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Ritorno alla Politica
post pubblicato in diario, il 27 aprile 2012


Quale che sia l'idea di ciascuno sul tema della politica, dei partiti, dell'antipolitica, è sufficiente la lettura del discorso tenuto dal Presidente Napolitano a Pesaro il 25 aprile (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2422) per capire a cosa il nostro Paese stia andando incontro.

Ora, se mi metto dalla parte di un cittadino che, magari anche distrattamente, segue quotidianamente i telegiornali e gli aggiornamenti di cronaca  politica, non posso non provare un generale senso di smarrimento e di ripudio di certe forme di politica. Bastano, ormai, i soli nomi di Lusi, Belsito, Lavitola, Rosi Mauro, Renzo Bossi, Formigoni, Orsi, Guarguaglini, per richiamare pratiche amministrative lungi dall'essere pratiche politiche pure.

Ma se mi metto dal lato opposto, quello del mondo politico che, sì variegato e inclusivo anche di (tante) mele marce, ha ancora dei buoni esempi di politica seria, competente, meritoria di sostegno, beh, da questa parte non potrei non sentirmi umiliato da quegli omuncoli di cui sopra né potrei esimermi dal voler dimostrare a qualunque costo di quanto la funzione politica sia indispensabile per il Paese e per la sua rinascita.
Oggettivamente, è molto difficile oggi stare tra la gente e tentare di "difendere" la funzione politica in uno stato democratico: è troppo grande la sfiducia, perché troppo grandi sono le delusioni giunte da tutti i fronti politici - alias, è la politica stessa ad aver fornito le "armi" per essere ripudiata dalla gente. E come negare ciò? Non è possibile, semplicemente perché non corrisponderebbe al vero; anzi, è urgente riconoscere l'errore politico che ha indotto la degenerazione prima e la disaffezione poi della/dalla politica.

Di fronte ad uno scoramento generale come quello che si percepisce oggi, quello che ad un buon politico (o a chi, come me, ancora vuole credere nella funzione politica) resta da fare è indurre una riflessione seria e profonda, sulla falsa riga di quanto ha detto proprio il Capo dello Stato a Pesaro. Ovvero, non esiste e non può esistere uno stato democratico in cui manchino i partiti: una cosa è la riforma dei partiti (magari, come va dicendo il PD da tempo immemore, nella piena attuazione dell'Art. 49 della Costituzione), un'altra cosa - ben diversa - è la rimozione o sostituzione o rinuncia ai partiti. Quest'ultima sarebbe un "suicidio politico" di portata drammatica, a dir poco.
Si rifletta, in questo senso, su quanto accadde negli anni 1919-1921: in un arco temporale brevissimo, si susseguirono poco meno di 10 Governi, alla guida di un Paese, il nostro, attanagliato da un'innumerevole sfilza di problemi. Ciò che ne seguì, dal 1922 in poi, è ben noto a tutti. In quel clima di tensioni sociali (gli storici definiscono "biennio rosso" quel periodo di costanti e ripetute manifestazioni di protesta sindacale nelle fabbriche), di sfiducia e disinteresse generale verso la guida del Paese, aggravata dal tributo di sangue pagato nella Prima Guerra Mondiale, trovò terreno fertile un antipolitico quale era, in principio, proprio Mussolini. Analoga potrebbe essere l'analisi sulla Repubblica di Weimar in Germania e sull'ascesa di Hitler. 
Ma il senso è facile da cogliere: ad una crisi di fiducia nella politica, ad un disinteresse generale e diffuso verso i partiti e la gestione democratica di uno Stato, non possono che venir meno proprio i pilastri fondamentali della democrazia e, dunque, della libertà di manifestazione e aggregazione politica.
Certo, siamo ben lungi da questi estremi. Non è questo l'orizzonte più prossimo. Ma il nostro Paese non può permettersi il sonno del disinteressato: non fosse altro che per l'urgenza di una rinascita economica e produttiva. Ma occorre vigilare contro queste derive e questi pericoli: la loro sottovalutazione facilita enormemente il dilagare di una diffusa ignoranza, quella stessa che si trasforma in un convinto supporto politico alla demagogia e al populismo di certuni (senza giri di parole, l'ex comico che ora fa soldi per sé facendo politica, Beppe Grillo) e che, alla lunga, diventa offesa anche per la memoria storica del Paese. 

A questo proposito, la rabbia che ha manifestato ieri il Segretario Bersani nei confronti delle offese di Grillo ai Presidenti Napolitano, Monti, Schifani e Fini, e verso i Partigiani, è stata anche troppo tenue rispetto a quanto gli andrebbe detto. Si sciacquasse la bocca prima di parlare, a qualunque titolo e in qualunque contesto, di Partigiani e di lotta di Resistenza! Se non altro perché loro, in quei giorni, scelsero da quale parte stare e decisero quale fosse il Bene per il Paese. Cosa anni luce distante dall'attività politico-propagandistica di Grillo e dei suoi compari.

In chiusura, una citazione che ritengo di fare per una risposta che il Consigliere Regionale Beppe Pagani si è trovato a dare ad una lettera di protesta di un elettore, evidentemente deluso e irritato dalla gestione dei "costi della politica". (http://www.giuseppepagani.it/2012/04/sui-costi-della-politica/) Forse nel merito letterale di quanto ho scritto finora, questa lettera non entra, ma è evidente - forse semplicemente anche per la conoscenza personale del Consigliere - lo spirito con cui Pagani scrive la risposta, in riflesso a quello con cui esercita un ruolo politico. Ecco, per parte mia, sono esempi come questo, spiriti di Servizio come questo a dover essere portati come argomentazioni a quanti vestono i panni dei dissidenti e dei demagoghi. C'è bisogno di gente così per ripartire dalla politica e salvare il nostro Paese.
Ad meliora
post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2012


Le notizie di questa prima settimana dell'anno nuovo non danno certo adito a buone speranza per i prossimi mesi. Che si tratti di cronaca, di politica o di economia, sono pochissime le note confortanti fin qui emerse dalla mezzanotte dello scorso sabato (se ci eccettuano, ovviamente, quelle personali di ciascuno, come nel mio caso).
Allora, che Italia sarà quella del 2012?

Quella dei furbetti di Cortina? Mi auguro francamente di no! Ne abbiamo abbastanza di luridi parassiti che vivono e campano nell'ombra dell'illegalità economica e finanziaria. 
Quella degli omicidi di Roma e Vimercate o del suicidio di Torino? Ovviamente anche qui è auspicabile che non lo sia, e non serve spiegare perché.
Quella di Equitalia che per il mancato pagamento di 1€ per spese accessorie ad una multa chiede la restituzione di oltre 200€? Che vergogna! Nell'Italia del 2012 di tutto ci sarà bisogno fuorché degli strozzini di Stato. - Per carità, non sono qua a dare giustificazione alcuna alle violenze e minacce contro Equitalia che si susseguono da mesi, ma ci sarebbe di che riflettere ... Chi ha orecchi per intendere, intenda.

L'Italia che mi piacerebbe vivere nel 2012 non dovrebbe essere nemmeno quella di una politica autoreferenziale e apparentemente accampata sulle proprie "rendite di posizione". Perché quella è sì la nostra classe dirigente e, di riffa o di raffa - ci piaccia o no, ce la siamo scelti noi (so bene che quel Parlamento è stato nominato col Porcellum, ma ricordiamoci tutti quanti che se la raccolta firme antiPorcellum la si fosse fatta 1 giorno dopo la sua approvazione, non saremmo in queste condizioni parlamentari). E, tornando all'idea che ce li siamo scelti, appare indiscutibile anche che "ogni popolo ha il governo che si merita": cioè, sono esattamente lo specchio del nostro Paese. Sono immagine dell'evasione fiscale di Cortina (molti parlamentari hanno attaccato il blitz dei finanzieri, così lo ha indecentemente e vergognosamente fatto il Sindaco stesso di Cortina - sarebbe meglio si dimettesse!), come sono l'immagine delle corporazioni di farmacisti/tassisti/... (la mancata inclusione delle liberalizzazioni nella Manovra Monti è certamente colpa dei parlamentari che non l'avrebbero fatte passare).
Quel che più amareggia in questo contesto è soprattutto la riluttanza della classe dirigente ad ammettere la propria condizione di privilegiati, la indisponibilità al Servizio e al sacrificio che ciò comporta. Un sacrificio che "recta ac honesta" dovrebbero sentire come un dovere sempre e soprattutto in un tempo di crisi come quello attuale: la rabbia che monta in noi cittadini nasce proprio dalla incomprensione di questa loro incapacità di stringere seriamente i "cordoni della borsa" da cui escono le loro indennità di servizio.

L'Italia che vorrei per il 2012 è, in sostanza, un Paese pienamente consapevole delle proprie condizioni generali e, proprio per questo, disposto ad accettare di dover fare uno sforzo comune per il Bene di tutti e della Nazione. Un'Italia in cui chi vive in una "posizione di rendita" lo ammettesse e si facesse latore di un contributo maggiore di quello che tanti altri (troppi, direi) fanno, loro malgrado, pur nella difficoltà economica. L'equità non risiede nel pagare tutti lo stesso, ma nel mettersi a servizio della comunità ognuno per quel che può: chi ha di più deve dare di più, come hanno ripetuto più voci politiche in queste settimane: dunque, notai, farmacisti, avvocati, dirigenti d'impresa o di Enti pubblici dimostrino la loro filantropia, a discapito del loro becero egoismo, elargendo generosamente il dovuto perché il Paese rinasca dalle proprie ceneri.

In questo senso, dunque, ritengo che, ancora una volta, sia dirimente il discorso di fine anno del Presidente Napolitano. Cui associo personalissime speranze sul lavoro del Governo per un'effettiva rinascita del Paese. Dunque, fiducioso che ulteriori passi avanti vengano fatti da chi ne ha facoltà e onere, continuo a nutrire la convinzione che spetti a noi cittadini imprimere la vera svolta del Paese: non è facile se le condizioni al contorno sono quelle esposte sopra, lo so, ma so anche che a discapito di quel contesto noi italiani sappiamo essere molto meglio di chi ci rappresenta (parlo genericamente, ben consapevole che le generalizzazioni sono un errore di pensiero).
Buon anno Italia!
L'Italia sono anch'io?
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2011


Come purtroppo prevedibile, questo brano dell'intervento del Presidente Napolitano lo scorso 22 novembre ha sollevato un vespaio di polemiche e reazioni più istintive che razionali:

 l'altro tema, che è stato finora molto divisivo, dei diritti degli immigrati. Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i "nuovi cittadini" (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l'accento su quella che è un'autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione - che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).
Penso che anche questo possa forse affrontarsi come tema del prossimo futuro in un Parlamento che vorrei - ci sono qui alcuni parlamentari - fosse pienamente cosciente del fatto che adesso si apre un campo di iniziativa anche maggiore che nel passato. In sostanza oggi c'è una distinzione abbastanza netta per la stessa natura e formazione del nuovo governo, tra il Governo e il Parlamento. Il Parlamento ha dei campi a sé riservati, nei quali il Governo, anche programmaticamente, non si propone di intervenire con proprie decisioni o proposte.
Naturalmente, poi, ci sono dei fatti nuovi che vorrei sottolineare, significativi nelle direzioni in cui si svolge il vostro dibattito: per esempio, il fatto che si sia dato un incarico al professor Riccardi quale ministro per la Cooperazione e l'Integrazione - e si intende ovviamente cooperazione internazionale, e integrazione nella società e nello Stato italiano
Certo, va detto che il tema è molto spinoso, e delicato al tempo stesso. Ma sono sinceramente convinto che i tempi siano maturi per tornare a riflettere di questo che è veramente un problema.
E mai come in questo periodo l'affrontare il tema dei potenziali "nuovi italiani" può essere uno scatto in avanti per il Paese. Innanzitutto perché è evidente a chiunque quanto sia fondamentale l'apporto che gli immigrati danno alla nostra quotidianità, comunque la viviamo: penso, soprattutto, a tutta una serie di professioni che noi italiani non accettiamo più di svolgere (infermieri, operatori di imprese di pulizie pubbliche o private, operai delle fabbriche e dei campi ricolmi di frutti maturi ...). Poi, come ha evidenziato lo stesso Napolitano e qualche giorno prima anche Bersani alla Camera (durante la fiducia al nuovo Governo), sono centinaia di migliaia i ragazzi che studiano attualmente nelle scuole italiane senza, però, essere considerati pienamente alla stregua dei loro compagni di classe. E questi sono alcuni esempi, non certo esaustivi, delle tante occasioni di "mancata integrazione" tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Un altro caso è quello degli stranieri che, coniugati con degli italiani, non sono ancora pienamente cittadini italiani perché non residenti nel nostro Paese da abbastanza anni.
A tutti questi piccoli e grandi problemi del quotidiano occorre trovare una soluzione definitiva, a tutte queste persone bisogna, una volta per tutte, dare una risposta seria e affidabile.

In questo senso, dunque, ho apprezzato enormemente il fatto che nel nuovo Governo sia stato istituito il Ministero per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione affidandolo, altra cosa positiva, ad una personalità di spicco nel settore come Andrea Riccardi. Come appunto ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica, questo è a tutti gli effetti un segnale molto forte e, forse l'input per un fondamentale passo in avanti per il nostro Paese che, invece, ancora oggi mostra un'arretratezza spaventosa rispetto a tanti altri in Europa e nel mondo.
Lo stesso Riccardi, poi, sta mostrando un estremo realismo rispetto al suo incarico e alle critiche che si stanno muovendo in questo senso. Anche ieri, infatti, durante la sua partecipazione a "Otto e mezzo" di Lilli Gruber, ha sottolineato che la congiuntura italiana attuale pone ben altri temi da risolvere con urgenza, ma ciò non impedisce, né può farlo, che si comincino a fare passi in avanti nella direzione di un ripensamento del rapporto tra italiani e immigrati sul nostro territorio. Insomma, Riccardi per primo è consapevole che non sia nelle sue mani uno dei ministeri chiave per risollevare le sorti del Paese, ma è altrettanto consapevole (o almeno tale mi pare) che i tempi siano maturi per caricare di significato la parola "integrazione", dandole una giusta concretizzazione nel nostro quotidiano.

Premesso il mio modesto pensiero, ritengo di dover spazio anche ad alcune delle carte in tavola per giocare (e vincere) questa partita a carte tra un'Italia avanzata e moderna e un'Italia conservatrice e chiusa in difesa.
Innanzitutto vorrei segnalare la campagna in atto, denominata "L'Italia sono anch'io", che ruota attorno a due proposte di legge di iniziativa popolare. Le due proposte riguardano "nuove norme sulla Cittadinanza", la prima, e "norme per la partecipazione politica e amministrativa e l'elettorato passivo", la seconda. In sostanza, si propone una nuova modalità per il conseguimento della cittadinanza italiana per immigrati e, conseguentemente, per la partecipazione di questi "nuovi italiani" al voto, dalle comunali alle regionali. La campagna, promossa da varie associazioni e presieduta dal Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, sta raccogliendo in tutta Italia le firme (ne servono 50.000) per consegnare le due proposte alla discussione parlamentare. (Il sito di riferimento in cui trovare i testi delle proposte e delle interessanti relazioni introduttive, oltre che altri materiali e riferimenti territoriali dei referenti: http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=517)
A proposito di discussione parlamentare, nelle cronache dei giorni successivi all'intervento del Capo dello Stato sono riemerse alcune proposte di legge in materia, che giacciono "inevase" alle Camere. Segnalo, in particolare, quella promossa nel 2008 dal Deputato Gianclaudio Bressa (http://www.camera.it/126?pdl=457&ns=2) e quella presentata nel 2009 dalla Senatrice Anna Serafini (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/35257.htm). Ma più di tutte, credo sia interessante quella a firma dei Deputati Andrea Sarubbi e Fabio Granata (http://www.camera.it/126?pdl=2670&ns=2).
A proposito, infine, dell'On. Sarubbi, mi permetto di segnalare il suo blog in cui si possono trovare, tra i quasi quotidiani interventi, molti spunti sul tema. Su tutti, rimando a questo http://www.andreasarubbi.it/?p=6878 .

Con la speranza che questo tema vinca le numerose resistenze dei più, sfociando in una moderna e "sociale" riforma dell'immigrazione e della cittadinanza, per parte mia mi impegnerò a firmare per le suddette proposte di legge popolari. E', secondo me, un atto dovuto ai tanti che attendono un passo avanti da noi tutti.
Il Temporeggiatore
post pubblicato in diario, il 3 novembre 2011


Il celebre console e dittatore romano Quinto Fabio Massimo passò alla Storia col soprannome di "Temporeggiatore" che gli derivò dalla tattica di guerra con cui affrontò Annibale nella Seconda Guerra Punica. L'accezione di questo soprannome fu, per lo più, positiva, dato che denotava un'abilità strategica nel saper "prendere per sfinimento" l'avversario.

La rassegna stampa odierna ha suscitato in me il ricordo del soprannome di questo condottiero, anche se con sfumature debitamente differenti.
Ancora una volta i titoli dei quotidiani danno conto dell'inconcludenza di questo Governo scapestrato e incapace che, nella difficoltà forse di conciliare gli innumerevoli e contrastanti interessi di parte di ognuno dei suoi componenti o nell'egoismo generale del premier in primis, non ha saputo, ancora una volta, partorire documenti efficaci e credibili da subito. Se già non fosse bastata la raffica di manovre e manovrine varate d'urgenza nelle calure agostane, se già non fosse stata eloquente la "lettera d'intenti" inefficiente agli occhi dell'Europa e esiziale per il Paese, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha emesso un superemendamento dai contenuti tutt'altro che efficaci.
Le misure prese non hanno i crismi dell'immediato effetto benefico di cui, così come si aspettano i mercati e l'Europa, il nostro Paese avrebbe bisogno per evitare il baratro. Avremmo bisogno di qualcosa di impopolare, ma efficace da subito. Invece niente. Il vuoto.
Silvio il Temporeggiatore. Affronta la sfida economico-finanziaria lanciata dai mercati e le sollecitazioni europee alla ripresa e al risanamento esattamente con lo spirito del dittatore romano del II sec. a.C.. Con una differenza, però, di fondo non trascurabile. E cioè che, sa da un lato il Console romano lo fece in guerra per sfinire un nemico peraltro disorientato perché in territorio sconosciuto (l'Italia centrale era terra ostica persino ai Romani, figurarsi ai Cartaginesi), dall'altro il Cav. ha alle spalle un Paese moribondo e stremato. Se al primo la strategia pagò, almeno inizialmente, successi, al secondo la nullafacenza e l'eterna attesa stanno portando perdita di consenso elettorale, perdita di collaboratori (per non chiamarli volgarmente sudditi di partito), perdita di fiducia verso sè e, peggio, verso il Paese che egli rappresenta. ...
Potrei andare avanti per ore a descrivere la dannosità e la pericolosità di questo nuovo Temporeggiatore. La sostanza sarebbe comunque sempre quella.

Ancora una volta, a noi italiani, non resta che sperare nella lungimiranza politica e istituzionale del Presidente Napolitano che, a quanto pare, non tollera più questo attendismo del fare-finta-di-fare, ma vuole incidere profondamente sulla storia del Paese, prima che sia troppo tardi. Ci salvi Lei, Presidente!
Il difensore della Patria
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2011


La nota ufficiale pubblicata nel pomeriggio di oggi dal Presidente della Repubblica (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=20864) è l'ennesimo atto di estrema difesa del nostro Paese, minato sia dall'esterno che, purtroppo, anche dall'interno.
Se da un lato ciò ricade negli adempimenti del Capo dello Stato previsti dalla Costituzione (art. 87), dall'altro rivela una situazione estremamente delicata e difficile, sia nella quotidianità dei cittadini sia nell'assetto istituzionale.

E' in particolare su quest'ultima che personalmente provo un profondo senso di desolazione.
Innanzitutto perché analizzando i contenuti del messaggio del Presidente, soprattutto nella parte finale, si colgono ennesime esortazioni al Governo a decidere di fare qualcosa per provare a risollevare le sorti del Paese. Esortazioni che si affiancano, peraltro, a forti rimproveri sullo scarso europeismo dell'attuale maggioranza: cosa che, di per sé, ha conseguenze estremamente nefaste per il Paese, oltre che essere sintomatico di un antistorico mito "autarchico".
Poi, al di là dei contenuti, è drammatico constatare che la difesa del Paese, anche a livello internazionale (come nel caso contingente), è demandata unicamente all'istituzione più alta. Unica rimasta, ahinoi, a promuovere e professare un profondo e autentico senso di Patria. Nelle parole del Presidente Napolitano si coglie uno scatto di orgoglio nazionale di fronte alle perfide (e parzialmente comprensibili, ma non certamente accettabili) smorfie dei "reggenti d'Europa" Sarkozy e Merkel. Non si può certo immaginare che la nota diramata ieri da Palazzo Chigi avesse una valenza del genere: o meglio, l'intento era certamente difensivo, ma non è attaccando indistintamente e rabbiosamente che si fa il bene del Paese.

Insomma, ancora una volta, è il Presidente della Repubblica l'unica istituzione in carica a garantire alla Nazione la propria dignità e a dare a noi cittadini qualche speranza o appiglio per non demordere.
Grazie Presidente!
150 anni di Italia - 214 anni di Tricolore
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2011


A celebrazioni avvenute, è il caso di fare alcune riflessioni su quanto è stato detto ieri a Reggio.
(Anche perchè sul cerimoniale in sè, ben poco si può fare se non un plauso per l'essenzialità, ma anche per la pregnanza dei singoli gesti).

Dal palco del Valli si sono alzati due canti, da un lato il coro dei Benvenuto al Presidente, dall'altro la voce solista del Presidente stesso.
I padroni di casa hanno intessuto discorsi estremamente incisivi e diretti. Il Sindaco Delrio, la Presidente di Provincia Masini e il Presidente di Regione Errani hanno accolto il Presidente della Repubblica con parole nient'affatto formali nè scontate. I toni pacati che una tale occasione richiedeva, non hanno oscurato le sincere preoccupazioni che questi nostri amministratori locali hanno ritenuto di esprimere al Capo dello Stato: parlando della nostra terra, non hanno lesinato di tesserne elogi, quelli stra-meritati del nostro tessuto sociale, come pure di evidenziarne le ferite che questa crisi sta lasciando, con evidenti rimandi alla pessima gestione centrale che, dal canto suo, non aiuta in nulla.
Destinatari privlegiati delle attenzioni sia di Delrio che della Masini sono stati i giovani, in perfetta assonanza col Messaggio di fine anno deidicato loro dallo stesso Napolitano. Non poteva essere altrimenti nella città degli asili, che in tutta Europa ci imitano.
Come non poteva essere evitato il cenno al profondo legame dei reggiani all'Italia, legame rinsaldato prima nella lotta di Resistenza (mai fuoriluogo il richiamo ai sette F.lli Cervi, fatto ieri dal Presidente Errani), poi nella Costituente (Ruini, Iotti, Dossetti capisaldi reggiani di quegli anni). Sottolineature indispensabili per decretare quanto nella nostra città sia radicato il senso dello Stato, l'appartenenza al Paese e la fiducia nelle sue Istituzioni.

Dall'altra parte, dicevo, la voce del Presidente Napolitano.
Un eccezionale discorso, il suo, impregnato di tutto un amore per questo Stato, per questa Costituzione, per questo Tricolore che, come già quelli del suo illustre predecessore, ci devono essere di esempio per imparare a essere cittadini italiani.
Naturale che, a discorso concluso, si levassero gli scudi padani dei leghisti, irrinunciabilmente radicati ad un'ideologia tanto scissionistaquanto ormai desueta nei cuori italiani. La voce del Presidente ieri non ha lasciato scampo ai loro sogni di separatismo del Paese:
<E dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano sottoposti a revisione quei "Principi fondamentali" della nostra Costituzione, ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l'obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti, con particolare riferimento all'articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiano ruoli di rappresentanza e di governo.> La si pensi come si vuole, non si prescinde da questa idea: d'altronde, chi serve il Paese, a qualunque livello, presta giuramento sulla Costituzione, quindi indirettamente sul Tricolore e sull'Inno. Non si discute.
Per le sue eccellenti parole, non si può che ringraziare il Presidente, sempre più unico punto saldo della politica istituzionale del nostro Paese.

Un ultimo plauso credo si debba al Prof. Alberto Melloni per l'eccellente e strepitosa prolusione al discorso di Napolitano. Una splendida lezione di storia risorgimentale e contemporanea!

150 anni di Italia - 214 anni di Tricolore
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2011


Il sito dedicato alle Celebrazioni del 214° Anniversario del Tricolore Italiano nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia a Reggio Emilia.

 http://www.reggioemilia150.it/index.jsp


L'invito del Sindaco Delrio - Un Tricolore ad ogni finestra. 





(francobollo del 200° del Tricolore)
Buon anno Presidente!
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2011


Mi permetto di segnalare un'interessante intervista a Stefano Rodotà, in cui i moniti di preoccupazione lanciati dal Presidente Napolitano sono condivisi e interpretati:
 http://www.unita.it/italia/stefano-rodota-il-colle-ha-colmato-un-vuoto-pericoloso-1.263813

Quanto al discorso del Presidente, mi sento di esprimere al contempo gratitudine (sia per la dedica a noi giovani che per tutto il contenuto espresso) e preoccupazione. Sì, preoccupazione perchè lo scenario italiano davanti ai nostri occhi non è propriamente qualcosa di rassicurante e, soprattutto, non è rassicurante nemmeno che ad ammetterlo sia solo il Presidente della Repubblica! Gli stessi moniti espressi da Napolitano avrebbero dovuto essere espressi, in più occasioni, dal Governo che, invece, sventola successi, traguardi e vittorie su non si sa chi...
Speriamo che il tutto sia recepito quanto prima.

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 2/1/2011 alle 15:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Buona fine e buon principio!
post pubblicato in diario, il 30 dicembre 2010


E' abitudine consolidata e logica che alla fine di un anno si faccia qualche bilancio e, soprattutto, si mettano in cantiere aspettative e progetti per quello incipiente.
Non mi sottrarrò a questo esercizio.

Diciamo che in generale si respira un'aria tesa, pesante, direi "armata". Leggere i titoli dei giornali sul web, seguire, pur da lontano, le faccende di casa nostra induce un certo senso di difficoltà, di inquietudine, di smarrimento serpeggianti nel Paese, in lungo e in largo.
Sarà perchè le proiezioni sul 2011 sono da più parti pronunciate con connotazioni allarmanti e preoccupate (le varie stime di politica produttiva ed economica non sembrano sprizzare ottimismo..). Sarà perchè a prendere di petto queste stime dovrebbe essere un Governo che, ad oggi, ha ufficialmente una maggioranza di soli 3 voti. Sarà perchè si fa fatica ad avvertire quel cambiamento di cui tutti avvertono la necessità e nessuno avverte la presenza.

Vado per episodi.
Notizia di ieri: Tiziana Ferrario, noto volto del TG1 delle 20, è stata re-integrata con sentenza del Tribunale al suo legittimo posto di lavoro.
(http://www.repubblica.it/politica/2010/12/30/news/parla_ferrario-10699482/?ref=HREC1-11)
Ciononostante il Direttore Scodinzolini pare si ostini a non volerla e a difendere la propria scelta di silurare quanti hanno osato contraddire i suoi diktat editoriali (come la Ferrario, anche la Busi, Di Giannantonio e altri), bollando la propria come una scelta ascrivibile all'autonomia del Direttore. Più che di autonomia editoriale, io parlerei di imposizione di pensiero. 
Libertà di opinione? O Veline del Duce?
[dovuto aggiornamento del 31dic: http://www.repubblica.it/politica/2010/12/31/news/tg1_lettera_ferrario-10735154/?ref=HREC1-3 - giusto per completezza rispetto ad una vicenda che lascia molto amaro in bocca- per poco che valga, esprimo da queste righe solidarietà a Tiziana Ferrario, vittima, a mio modo di vedere, di un sistema governocentrico e ottuso - con l'auspicio di rivederla in video, ma da sedi migliori]

Notizia di oggi: "serenata molesta" dei giovani pdl-ini pugliesi sotto la finestra del dormiente Presidente Vendola.
(http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/30/news/raid_nella_notte_a_casa_di_vendola_identificato_gruppo_di_giovani_del_pdl-10707891/?ref=HRER2-1)
Evitando di sprecare parole per le esternazioni eternamente inqualificabili del Sen. Gasparri (se qualcuno sapesse di quale prestigio erano rivestiti gli antichi senatori romani!!!), credo che un episodio di tale portata, pur nella sua violenza non espressamente fisica (non è come la statuetta del Duomo di un anno fa), sia emblematico di un clima in crescente esasperazione giorno dopo giorno. Non ci vuole un genio della sociologia per capire che questi fenomeni, indipendentemente dalle vittime, siano espressione di un malessere generale che, volente o nolente, la situazione politica attuale alimenta quotidianamente. E non ha senso distinguere destra e sinistra: c'è tensione, e tanto basta.

Parlando di economia amminsitrativa: uno studio del PD, a firma del Sen. Marco Stradiotto, mostra chiaramente quali prospettive si aprano di fronte a quello che, a detta dei suoi artefici, dovrebbe essere l'antidoto di tutti i mali, il Federalismo Fiscale. Per la Lega, infatti, sembra una sorta di parola magica, di pozione ai mali dell'economia italiana. Invece, a ben vedere, è solo un'ulteriore botta alle già sanguinanti Tesorerie degli Enti Locali. Perchè la combine tra questo artificio politico e l'interpretazione italica del Patto di Stabilità sta ammazzando le contabilità nelle Pubbliche Amministrazioni, sia piccole sia grandi. Lo studio del PD (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201397/federalismo-fiscale-studio-pd-taglier--445-milioni-ai-comuni.htm) dimostra proprio l'insensatezza e la sostanziale assurdità di questa manovra: le due città più bisognose di aiuto, di sussidiarietà (termine ormai desueto del vocabolario italiano, o almeno di quello politico italiano) - vale a dire L'Aquila e Napoli - sono anche le due che più risentiranno degli effetti di tale manovra.
Di fronte a questa prospettiva, dovremmo credere ancora a un Governo che promette la pulizia delle strade entro domani a mezzanotte (http://www.unita.it/italia/la-promessa-napoli-senza-rifiuti-per-il-31-1.263361)? O che parla de L'Aquila come della città miracolata?

Parlando di prospettive politiche sul 2011: l'instabilità governativa, cui ho fatto solo un rapido cenno prima, è sicuramente fonte di tante preoccupazioni. Suggerisco di leggersi l'intervento di qualche giorno fa di David Sassoli su Europa (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201382/insieme-contro-la-spallata-populista.htm), per capire cosa ci si prospetta politicamente parlando. Un anno difficile.
Difficile, lo dico senza problemi, anche limitando la visuale al solo Partito Democratico. Ho letto pochi minuti fa un flash di un'intervista del Segretario Bersani che valuta il 2010 del PD con un 6- in quanto a coesione interna. E' evidente che qualche problema ci sia! Non vederli è un inutile nascondere la testa sotto la sabbia... Da ultima la lettera dei prodiani tra cui, ahimè, la conterranea Sen. Soliani: personalmente, uno smacco politico che arrivi un così forte distinguo politico proprio dalle persone politiche vicine all'ex premier, notoriamente vittime dei bersagliatori interni (basta ormai parlare di Unione, per farsi intendere al volo)...


Vogliamo cercare uno spiraglio di luce per il 2011?
Allora, punto il faro sull'evento con cui inizierà il prossimo anno e con la figura politica ad oggi più autorevole ed ascoltata. Il prossimo 7gennaio, nel giorno del 214° compleanno del nostro Tricolore, il Presidente Napolitano inaugurerà l'anno del 150° dell'Unità nazionale a Reggio Emilia, patria, appunto, del Vessillo italiano. Ecco, mi aspetto di scorgere in quell'evento (che, ahimè, seguirò solo in differita a migliaia di km di distanza) l'inizio di un nuovo anno, con un nuovo clima, con un ritrovato spirito nazionale, con una nuova cooperazione politica e una ritrovata solidarietà sociale, sotto l'egida dell'amato Presidente Napolitano.

Buon 2011!
Storia e Unità
post pubblicato in diario, il 11 maggio 2010


Premetto che condivido in pieno la visione espressa qualche giorno fa dal Presidente emerito Scalfaro sull'Unità ( http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=05&file=06CRI21a ).
Così come condivido pienamente il monito austero che ha mosso oggi il Presidente Napolitano.
Sarebbe ora che i sostenitori della secessione da Roma che siedono qua e là nei vari organi di rappresentanza dello Stato italiano decidessero a cosa rinunciare: all'ideale futuribile e non perseguibile (per fortuna, aggiungo io) della secessione da Roma o alla poltrona che frutta tanti denari... O stanno al Nord (o al Sud) e fanno politica da lì, o stanno a Roma (o a Bruxelles o altrove) e tacciono definitivamente su questa idea tremendamente disfattista e impronunciabile.
Non possono continuare con la politica della botte piena e della moglie ubriaca: delle due una!
E visto che, come è facile credere, non rinunceranno alla poltrona e alla Carta cui hanno giurato fedeltà, sarebbe meglio che in nome di quel giuramento, avessero l'umiltà, la saggezza, l'intelligenza e l'onestà intellettuale di festeggiare l'Anniversario dell'Unità d'Italia. E' una celebrazione simbolica dietro cui si celano infinite sfaccettature e milioni di storie umane, tra glorie e sacrifici, tra sogni e ambizioni, tra successi e sconfitte, tra trionfi e ignominie. A tutto questo devono il loro rispetto, il loro riconoscimento. La loro figura istituzionale di politici.
Disertare o diffamare queste celebrazioni (ultimo a farlo, Lombardo oggi in Sicilia) è un oltraggio alla Patria che servono, alla Carta su cui hanno giurato, alla popolazione italiana tutta. E questo è quantomeno vergognoso!!!

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