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La scuola: questione di punti di vista
post pubblicato in diario, il 28 febbraio 2011


Per coloro che sabato scorso abbiano guardato “Che tempo che fa”, il programma di Fabio Fazio, sarà stato palese, immagino, lo stridore tra la considerazione fatta dal Dott. Gratteri (PM di Reggio Calabria) e quella fatta dal premier poche ore prima e che aveva, ovviamente, richiamato l’attenzione di tutti i principali organi di informazione. Per chiarezza faccio riferimento alle due considerazioni fatte in merito alla scuola. Lo stridore è, evidentemente, per la palese contrapposizione tra i due pensieri espressi.

Mentre l’uno, il premier, nel pomeriggio si è affannato a dire che la “scuola pubblica non educa”, l’altro, il Dott. Gratteri, ha espresso l’idea che la scuola possa essere un primo grande mezzo per combattere la criminalità organizzata. Visto che il primo dei due pensieri si esplica da solo, tenterò di chiarire il secondo: il PM reggino ha espresso l’idea che, premessa la difficoltà di ravvedimento da parte di quanti sono nati e cresciuti in un’ottica malavitosa, uno strumento efficace per combattere la criminalità organizzata può essere proprio la scuola. La scuola nella sua capacità di insegnare valori, di negarne gli opposti, di aprire le menti alla realtà quotidiana per esaltarne le positività e confutarne criticità e avversità: insomma, parafrasando gli antichi romani, la scuola come “magistra vitae”.
Allora, se di fronte a un Magistrato e alla sua convinzione, alla sua fiducia e alla sua speranza verso la scuola, si pone l’idea che il responsabile “più alto in grado” della scuola stessa, il Presidente del Consiglio, cioè il capo del Ministro dell’Istruzione, non creda lui per primo nella scuola, si entra in un evidente contraddizione in termini, in una di quelle casistiche tutte italiane per cui, per dirla con la saggezza popolare, si sputa nel piatto in cui si mangia.
Come ci si deve, dunque, atteggiare? Quale può essere la fiducia nella scuola dei genitori che vi mandano i propri figli? Come possiamo pensare che siano motivati gli insegnanti e tutti coloro che lavorano nella scuola e per la scuola? Quale tipo di messaggio passa da un premier che si permette di dire certe cose?
No! Ancora una volta, il premier ha perso l’occasione per tacere, non perdendo quella di dimostrare la propria personale miopia, che è la stessa di tutta la sua compagine di governo! Una miopia che dimostra il perché non investano nella scuola pubblica, ma anzi la danneggino ogni volta che ne parlano. Quel che è peggio, purtroppo, è che questa ottusità mentale ricade su noi cittadini e, nello specifico, sugli studenti dell’oggi e su quelli del domani: anziché alimentare la fiducia e la speranza in loro, gli si tagliano le gambe deliberatamente. Di ben altro ha bisogno questo Paese che non di questo governuncolo! Abbiamo bisogno di iniezioni di fiducia e parole di speranza, come quelle del Dott. Gratteri! Grazie a lui e a quanti ancora sperano convintamente nella nostra scuola pubblica!

ps: ecco alcune reazioni: http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/28/news/scuola_pubblica_l_ora_delle_polemiche_pd_miliardi_di_tagli_volete_farla_morire-13005877/?ref=HREA-1 . Mi fa molto piacere, al di là dei distinguo scuola pubblica - scuola privata che si potrebbero fare, che anche una voce autorevole come quella del Card. Bagnasco si sia espressa su una materia tanto delicata e importante: scuola è futuro! Investire sulla scuola non può essere mai un errore!

Cambiare obiettivo
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011


Durante il dibattito di questa mattina a Omnibus (su La7), il candidato Sindaco (Primarie permettendo) per la città di Torino Piero Fassino, ha ribadito una cosa fondamentale che, a mio parere, tutta l'opposizione, PD in testa, dovrebbe rimarcare quotidianamente. Precisamente, ha rimarcato come, ancora una volta, l'Italia si stia concentrando a parlare delle beghe personali del premier, trascurando tutti i veri problemi del nostro Paese, come pure tutti quelli del mondo intorno a noi, partendo dai nostri dirimpettai mediterranei.
Da mesi ormai (anche se, non molto a torto, di Pietro dice che sono 17 anni che va avanti così), il dibattito politico italiano è concentrato su finti problemi, su finte preoccupazioni che, a detta dell'attuale maggioranza, assillano il Paese. L'Italia che si affaccia sugli anni Dieci è, volenti o nolenti, un Paese drammaticamente segnato dalla crisi economica internazionale che perdura dal 2008, un Paese amaramente inchiodato al proprio passato e senza, pertanto, prospettive reali e concrete sul futuro (dove futuro è indice di cresscita economica delle imprese, è speranza di vita e di famiglia per le giovani generazioni, è tasso di natalità non-negativo...). A fronte di questi reali problemi, l'Italia politica di cosa parla? Di festini privati del premier e dei suoi correi compagni di partito, di processi per corruzione a carico del premier e dei suoi correi compagni di partito, di scandali edilizi (e non solo) che coinvolgono il premier e i suoi correi compagni di partito ...
 

E dei giovani che non trovano lavoro? E della Cultura che è diventato qualcosa "con cui non si mangia" (ipse dixit Tremonti)? E dell'ambiente che è parte integrante e fondante del nostro immenso patrimonio culturale e storico? E delle famiglie che iniziano ad essere tali sempre più tardi e con sempre più assillanti problemi (mutui, figli cui non si sa come garantire un futuro...)? E dei pensionati che non sanno come campare con qualche centinaio di € al mese? E dei lavoratori che in numero sempre maggiore perdono le proprie certezze lavorative? E delle imprese, piccole soprattutto, che sempre più spesso falliscono o vengono divorate dalle macro-imprese? E degli insegnanti che più passa il tempo più rischiano di diventare una categoria sociale di soli eroi? Di tutto questo chi è che parla? Drammaticamente e amaramente nessuno!

Ecco perchè l'Italia rischia di diventare sempre più lo zimbello della comunità itnernazionale, contrariamente a quanto asseriscono i nostri responsabili di governo. Non siamo un Paese stimato, o almeno non fintanto che si parla e si sparla di festini e di donnicciole e di vecchi bavosi che non sanno darsi un contegno.

Alle opposizioni tutte, in particolare al mio partito, il PD, chiedo di urlare, di imprecare, di sfogare rabbiosamente il proprio dissenso da questa politica del "panem et circenses" che andava bene, e nemmeno tanto, nell'Antica Roma, ma non può andare bene nel XXI secolo.
A tutte le forze sociali, del mondo imprenditoriale e sindacale, del mondo cattolico e di altre religioni, del mondo culturale e di quello sportivo, mi sentirei di chiedere che riportino con forza e con voce unanime l'attenzione sui problemi di noi cittadini reali. Perchè a noi del bunga-bunga di Berlusconi non ce ne frega proprio nulla! (fatta salva, ovviamente, la questione morale della rispettabilità e dell'onorabilità di chi ci governa e ci rappresenta sulla scena internazionale e, dunque, non può essere alla pari del Pierino delle barzellette).

Scuola: una scommessa su cui puntare
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2010


Sbirciavo oggi il talk tra Riccardo Iacona e Gianluigi Nuzzi andato in scena all Invasioni Barbariche di venerdì scorso ( http://www.la7.it/invasionibarbariche/pvideo-stream?id=i350286 ).
Quello che mi ha colpito, è soprattutto un dato estrapolato da un'inchiesta di Iacona sulla scuola italiana (ebbene sì, torno sull'argomento! ... ).
La pietra dello scandalo è più o meno così fatta: in Lombardia, sulla base di una legge che non conosco esattamente, nel 2009 sono stati erogati contributi superiori ai 50 milioni di € alla scuola privata e circa 25 milioni a quella pubblica. Mi spiego, riportando il chiarimento dello stesso Iacona: in virtù di una legge dello Stato e del federalismo scolastico regionale, la Regione Lombardia ha deciso di "compensare" le erogazioni centrali (di Roma) con le cifre citate.

Il punto, secondo me, è: su cosa le attuali amministrazioni pubbliche, o parte di esse, vogliono veramente scommettere?
Sulla scuola e sul futuro delle nuove generazioni?
O su delle élites ben precise e di un certo status?
Perchè fa molta differenza.

Lo Stato e con esso le Regioni vogliono o non vogliono scommettere sulla centralità della scuola?
Vogliono o non vogliono rilanciarsi puntando sul gruppo dirigente del domani?
Vogliono o non vogliono la crescita di questo Paese?

E' ovvio che il finanziamento alla scuola è di per sè un bene.Ci mancherebbe!
Ma non riesco a tollerare in alcun modo questo genere di oltraggi alla scuola pubblica!
Perchè questo è un segno della volontà di autoconservazione delle lobby, delle élites di "alto rango". Suona tutto come il mantenimento della specie.
Per capire quanto sto dicendo, basta fermarsi un attimo e pensare a come, anche spannometricamente, la divisione tra queste erogazioni così ripartite ricada diversamente sugli studenti di scuole pubbliche o di scuole private.
E' evidente che ai secondi, presi singolarmente, spetterà una quota molto ma molto superiore che ai primi. Questa è solidarietà sociale? Questa è uguaglianza di diritti?
Certo che no! Questo è un privilegio per privilegiati.

Allora, mi chiedo: ma la scuola dove andrà a finire? Il futuro di un Paese che non sa o non vuole scommettere sulla scuola è un futuro con orizzonti stretti e bui.
Così come non può essere bello il futuro per un Paese che investe per i ricchi e non punta ad un equilibrio sociale che, se tradito nel tempo, creerà tensioni sociali e spaccature interne al Paese stesso.
Non è ammissibile tanta ciecità in chi si occupa attivamente di Amministrazione Pubblica.
Da questi segnali si percepisce, secondo me, il regresso cui ci stanno spingendo.

Salviamo la scuola! Salviamo il futuro di sta crescendo e crescerà! Salviamo il futuro del nostro Paese!
Il potere dell'informazione
post pubblicato in diario, il 12 ottobre 2010


Credo sia sotto gli occhi di tutti come al giorno d'oggi l'informazione sia divenuta un potere fondamentale, fortissimo, quasi imprescindibile.
E' in un certo senso un sovrano che pervade in lungo e in largo gli Stati comunque governati.

Che ciò sia un dato di fatto è, appunto, acclarato.
Forse, è anche un bene che sia così.
Nel mio modo di vedere le cose, quello in cui il Sapere è il cardine dell'approccio alla realtà, il potere cognitivo è indubbiamente un elemento positivo. Entrare, dunque, in possesso di informazioni, dati, conoscenze specifiche e settoriali, comunicazioni comunque diffuse... è sintomatico di un mondo che funziona e va in un direzione di progresso, almeno secondo me.

Quello che, però, mi spaventa è il fatto che esistano innumerevoli sacche di ignoranza, di diffusa latitanza dai mezzi di informazione, di ristagno delle conoscenze basilari o dei cosiddetti "luoghi comuni". Mi spaventa quella recessione culturale che, spesso, è anche regressione culturale.
E qui ritorno all'inizio. Al potere dell'informazione.
Perchè talvolta ho la percezione che sia l'informazione stessa ad alimentare quel circolo vizioso dell'ignorante che si disinteressa e regredisce.

Faccio un esempio: il Tg1 (guardacaso) che infarcisce la sua visione silviocentrica della politica italiana con notizie su cani, gatti, vacanze estive, funghi.... alimenta uno status mentale/culturale di sempiterna beatitudine, in cui nulla può essere approfondito nè introdotto in un canale di critica/discussione/comprensione maggiore. Il fruitore di siffatta informazione è inevitabilmente condannato ad una recessione culturale.

Un altro esempio. I giornali (quotidiani o periodici) che pubblicizzano sistemi di facile conseguimento di lauree o diplomi (CEPU su tutti) alimentano un circolo vizioso di non-cultura, o comunque di cultura a metà: il bello della formazione scolastica (superiore o universitaria) è proprio quel meccanismo di apprendimento progressivo, di condivisione delle discipline, di approfondimento volta per volta a seconda delle esigenze/volontà della classe... Arrivare in poco a un esame, con un solo insegnante, senza un contradditorio di pari livello (i compagni), senza il sudore e le rabbie quotidiane di chi "logora" i libri, non è merito, non è cultura, non è progresso.

Dello stesso tenore sono tutte quelle strettoie del successo facile che insegnano miti e modelli di dubbio gusto e spessore, dietro i quali spesso si celano vuoti valoriali incredibili. Penso a tutti quei modelli di affermazione come i vari reality (GF, Pupa e secchione, X factor...), nei quali non contano le doti vere, il merito intellettivo..., ma le giuste conoscenze, gli ammiccamenti, le strategie di gioco (spesso non d'astuzia, ma di inganno-raggiro-fregatura).

C'è dell'altro ancora.
L'informazione distorta, quella incompleta o, peggio, alimentata unicamente dal "sentito dire", dalla percezione di qualcosa che viene trasmesso, ma non compreso è, a mio parere, una condizione peggiore ancora della disinformazione.
Tra chi non sa e chi sa poco e male, forse sta meglio chi non sa.
Perchè la persona che ha capito poco di un problema, ne ha recepito una parte e solo quella ha rielaborato, è potenzialmente più ignorante e fastidiosa di quella che nemmeno lo conosce. (E' quasi un paradosso nel sistema del Sapere).
Vi sono tantissimi casi cui sto pensando ora: ad esempio, quelli di chi ha recepito da qualche mezzo di divulgazione che un tale fenomeno è pericoloso (diciamo per capirci una centrale nucleare, o termoelettrica). Bene: queste persone, pur magari senza avere piena contezza di come sia articolato questo fenomeno (nel nostro esempio, quali processi fisico-chimici siano in atto e da quali fonti primarie), si montano la testa con convinzioni errate, pregiudiziali e distorte e, su queste, accampano proteste, manifestazioni di qualche genere per affermarsi e affermare tali idee.
Ecco, di fronte a questo tripudio di informazioni errate o parziali, non è difficile che ci si areni. O comunque, tentare la battaglia "campale" della rieducazione è difficilissimo, quasi inutile.

Tornando a bomba, quello che sta succedendo in questi giorni/mesi è sintomatico del ruolo assunto dall'informazione, quello, cioè, di potere di affermazione di qualcuno, a danno puro di qualcun'altro. In questo il padrone della maggioranza è maestro indiscusso. Il potere dell'informazione coincide, in questi mesi, con un'arma quasi invincibile a pro del premier e a scapito degli altri, ex-alleati in primis.
Il gioco è facilissimo da spiegare: basta lavorare nell'ombra per mesi, aspettare che qualcuno faccia il passo falso di contraddire chi non si dovrebbe mai, e scatta a breve un giro di scoop, scandali, minacce... a danno di quel qualcuno. Perchè, poi, il gioco sia facile lo si capisce riflettendo in breve su quanto il padrone detenga dei mezzi informativi attualmente attivi...
Qui si dimostra che l'informazione è autenticamente un'arma.
Forse non bianca.

Di fronte a tutti questi scenari, che certo non sono tutti, viene da riflettere, almeno a me, sul fatto che la situazione sia critica. Come ho già altre volte detto, il livello culturale medio del nostro Paese sta scendendo sempre più e tutto ciò ne è la riprova.
Occorrerebbero davvero nuove politiche culturali, nuovi approcci intellettuali. Ci sarebbe bisogno di ripensare alla divulgazione del Sapere per tramite dei vari mass media: una migliore e maggiore qualità in tv, una riqualificazione del contenuto dei quotidiani, una nuova campagna di diffusione dei libri/saggi...
A tutto ciò, sicuramente, andrebbe affiancata una nuova Scuola, capace di trasmettere la passione per il Sapere, per la conoscenza, incentrata sull'alunno come discente e non come utente. Una scuola in cui al centro devono stare gli interessi dell'alunno, ma non intesi come "profitti", ma come passioni: mettere al centro non tanto il programma, quanto l'alunno che lo apprende e lo fa suo, arricchendolo con le proprie curiosità.
Rivoluzionare il mondo del Sapere è certamente possibile e non è mai tardi.
Farlo o volerlo fare, forse, un po' di più.

Scuola ed educazione: un intervento interessante
post pubblicato in diario, il 15 settembre 2010


Posto qui di seguito il link al Messaggio che il Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Mons. Caprioli e il suo Ausiliare Mons. Ghizzoni hanno pubblicato nei giorni scorsi in concomitanza con l'inizio del nuovo anno scolastico. 

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/v3_s2ew_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=30266

Ritengo che, al di là delle opinioni politiche da cui si approccia la scuola, questo sia un documento importantissimo e altamente condivisibile circa, appunto, la scuola e il valore dell'educazione che essa dovrebbe porre costantemente al centro del proprio agire.

Un passaggio di questo messaggio che, a mio avviso, è fondamentale riguarda l'idea che la scuola debba educare al senso critico i propri "utenti".
Personalmente questo è proprio quello che io ho indicato come il principale insegnamento che il mio percorso scolastico, liceale soprattutto, mi ha lasciato. In tutti gli anni della mia carriera scolastica ho ricevuto stimoli e input che andavano verso la creazione di un mio personale pensiero, indipendentemente dagli altri e dalle mode. Credo di poter dire senza timore che questo sia, ad oggi, ancora uno dei lati distintivi del mio carattere e del mio approccio alla realtà e alle altre persone.
Forse proprio per questo ritengo sia l'obiettivo di ogni insegnante quello di spingere i propri alunni non a pensarla come lui stesso pensa, ma a operare scelte indipendenti e autonome, dettate unicamente dalle proprie conoscenze acquisite e dalle proprie esperienze vissute. In tal modo, davvero, gli alunni raggiungeranno la loro maturità (non certo nel senso dell'esame) e potranno essere artefici del loro futuro ed eredi legittimi delle generazioni precedenti.

La nota dei Vescovi Caprioli e Ghizzoni, esaltando questo elemento, denota quanto ciò sia lontano dall'essere una realtà allo stato attuale: hanno, ahimè, terribilmente ragione!
Quello che più manca a queste nuove generazioni (sembra che io sia un Matusa, ma dal basso dei miei 26 anni sento tutta la differenza con i nuovi 18enni & co.), è proprio la capacità di essere cirtici verso la realtà, di farsi portatori di idee elaborate in autonomia o vissute sulla propria pelle.
Il famoso "pecoronismo" di cui talvolta si parla è una costante in molti degli attuali teenager: accorgenersene è già ravvisarne il problema, ma "combatterlo" è tutt'altro che semplice.

Insomma, concludendo, mi sento di plaudire al Messaggio dei "miei" Vescovi e, dunque, di ringraziarli per quanto affermato. Con la speranza, ovviamente, che questo loro testo trovi il giusto uditorio e il dovuto riscontro nella realtà dei fatti.
Ancora sulla scuola
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2010


 http://www.unita.it/news/culture/102313/de_mauro_colpa_dei_padri_se_i_giovani_parlano_come_parlano

Al link sopra potete trovare un'interessante intervista al linguista ed ex Ministro dell'Istruzione Tullio de Mauro, sulla situazione emergenziale della lingua italiana.
Anche in questo caso, gli spunti di riflessione ci sono e sono tanti: ognuno colga quello a lui più confacente.

Una nota mia: mi fa piacere che ogni tanto si levino voci anche in uditori di un certo livello sul problema della lingua e della cultura nel nostro Paese.
Speriamo che dilaghi questo allarme e, soprattutto, che dilaghi negli ambienti preposti (scuole, uffici ministeriali, provveditorati....), perchè bisogna invertire un po' la rotta.

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 12/8/2010 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Una lettera ... da paura!!!
post pubblicato in diario, il 6 agosto 2010


A proposito di quanto ho scritto nel mio intervento sulla scuola il 29 luglio scorso (Scuola: un punto di vista), si legga questa lettera agghiacciante e disperata di un genitore:
 http://www.repubblica.it/scuola/2010/08/05/news/mio_figlio_ha_preso_10_ma_il_testo_di_prova_era_pieno_di_errori-6089166/

Credo che qui stia la dimostrazione di quali siano, oltre ai tagli paurosi di questi ultimi anni (grazie Ministri Gelmini e Tremonti!), i problemi autentici e terribili della scuola in Italia!!!!
Di fronte a queste cose si deve inorridire, secondo me....

Buona riflessione a tutti!
E grazie a chi ha il coraggio di denunciare questi orrori "legittimati"!

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 6/8/2010 alle 20:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scuola: un punto di vista
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2010


Da anni ormai ogni nuovo Ministro dell'Istruzione mette mano alla scuola nel tentativo, spesso vano, di rilanciarla, direi quasi di riscattarla. La sensazione, però, è che troppo spesso si sia ottenuto l'effetto contrario: l'impoverimento e l'affossamento della scuola italiana. In questo senso,  poi, l'attuale Ministro Gelmini sta facendo cose inenarrabili: il suo più che un restauro, è un mettere una pezza a quanto il Ministro Tremonti sta togliendo/tagliando.

Credo che il successo/insuccesso di tante riforme sia determinato, anzitutto, da quanto chi le attua creda realmente nel valore della scuola e del Sapere: cogliere nella scuola il senso di una chiave di volta per il futuro del Paese è fondamentale! Investire nella scuola non è investire sul passato, ma sul presente. Anzi, nemmeno: è investire nel futuro! Sì, perchè significa scommettere sulle nuove generazioni, sulle loro capacità (o talenti, per usare un termine evangelico): è una scommessa rischiosa, forse, ma va giocata.

Io, ad esempio, punterei su queste cose....

Innanzitutto, rivedrei i programmi delle scuole in due direzioni. La prima è quella della non-ripetitività di quanto trattato: non è pensabile, ad esempio, che gli studenti si trovino a studiare la preistoria in tre diversi cicli di studio. In questo senso, la matematica studiata alle Medie non ricalca quella fatta alle elementari, ma la integra in qualche caso e la supera in tutti gli altri; così come quella delle Superiori va ben oltre quella delle Medie, senza perdersi in inutili meandri. La seconda direzione è una revisione dei tempi di studio/approfondimento degli argomenti: non vedo la logica con cui si debbano perdere mesi e mesi, ad esempio, su preistoria e storia antica e non vi sia mai tempo per studiare ad hoc quella contemporanea, del secondo Novecento (quanti studenti sanno del caso Moro, o degli anni di piombo, o di Tangentopoli?)

Un'altra cosa su cui credo che la scuola italiana debba investire molto, moltissimo è la nostra stessa lingua. Io sono convintissimo della necessità di insegnare dettagliatamente e bene le lingue, a partire dall'inglese, ma non solo. Ma trovo inutile far studiare le lingue straniere benissimo e lasciare che dell'italiano si sappia poco o niente. Oggi come oggi, sempre più spesso, anche i professionisti della lingua (penso ad esempio a insegnanti e giornalisti) infarciscono i loro discorsi di strafalcioni inenarrabili, cose da far accapponare la pelle!
Analogamente, uno studente che approdi alle Superiori non può avere lacune madornali in matematica. Parlo per esperienza personale: dando lezioni di matematica più volte ho avvertito dei vuoti sulle conoscenze di base che, francamente non credevo si potessero trovare.
Ecco, secondo me, la scuola italiana oggi ha dimenticato le sue basi, quei fondamenti del Sapere che dovrebbero essere conosciuti e applicati dagli studenti con la stessa facilità con cui si muovono nel web tra i vari social network.

Un'altra cosa manca alla nostra scuola: l'educazione civica.
Credo che uno studente, quando si recherà alle urne per esprimere il proprio voto debba arrivarci con la consapevolezza di quello che fa. Capiamoci, non intendo dire che un 18enne debba arrivare al voto sapendo perfettamente cosa dicono i partiti o con un'idea che gli rimanga in testa per tutta la vita. Anzi! Mi aspetterei che la scuola si prodigasse per fare capire agli studenti come funziona il meccanismo del voto, come lo si è ottenuto, cosa significa esattamente un voto.... Sento dei miei coetanei che anche dopo anni vanno alle urne e votano a caso, o scheda bianca o nulla. Un conto è se questa fosse una scelta politica di protesta, ma ben altra cosa è che questa sia la regola di chi se en frega altamente perchè nessuno glielo ha mai spiegato o cercato di condurlo per mano. Il voto è sacrosanto e, dunque, presuppone una consapevolezza e una coscienza civica che la scuola per prima dovrebbe dare.

Cosa manca ancora alla scuola italiana?
La lettura dei giornali e, più in generale, dei libri.
Quanto ai giornali, la pratica di una o due ore settimanali di lettura di qualche quotidiano potrebbe essere un buon esercizio su più fronti: sul fronte dell'italiano applicato, su quello della conoscenza dell'attualità, su quello dell'educazione civica di cui sopra, sul fatto di applicare su una fonte quello che si impara nella didattica normale. Magari sarebbe bello anche insegnare a fare un raffronto tra quotidiani per insegnare a capire le differenze di visione. (Ammetto che questo è più adatto a studenti già grandi in grado di capire un po' meglio certe sfumature).
Quanto ai libri non è così semplice. Nel senso che in molte scuole si pratica abitualmente la lettura di libri, ma troppo spesso lo studente la vive male. Io stesso, che oggi amo e mi appassiono nella lettura, mal sopportavo da studente la lettura. Questo perchè mi urtava/appesantiva la necessità/obbligo di consegnare il testo avendone fatto una recensione puntuale e dettagliata. Lo studente non deve sentirsi "vittima" di un sistema, quanto piuttosto stimolato. Imparare a recensire un libro è importante, ma non per la recensione fine a se stessa, quanto per la capacità di esprimere giudizi, di fare sintesi, di elaborare un pensiero espresso da altri.. E magari è importante pure che il libro sia scelto autonomamente dal ragazzo, e non in una schiera di libri già scelti...

Quanto ho detto finora, evidentemente, presuppone una disponibilità di ore e di spazi che la scuola italiana oggi non sa e non vuole offrire. Questo è semplicemente un problema di impostazione generale e non si riesce a correggerla fintanto che la scuola è vittima di una visione errata. Oggi come oggi si pensa alla scuola come ad un'azienda, che deve dare un certo reddito, determinati risultati... La scuola, se ben concepita e praticata, i suoi risultati li porta non nell'immediato, ma in seguito. Quante persone incrociamo nella nostra vita che ammettono candidamente che a scuola non erano studenti apprezzabili, ma che, se potessero tornare indietro, si impegnerebbero maggiormente, alla luce della loro stessa esperienza lavorativa o quotidiana? Questo è indice di metodi errati...
Un bravo Prof (e qua colgo l'occasione per esprimere la mia personale gratitudine alla stragrande maggioranza dei Prof che ho avuto, dalle Elementari al Liceo) è tale se riesce a trasmettere ai suoi studenti la sua passione per la disciplina che insegna e, in forza di questo, riesce a stimolare nei suoi alunni la curiosità di approfondirne qualche aspetto.
Il bravo Prof non è quello che esige e basta. Nè, tantomeno, quello lassista che si vuole amico degli studenti. Il rapporto tra studente  e Prof deve essere basato sul rispetto reciproco: ruoli chiari, distanze costanti, sincerità di fondo nella relazione reciproca. Non è semplice? Certo, non lo è. Ma è possibile!

Ecco, queste sono solo alcune idee. Le ho scritte perchè qualcuno (B.) mi ha chiesto espressamente di dare un mio giudizio sulla scuola, o meglio, di rendere di pubblico dominio la mia convinzione personale su un mondo che, nella mia impostazione, costituisce la chiave di volta dell'oggi nella proiezione verso il futuro. Tanto le dovevo, tanto ho scritto.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 29/7/2010 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La scuola innanzitutto
post pubblicato in diario, il 25 maggio 2010


La proposta di alcuni parlamentari (o presunti tali) del PDL, appoggiata dal Ministro Gelmini (che di suo non ci mette mai niente...a meno che sia fortemente deleterio), di fissare la ripresa della scuola a ottobre, mi fa venire i brividi!
Ci sono miliardi di motivi per dire NO a questa proposta, che per la cronaca non è condivisa dalla Lega e lascia perplessa anche la Ministra Turista (a Palazz Chigi) Brambilla - così ho appreso stamani in rassegna stampa-.

Dobbiamo dire NO perchè accorciare i tempi della scuola è un male assoluto, per i ragazzi per primi: oggi i giovani frequentano una scuola fortemente lacunosa, spesso distratta rispetto alle discipline fondamentali (matematica, italiano, storia...) e, dunque, pensare di ridurre ulteriormente il carico di lavoro degli studenti è semplicemente controproducente rispetto alle loro necessità di apprendere. E' ovvio che uno studente non dirà mai di sentirsi in deficit di apprendimento, ma devono essere le agenzie educative e politiche le prime a cogliere quanto sia retrogrado il grado di preparazione degli studenti italiani! (Illuminanti in tal senso alcuni esempi di Ignoranza riportati
da Giovanni Floris in un suo libro-denuncia della situazione attuale della scuola italiana, "LA FABBRICA DEGLI IGNORANTI").

Dobbiamo dire NO
perchè non è una giustificazione seria e plausibile che questa proposta vada nella direzione di sostenere e favorire il turismo, oggi in crisi. Il turismo in questi ultimi anni è in crisi semplicemente perchè sono in crisi le economie domestiche delle famiglie italiane: chi non va in vacanza, non ci va perchè deve portare i figli a scuola, ma perchè non vuole spendere soldi per fare delle ferie quando non ne ha per tirare a fine mese. Il rilancio del turismo deve passare per altre forme di incentivo!

Dobbiamo dire NO
perchè se penso alle giovani madri che lavorano, non riesco a non pensare alla difficoltà che potrebbero avere a tenere i figli a casa alcune settimane in più: cosa dovrebbero fare? Pagare una baby-sitter? Rinunciare al loro lavoro, prendendosi delle ferie per accudire i figli? Contare ancora una volta sui nonni? E se i nonni non ci sono più o abitano troppo lontano? Abbandonare i figli a casa soli? Gli asili in Italia sono pochi, le strutture scolastiche in generale sono insufficienti a coprire i fabbisogni reali delle famiglie con figli, e noi gli chiediamo di rimanere chiusi ancora un po'?

Dobbiamo dire NO
perchè se vogliamo costruire uno Stato in crescita, una società che voglia e possa accreditarsi come credibile in futuro, dobbiamo educare e formare nuove menti, nuovi cervelli, dobbiamo favorire uno sviluppo delle potenzialità dei figli delle famiglie italiane! La scuola è, o dovrebbe essere, il primo grande investimento dello Stato italiano se vuole guadare seriamente al futuro! Non può e non deve essere, come invece fa sta ministrina, il primo taglio cui pensare per ridurre la spesa pubblica! Ci crediamo o no nella formazione delle giovani generazioni? Vogliamo o no offrire ai giovani opportunità di crescita intellettuale e morale?

Dobbiamo dire NO
perchè dobbiamo difendere la scuola, oggi più che mai abbandonata al suo destino da una ministrina che se ne sbatte dei problemi reali delle scuole italiane. Una scuola che, come ha detto giustamente Bersani sabato alla DN del PD, è fatta e mandata avanti da eroi moderni, quali sono gli insegnanti, veri e propri combattenti in trincea, assediati da un'ignoranza dilagante che non conosce tregua!

Derive xenofobe
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2010


"Bisogna ripartire dal significato della persona. Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e
doveri, in particolare nell'ambito del lavoro dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell'ambito delle condizioni concrete di vita".


Credo che queste parole di Benedetto XVI all'Angelus di ieri, siano quantomeno esplicite sulla follia abominevole di Rosarno!
Ok, qualcuno dirà che la reazione di ribellione degli immigrati sia ingiustificabile, incivile, inaccettabile...
Ma nessuno, ribadisco nessuno, può permettersi di essere tanto abominevole!
Questa è una vera "cacciata delle streghe"!

In tutto questo, mi viene da pensare una cosa.
Ma quando cominceremo a capire che, al di là del rispetto cristiano verso l'altro, la forza lavoro che gli immigrati portano nel nostro Paese è sempre più indispensabile? Ma capiremo mai che certi mestieri sono sempre più appannaggio loro? E questo non perchè loro siano più bravi nel svolgerli di noi, ma perchè noi stiamo di ventando sempre più spocchiosi e supponenti, che certe cose sono troppo di basso livello per noi: infermieri, badanti, raccoglitori stagionali di verdura e frutta varia... Ormai sono professioni che noi non facciamo più perchè non le vogliamo fare...
E allora vogliamo portare rispetto a queste persone che le svolgono per noi? Riusciremo mai a essere abbastanza "umani"?
Un tg ieri sottolineava che, appunto, ora nessuno raccoglie più i mandarini a Rosarno e che, dunque, cadono a terra maturi/marci. Ma che strano, eh?

PS: Giusto perchè l'educazione delle generazioni future è un bene preziosissimo, da non sprecare; giusto perchè educare significa crescere gli uomini di domani perchè imparino il bene dall'oggi e conoscano ciò che dell'oggi non va imitato...Giusto per questo, il Ministro dell'Istruzione propone il tetto per gli immigrati nelle classi....
Ora, sono abbastanza consapevole che la presenza di immigrati, ancor più se non parlano affatto la lingua, sia un freno all'avanzamento dei programmi scolastici (un male assoluto nella scuola italiana), ma l'integrazione e l'accoglienza sono valori imprescindibili nel mondo odierno. Nessuno può pensare di trincerarsi per difendersi: si è solo più vulnerabili!!!
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