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Proud to be a democrat
post pubblicato in diario, il 11 novembre 2012





Che il fatto della settimana sia stato la rielezione di Barack Obama alla Presidenza degli USA credo sia un dato certo e condiviso. Al risveglio di mercoledì mattina, apprendere la riconferma del Presidente Democratico è stato un brivido ulteriore, per certi versi pari a quello di quattro anni fa al momento dell'elezione. A questo, poi, aggiungerei la bellezza del discorso del vincitore (http://www.partitodemocratico.it/doc/245940/discorso-pronunciato-al-mccormick-center-di-chicago-da-barack-obama.htm).
Un discorso caricato, forse anche un po' artificiosamente, di speranze e di nuove sfide: nelle parole del ri-eletto Presidente si percepivano non solo la giusta soddisfazione, ma anche un grande senso di responsabilità e di determinazione a continuare nel solco già tracciato.

Come ha sottolineato anche Andrea Sarubbi in un suo post (http://www.andreasarubbi.it/?p=8205), c'è un aspetto che più di tutti valorizza quel discorso: è il profondo senso di comunità e, al tempo stesso, di famiglia con cui Obama ha deciso di rivolgersi all'America da vincitore della sfida elettorale e da Presidente confermato.
In questo senso di comunità, di società, di gruppo sta, a mio modesto parere, proprio il concetto chiave dell'essere Democratico. Partecipare alla Politica attiva di un paese o del Paese ha proprio questa valenza di Servizio alla Comunità, qualunque ne sia la scala (locale, nazionale o sovranazionale).
Qui sta per me il senso ultimo della mia esperienza politica precedente (da Segretario di Circolo e da Assessore), associata ad una convinta adesione al Partito Democratico e al suo progetto di governo, sia locale che nazionale. Accettare una sfida di Amministrazione della Comunità è stato un mettermi al Servizio della comunità stessa - ancorché senza risultati particolarmente eclatanti o ottimali.

Non me ne voglia il succitato Sarubbi e quanti come lui ne condividono la scelta per le prossime Primarie, ma in continuità con quanto appena detto, la mia scelta sul candidato da sostenere nella corsa per la candidatura a Presidente del Consiglio nel 2013 è caduta su Pierluigi Bersani.
A scanso di equivoci, non sto dicendo che se avessi scelto di sostenere Matteo Renzi avrei, per così dire, "tradito" quel dualismo Politica-Servizio in cui credo profondamente: non dubito affatto che chi (e sono tanti gli amici e i compagni di tante esperienze politiche precedenti) abbia scelto il Sindaco di Firenze, possa essere animato da quel medesimo senso del servire.
Ma scegliere Bersani ha, per me, una particolarissima connotazione di collegialitàpopolarità (ben diversa da populismo, sia ben chiaro!), società. Questo non tanto a livello programmatico - anche perché, in tutta onestà non credo che la base programmatica di due candidati provenienti da uno stesso partito possa contenere progetti tanto discrepanti - quanto, piuttosto, a livello di visione d'insieme.
In Bersani scorgo la medesima attenzione alle radici e alla comunità locale come agli orizzonti e alla comunità europea. Da un lato la campagna elettorale che inizia nella natia Bettola (PC), muovendo dal distributore "di famiglia", dall'altro il dialogo aperto sul fronte internazionale coi leader progressisti europei per costruire insieme una piattaforma programmatica su scala europea. Nell'uno e nell'altro caso, dunque, stanno la comunità e i suoi legami: tradizionali e famigliari, come futuri ed europei.

Vorrei, poi, aggiungere una considerazione ulteriore a tutto ciò, considerazione che conferma sia la mia profonda adesione al Partito Democratico e ai suoi modelli di governo, che alla candidatura di Pierluigi Bersani.
Se mi soffermo, a titolo di esempio, su quanto accaduto negli ultimi mesi nell'Emilia tra Modena, Reggio e Ferrara - mi riferisco al dramma del terremoto, con tutto ciò che ne è conseguito - credo ci siano riconferme e motivi di orgoglio rispetto a tutto quanto scritto poco fa. Mi riferisco non solo alla reazione forte e determinata della popolazione (emblema di una risolutezza caratteriale e "imprenditoriale" di cui siamo capaci noi emiliani), quanto, piuttosto, alla esemplare gestione dell'emergenza di cui gli amministratori locali di questi territori hanno dato prova, dal Commissario straordinario e Presidente della Regione Errani a ciascuno dei Sindaci delle comunità colpite. Questo è un modello di amministrazione e di governo locale di altissimo profilo, autentica espressione, a mio modo di vedere, del portato valoriale del Partito Democratico, una forza di governo capace di profonda abnegazione per la sua gente (intesa non come iscritti, ma come comunità amministrate). Ebbene, se questo è un modello di buona amministrazione, e se questo modello è espressione, politicamente parlando, del Partito Democratico, allora il mio apprezzamento per quel modello non può che essere apprezzamento anche per il Partito Democratico e per il suo Segretario.

Ci tengo, però, a chiudere questo intervento, con una valutazione che è per me una convinzione autentica: le Primarie che stiamo preparando sono una sfida per individuare il candidato del centrosinistra alle Politiche del 2013, dunque, non Primarie congressuali per definire il modello di partito o di segreteria che vorremmo. Quindi, non solo credo sarebbe opportuno tenere toni e profili meno aspri, ma mi piacerebbe che non si scadesse mai troppo in personalismi stupidi e arroganti, lesivi soprattutto dell'unità del nostro partito. E ancora, spero di tutto cuore, che quanti usciranno sconfitti dalle urne del 25 novembre, sappiano in tutta onestà rimanere fedeli al progetto politico che questo centrosinistra saprà costruire per il bene del Paese: perché è esattamente questo il punto di vista da tenere in tutta questa corsa e, ancor più, dopo quella domenica.
Un cuore solo e un'anima sola
post pubblicato in diario, il 20 maggio 2012


La voglia di fare alcune considerazioni su questo weekend italiano ha trovato nel tweet di poco fa di Andrea Sarubbi un prezioso punto di partenza. La citazione di un versetto delle Letture della Liturgia odierna (Ef 4,4) mi ha dato il la a scrivere queste poche righe.
Le notizie che si affollano sulla prima pagina odierna sono, pur nella enorme diversità tra loro per tipologia, due immagini tristi e forti di un Paese che riscopre la sua debolezza. Ciò che unisce queste due tragedie (termine forte, ma esplicativo del disagio complessivo) non può essere solo la contiguità temporale. Deve essere, invece, quello spirito popolare che il versetto dell'Apostolo Paolo richiama alla Chiesa di Efeso.
Di fronte, insomma, a due eventi luttuosi e tragici, ciò che possiamo e dobbiamo sentirci dentro è proprio quel senso di unità e solidarietà che ci consenta di reagire, nell'un caso e nell'altro, non ripiegando nella sola paura, ma rialzandoci e rifacendoci popolo.

La tragedia di ieri, immane e deprecabile, ha innescato subito in tutti noi quella voglia di non piegare la testa, di riaffermare valori umani e civili fondamentali. Quelli che la barbarie di chi ha pensato e perpetrato quella strage hanno, forse solo per qualche minuto, prevaricato e cancellato. Un atto tanto vile quanto atroce ha scatenato una reazione di protesta civile, civica e pacifica attraverso tutto il Paese che si è mobilitato per dire "No. Noi non siamo così".
Quale che sia la matrice del gesto (mafiosa, stragista, terroristica, solitaria, seriale), è disumano quel che è accaduto. Ma al tempo stesso è tremendamente umano e confortante quello che si è generato di lì a poco: piazze piene in ogni parte d'Italia, scuole aperte oggi a Brindisi, risveglio di una coscienza critica nazionale. La prova, insomma, che il nostro Paese di fronte alle pagine più nere della sua storia reagisce non piegandosi alle logiche perverse di chi firma quelle pagine.

Ovviamente ben diversa è la natura dell'evento di questa notte - l'opera della natura non ha paragoni nemmeno lontani con la barbarie umana. Ma simile è, però, la reazione umana all'accaduto. La mobilitazione di solidarietà civile e operante delle popolazioni vicine è una straordinaria prova che il nostro popolo può dare. Certamente non può essere demandata alla spontaneità dei singoli, ma va ricondotta a chi (Protezione Civile e Vigili del Fuoco in primis) ne ha la competenza. Ma è la solidarietà territoriale, la cooperazione tra conterranei quello che ci fa essere orgogliosi del nostro essere italiani: capaci di esserci reciprocamente vicini, sinceramente sodali e fortemente com-passionevoli (nel senso latino del termine, quello del patire cum, provare l'emozione con).

Allora, davvero grande è la prova di popolo che stiamo dando e che dobbiamo continuare a dare. Una prova di unità e di solidarietà che ci aiuta ad attraversare le tragedie contingenti e che, alla lunga, ci rafforza come popolo, facendoci crescere e dandoci la spinta per attraversare il tunnel di questo periodo storico di crisi. 
Un solo corpo e un solo spirito.
Italiani si nasce o si diventa? (ex post)
post pubblicato in diario, il 9 marzo 2012


Di seguito un mio intervento che apparirà sul prossimo giornalino del locale Circolo PD sul tema della cittadinanza.
Un dovuto aggiornamento: nei giorni scorsi sono state depositate le firme raccolte e ... sono state conteggiate oltre 100.000 firme su entrambe le proposte di legge. Un ottimo risultato!!!

La campagna“L’Italia sono anch’io”, attraverso la raccolta firme per la presentazione di due leggi di iniziativa popolare, ha richiamato l’attenzione del Paese sui temi della cittadinanza e dell’immigrazione: si tratta, infatti, di due proposte di legge con le quali si andrebbero a cambiare i requisiti per l’ottenimento della cittadinanza italiana (sia per gli immigrati che per i loro figli) e si concederebbe loro anche il diritto di voto.

Un indirizzo molto forte su questi temi lo ha dato nientemeno che il Presidente della Repubblica Napolitano quando, lo scorso 22 novembre, durante un incontro al Quirinale ha, testualmente, affermato «un’autentica follia o assurdità quella dei bambinidi immigrati in Italia che non diventano cittadini italiani». Al seguito di queste parole, potremmo affiancare quelle pronunciate in vari contesti dal Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, già fondatore della Comunità di Sant’Egidio, altro fautore della necessità di nuovi atteggiamenti e nuovi approcci su questi temi.

Il senso del dibattito tra la legislazione vigente, le proposte avanzate, … , si dipana nelle accezioni di jus sanguinis (in sostanza l’attuale approccio per la concessione di cittadinanza, basato sulla discendenza “di sangue”), jus soli (l’impianto delle proposte di legge, basato sulla territorialità della nascita), jus culturae (una possibile mediazione, sostenuta fortemente tra gli altri dal Min. Riccardi). Più che entrare nei dettagli di questi impianti giuridici preferirei sottolineare l’importanza, per noi italiani nel tempo della crisi, di cogliere questa sfida fino in fondo.

La posta in gioco è, indubbiamente, quella di un’autentica sfida di civiltà e di modernità. Da un lato ci sta la situazione attuale con tutti i suoi limiti: un approccio generalmente emergenziale, intrecciato ad un’impostazione burocratica estremamente rigida e pesante, peraltro in contrasto con le direttive europee recepite nella stragrande maggioranza dei Paesi membri. Dall’altro, invece, ci sta una visione di ampio respiro, lungimirante e strategica: una logica non“multiculturale”, con tutte le implicazioni di possibili “ghettizzazione” e ditensione (tipica di paesi come Francia e Inghilterra), ma di tipo“interculturale”, cioè di apertura e contaminazione tra culture. Si tratta, a ben vedere, di aprire le porte agli stranieri in un’ottica dialogica e costruttiva: i nostri contesti urbani diventano i luoghi di un “meticciato identitario”, volto alla crescita comune degli uni e degli altri.

Attenzione, però, a non confondere questa prospettiva con quella di una perdita identitaria per noi italiani: durante l’incontro “Italianisi nasce o si diventa” dello scorso 24 febbraio qui a Boretto, l’On. Andrea Sarubbi (PD) ha sottolineato che «chi ha paura dei cambiamenti [in materia di composizione della società moderna, ndr] ha paura di perdere la propria stessa identità: questi cambiamenti vanno governati, perché subendoli si lascia che venga minata la propria identità di partenza». Nello stesso incontro, il Cons. Regionale Beppe Pagani (PD) ha affermato che «questo è il tempo della costruzione di un nuovo senso di cittadinanza: l’evidenza di questo è proprio nella quotidianità, in cui i mediatori culturali sono sempre più spesso gli stranieri di seconda generazione, a beneficio dei loro genitori e parenti. Perquesto possiamo affermare che l’immigrazione è un problema serio: non saper leggere questo dato è un errore macroscopico che la Politica compie».  

La sfida è quella di creare un’alleanza tra italiani e “nuovi italiani” per un nuovo progetto di Italia da condividere e su cui costruire il futuro del Paese, per creare, citando il Min. Riccardi, «una convivenza positiva, una convivenza civile […] che ha bisogno di regole e di un ethos condiviso» certamente rafforzato dalle celebrazioni del 150°dell’Unità d’Italia. In fin dei conti, insomma, è una sfida generazionale, con una portata che forse non cogliamo nell’immediato, ma che sarà di giovamento a chi ci seguirà. Per chiuderla, ancora una volta col Min. Riccardi, «pensare agli immigrati è in qualche modo pensare anche agli italiani». 

Italiani si nasce o si diventa?
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2012



L'Italia sono anch'io?
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2011


Come purtroppo prevedibile, questo brano dell'intervento del Presidente Napolitano lo scorso 22 novembre ha sollevato un vespaio di polemiche e reazioni più istintive che razionali:

 l'altro tema, che è stato finora molto divisivo, dei diritti degli immigrati. Io ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i "nuovi cittadini" (ai quali abbiamo dedicato una speciale udienza). Ho messo soprattutto l'accento su quella che è un'autentica, non so se definirla follia o assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro aspirazione - che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata).
Penso che anche questo possa forse affrontarsi come tema del prossimo futuro in un Parlamento che vorrei - ci sono qui alcuni parlamentari - fosse pienamente cosciente del fatto che adesso si apre un campo di iniziativa anche maggiore che nel passato. In sostanza oggi c'è una distinzione abbastanza netta per la stessa natura e formazione del nuovo governo, tra il Governo e il Parlamento. Il Parlamento ha dei campi a sé riservati, nei quali il Governo, anche programmaticamente, non si propone di intervenire con proprie decisioni o proposte.
Naturalmente, poi, ci sono dei fatti nuovi che vorrei sottolineare, significativi nelle direzioni in cui si svolge il vostro dibattito: per esempio, il fatto che si sia dato un incarico al professor Riccardi quale ministro per la Cooperazione e l'Integrazione - e si intende ovviamente cooperazione internazionale, e integrazione nella società e nello Stato italiano
Certo, va detto che il tema è molto spinoso, e delicato al tempo stesso. Ma sono sinceramente convinto che i tempi siano maturi per tornare a riflettere di questo che è veramente un problema.
E mai come in questo periodo l'affrontare il tema dei potenziali "nuovi italiani" può essere uno scatto in avanti per il Paese. Innanzitutto perché è evidente a chiunque quanto sia fondamentale l'apporto che gli immigrati danno alla nostra quotidianità, comunque la viviamo: penso, soprattutto, a tutta una serie di professioni che noi italiani non accettiamo più di svolgere (infermieri, operatori di imprese di pulizie pubbliche o private, operai delle fabbriche e dei campi ricolmi di frutti maturi ...). Poi, come ha evidenziato lo stesso Napolitano e qualche giorno prima anche Bersani alla Camera (durante la fiducia al nuovo Governo), sono centinaia di migliaia i ragazzi che studiano attualmente nelle scuole italiane senza, però, essere considerati pienamente alla stregua dei loro compagni di classe. E questi sono alcuni esempi, non certo esaustivi, delle tante occasioni di "mancata integrazione" tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Un altro caso è quello degli stranieri che, coniugati con degli italiani, non sono ancora pienamente cittadini italiani perché non residenti nel nostro Paese da abbastanza anni.
A tutti questi piccoli e grandi problemi del quotidiano occorre trovare una soluzione definitiva, a tutte queste persone bisogna, una volta per tutte, dare una risposta seria e affidabile.

In questo senso, dunque, ho apprezzato enormemente il fatto che nel nuovo Governo sia stato istituito il Ministero per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione affidandolo, altra cosa positiva, ad una personalità di spicco nel settore come Andrea Riccardi. Come appunto ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica, questo è a tutti gli effetti un segnale molto forte e, forse l'input per un fondamentale passo in avanti per il nostro Paese che, invece, ancora oggi mostra un'arretratezza spaventosa rispetto a tanti altri in Europa e nel mondo.
Lo stesso Riccardi, poi, sta mostrando un estremo realismo rispetto al suo incarico e alle critiche che si stanno muovendo in questo senso. Anche ieri, infatti, durante la sua partecipazione a "Otto e mezzo" di Lilli Gruber, ha sottolineato che la congiuntura italiana attuale pone ben altri temi da risolvere con urgenza, ma ciò non impedisce, né può farlo, che si comincino a fare passi in avanti nella direzione di un ripensamento del rapporto tra italiani e immigrati sul nostro territorio. Insomma, Riccardi per primo è consapevole che non sia nelle sue mani uno dei ministeri chiave per risollevare le sorti del Paese, ma è altrettanto consapevole (o almeno tale mi pare) che i tempi siano maturi per caricare di significato la parola "integrazione", dandole una giusta concretizzazione nel nostro quotidiano.

Premesso il mio modesto pensiero, ritengo di dover spazio anche ad alcune delle carte in tavola per giocare (e vincere) questa partita a carte tra un'Italia avanzata e moderna e un'Italia conservatrice e chiusa in difesa.
Innanzitutto vorrei segnalare la campagna in atto, denominata "L'Italia sono anch'io", che ruota attorno a due proposte di legge di iniziativa popolare. Le due proposte riguardano "nuove norme sulla Cittadinanza", la prima, e "norme per la partecipazione politica e amministrativa e l'elettorato passivo", la seconda. In sostanza, si propone una nuova modalità per il conseguimento della cittadinanza italiana per immigrati e, conseguentemente, per la partecipazione di questi "nuovi italiani" al voto, dalle comunali alle regionali. La campagna, promossa da varie associazioni e presieduta dal Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, sta raccogliendo in tutta Italia le firme (ne servono 50.000) per consegnare le due proposte alla discussione parlamentare. (Il sito di riferimento in cui trovare i testi delle proposte e delle interessanti relazioni introduttive, oltre che altri materiali e riferimenti territoriali dei referenti: http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=517)
A proposito di discussione parlamentare, nelle cronache dei giorni successivi all'intervento del Capo dello Stato sono riemerse alcune proposte di legge in materia, che giacciono "inevase" alle Camere. Segnalo, in particolare, quella promossa nel 2008 dal Deputato Gianclaudio Bressa (http://www.camera.it/126?pdl=457&ns=2) e quella presentata nel 2009 dalla Senatrice Anna Serafini (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/35257.htm). Ma più di tutte, credo sia interessante quella a firma dei Deputati Andrea Sarubbi e Fabio Granata (http://www.camera.it/126?pdl=2670&ns=2).
A proposito, infine, dell'On. Sarubbi, mi permetto di segnalare il suo blog in cui si possono trovare, tra i quasi quotidiani interventi, molti spunti sul tema. Su tutti, rimando a questo http://www.andreasarubbi.it/?p=6878 .

Con la speranza che questo tema vinca le numerose resistenze dei più, sfociando in una moderna e "sociale" riforma dell'immigrazione e della cittadinanza, per parte mia mi impegnerò a firmare per le suddette proposte di legge popolari. E', secondo me, un atto dovuto ai tanti che attendono un passo avanti da noi tutti.
Buona notte Italia
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011


La buonanotte di stasera ha un sapore tutto particolare. Un sapore dolce e amaro, felice e preoccupato. Insomma, un sapore pieno di contraddizioni.
Si è chiusa con stasera la saga del "satrapo d'Italia", come lo ha definito un amico di militanza. E, citando il titolo di apertura del Manifesto, non ci mancherà affatto.
Certo, ne sentiremo la presenza ancora a lungo, quantomeno per tutto il tempo in cui la rinascita dell'Italia dovrà fare i conti con l'enorme lascito di macerie fisiche e morali lasciatoci. 
Ma, almeno stasera, lo spirito di festa è d'obbligo. Ben vengano, dunque, il concerto di Hallelujah sotto il Quirinale, i cori e gli striscioni nelle piazze e tutto il giubilo che sta riempiendo le città. (Non mi esprimo in alcun modo sul lancio di monetine ... ). E non ce ne voglia Silvio, ma "sic transit gloria mundi".
Da domani riprenderemo a meditare sulle sciagure cui dobbiamo porre rimedio con un lavoro arduo e moralmente pesante. 
Chiudo con una citazione che mi permetto di trarre dal post di qualche ora fa di Andrea Sarubbi:«festeggiamo pure come se fosse Capodanno: ogni anno nuovo porta in sé legittime speranze, e tra poco andremo tutti a letto sognando di lasciare ai nostri figli un’Italia migliore di quella che Berlusconi ci ha lasciato stasera. Speriamo di non svegliarci troppo presto, però.»
Buonanotte Italia! 

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 13/11/2011 alle 1:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I cattolici nel PD
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2010


Propongo una lettura molto interessante sbirciata sul blog dell'On. Andrea Sarubbi, sul rapporto tra PD e Chiesa Cattolica. Una dialettica finora difficile, ma che sembra avere avuto una svolta negli ultimi tempi, vuoi per la capacità di non disattendere le promesse sul ruolo di noi cattolici nel PD, vuoi per la inaffidabilità completa e totale del centrodestra....
Quale che sia la motivazione reale di questa "apertura", ritengo, come cattolico iscritto al PD, molto importante il dialogo tra questo partito e una componente fondamentale e imprescindibile della nostra società. Ho sempre fatto molta fatica a far comprendere anche ad alcuni amici perchè noi cattolici possiamo stare nel PD senza doverci sentire dei "fedifraghi" eretici: le motivazioni che adduco sono numerosissime, ma si fa fatica a farle accettare, soprattutto a chi ragiona con vecchi e superatissimi schematismi mentali. Noi cattolici nel PD siamo una realtà importantissima e non siamo da meno di nessuno, anzi! Parafrasando, senza pretese, il Vangelo, "siamo sale della terra", anche dentro il PD.

http://www.andreasarubbi.it/?p=4862#more-4862

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 9/9/2010 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un cristiano al voto: che fare?
post pubblicato in diario, il 13 marzo 2010


Prendo a prestito le parole dell'On. Andrea Sarubbi, a lungo conduttore del programma di approfondimento religioso "A Sua Immagine" e oggi Deputato nelle file del PD.

La premessa, per quanto scontata, è che dobbiamo imparare a distinguere ciò che è di Cesare da ciò che è di Dio: per votare alle Regionali serve il certificato elettorale, non quello di battesimo, e chiunque vince avrà vinto una sfida politica, non religiosa. Lo dico perché non si gioca qui il destino di Roma, della Chiesa e dello stesso Vangelo, per il quale sarei disposto a farmi incatenare, ma semplicemente il governo di una Regione: chi vota Polverini non va in Paradiso, chi vota Bonino non va all’inferno. (http://www.andreasarubbi.it/?p=3973)

Condividendola in pieno, faccio mia questa posizione in cui mi identifico totalmente.
Personalmente non mi sento minimamente in torto a votare PD anche in questa tornata elettorale. Certo, la scelta di Emma Bonino mi insinua qualche dubbio. Non lo nego. Ma trovo che sia una persona che politicamente abbia molto da dare ancora all'Italia e, in questo caso particolare, al Lazio. Certo, è vero che proprio a Roma una persona che fa battaglie come le sue, qualche perplessità la induce, ed è comprensibile. Ma è finita l'era della lotta precostituita e pregiudiziosa.
Soprattutto, faccio una pensata sugli esponenti che facilmente levano gli scudi (crociati) pro-Vangelo: qualcuno mi spiega perchè il leader di costoro è felicemente divorziato e risposato? E' questo ciò che predica la Buona Novella a proposito di famiglia? O, ancor più in là, è il velinismo il valore coincidente con la Fede Cattolica?
No, non accetto certe facili "condanne"!
E allora, guardo al bene istituzionale e alla razionalità politica delle situazioni e scelgo PD.

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 13/3/2010 alle 8:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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