ben noto esito, si è dipanata sulle uscite raccapriccianti dei ministri, Brunetta in primis, e si conclusa nei prati minacciosi (?) di Pontida.

Partirei dai referendum, con tutto ciò che ne consegue.
Non serve essere un politilogo di lungo corso per capire quale significato vada attribuito alla tornata referendaria del 12-13giugno scorsi. Gli argomenti trattati erano tutti, come si sa, inerenti leggi e leggine varate da questo governo: ciò che veniva messo in discussione nei 4 quesiti era qualcosa che aveva a che fare direttamente con il pensiero politico e con l'imprinting dato da questo governo allo status del Paese. Ecco perchè, dunque, l'esito è stata una "sberla" sonora e innegabile per l'attuale maggioranza: in nessun caso il pensiero del premier e dei suoi ha trovato appoggio o condivisione nell'elettorato italiano. Un elettorato che ha dimostrato altissimo interesse per la cosa pubblica e, in particolare, per questi 3 importantissimi temi: il tanto agognato quorum è stato trionfalmente raggiunto e in ognuno dei quesiti la bocciatura arrivata alla corrispondente legge governativa è stata netta e indiscutibile.
Le letture che si possono fare non sono molte: il governo, questo governo è stato rinnegato dagli italiani. Come già nelle settimane precedenti (alle amministrative), anche lo scorso weekend il popolo italiano si è mobilitato per dire a questa maggioranza che l'appoggio è venuto meno, la fiducia è stata malriposta e l'operato non è piaciuto.
Nei numeri di questi referendum il messaggio è, ancora una volta, inequivocabile: così non si va avanti.
Che, però, questo messaggio giunga alle orecchie sorde del premier e dei suoi compari, è evidentemente una speranza vana e inutile, considerando l'indifferenza assoluta dimostrata. Ma ciò, purtroppo, non sorprende affatto.
Non ci si può nè deve attendere da questa maggioranza la capacità di autocritica, l'onestà intellettuale e politica di fare un passo indietro e di riconoscersi sconfitti nella realtà delle urne. Tutto questo non appartiene alla cultura autoritaria di questa destra d'altri tempi: in qualunque paese moderno, qualunque forza democraticamente eletta e democratica nelle proprie convinzioni avrebbe fatto un passo indietro, dimostrando di aver recepito la lezione impartita dal popolo sovrano. Questa maggioranza, questa destra, questo governo, questo premier non lo hanno fatto e, ahinoi, non lo faranno mai.
Ma ciò non è, nè può essere una ragione per demordere. Ora più che mai le forze d'opposizione, quale ne sia il simbolo e la natura, devono incalzare il governo ad agire, dimostrandone l'inettitudine e rilevando la sempre crescente scollatura dal Paese reale. Da questa battaglia politica sana nascerà il cambiamento di cui c'è bisogno e che, presto o tardi, daranno all'Italia un'altra compagine governativa.

Quanto all'indecorosa indecenza di questo governo, il caso Brunetta è la riprova del livello cui siamo giunti.
Nulla è peggio di un Ministro che si atteggia come ha fatto il responsabile della Funzione Pubblica la scorsa settimana. Una cosa al limite tra il drammatico e il vergognosamente inenarrabile.
Potrei capire l'insostenibilità di essere forza di governo in un Paese che in meno di un mese ha risposto picche 3 volte in altrettante occasioni di voto. Ma non potrò mai capire la disumanità e la bassezza morale di chi si permette di disprezzare l'altro, prescindendo da tutto. A maggior ragione per chi si presta, governando, al confronto con il pubblico elettore.
Caro Brunetta, l'Italia peggiore è quella di chi non sa accettare le proprie sconfitte, ammettere i propri errori, confrontarsi col proprio avversario politico, dialogare col Paese. L'Italia peggiore è fatta da quanti non degnano di ascolto chi vorrebbe interrogare l'Amministrazione. L'Italia peggiore è quella di chi disprezza pubblicamente, e poi pretende pure di raccontare la propria verità che è una menzogna. L'Italia peggiore è quella, inoltre, del malaffare, della disonestà, della politica nell'ombra dei palazzi, della menzogna spudorata e senza ritegno, dell'imbroglio...
Quanto all'indecenza delle boutades di questo governo, sorvolo completamente sul premier che ironizza sull'Arte col Premier israeliano: non ci sono (e non voglio ci siano) parole per esprime tutto il disprezzo e la vergogna che scene come questa mi inducono.

Infine, l'appuntamento di Pontida.
Onestamente non so cosa pensare. Nel senso che, almeno apparentemente, quello di ieri è sembrato un meeting di aut-aut al governo: richieste, divieti, stop ... Poi, a ben vedere, la Lega da anni si comporta così: minaccia a ogni piè sospinto una crisi di governo o una separazione imminente, ma poi, non ne voglio conoscere i reali motivi, abbandona ogni intento battagliero per riconciliarsi amorevolmente col premier e i suoi.
A quale Lega si deve credere? A quella di Pontida o a quella di Palazzo Chigi?
Se per un attimo volessimo dare credibilità alla Lega di Pontida, beh, i paletti posti ieri al governo non sono nient'affatto una passeggiata. Uno in particolare, quello relativo al Patto di Stabilità e alle Amministrazioni Locali, sarebbe una bella gatta da pelare. Premesso che una richiesta come questa, credo, potrebbe trovare appoggi bipartisan in quanti amministrano i territori, quella di rivedere il Patto di Stabilità Interno per gli Enti Locali una provocazione non semplice da digerire. Si tratta di uno dei punti chiave su cui si basano le manovre fiscali di questo governo, fatte di drastici tagli alle risorse dei Comuni, con una conseguente imposizione di ristrettezze assoluta. Di fronte ad un aut-aut come quello lanciato ieri a Tremonti, se il governo decidesse di mettersi in ascolto, ne uscirebbe, a mio avviso, un sostanziale cambio di rotta nel rapporto con gli Enti Locali. E questi ultimi, è evidente, ne troverebbero un inaudito giovamento. (E io, da ex-amministratore, mi permetto di auspicare che davvero si aprano tavoli di confronto su questo drammatico tema per quanti governano i territori in prima persona, mettendoci la faccia al posto del governo centrale).
Ma, probabilmente, la Lega di ieri ha già lasciato il posto a quella di Palazzo Chigi che, al tavolo dell'imperatore, bivacca e si trastulla, dimentica di quanto il suo elettorato le ha chiesto ieri nei prati nordici.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 20/6/2011 alle 19:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lezione dei ballottaggi
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2011


I numeri di ieri sono qualcosa di straordinario e, al contempo, terrificante (nel senso buono del termine - ora spiego).
Il Segretario Bersani, dopo il primo turno di queste Amministrative, parlò di "vento del nord": un'immagine azzeccatissima, secondo me. L'idea che ne è veicolata è esattamente quella di un cambiamento forte e storico, che spira proprio dal Nord. Quel Nord che per anni è stato un territorio saldamente nelle mani della destra berlusconiana e leghista - con le dovute e certe eccezioni (a partire dalla mia Emilia), che hanno spinto sempre nella stessa direzione di quel vento.

Il vento, si sa, scompiglia le carte in tavola, genera disordine e smonta i castelli di carta.
Questo "vento del nord" fa esattamente tutto questo: scompiglia le carte sul tavolo di questa maggioranza di governo che credeva di essere incontrastata nel suo governicchiare il Paese, mette disordine e rovescia dal tavolo i piani di chi progettava (e tentava di realizzare - quasi riuscendo) un dominio pluridecennale e monotono, smonta i castelli di promesse fumose delle quali costoro si erano riempiti per anni la bocca (trovando chi ci credesse realmente).
Le analisi politiche che in questi giorni si sono lette e si leggeranno portano tutte alla stessa meta: siamo sul versante discendente di un'epoca storica monocratica e connotata da un profondo senso dell'ego. Pittoresco, a tal proposito, l'editoriale di Massimo Giannini oggi (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41).
Comunque la si legga, questa tornata di Elezioni Amministrative ha consegnato alla destra del premier una lezione chiara e univoca: così non si può andare avanti e, soprattutto, la gente non vuole andare avanti. La richiesta è chiara per tutti: cambiare rotta.
Non credo sia un problema di singoli candidati (anche se oggettivamente in alcuni casi, Milano e Napoli soprattutto, lo è stato), nè tantomeno di programmi (o non nello specifico di ogni programma). Il problema, semmai, è stato di scelta sull'offerta complessiva fatta dal centrodestra: un'offerta non più accettabile nell'Italia del 2011. Non più con questa compagine governativa (e coi suoi emissari sul territorio), non più con queste falsità messe in tavola (declinate, queste sì, nei programmi delle varie città, ma tutte consonanti in un modello di Nazione pessimo e non ulteriormente condivisibile), non più con i toni di un duello all'ultimo sangue (in un'Italia già in ginocchio da anni, e ancor più con questa crisi).

Ecco, dunque, l'avanzata del centrosinistra in Italia, col suo carico di onori e oneri.
Onori che vanno tributati all'intero scenario politico del centrosinistra, senza esclusione di alcun partito. Onori meritatissimi che, dopo anni, hanno trovato un largo consenso nella cittadinanza: questi risultati hanno chiamato alle urne 13 milioni di persone al primo turno e 6 ai ballottaggi, dunque, non sono espressione di pochi. Onori al lavoro di squadra espresso in più contesti, all'offerta di progetti per il cambiamento del Paese (e, nello specifico, anche in ogni singola città/provincia al voto), ai toni tenuti durante tutta la campagna elettorale e in ogni singolo contesto. Onori alla capacità di creare un tessuto nel Paese, aggregando non solo le altre forze politiche sullo stesso fronte ma, è questo l'asso vincente, le forze civiche ovunque costituite e comunque denominate (ambienti laici ed ecclesiastici, volontari, asscociazioni costituite e semplici cittadini). Questa è la vera forza del Paese, quella che ha portato avanti la Nazione dopo ogni caduta in questi 150anni e che, si spera, continui a farlo anche in futuro. Partendo da adesso.

Un discorso tutto a sè merita il PD.
Il tributo migliore al merito del Partito Democratico credo lo abbia espresso Massimo Giannini (http://www.repubblica.it/rubriche/polis/2011/05/30/news/e_crollato_il_muro_di_arcore-16977904/) dicendo che si è rivelato una forza indispensabile per lo schieramento attualmente all'opposizione parlamentare. Un ruolo cardine che solo una forza politica con alto, altissimo senso civico può esprimere, dando il meglio di sè, ma senza mai imporsi.
Dico questo pensando al fatto, ed è un dato obiettivo ed inconfutabile, che i due neo-Sindaci di Milano e Napoli, come di Cagliari, non siano persone provenienti dal PD, ma alle quali il PD ha saputo dare il giusto apporto. Nel caso milanese e in quello cagliaritano il PD ha espresso la propria onestà intellettuale accettando la sfida delle Primarie e, soprattutto, una volta persala, sostenendo senza rivalse nè riluttanze i candidati vincitori. La migliore espressione di quella stessa democrazia che, non solo è insita nel nome del partito, ma che regole le Primarie stesse: il confronto sia pure serrato e teso, ma una volta ottenuto il risultato (quale che sia) l'obiettivo comune deve necessariamente avere la meglio sui personalismi e sulle ripicche interne. Questa è un'altra lezione che ci viene dai ballottaggi, e non solo.
Sul caso napoletano, l'ho già detto anche 15 giorni fa, la lezione al PD l'han data gli elettori. Il messaggio è, secondo me, chiarissimo: nella scelta delle candidature occorre dialogare per tempo e saggiamente coi potenziali alleati per capire quale sia il percorso migliore. Senza troppe dietrologie, l'eventuale candidato unico del centrosinistra avrebbe avuto la meglio al primo turno senza alcuna difficoltà. Questa lezione va presa in considerazione, secondo me, anche su scala nazionale: l'elettorato ha dato segni inconfondibili su quali debbano essere gli interlocutori nel campo del centrosinistra.

Ora, quel che accadrà non è dato sapersi. Di certo, non ci si può aspettare che questa compagine governativa faccia un passo indietro e si rimetta agli elettori: non hanno la cultura politica nè il senso civico per farlo.
Nell'attesa di un cambiamento di passo da parte loro, quale che sia, credo sia necessario continuare a tessere questa tela di relazioni con la società civile, con le forze politiche vincenti alle urne, con il mondo imprenditoriale ed economico del Paese, con l'obiettivo di costruire una via parallela a questo governo-del-fare-finta-di-fare lungo la quale ricostruire l'Italia sulle macerie che questa destra sta facendo.
Insomma, buon lavoro a tutti i vincitori!

La destra governa per sè
post pubblicato in diario, il 15 aprile 2011


L'Italia che nel 2011 celebra i propri 150 anni di Unità è un Paese con fortissimi nodi da sciogliere sul proprio status.
A scioglierli, a rigor di logica, dovrebbe essere il Governo che, come da ordinamento dello Stato Italiano, è l'organo istituzionale preposto a tale funzione (esercita o dovrebbe farlo, infatti, il Potere Esecutivo).
Ma non è così, volenti o nolenti.

Quella approvata mercoledì alla Camera, la famosa "prescrizione breve", è una legge tutt'altro che utile all'Italia: è un'oscenità impura, utile solo e sempre al solito capo-mandamento (la terminologia non è certo casuale) e a qualcuno dei suoi scagnozzi. È il solito atto di tracotanza politica di una maggioranza incollata al proprio capo da quella specialissima colla che, noi comuni mortali, chiamiamo denaro.
Approvata questa oscenità, pare che il capo-mandamento stia già incalzando i suoi soldati mercenari (mai aggettivo sembrò essere più adeguato, pensando a quel pavido Parlamentare che risponde al nome di Scilipoti), per la legge sulle intercettazioni.
Ora, non è necessario essere grandi intenditori di politica per capire cosa stia facendo quell'omuncolo che nel 2008 la maggioranza dei nostri connazionali ha investito del ruolo di Presidente del Consiglio! Non serve essere nemmeno troppo acuti di intelletto per capire che, anche questa battaglia parlamentare, servirà sempre e solo a lui e a pochi altri decerebrati che lo circondano. Insomma, non occorre nessuna laurea in politologia per capire che anche questa prossima tappa del lavoro del Governo sarà pro-domo-sua e a noi italiani non verrà utile mai.

Eppure....
Eppure l'Italia oggi avrebbe bisogno di risolvere tanti, tantissimi problemi!
Il primo è certamente legato alla contingenza attuale, ed è quello dell'immigrazione di tunisini e non solo. Un problema drammatico da affrontare il prima possibile. Drammatico nel senso che è il "dramma" di questi popoli che ci viene a bussare alla porta, è il loro "dramma" quello su cui prioritariamente dovremmo riflettere, è il loro "dramma" che li imbarca sui pescherecci e ce li porta qua da noi. Poi, dopo che si è capito e valutato quel "dramma" si può argomentare sulla soluzione da adottare in concomitanza con l'Europa e altre entità sovraordinate - che se ci stanno voltando le spalle non è certo solo colpa della loro mentalità, quanto forse della nostra inattendibilità internazionale ... -.
Poi potremmo parlare della "solitudine del mondo industriale" su cui Emma Marcegaglia ha lanciato un appello fortissimo, caduto fondamentalmente inascoltato, checchè ne dica il Ministro Tremonti. Il mondo industriale italiano, comunque la si pensi, è il primo vero volano verso la ripresa economica del Paese: lasciarlo abbandonato a se stesso è una colpa di cui sarebbe meglio non macchiarsi.
Ancora, potremmo riflettere sulle condizioni economiche in cui versano le famiglie italiane. Potremmo parlare del problema delle fonti energetiche decidendo, una volta per tutte, da che parte stare. Potremmo occuparci di scuola. Potremmo decidere su cosa investire per il futuro di questo Stato.

Magari, potremmo anche tentare di risolvere il nodo della Giustizia.
Ma non con quell'obbrobbrio che ci hanno propinato come primo elemento di una grande riforma.
Non sono un giurista e non ho le competenze reali per addentrarmi nella materia, ma credo che questa non sia la direzione di riforma di cui la Giurisprudenza italiana ha bisogno.
Siamo di fronte all'ennesima pillola indorata da prendere per via rettale (scusate l'immagine poco garbata): si parla di "processo breve" per far credere a qualche (tanti?) fessacchiotti che questa norma accorci i processi, ma non è così. Chiamano questo schifo di legge con un nome fasullo, per far credere che sia utile a tutti, ma non è così. La spacciano per qualcosa di innovativo, ma non è così.

«Ahi serva Italia!»

... perseverare autem diabolicum
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2011


Così finisce un celebre monito latino che iniziava con "errare humanum est, ...".
L'emerito e immacolato, oserei dire, nostro premier ha ieri ottenuto, nonostante le ben note perplessità del Capo dello Stato, la nomina di Saverio Romano a Ministro, come ricompensa per la sua sacra fedeltà.

Non credo sia difficile intuire quale sia la perseveranza nell'errore del nostro capo di governo, ma se a qualcuno ancora sfuggisse il nocciolo, beh, mi basta fare i nomi dell'esimio Aldo Brancher, o dell'illustrissimo Cosentino, o dell'immenso Caliendo.
La risata che stimola questo articolo de l'Unità è certamente una risata amara, o peggio:  http://nemici.blog.unita.it/indagato-per-mafia-ministro-subito-1.278512 .

Sembra che al nostro Cavalier (servito più che servente) proprio non entri in testa l'art. 54 della nostra Costituzione che, repetita juvant, «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore».
Certo, ancora non possiamo giudicare se Romano saprà applicarsi con disciplina e dovere. Quel che è certo è che, almeno in passato, non abbia dimostrato tali doti: se non altro perchè, se si è irreprensibili per disciplina e onore difficilmente si finisce per essere indagati.

Una riflessione che mi viene da fare, a questo punto, è questa: quando fra qualche anno si ripenserà ai giorni nostri e se ne vorranno celebrare i rappresentanti politici migliori, di chi vorremo o potremo ricordarci? Perchè se la politica di questi anni dovrà essere ricordata per questi personaggi che nemmeno il peggiore degli autori di fantasia avrebbe potuto creare, forse sarà meglio non averne memoria. Che tristezza.

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