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6/7 maggio - il voto italiano
post pubblicato in diario, il 8 maggio 2012


E poi c'è il voto italiano. E qui si apre un mondo.
Gli spunti di riflessione sono, in pratica, numerosissimi - proverò giusto a darne qualcuno.

Ad una valutazione politica complessiva, appaiono evidenti alcuni trend: la sostanziale e indubitabile tenuta del centrosinistra nel suo complesso (a partire dal PD), l'altrettanto sostanziale sparizione del PDL, della Lega e del Terzo Polo, l'inatteso e preoccupante exploit dei grillini. Di fronte a questi dati, non per compiacenza partitica, ma l'unico a leggerli per quel che sono è stato Bersani: sul fronte PDL un imbarazzante tentennamento, dove non un proclama di importanti tenute in alcuni comuni (a Quagliariello, ad esempio, andrebbe data la sveglia nell'Italia post-voto e post-padrone-Berlusconi). Non pervenute le reazioni dell'UDC (che pure si aggiudica qualche importante ballottaggio), di altri del Terzo Polo. Solo Maroni, per la Lega, ha dato il senso di una reale batosta subita (eccezion fatta per Verona che, per altro, potrebbe essere motivo di un'ulteriore resa dei conti interna).
Prescindendo dalle letture partitiche dei voti, la sostanza è di una sonora bocciatura per la quasi totalità dei partiti e, in particolare, per quelli del centro-destra. 
Quali le ragioni? Per me che non sono politologo, alcune sono palesi. 
Innanzitutto, il PDL senza il più il capo-padrone è un partito smarrito, con una guida debole (quella di Alfano) e che, laddove pienamente responsabile del proprio sostegno al Governo Monti, non è percepita dalla base elettorale come attendibile. Insomma, un partito imploso intorno al suo segretario. Idem dicasi per la Lega: gli scandali delle scorse settimane, ripetuti e insistentemente agli onori (o disonori) delle cronache hanno causato una rovinosa e ingloriosa caduta del partito che, ad oggi, detiene ancora l'anzianità di presenza in Parlamento.

C'è, poi, il risultato del Movimento 5 Stelle. Un risultato che, indubbiamente, sancisce il loro balzo in avanti e un effettivo successo - forse, insperato anche per loro. Sarebbe, forse, troppo facile bollarlo come voto di protesta, ma tant'è. Non si vedono ragioni sostanzialmente diverse di un risultato tanto forte. Nei consensi dati a Grillo ci sono le delusioni politiche di molti transfughi dei partiti più forti e tradizionali: sarei pronto a scommettere che molti di quei voti siano stati espressi da leghisti delusi e da pidiellini in fuga. Ma ci sono anche tanti voti convinti, se ne può essere certi, ai candidati in sé e alla voglia di cambiamento che essi rappresentano e proclamano. 
Ora che il Movimento 5 Stelle ha ottenuto un tale successo (un Sindaco eletto e un candidato al ballottaggio, più svariati arrivati al 3° posto o dintorni), è, però, il momento di vederli all'opera dell'amministrare le città. Nelle poche esperienze attuali, non risultano aver fatto la differenza né in positivo né in negativo: diciamo pure che dove fino a ieri compartecipavano all'amministrazione delle città, lo facevano in sostanziale ombra e silenzio. Da oggi, invece, sono chiamati alla proposta politica, al contraltare amministrativo ai partiti tradizionali: alla crescita dei consensi, deve corrispondere una crescita di idee e proposte, per dimostrarsi, quantomeno, capaci di reggere la sfida lanciata agli altri e ricevuta dagli elettori. 
Ma su questo, in tutta franchezza, sono molto scettico. Ma non voglio essere un eccessivo e intransigente detrattore. Staremo a vedere.

Qualche analisi città per città.
Partirei da Parma, per vicinanza territoriale. Il ballottaggio tra PD e Mov5St appare come un risultato inedito e inatteso. Significativo, però, il bottino portato a casa dal candidato del centro-sinistra Bernazzoli: sulla città martoriata dal PDL e da Vignali, sacrificata sull'altare degli scandali giudiziari, non era scontata un'affermazione tanto netta già al primo turno. Ma il dato, a mio dire, più importante riguarda il già Sindaco e "padre politico" dello stesso rovinoso Vignali, Elvio Ubaldi: la sua ricandidatura, beffardamente arrivata sul finale delle presentazioni ufficiali, ha subito un inatteso tracollo, attestandosi su numeri troppo bassi per la rinascita promessa alla città. D'altronde, la lezione reggiana di Antonella Spaggiari avrebbe dovuto insegnare che i grandi Sindaci rimasti nella memoria politica cittadina come, appunto, memorabili, non hanno speranza di riaffermazione a distanza di tempo. Meglio sarebbe stata, per loro, una dignitosa ritirata che li tenesse gloriosamente nella memoria cittadina, come fulgidi esempi di buona amministrazione locale.
Passando a Genova, il commento è per me unico: è il caso fotocopia di quanto avvenne lo scorso anno a Milano. Il vincitore delle Primarie di coalizione, non candidato dal PD, ha assunto la responsabilità della coalizione stessa e ha incassato un sostegno convinto e forte dei vari partiti. E alle urne ha ottenuto il consenso degli elettori. Non esistono altre dietrologie politiche: il turbinio di opinioni sulle Primarie, sul PD che le lancia e le perde, sul fatto che SEL proponga propri candidati,  ... , non ha natura di esistere. L'esito, ancorché non definitivo, delle urne di ieri insegna, e insegna soprattutto che il PD sa giocare il proprio ruolo nelle coalizioni e sa portare frutti a questo gioco.
Il caso di Palermo è, per certi versi, una contraddizione a quanto appena detto. Ma il caso palermitano è, anche, un caso a sé, sul quale non sto a pronunciarmi per effettiva ignoranza mia di certe dinamiche politiche specifiche del luogo e dei personaggi.
Ci sarebbe, poi, il caso aquilano. Caso emblematico. Sia per il ballottaggio che si farà: PD-UDC, sostanzialmente. Sia per la totale sparizione del PDL, storicamente forte in questa città, che si attesterebbe al di sotto del 10%. Qua come in tante altre città. C'è, poi, tutta la valenza simbolica de L'Aquila che, come tale, meriterebbe una pungolatura al PD, in merito al sostegno forse non troppo forte o non troppo convincente (?) a Cialente, Sindaco della città terremotata e motore di una rinascita ancora tutta da compiere.
Si potrebbero poi attraversare le urne di altre città per insistere su un trend che, come detto, è comunque generale e, praticamente, sempre uguale a se stesso - con debite eccezioni, ovviamente. Ma non vorrei dilungarmi ulteriormente e rimando ad altre riflessioni il tutto.
2giugno - quei valori che si dimenticano
post pubblicato in diario, il 2 giugno 2011


Provo un reale e assoluto fastidio, oltre che ribrezzo, nell'apprendere che alla Camera l'ennesimo deputato ignoto del PdL ha ritenuto opportuno presentare una proposta di legge per l'equiparazione tra ex-repubblichini ed ex-partigiani.
A scanso di equivoci va chiarito che il contesto è quello del rapporto con le rispettive associazioni cosituite presso gli ex-combattenti e lo Stato, nella fattispecie il Ministero della Difesa. Ma non è su questo punto che voglio soffermarmi. Anche se ce ne sarebbero di riflessioni da fare ... !

Quello che mi urta terribilmente è l'ennesimo tentativo di rimozione delle radici su cui nacque la nostra Repubblica e alla luce dei quali, nemmeno 3 mesi, abbiamo festeggiato il 150° compleanno.
Trovo aberrante questo atteggiamento della maggioranza di governo.

Non paghi di dimostrare quotidianamente il proprio fastidio verso gli organi costituiti dello Stato italiano, a maggior ragione se in qualche modo contrapposti alla figura del loro capo-padrone, questi nostri onorevoli parlamentari escogitano di tanto in tanto delle leggi che diano dei colpi di spugna sulla lavagna dei valori fondamentali.
E così, una volta si inventano di abrogare la norma transitoria della Costituzione che istituiva il reato di apologia di fascismo, un'altra volta di emendare la Costituzione al suo art. 1... E ora si sono inventati di rendere equivalenti agli occhi dello Stato gli ex-partigiani e gli ex-repubblichini.

Di tanto in tanto riemergono appelli per una riconciliazione nazionale, ovvero per una pacificazione tra le parti storicamente schierate l'una contro l'altra, particolarmente in riferimento alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra di Liberazione che ne seguì.
Dopo 66 anni si fa fatica a credere che questo sia possibile.
O meglio, in molti lo sperano e in tanto lo ritengono un dovere civico (e ci mancherebbe altro). Ma di fronte alla tracotanza di certuni, aggravata dal fatto che si tratti di membri degli Organi di rappresentanza popolare, viene molto difficile credere che questa volontà esista ancora.
Non riesco a vedere le condizioni perchè si vada nella direzione di una condivisione della lettura da dare a quel periodo storico.

Sia ben chiaro: la conciliazione di cui parlo e che auspico non è un colpo di spugna volto ad annullare le differenze. Vorrebbe essere, o meglio, vorrei che fosse una condivisione dei ruoli che furono assunti in quegli anni dagli uni e dagli altri, dando ad ognuno i propri meriti, le proprie colpe, le proprie attenuanti (se necessarie), ...

Come ho detto già altre volte, la nostra Costituzione, di cui oggi, per assimilazione alla Repubblica per la quale fu coniata, è intrisa del sangue di molte vittime di quegli anni. Quella Carta trasuda valori per i quali migliaia e migliaia di persone hanno dato la propria vita. In quegli articoli c'è il sunto perfetto di uno scontro ideologico, pur forte, ma civile che in quegli anni vi fu tra le parti.
Ma non ci sono margini di ambiguità su come andarono allora le cose.
E non ci possono essere.

Festeggiare il 2 giugno, come il 25 aprile, dovrebbe essere l'occasione per riconoscersi, umilmente e devotamente, figli di quei sacrifici. Portandone l'onere sulle spalle e l'onore nel cuore.
Nulla può (nè deve) scalfire quelle pagine di storia.

W il 2 giugno.
W il 25 aprile.
W la Repubblica Italiana.
W la Costituzione.
W la Resistenza.

Un messaggio nell'urna
post pubblicato in diario, il 17 maggio 2011


Credo che una giusta considerazione in merito al voto di questo weekend l’abbia fatta ieri sera Vittorio Zucconi ospite a “Otto e mezzo” su la7: si possono spendere ore a decidere chi abbia realmente vinto in questa tornata di amminstrative, ma non vi sono dubbi su chi le abbia perse.
Comunque la si voglia leggere, la scena politica che gli italiani hanno ritratto è nuova e profondamente cambiata rispetto a quella che emerse lo scorso anno alle Regionali. I risultati hanno una chiave di lettura, a mio parere, unica. Tutti i numeri di ieri e di oggi parlano la stessa lingua, dicono la stessa cosa, conclamano univocamente la débacle della destra berlusconiana.

Da subito ieri politici e politologi destrorsi hanno cercato in tutti i modi di trovare punti critici nel PD e nel centrosinistra. Ora, si può capire il tentativo di non ammettere una sconfitta, ma non si può capire il tentativo di nasconderla o, peggio, di negarla (come han fatto oggi i “colonnelli” berlusconiani).
Come si può pensare, oggettivamente, di negare il risultato straordinario del centrosinistra e, soprattutto, del PD?

La vittoria di Fassino a Torino è un primo elemento di chiara affermazione politica. Perché, per cominciare, una vittoria a oltre il 57% vuol dire che la fiducia in quel candidato è altissima, ancor più se si fa caso che il suo diretto rivale si è fermato ad un 30% scarso. Poi perché questa vittoria al primo turno era riuscita a Chiamparino 10 anni fa, come gli era riuscito un trionfo del genere (circa 64%, se non ricordo male) 5 anni fa in riconferma contro Buttiglione. Ancora, perché Fassino non poteva essere additato come uomo nuovo della politica: essere stato votato con tanta convinzione nella cittadinanza è sintomo di una grande credibilità che Fassino ha creato intorno a sé e al suo progetto “Gran Torino”. Infine, è evidente anche il senso puramente politico e amministrativo: la continuità tra l’Amministrazione uscente e questa incipiente è palese, dunque, si tratta di un apprezzamento di quanto fatto da Chiamparino in questi 10 anni.
Sul voto torinese, poi, varrebbe la pena di spendere una riflessione anche rispetto al fatto che lo scorso anno qui la Lega aveva strappato al centrosinistra la regione e ora è uscita dalle urne con un magro 7%. Evidentemente questo tradisce una delusione politica dell’elettorato leghista su cui pochi, credo, avrebbero scommesso.

Volgendo lo sguardo in Lombardia ci si rende conto di un forte segnale di cambiamento espresso. Prima ancora di Milano, vorrei richiamare i casi di Arcore e di Varese. Nel primo si andrà al ballottaggio col candidato del centrosinistra in vantaggio: forse i festini del premier e dei suoi paggi e ballerine stanno infastidendo i vicini di casa … Il secondo, invece, a conferma dell’arresto di consensi leghisti, andrà al ballottaggio: la Lega non sfonda più nemmeno nelle terre d’origine dei suoi massimi esponenti e della sua stessa ideologia fondativa.
Poi, per antonomasia ormai, il caso Milano. Qui si potrebbe aprire un’intera enciclopedia di approfondimenti. Credo che basti sottolineare alla destra negazionista (mi si perdoni il termine che, solitamente ha accezioni più serie e drammatiche di questo) come il PD sia diventato il primo partito in città con oltre il 28%, davanti al milanesissimo PdL. In questo disastro destrorso dominano i mancati consensi personali di Lassini (e meno male!!!), della Vanoni (no comment) e, soprattutto dello stesso Berlusconi. Evidentemente, tutti gli show dei lunedì in tribunale hanno sortito effetti tutt’altro che benevoli al premier: anzi, oserei quasi pensare che abbiano sortito l’effetto contrario, di allontanamento radicale e seccato dell’elettorato medio.
A tutto questo credo si debba sommare senza esitazioni il successo personale e della coalizione di Pisapia. Un successo numericamente pesante e politicamente storico. Creato in ogni singola occasione. Ma mi piace pensare che, tra le altre, sia stato determinante l’impegno profuso dal mondo giovane della musica e dello spettacolo: sto pensando al mega-concerto che si è tenuto a Milano una decina di giorni fa in piazza Duomo, come alla chiusura della campagna elettorale affidata a Vecchioni, vincitore – non dimentichiamolo – dell’ultimo Sanremo e alle esortazioni venute da artisti vari sotto il patrocinio di MTV. I tentativi di dialogo coi giovani sono pochissimi e, per questo, molto apprezzati dai giovani stessi: l’attenzione che quei pochissimi rivolgono loro è una perla preziossima, da non farsi scappare.

Volgendo lo sguardo su Bologna c’è motivo di confortarsi, così come di riflettere in senso critico – ovviamente leggendola con gli occhi del PD. È motivo di conforto il fatto di aver vinto al primo turno: questo era accaduto per Cofferati 7 anni fa, ma non con Delbono nel 2009. In più, vale sempre la pena di rimarcare il distacco a svantaggio del centrodestra, fermo ad un magro 30% che, certamente, non può far cantare vittoria. Varrebbe, invece, la pena di riflettere sul motivo di una vittoria che, al di là di quanto sopra, non appaga convintamente: il 50,5% è comunque troppo poco per il centrosinistra in una roccaforte come Bologna. Occorre un rilancio del modello politico su cui si fondano le amministrazioni locali di tutta l’Emilia Romagna, dalle città (ultima delle quali la riconfermata Ravenna) alle Provincie (anche qui la riconferma su Ravenna), fino alla Regione stessa (sapientemente e magistralmente governata da Errani).

Poi c’è il caso Napoli. Un caso che apre un mondo di problematiche, queste sì tutte del PD, prima ancora che del centrosinistra. Problematiche sorte già al momento delle Primarie di partito, sfociate ora alle urne.
Qui la critica che mi permetto di fare è tutta rivolta al PD e, sia ben chairo, per nulla destinata al candidato Morcone. È una critica all’ennesima scelta sbagliata della posizione da assumere in termini di alleanze: quanti casi Boccia vogliamo per capire che non è al centro che noi del PD dobbiamo guardare? Quando i vertici del nostro partito capiranno che il nostro corpo elettorale vuole veder decollare il binomio PD-IdV e non vuole alleanze al centro? Il nostro interlocutore dovrà essere sempre più Di Pietro e sempre meno il mondo terzopolista: non sono loro un nostro valido e ragionevole alter-ego: questo gli elettori lo sanno e ce lo dicono da tempo. O lo capiamo, o i casi Morcone saranno ancora tanti, ahimè.

In ultima analisi, richiamo, per piena condivisione, l’immagine di un “vento del nord” richiamata da Bersani già ieri in conferenza stampa. È, forse, uno dei dati più importanti emersi dalle urne: perché per la prima volta, dopo anni, il centrosinistra trova al Nord forti punti di ancoraggio e di forza. È da qui che dovremo ripartire nel nostro fare politica. Questi risultati sono un segnale forte e una richiesta di tornare tra la gente, tornare ad ascoltarli, tornare a fare politica nel Nord e per il Nord. Anzi, a Milano e per Milano. Quella Milano che, come “profeticamente” ho scritto venerdì, si è rivelata la Masada del premier.

Finalmente si vota!
post pubblicato in diario, il 13 maggio 2011


Davvero, finalmente si vota!
Perché non se ne può più di questa campagna elettorale tutta dopata di veleno, giocata come se si fosse sempre in punto di sconfitta, e senza le armi necessarie a battere lealmente l’avversario.
Forse, in tutta la campagna elettorale, l’unico protagonista è stato il Presidente Napolitano: costretto, ahilui, ad intervenire quotidianamente nel dibattito chiedendo più calma, più rispetto, più dialogo e meno insulti, meno fango, meno calunnie.
La partita che i due schieramenti si giocano tra domenica e lunedì è decisiva, è pesante, è fondamentale.
Lo dimostrano i toni che si stanno usando e, più di tutto, la presenza pedante e asfissiante, e talvolta pietosa, del premier in tutti i luoghi e capoluoghi al voto. Mi correggo, non in tutti: ma in tutti quelli in cui o è certo di vincere (Arcore, ad esempio) o teme di perdere pur non potendoselo permettere (Milano e Napoli su tutti). Non mi risulta, infatti, si sia presentato a Torino o, ancor meno, a Bologna.
Al di là di dove si sia presentato, incute spavento e orrore ciò che ha detto, come lo ha detto.
Badiamoci bene: mai, nemmeno nella Milano in cui è capolista (segno di un partito debole che, senza il suo plenipotenziario e padrone teme di perdere nella sua Masasda), ha parlato di programmi per quella città. Mai. Ha sempre lanciato esche di dibattito nazionale: dalle modifiche immonde e, oserei dire, blasfeme alla Costituzione, al condono edilizio sugli abusi, alla repressione dell’eversione dei Magistrati.
Il tutto magistralmente e sapientemente condito dalle sue presenze quasi puntuali ai processi del lunedì milanese, dandogli occasione di tirare bordate e sparare a zero sui suoi soliti nemici di sempre. In questo almeno, dovrebbe essere grato ai giudici milanesi: ha avuto modo di presenziare, come capolista pdl, nella sua città con una frequenza record (ovviamente nei suoi canoni), davanti a una claque sempre nutrita di poveri illusi che ancora non hanno capito di che panni vada vestito.
Si chiude oggi una delle campagne elettorali più disgustose degli ultimi anni, nella quale il centrodestra ha realmente dato il peggio di sé (che, ovviamente, nella loro ottica è il meglio di sé). Tutto questo, inevitabilmente, finisce o finirà per esacerbare gli animi di un Paese attanagliato da problemi enormi sui quali latitano risposte reali, concrete e serie. Gli appelli che da più parti vengono lanciati ai nostri politici cadono sostanzialmente inascoltati e noi, ancora una volta, continuiamo ad affogare nel mare nostrum senza alcuno che ascolti il nostro S.O.S..
Che dire?
Buon voto a tutti quelli che saranno coinvolti.
L’auspicio è che le città d’Italia al voto si sveglino martedì mattina con Sindaci capaci di dare loro ascolto, di accogliere le loro istanze, di dare vita e corpo a progetti di crescita e ripresa, di rilanciare la coesione sociale e il benessere diffuso tra i più (se non tra tutti, ovviamente).
Al Partito Democratico, poi, l’auspicio è di una vittoria senza precedenti, che ridia fiato al nostro partito, spesso in affanno, ma sempre e comunque saggio, sapiente, realista e concreto. Speriamo realmente che le urne premino e valorizzino la nostra essenza di “gente responsabile al governo locale”, di persone animate da una passione innata per il nostro Paese per la sua gente. (non vado oltre negli auspici, perché non vorrei sbilanciarmi troppo, ma ….)
Appuntamento a martedì!
Il fondo del barile
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2011


Cantava Daniele Silvestri in una sua celebre canzone «più in basso di così c'è solo da scavare».
Una frase che facilmente potrei calare sulla notizia di ieri di quel Deputato (titolo/nomina che se fosse per me gli dovrebbe essere revocato seduta stante) che lunedì avrebbe depositato alla Camera una proposta di legge per cambiare l'Art. 1 della Costituzione, inserendo in quello esistente una frase volta a centralizzare il Parlamento rispetto all'attuale assetto istituzionale del Paese.

La notizia è già di per sè di quelle di cui nessuno sentiva il bisogno. Una di quelle che fanno gridare all'attentato istituzionale comunque la si pensi.
Ma tutto ciò non basta: occorre contestualizzare anche questa disgustosa iniziativa parlamentare.

Calandola nel dovuto contesto, questa chicca di demenza della maggioranza assume i toni del dramma politico-istituzionale.
Tanto per cominciare perchè è la prova provata che questa classe dirigente vuole a tutti i costi il pieno, assoluto e incontrastato governo del Paese, fregandosene altamente di tutto ciò che è altro da sè.
Poi, fa ribrezzo il fatto che un Deputato nominato si permetta di proporre un cambiamento all'Art. 1, cioè a uno degli articoli che raccontano i Valori fondanti della nostra Carta e, con essa, della nostra Repubblica. È qualcosa di abominevole in quanto trasuda di ignoranza storica, di leggerezza e superficialità rispetto al cammino che ha condotto l'Italia al suo 150° compleanno. Ancora, è un insulto e un abominio nei confronti di quanti, per garantire a noi che siamo italiani oggi e a quanti lo saranno domani di esserlo da cittadini liberi, hanno sacrificato la loro vita e sublimato i loro stessi ideali: penso ai martiri della II Guerra Mondiale, ai partigiani morti sulle nostre montagne, alle vittime degli ideali alti su cui si è costruita la nostra Patria. Andasse questo illustre giurista e storico della Nazione a una qualunque delle celebrazioni dell'imminente 25 aprile e provasse a imparare cosa si celebra e nel nome di chi si fa memoria.
Ancora, è ridicola - per non dire di peggio - l'idea che una proposta di centralità del Parlamento nasca in seno a una compagine politica che del Parlamento sta facendo ogni scempio immaginabile. Ridotto ad un'aula per asserviti al padrone (anche in virtù della legge elettorale che ci ritroviamo), è il teatrino per gli spettacoli indecorosi di gentaglia come il Min. La Russa o il Min. Alfano (entrambi maestri di bon-ton istituzionale), con la stessa frequenza con cui rimane un'aula monumentale abbandonata a se stessa (passano talvolta settimane intere senza che vi sia lavoro per i gruppi parlamentari e le Commissioni interne).
Infine, una valutazione sul senso di questa sovversione dei ruoli istituzionali. Nel momento in cui organo di garanzia dello Stato diventa un'Istituzione composta da poco meno di 1000 persone, chi è il vero garante del Paese? Possiamo davvero credere che sia possibile una cosa del genere, cioè che un collegio di circa 1000 persone sia sovrano a una carica quale quella di Presidente della Repubblica, esercitata da una sola persona, peraltro eletta in virtù della propria provata capacità politica e per il proprio profondo senso delle istituzioni? O è meglio affidarsi a omuncoli dello spessore politico di Scilipoti che basta una busta sonante di denari perchè cambino idea e schieramento?

Siamo all'assurdo. Eppure, forse, è semplicemente il primo passo di una maggioranza che sta creando un assolutismo.
Il pericolo è l'assuefazione generale che induce molti a pensare che sia solo la boutade di uno. Sentimento anche più pericoloso della cosa in sè.
Così come è pericoloso credere davvero che il PDL abbia preso le distanze da questo individuo. Se davvero volessero prenderne le distanze, anzichè limitarsi a raccontarci che è la mossa di un singolo, lo cacciassero direttamente dal partito, dimostrando, una volta tanto, senso delle istituzioni!

Clima di (s)fiducia
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2010


 La bella intervista del Presidente del PD Rosy Bindi a l'Unità ( http://beta.partitodemocratico.it/doc/200434/niente-scorciatoie-il-pd-non-puo-abdicare-al-suo-ruolo-storico.htm ) credo sia un buon punto di partenza per riflettere sulla situazione odierna dell'Italia politica che attende di sapere che ne sarà di questo governicchio.

Ci stiamo avvicinando a grandissimi e velocissimi passi verso questo fatidico 14dicembre, in cui non si capisce cosa accadrà. O meglio, accadrà che questo Governo sarà messo fortemente in discussione e, con tutta probabilità, sarà deposto democraticamente dalle Camere.
Il problema è il come si sta arrivando a questo appuntamento.

Sul fronte destrorso, stiamo assistendo al neo-partito FLI che sta dimostrando tutta la propria voglia di essere la futura destra italiana, un vero partito di destra, un moderno partito di destra: l'auspicio è che tutta la verve politica dimostrata in questi mesi non venga meno e, soprattutto, che tutto quanto fin qui è stato detto/fatto in FLI si concretizzi e abbia sviluppi futuri positivi. Lo dico seriamente: credo che per la sinistra un vero e competitivo rivale politico possa essere un partito strutturato come aspira a diventare proprio FLI!
Dal canto suo, sempre rimanendo a destra, il premier sta provando a giocare le sue solite sporchissime carte per non vedersi sfilare da sotto la Poltrona su cui siede. Non sorprende affatto che questa sia la tattica di bassa lega per restare aggrappato. Gioca, come sempre, l'unica arma che ha: il denaro. Non l'astuzia, non la moral suasion, non la diplomazia nè la politica pura... ma il denaro.

Sul fronte opposto, in casa PD ci si prepara a sfondare le mura del castello berlusconiano con la manifestazione di sabato. Una manifestazione da cui mi aspetto ogni positività, ogni propositività di cui possiamo essere capaci. Il sabato romano di piazza sarà, se non altro, un sabato di protesta, di rabbia, di forza, oltre che di denuncia, di proposta e di gioia (se sarà seguito dalla caduta del Governo). Una preparazione che, come ben narrato dal Presidente Bindi, non è spiana come si vorrebbe: le bizze del Sindaco Renzi sono più di un semplice mal di pancia! Si spera che un buon medico, quale potrebbe essere la piazza romana, dia una cura adeguata.

C'è poi un fronte tutto a sè. Quello del centrismo, nelle sue molteplici sfaccettature, spesso ridicole. Penso, soprattutto ai tre che oggi, per non avere di meglio da fare, hanno creato nel cosiddetto "Gruppo Misto" alla Camera un nuovo partito (di cui sentivamo terribilmente la mancanza!): un partito che, fin dalle prime ore, dimostra una totale inettitudine politica affiancata ad una totale dedizione al poltronismo spinto! Una vergogna, in sostanza! Tre Deputati (forse sarebbe più corretto scriverlo in minuscolo, vista la totale immeritorietà di costoro a un così decoroso e prestigioso appellativo), ognuno con un suo voto alla prova del 14: una fiducia accordata, una non-accordata e un'astensione! Mi chiedo: se fossero stati in 4? Come avrebbero potuto decidere del 4°: con un'assenza?

Insomma, l'Italia, già sospesa come un acrobata sul filo a causa della crisi recessiva mondiale, è in bilico perchè in mano a organi istituzionali di pessimo spessore politico... Ahinoi, dove siamo finiti!
Ancora parole sante
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2010


Come disse alla vigilia delle ultime Primarie Franceschini stesso, all'indomani del voto, vada come vada, tutti dobbiamo essere al seguito del Segretario. Dico questo perchè il mio "ascolto" a Franceschini non vorrei ingenerasse il sospetto di una continuazione di quel sostegno che un anno fa gli detti convintamente e palesemente, portandolo oggi a scapito del Segretario attuale: tutt'altro! Continuo a vedere in Franceschini quello che vedevo allora, una lucidità di visione e un pragmatismo verbale squisiti e encomiabili!

Questa premessa era, a mio dire, doverosa per fugare ogni dubbio su questo mio ulteriore intervento a sostegno delle parole di Franceschini.
Ieri sera ho avuto il piacere di assistere al suo intervento a FestaReggio, rimanendo, come mi aspettavo, piacevolmente soddisfatto dal suo pensiero e dalla sua retorica.
Ora, mi trovo a leggere un'intervista a Repubblica che, in un certo senso, rimarca l'intervento di ieri sera, almeno nei contenuti:  http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&doc=4426

Credo non ci sia bisogno di particolari discorsi.
Quanto affermato in questa intervista è, in buona sostanza, un pensiero forte e in cui mi rispecchio tantissimo.
Io stesso, nel mio piccolo, ho più volte detto che il PD di fronte allo sfacelo progressivo, ma inesorabile del centrodestra berlusconiano, non può e non deve illudersi di avercela fatta, ma deve rimboccarsi le maniche per farsi ascoltare e capire.
E non deve farlo, come diceva Franceschini ieri sera, sul terreno delle bagarres destriste, ma sul terreno dei problemi della gente: il lavoro, l'economia, i salari, la scuola....
Qui, dove le ferite bruciano anche se chi governa non le sente, noi dobbiamo batterci spudoratamente per dire la nostra, per farci ascoltare e capire da chi ha quelle ferite (e sono tanti, tantissimi!) dicendo chiaramente cosa sta facendo il PDL, niente se non litigare su delle ca.z..e!
Il PD lo deve urlare ai quattro venti, lo deve sbandierare ovunque, bussando casa per casa, "porta a porta" come dice l'iniziativa del PD d'autunno: il centrodestra sta implodendo e non sta facendo niente per il Paese!

Forza ragazzi (direbbe Bersani)!
Diamoci da fare tutti quanti per far capire agli italiani quanto valiamo e quanto vogliamo il loro bene!
E tre.....
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2010


Trovo che la copertina de L'Unità di oggi sia di una espressività strepitosa!
L'idea di un Governo che cade come cadono i birilli è semplicemente fantastica!
Capiamoci, è fantastica l'immagine, non certamente il fatto....

Anzi, è drammatico!
Bene ha illustrato, in merito, la Presidente dei Senatori PD Finocchiaro la situazione oggi, in chiusura della dichiarazione di voto contro la manovra economica. se devo guardare a questa manovra in questo contesto nel quale in due mesi due Ministri e un Sottosegretario di questo Governo sono stati davanti all'Italia costretti alle dimissioni per la vergogna, io le dico che, se non ci fosse da piangere, sarebbe davvero grottesco e ridicolo.
La situazione è penosa!

Stiamo assistendo a una rovinosa caduta, ad uno spettacolo triste, tristissimo!

Varie cose dovrebbero farci riflettere: la coerenza politica e morale dei finiani, il loro potere internamente al partito (che tutto sommato è un vantaggio per il Paese), la poca onorabilità di certe persone in ruoli istituzionali anche importanti (quali ad esempio la titolarità di un Ministero, quale che sia), la dubbia correttezza istituzionale di persone di primo piano nella politica italiana (come certi coordinatori di partito)....
Ma su tutte, una a me balza all'occhio.
Ed è l'ennesima dimostrazione di codardia del premier: ancora una volta, di fronte alla "intimidazione" di una sfiducia, decide di costringere alle dimissioni la persona al centro del ciclone.
Ora, di per sè l'atto ha posto la parola "fine" allo scempio di un Sottosegretario di dubbia moralità, e per questo c'è motivo di soddisfazione.
Ma fa rabbia  vedere come, pur di non scollare le proprie chiappe dalla poltrona che gli spetta, sia disposto a imporre a sè e ad altri una volontà che non c'è. E' più importante tenere stretta la poltrona con un atto di forza, piuttosto che cedere clamorosamente di fronte ad un atto di democrazia.
Perchè il motivo, a mio modo di vedere, per cui Cosentino si è dimesso è che il premier (o Cesare) non ha voluto dimostrarsi meno forte del gruppo potentissimo dei finiani, ad oggi l'unica porzione ragionevole e democratica che esista nella destra italiana.
L'orgoglio contro Fini e la passione per la comodità di una poltrona....
Nè più nè meno.

Certo, è una spropositata stupidata quanto avrebbe scritto oggi Feltri sul suo "giornale", cioè che stiamo assistendo ad un'operazione di pulizia dei "panni sporchi".... Se così fosse, dovremmo assistere in poche ore allo smantellamento di molti incarichi istituzionali.... Eppure non è così.

PS: A proposito di FInocchiaro, esulando completamente dall'intervento fin qui redatto, voglio esprimere autentica soddisfazione per l'intervento in Aula oggi: è un itnervento all'altezza di un partito con buone idee e grandi valori. Finalmente qualcuno che pensa ai giovani, che dimostra la perfetta insufficienza delle azioni governative agli occhi della società del domani! Grazie!

La resa finale?
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2010


Non so esattamente come definire la scena di ieri...
Sarei tentato di darle la connotazione di una resa dei conti di cui forse c'era bisogno molto tempo prima, uno scontro titanico che prelude ai nuovi scenari del dopo-Cav., con tutto quello che questo può implicare. In questo aspetto trovo condivisibile l'analisi del Direttore di Repubblica nell'editoriale odierno (http://www.repubblica.it/politica/2010/04/23/news/berlusconi-fini_quella_ferita_al_corpo_mistico_del_sovrano-3553148/).
In effetti, sembra che qualcuno stia già aprendo gli scenari, in anticipo, di quanto avverrà prima o poi: nel farlo ha certamente urtato la sensibilità della "vittima" di questo "raggiro" (un po' come fecero col Presidente USA Reagan, per la cui morte tutto era pronto tranne la salma...).
D'altra parte, però, mi viene anche da pensare che, forse, una lettura tanto entusiastica sia poco credibile. Cioè, temo che sia una visione troppo facile, troppo alla portata, troppo comoda.
Forse è meglio andarci coi piedi di piombo.
D'altronde, lo scontro di ieri mi ha fatto venire in mente l'apertura del semestre di Presidenza UE italiano, il 1 luglio 2003. Il nostro Premier (sempre lui, guardacaso) che platealmente dimostra la propria inadeguatezza ai ruoli di rappresentanza internazionale, con al suo fianco il suo Vice (allora) Fini che si vergogna profondamente della manifesta ignoranza e irriverenza del capo.
Certo, il contesto è ben altro e i toni sono altri, ma l'accostamento è immediato per me. Sul palco (o predellino o palchetto, cmq sia sui tacchi) il Presidente che mostra nei toni, nelle espressioni e nei gesti il nervosismo totale che gli deriva dal non essere pienamente padrone della scena. Dall'altra, proprio quello che la scena gliel'ha rubata: il suo delfino (almeno, così si credeva anni fa) che dimostra tutta la propria autonomia intellettuale e, soprattutto, politica.
Ecco, qui sta l'enorme e abissale differenza tra i due. Uno, l'imprenditore prestato alla politica che la Politica non la conosce. L'altro, un politico di razza, di quelli cresciuti nella Politica e che la Politica la masticano dai tempi dello svezzamento. L'uno un teatrante che sa comunicare alla gente, l'altro un abilissimo Politico che ha saputo fare le scelte giuste al momento giusto. L'uno che si ridicolizza sul piano internazionale ogni 3 per 2 (il kapò a Schultz, appunto, oltre che le corna in foto, il nascondino alla Merkel, le urla a Obama...), l'altro che si valorizza e si accredita sul piano internazionale come diplomatico serio (lui, erede del Fascismo, in visita allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto di Gerusalemme).
Non so come andrà a finire.
Certo, peseranno molto le  loro parole ieri, come peseranno certe scelte di campo da parte di certi nomi della politica attuale. Uno su tutti: Beppe Pisanu, un altro uomo forte del centrodestra italiano, che sa come navigare nel mare della Politica.

PS: Un plauso a Bersani e Di Pietro: ottima dimostrazione di un'opposizione che, pur stando alla finestra, non smette di agire e preparare le proprie mosse. Giusta e saggia decisione. "Si vis pace, para bellum" dicevano i nostri amati latini: qua non è questione di pace, ma di tranquillità politica sì.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 23/4/2010 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Problemi a destra?
post pubblicato in diario, il 19 aprile 2010


La cronaca politica di questi ultimi giorni ci parla di qualche diatriba interna al centrodestra. Da un lato il quasi-onnipotente premier mai stanco di fungere da plenipotenziario del partito e duce indiscusso delle sue truppe, dall'altro lato un politico di razza, cui non si possa non tributare la giusta riconoscenza di abile politico del centrodestra (forse l'unico?).
Una volta tanto, le minacce di rottura e frattura non sono targate PD o centrosinistra...
Beh, fa piacere notare che anche altrove si litiga. Soprattutto là dove si millanta una unità di intenti e di vedute cui si fa fatica a credere. Perchè di anime diverse nel PDL ce ne sono quasi quante dentro il PD: non ci vengano a raccontare che non è così perchè non ci crediamo!
Almeno stavolta, noi staremo alla finestra, a guardare, a sogghignare, magari anche a prendere spunto di come loro trovano la via d'uscita, perchè la troveranno ahinoi!!!
Quello che noi non dobbiamo assolutamente fare è intrufolarci nel dibattito, prendere le parti dell'uno o dell'altro... Lasciamoli fare! Per una volta vediamo di assistere noi alle loro beghe interne!
Capiranno anche loro che dentro un amalgama di identità politiche ci sono quelli che lavorano per il gruppo, che puntano al risultato collettivo per la soddisfazione di tutti e quelli che ambiscono ad essere delle prime donne in ogni ribalta che si presenti, come delle chanteuse di avanspettacolo. Stavolta, almeno noi, stiamo tra il pubblico: se ci sarà da ridere, rideremo; se ci sarà da preoccuparsi perchè escono rafforzati, ci preoccuperemo. Tanto noi, dei problemi internamente, ne abbiamo anche troppi!

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 19/4/2010 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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