.
Annunci online

150 anni di Italia e Italiani
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2011


Il significato della festa odierna appare, dai dibattiti cui assistiamo da un po’ di tempo a questa parte, molto discusso, nonostante sembri inequivocabile ed univoco. Credo, dunque, valga la pena di esprimere quale significato abbia per me, quali pensieri mi sovvengano e a cosa credo vada tributato oggi il nostro omaggio come Nazione.

Festeggiare il 17 marzo significa, innanzitutto, fare memoria di un’intera epoca storica, racchiusa tra il 1830 e il 1870: è la memoria dei fatti storici dai moti modenesi di Ciro Menotti alla Breccia di Porta Pia, passando per le tre Guerre d’Indipendenza, per l’impresa dei Mille, per l’incontro di Teano e i plebisciti di annessione al Regno di Sardegna. Fino al culmine ed apice di tutto il 40ennio, il giorno in cui il Parlamento eletto nel febbraio di quell’anno, proclama che «Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi successori il titolo di re d'Italia». Era il 17 marzo 1861.
E ancora, è memoria del dibattito sulla formazione del nuovo Stato tra Mazzini, Cattaneo e Gioberti, delle trattative diplomatiche di Cavour e d’Azeglio, della prigionia di Pellico, degli scritti e delle opere degli intellettuali e degli artisti dell’epoca.
A proposito di opere, vorrei soffermarmi sul dipinto di Odoardo Borrani “Cucitrici di camicie rosse” (1863). Osservandolo si ha la sensazione di entrare nella stanza e assistere al lavoro delle protagoniste: sembra di cogliere un dialogo quasi sommesso, in cui le speranze di queste dame, si mescolano al timore del fallimento dell’iniziativa stessa (la critica ufficiale, peraltro, individua nella delusione dell’autore rispetto alla fine dell’iniziativa garibaldina il motivo dominante del quadro). Quel che mi piace di quest’opera è il senso di collettività che essa trasmette: le quattro signore ritrattevi appartengono, almeno, a 3 diverse generazioni, ma sono accomunate dalla medesima adesione al progetto garibaldino, al quale dedicano il frutto del loro operato. È un po’ come se l’autore volesse evidenziare il vasto coinvolgimento che l’impresa dei Mille ebbe nella popolazione italiana dell’epoca: sul fronte uomini e ragazzi a combattere per un ideale di Patria comune, nelle retrovie le donne impegnate a fornire il sostegno concreto e reale all’iniziativa: segno, già questo, di una adesione diffusa all’ideale unitario.
Vorrei anche citare, sempre sul fronte dell’impegno di artisti ed intellettuali, il Coro dell’Atto III della tragedia Adelchi di Alessandro Manzoni. Il letterato, come spesso accade nelle tragedie, fa pronunciare alle voci di coro una riflessione che, pur rivolta alla contingenza rappresentativa della scena, ha un forte valore politico per la lotta Risorgimentale di quegli anni: «E il premio sperato, promesso a quei forti, / sarebbe, o delusi, rivolger le sorti, /d’un volgo straniero por fine al dolor? / Tornate alle vostre superbe ruine, / all’opere imbelli dell’arse officine, / ai solchi bagnati di servo sudor. / Il forte si mesce col vinto nemico, /col novo signore rimane l’antico; /l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.» Il Manzoni, con occhio disincantato e malizioso, fa pronunciare ai suoi personaggi una condanna all’inutile e mal riposta speranza di unire la propria voglia di riscatto alla voglia di un popolo straniero di una nuova dominazione che, dunque, non risolverebbe il male attuale: come a dire, l’indipendenza che gli italiani cercano, solo da loro può venire, non da altri fintamente alleati.
Ecco, dunque, il senso della memoria di quegli anni e di quel movimento: un riscatto del popolo che fu voglia di autodeterminazione (per dirla col principio del Presidente USA Wilson, cui si ispirò nel 1919 la Società delle Nazioni). Ed è a quel sentimento che nel 1847 Goffredo Mameli si ispirò per il suo Canto degli Italiani che, nella terza strofa, recita: «Uniamoci, amiamoci, / l'Unione, e l'amore / Rivelano ai Popoli/ Le vie del Signore; / Giuriamo far libero / Il suolo natìo: /Uniti per Dio /Chi vincer ci può? ».
A questo ideale credo si debba tributare il nostro riverente e grato omaggio oggi, 150 anni dopo, facendo memoria di quel turbine di emozioni, di passioni, di aspirazioni e ideali che mosse tante persone, giovani soprattutto, a sacrificarsi per la Patria (penso anche, ad esempio, al giuramento degli associati alla Giovine Italia di Mazzini che promettevano solennemente «giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana»).
Festeggiare il 17 marzo è fare memoria, poi, anche di tutto quanto venne dopo, nel bene e nel male. È il giusto tributo che dobbiamo a tutti coloro che nella loro vita, passata alla Storia o ordinaria che fosse, hanno reso grande la nostra Italia.
Quindi, è il merito e la deferenza per i tanti politici che l’hanno traghettata per mari spesso perigliosi, per i tanti giovani che hanno vestito la divisa militare italiana (penso soprattutto ai “ragazzi del ‘99” morti a Caporetto, ai soldati delle due Guerre Mondiali, fino ai nostri soldati morti in Afghanistan e in Iraq). È un tributo a tutti gli industriali che hanno esportato il marchio italiano nel mondo, ieri come oggi. È un omaggio ai tantissimi letterati, artisti, musicisti e scienziati che hanno affermato il primato del genio italiano nelle varie discipline del Sapere. È un pensiero grato e pieno di stima per tutti gli uomini delle forze dell’ordine che hanno servito il nostro popolo e il nostro Stato, come a tutti i volontari che hanno esaltato l’altissimo valore della generosità, che è insito nel nostro DNA italiano. È l’ammirazione per tutti i grandi dello Sport che ci hanno inorgoglito delle loro gesta. È una “preghiera” ai giganti della Fede, che ci hanno dato prova dell’attualità dei valori Evangelici e della loro praticabilità anche nella vita civile.
All’Italia, poi, protagonista delle tragiche vicende del secolo scorso, la memoria che dobbiamo rendere è, soprattutto, destinata a coloro che, proprio nei periodi più bui, hanno saputo creare spiragli di luce e di orgoglio per la Nazione. Penso ai grandi eroi civili quali Perlasca, Palatucci e d’Acquisto. Come pure ad eroi più recenti, tre nomi per tutti Falcone, Borsellino e don Puglisi.
Insomma, oggi, davanti al Tricolore, con l’Inno che risuona nelle nostre orecchie, davanti (o dentro) ai luoghi Istituzionali dello Stato, festeggiare questa data è un obbligo morale e civile di onore e rispetto al nostro passato, con gli occhi aperti e i cuori attenti sul presente, per gettare uno sguardo disincantato al futuro.
A chiudere, una riflessione estrapolata dall’ultimo libro del Presidente emerito Ciampi, Non è il paese che sognavo. «Indipendenza, libertà, unità sono le parole chiave del Risorgimento che Cavour ha saputo tradurre in istituzioni dello Stato, che ancora oggi esprimono la propria vitalità al servizio della nazione». Insomma, Cavour è il «padre dello Stato», di quello Stato così caro a Ciampi perché «unitario, liberale, moderno», che ha fatto crescere gli italiani «in conoscenza, educazione, benessere, sicurezza e orgoglio».
BUON COMPLEANNO ITALIA!
BUON COMPLEANNO ITALIANI!

Cambiare obiettivo
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011


Durante il dibattito di questa mattina a Omnibus (su La7), il candidato Sindaco (Primarie permettendo) per la città di Torino Piero Fassino, ha ribadito una cosa fondamentale che, a mio parere, tutta l'opposizione, PD in testa, dovrebbe rimarcare quotidianamente. Precisamente, ha rimarcato come, ancora una volta, l'Italia si stia concentrando a parlare delle beghe personali del premier, trascurando tutti i veri problemi del nostro Paese, come pure tutti quelli del mondo intorno a noi, partendo dai nostri dirimpettai mediterranei.
Da mesi ormai (anche se, non molto a torto, di Pietro dice che sono 17 anni che va avanti così), il dibattito politico italiano è concentrato su finti problemi, su finte preoccupazioni che, a detta dell'attuale maggioranza, assillano il Paese. L'Italia che si affaccia sugli anni Dieci è, volenti o nolenti, un Paese drammaticamente segnato dalla crisi economica internazionale che perdura dal 2008, un Paese amaramente inchiodato al proprio passato e senza, pertanto, prospettive reali e concrete sul futuro (dove futuro è indice di cresscita economica delle imprese, è speranza di vita e di famiglia per le giovani generazioni, è tasso di natalità non-negativo...). A fronte di questi reali problemi, l'Italia politica di cosa parla? Di festini privati del premier e dei suoi correi compagni di partito, di processi per corruzione a carico del premier e dei suoi correi compagni di partito, di scandali edilizi (e non solo) che coinvolgono il premier e i suoi correi compagni di partito ...
 

E dei giovani che non trovano lavoro? E della Cultura che è diventato qualcosa "con cui non si mangia" (ipse dixit Tremonti)? E dell'ambiente che è parte integrante e fondante del nostro immenso patrimonio culturale e storico? E delle famiglie che iniziano ad essere tali sempre più tardi e con sempre più assillanti problemi (mutui, figli cui non si sa come garantire un futuro...)? E dei pensionati che non sanno come campare con qualche centinaio di € al mese? E dei lavoratori che in numero sempre maggiore perdono le proprie certezze lavorative? E delle imprese, piccole soprattutto, che sempre più spesso falliscono o vengono divorate dalle macro-imprese? E degli insegnanti che più passa il tempo più rischiano di diventare una categoria sociale di soli eroi? Di tutto questo chi è che parla? Drammaticamente e amaramente nessuno!

Ecco perchè l'Italia rischia di diventare sempre più lo zimbello della comunità itnernazionale, contrariamente a quanto asseriscono i nostri responsabili di governo. Non siamo un Paese stimato, o almeno non fintanto che si parla e si sparla di festini e di donnicciole e di vecchi bavosi che non sanno darsi un contegno.

Alle opposizioni tutte, in particolare al mio partito, il PD, chiedo di urlare, di imprecare, di sfogare rabbiosamente il proprio dissenso da questa politica del "panem et circenses" che andava bene, e nemmeno tanto, nell'Antica Roma, ma non può andare bene nel XXI secolo.
A tutte le forze sociali, del mondo imprenditoriale e sindacale, del mondo cattolico e di altre religioni, del mondo culturale e di quello sportivo, mi sentirei di chiedere che riportino con forza e con voce unanime l'attenzione sui problemi di noi cittadini reali. Perchè a noi del bunga-bunga di Berlusconi non ce ne frega proprio nulla! (fatta salva, ovviamente, la questione morale della rispettabilità e dell'onorabilità di chi ci governa e ci rappresenta sulla scena internazionale e, dunque, non può essere alla pari del Pierino delle barzellette).

Piazze e Palazzi d'Italia
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2011


È quasi un luogo comune quello che associa, giustamente, al nome del nostro Paese l'idea di centinaia/migliaia di piazze, ognuna con le sue particolarità e i suoi scorci. Piazze che, da giorni ormai, sono diventate un termometro di quanto sta accadendo in questi primi mesi degli anni Dieci.

Sono, infatti, le piazze e, con esse, i Palazzi che vi si affacciano i veri protagonisti di questa drammatica e dolorosa fase di transizione che il nostro Paese sta attraversando, condottovi a forza da un leader che è lui stesso autore delle pagine del suo declino personale e politico.

Non è per manzoniana agorafobia (quella che implicitamente il romanziere ha trascritto nel cap. XIII de I Promessi Sposi), ma ammetto che un poco mi spaventino queste piazze e, soprattutto, i toni e le voci che da esse si alzano: mi spaventa quel quid di scontro civile che, almeno finora, ha attanagliato l'Italia solo nella formalità politica, ma mai di piazza. Sembra di assistere, in ben altre forme e sostanze (non voglio minimamente confondere le situazioni), alle stesse piazze che in Tunisia prima e, soprattutto, in Egitto poi hanno visto il fronteggiarsi delle fazioni pro e anti governative, fino alla deposizione del leader. Ecco: questo un po' mi spaventa. Il mio timore è che davvero presto si inneschi la miccia dello scontro civile e infuocato delle piazze. Diciamo pure che, per non esserci un limite al peggio, noi, volenti e soprattutto nolenti, stiamo ogni giorno trovando il peggio dell'ieri che abbiamo attraversato. Ecco, mancherebbe il peggio del peggio: la piazza in rivolta.

Ma forse nemmeno arrivando a tanto si raggiungerebbe quel punto di rottura cui necessariamente fa seguito una svolta: nemmeno uno scontro civile di piazza (ben inteso che sia nettato da ferimenti/uccisioni/devastazioni, che pure ci sono stati non più tardi del 14 dicembre e che tutti, partendo dal sottoscritto, biasimiamo e condanniamo fermamente) temo sia in grado di bloccare questa “caduta libera” dell’attuale sistema governativo e del suo cardine. Non l’hanno nemmeno scalfito le piazze finora affollate (da ultimo le 230 piazze femminili di domenica, precedute dal Popolo Viola spesso davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, dalla piazza romana del PD l’11 dicembre, il Pala Sharp di una decina di giorni fa…). Non lo feriranno le firme, pur tante che possano essere, che il PD saprà raccogliere (http://www.unita.it/italia/dimettiti-il-pd-scrive-a-4-milioni-di-italiani-1.272484 ).

Ancora una volta, forse l’unica ancora di salvezza, l’unico punto di rottura, l’unico caposaldo di questa XVI Legislatura pare essere il Presidente della Repubblica cui spetta, secondo l’art. 88 della Costituzione, il diritto di scioglimento delle Camere e, dunque, di porre la parole fine su questo miserabile teatrino, tanto triste quanto dannoso.

Dualismi italiani
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2011


Chi avesse visto la puntata di sabato scorso di "Che tempo che fa", prestando attenzione alla rubrica del vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini, avrà di certo gustato, è proprio il caso di usare questo termine, il commento ai principali fatti politici di queste settimane - che di politico, a onor del vero hanno ben poco - con l'immagine della scissione in Dottor Silvio e Mister B..

Ecco, credo che quel paragone sia un po' vero per tutto quello cui stiamo assistendo da settimane, e non solo per il premier. Siamo entrati, anz fatichiamo ad uscire da un vicolo cieco in cui sembra che esista un'Italia con determinate caratteristiche, ignorando che l'Italia che ogni giorno vive davvero è ben altra, con ben alri problemi.

E' come se vi fossero due mondi paralleli. L'Italia che il premier ha creato per sè e per i suoi e l'Italia di tutti i giorni in cui vivono tutti, berlusconiani inclusi. L'Italia degli studenti di una Scuola che cade a pezzi (sia fisicamente che in senso generale), l'Italia dei lavoratori dipendenti o autonomi che siano, l'Italia dei pensionati che non  riescono a  farsela bastare, l'Italia dei giovani che non trovano lavoro e le persone costantemente: tutto questo è come se non esistesse. Di tutto questo la tv, i giornali, ma anche la politica praticata nelle Aule parlamentari non parlano. Si discute e si vota sui guai giudiziari di questo omuncolo dalla dubbia moralità.

Mi aspetterei, in un'Italia che funzioni a rigor di logica, che qualcuno urlasse che ne ha piene le scatole di tutto questo bailame di culi al vento e minorenni pagate per il loro fisico! Mi piacerebbe che l'Italia di tutti i giorni e di tutti i cittadini normali, si risvegliasse un giorno con una voglia di tornare ad essere la protagonista assoluta dei notiziari e, ancor più, dell'esercizio politico quotidiano. Perchè i problemi con cui tutti noi abbiamo a che fare non riguardano feste e festini, culi e culetti, 18enni e 20enni, ma riguardano posti di lavoro, esami scolastici e clinici, stipendi e pensioni insufficienti a coprire le spese di una vita, mutui, case da comprare o da affittare, vacanze che non ci si possono più permettere, truffe da combattere o da cui difendersi ex-post.... Questa è l'unica vera Italia! Quella, per altro, che ha vissuto unita questi ultimi 150 anni.

Buon anno Presidente!
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2011


Mi permetto di segnalare un'interessante intervista a Stefano Rodotà, in cui i moniti di preoccupazione lanciati dal Presidente Napolitano sono condivisi e interpretati:
 http://www.unita.it/italia/stefano-rodota-il-colle-ha-colmato-un-vuoto-pericoloso-1.263813

Quanto al discorso del Presidente, mi sento di esprimere al contempo gratitudine (sia per la dedica a noi giovani che per tutto il contenuto espresso) e preoccupazione. Sì, preoccupazione perchè lo scenario italiano davanti ai nostri occhi non è propriamente qualcosa di rassicurante e, soprattutto, non è rassicurante nemmeno che ad ammetterlo sia solo il Presidente della Repubblica! Gli stessi moniti espressi da Napolitano avrebbero dovuto essere espressi, in più occasioni, dal Governo che, invece, sventola successi, traguardi e vittorie su non si sa chi...
Speriamo che il tutto sia recepito quanto prima.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. napolitano rodotà italia

permalink | inviato da MarcoBorciani il 2/1/2011 alle 15:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un'Italia in cui (non) mi rispecchio
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2010


Durante il "silenzio" tra lo scorso intervento e questo, in Italia sono successe tante cose che raccontano un Paese in cui faccio fatica a ritrovarmi.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui i continui tagli alle risorse per l'Ambiente portano ad inevitabili disastri ad ogni periodo di pioggia. Dal Governo centrale partono i tagli: in periferia si muore sepolti sotto una frana (a Massa, per esempio) e a ben vedere si deduce che se qualche controllo in più fosse stato fatto, qualche vita in più sarebbe stata salvata.
Si vada a studiare il significato di "prevenzione" e il cosiddetto "impatto ambientale" dell'uomo.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui l'incuria di alcuni "sovrintendenti" riduce in macerie i preziosissimi tesori che la Storia ci ha fin qui conservato. La cura e il devoto "rispetto" delle genti nei secoli hanno conservato questi beni tramandandone i significati, la bellezza, la dovuta cura. Poi qualche funzionario ignorante, o sottopagato, o raccomandato, o menefreghista, o ... lascia che si circondino di cemento costruzioni antiche, fino al punto che non siano più in grado di reggere. Quali conseguenze? Crolla, per dirne una, la "casa dei gladiatori" a Pompei.
Si vadano a riscoprire i numerosissimi quadri del Sei-Settecento, quando da tutto il mondo gli artisti venivano in Italia per ritrarne le bellezze antiche, come nelle opere "neo-classiche".

Non mi rispecchio nell'Italia in cui dopo che una ragazza viene trovata morta, i mezzi d'informazione ne particolareggiano con irrispettoso cinismo i dettagli delle sevizie e dell'uccisione e, quel che è peggio - quasi disumano - è che poi inizia, con vomitevole sbigottimento degli stessi media, il "pellegrinaggio" sui luoghi dell'orrore. In nome dell'informazione spinta oltre ogni limite, viene travisato e sbeffeggiato il semplicissimo senso del rispetto per i defunti, quale che sia la loro morte o punibilità, se mai ci fosse. Un esempio? La povera Sarah Scazzi, di cui nessuno ha ancora smesso di parlare: non ce ne frega nulla nè dello zio, nè della cugina, nè di altro: lasciatela riposare in pace.
Si vada a rileggere la poesia "Dei Sepolcri" di Foscolo, in cui si parla di "celeste corrispondenza di amorosi sensi".

Non mi rispecchio nell'Italia in cui chi la rappresenta giorno dopo giorno sale alla ribalta delle cronache per reati di qualche natura a lui imputabili: corruzione, abuso di potere, pedofilia, bestemmia, diffamazione, ... . La costante processabilità di chi si trova agli alti livelli istituzionali ha francamente stancato!
Si vedano i valori con cui i Padri Costituenti hanno scritto la Costituzione e se ne studino i significati autentici e le reali/corrette applicazioni.

Non mi rispecchio nell'Italia in cui qualcuno non riesce a riconoscere nella Resistenza un significato super-partes di "momento del riscatto italiano" nella storia della Seconda Guerra Mondiale. Non concepisco che di fronte alla proposta di cantare "Bella Ciao" a Sanremo, qualcuno abbia chiesto di affiancarla a una delle canzoni simbolo della dittatura da cui ci hanno liberato coloro che col cuore e con le labbra cantavano "Bella Ciao". E' vero che nella Storia patria, l'una e l'altra coesistono epocalmente parlando, ma è pur vero che l'una e l'altra si pongono su due fronti talmente opposti che nulla le può minimamente accomunare: l'una il simbolo di una dittatura liberticida e rinenganda, l'altra il richiamo a una lotta salvifica e di imperitura memoria. Da una parte i portatori della rovina e della morte nelle nostre terre, dall'altra coloro che, a costo della loro stessa vita, ci hanno riscattato e riportato alla Libertà in casa nostra.
Si vedano un po' di film per capire di cosa si stia parlando: Roma città aperta; Porzus; Miracolo a Sant'Anna; L'uomo che verrà; ... .

In quale Italia mi rispecchio?
Nell'Italia di Susanna Camusso: una donna alla guida del principale sindacato, intenzionata a mettersi in gioco per il lavoro ai giovani.
Nell'Italia di Alex Zanardi: una persona che ha saputo ripartire dopo la "caduta", arrivando ad essere testimone forte e sorridente del potere della scienza.
Nell'Italia di Roberto Benigni: un comico che sfrutta la sua ironia per portarci a riflettere sul nostro Paese.
Nell'Italia del Veneto: una regione che, pur piagata dall'acqua e dal fango, sa rimboccarsi le maniche per ricostruire ciò che la natura gli ha tolto, senza falsi piagnistei di commiserazione.
Mi riconosco nell'Italia degli insegnanti quotidianamente in trincea, delle Amministrazioni che creano asili per soddisfare le esigenze delle giovani madri lavoratrici, di chi canta alle proprie/nostre radici e ai grandi valori che ci sono stati trasmessi.

L'Italia non è affatto male!
L'Italia è davvero il Bel Paese!

Intervista di buon auspicio
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2010


http://www.unita.it/news/italia/100060/bersani_voglio_che_il_pd_sia_il_partito_della_costituzione

L'intervista odierna di Bersani all'Unita', fa ben sperare per la determinazione di un partito in cui credo profondamente e che, a mio avviso, e' l'unico oggi in grado di palesare al Paese le contraddizioni e il "banalismo" incocludente di questa maggioranza.
Ma e' proprio perche' credo profondamente nel PD che auspico seriamente che le buone parole del Segretario stiano tracciando una linea che veramente il PD seguira': diversamente come gia' altre volte, non saremo in grado di costituire quella alternativa seria e valida che invece dovremmo e potremmo essere a un Governo di bassa qualita' e bassa capacita' operativa.

L'auspicio e' per il PD perche' dimostri la propria potenziale capacita' di essere partito di Governo.
Per la gente che crede e vota PD perche' non demorda e continui a sostenerci.
Per i giovani che, come me, credono in questo progetto politico e si spendono per portarlo avanti nel futuro comune.
Per il Paese perche' non e' possibile continuare a vivere questo incubo: l'Italia merita ben altro che questo Governuncolo di "paggi e damigelle", come direbbero le care opposizioni di paese.

Forza ragazzi!!! (secondo l'azzeccatissima imitazione di Crozza a Bersani)

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd bersani italia opposizione governo

permalink | inviato da MarcoBorciani il 16/6/2010 alle 11:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Festa della Repubblica
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2010


 

W il 2 giugno!
W l'Italia!
W la Repubblica!

Dedicato a chi ci ha creduto, a chi ci crede e a chi ci crederà sempre.
Per un'idea che non muore.
Per il sangue sparso.
Per una pace tutta italiana.
Per uno Stato che amiamo, nonostante tutto.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. 2 giugno italia repubblica

permalink | inviato da MarcoBorciani il 1/6/2010 alle 23:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il senso dello Stato
post pubblicato in diario, il 11 dicembre 2009


E' allucinante, secondo me, assistere a certi episodi...
E' impressionante pensare che il Nostro Paese sia guidato da gente che di quello stesso Paese non ha il benchè minimo rispetto... Nè nel Paese in senso ampio, nè nelle sue Istituzioni, nè nella sua gente (di riflesso).
Pensare che queste stesse persone hanno giurato sul Nostro Paese, sulla sua Costituzione, sul suo Vessillo Tricolore (vanto inimagginaibile per un reggiano, come me, il fatto che sia nato a Reggio Emilia!!!).
A che è servito giurare su questi SIMBOLI per poi tradirli a ogni piè sospinto e nemmeno troppo velatamente? Che significato ha quel giuramento? A cosa dobbiamo credere: al giuramento o al seguito?
Personalmente i fatti li considero sempre più delle parole e, pertanto, temo si debba credere più a ciò cui assistiamo dopo quel giuramento....
Pensare che nella cultura di noi italiani, recente o remota che sia, abbiamo un'inifinità di esempi di buon-governo, di lealtà istituzionale, di eroismo patriottico, di integrità.... E cosa offrono le cronache di questi anni??? Poco o niente di minimamente paragonabile.... Che tristezza!!!
Meno male che ancora esistono persone come il Presidente Emerito Ciampi che alzano la voce in maniera perentoria e inequivocabile a difesa dell'Italia, nel senso nobile del termine!...

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Italia berlusconi governo ciampi

permalink | inviato da MarcoBorciani il 11/12/2009 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia febbraio        aprile
calendario
adv