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Un parallelo letterario
post pubblicato in diario, il 29 gennaio 2011


Le cronache politiche di questi giorni hanno caratteri tanto assurdi quanto grotteschi. Questa sensazione, associata ad un profondo disagio personale, già espresso, mi ha indotto a ripensare al Satyricon di Petronio. È un'opera in cui prosa e poesia si alternano nella narrazione dell'epoca neroniana e dei suoi caratteri di sfarzo appariscente e di dubbia moralità.
L'autore, quasi certamente partecipe nella realtà della vita che descrive, racconta un mondo in decadenza, in cui dietro l'ostentata ricchezza si cela una vera e propria mancanza di cultura. Si affiancano sulla scena gli emblemi della Roma neroniana il benpensante conformista, il qualunquista, l'irascibile attaccabrighe, il misogino, l'ottimista e il pessimista. Ed è a loro che l'autore affida discorsi sui più disparati argomenti: dalla decadenza dell'eloquio (con cui si apre l'opera, almeno quella pervenutaci) ai funerali, alle donne e al loro valore; il tutto, durante una cena che definirei lussuriosa. Fil rouge dell'opera, la storia d'amore tra uno studente amorale e il suo capriccioso compagno di avventure, sessuali specialmente.
Prescindendo dalle difficili identificazioni dell'autore, questo Petronio che scrive racconta, in un misto di denuncia critica e parodia divertita, il malcostume dei propri tempi. Questo, come si insegna a chi studia Letteratura, è tipico delle epoche di decadenza e di transizione. Quella decadenza, quel malcostume, quella ricchezza ipocrita e vuota mi sembra di ritrovarle immutate, se non nel contesto storico, nel racconto dei giorni nostri: uno sconforto al limite del disgusto mi induce a pensare che un novello Petronio potrebbe riscrivere il Satyricon, con un semplice aggiornamento dei costumi: quanto alle cronache specifiche, le intercettazioni stanno facendo la loro parte.


 

Per uno sfizio di lettura, i primi 4 capitoli dell’opera:

1 «Num alio genere furiarum declamatores inquietantur, qui declamant: “Haec vulnera pro libertate pubblica excepi, hunc oculus pro vobis impendi: date mihi [ducem], qui me ducat ad liberos meos, nam succisi poplites membra non sustinent”?». [2] haec ipsa tolerabilia essent, si ad eloquentiam ituris viam facerent. Nunc et rerum tumore et sententiarum vanissimo strepitu hoc tantum proficiunt, ut cum in forum venerint, putent se in alium orbem terrarum delatos. [3] et ideo ego adulescentulos existimo in scholis stultissimos fieri, qui nihil ex his quae in usu habemus aut audiunt aut vident, sed piratas cum catenis in litore stantes, sed tyrannos edicta scribentes quibus imperent filiis ut patrum suorum capita praecidant, sed responsa in pestilentiam data ut virgines tres aut plures immolentur, sed mellitos verborum globulosus et omnia dicta factaque quasi papavere et sesamo sparsa.

2 «Qui inter haec nutriuntur,non magis sapere possunt quam bene olere qui in cucina habitant. [2] Pace vestra liceat dixisse, primi omnium eloquentiam perdidistis. Levibus enim atque inanibus sonis ludibria quaedam excitando effecistis ut corpus orationis enervaretur et caderet. [3] Nondum iuvenes declamationibus continebantur, cum Sophocles aut Euripides invenerunt verba quibus deberent loqui. [4] Nondum umbraticus doctor ingenia deleverat, cum Pindarus novemque lyrici Homericis versibus canere timuerunt. [5] Et ne poetas solum ad testimonium citem, certe neque Platona neque Demosthenen ad hoc genus exercitationis accessisse video. [6] Grandis et, ut ita dicam, pudica oratio non est maculosa nec turgida, sed naturali pulchritudine exsurgit. [7] Nuper ventosa istaec et enormis loquacitas Athenas ex Asia commigravit animosque iuvenum ad magna surgentes veluti pestilenti quodam sidere adflavit, semelque corrupta regula eloquentia stetit et obmutuit. Ad summam, quis postea Thucydidis, quis Hyperidis ad famam processit? Ac ne carmen quidem sani coloris enituit, sed omnia quasi eodem cibo pasta non potuerunt usque ad senectutem canescere. Pictura quoque non alium exitum fecit, postquam Aegyptiorum audacia tam magnae artis compendiariam invenit.»

3 Non est passus Agamemnon me diutius declamare in porticu quam ipse in schola sudaverat, sed: «adulescens,» inquit «quoniam sermonem habes non publici saporis et, quod rarissimum est, amas bonam mentem, non fraudabo te arte secreta. [2] Nimirum <si> ?in his exercitationibus doctores peccant, qui necesse habent cum insanientibus furere. Nam nisi dixerint quae adulescentuli probent, ut ait Cicero, “soli in scolis relinquentur”. [3] Sicut ficti adulatores cum cenas divitum captant nihil prius meditantur quam id quod putant gratissimum auditoribus fore (nec enim aliter impetrabunt quod petunt nisi quasdam insidias auribus fecerint), [4] sic eloquentiae magister, nisi tanquam piscator eam imposuerit hamis escam, quam scierit appetituros esse pisciculos, sine spe praedae moratur in scopulo.

4 "Quid ergo est? Parentes obiurgatione digni sunt, qui nolunt liberos suos severa lege proficere. Primum enim sic ut omnia, spes quoque suas ambitioni donant. Deinde cum ad vota properant, cruda adhuc studia in forum impellunt, et eloquentiam, qua nihil esse maius confitentur, pueris induunt adhuc nascentibus. Quod si paterentur laborum gradus fieri, ut sapientiae praeceptis animos componerent, ut verba atroci stilo effoderent, ut quod vellent imitari diti audirent, <ut persuaderent> sibi nihil esse magnificum quod pueris placeret: iam illa grandis oratio haberet maiestatis suae pondus. Nunc pueri in scholis ludunt, iuvenes ridentur in foro, et quod utroque turpius est, quod quisque <puer> perperam didicit, in senectute confiteri non vult.


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Giornata della Memoria
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2011


Nel doveroso ricordo di questa giornata, cito la filosofa ebrea Hannah Arendt, senza aggiungere nulla alle sue preziosissime, quanto amare parole.

Non morirono come individui, uomini e donne, bambini e adulti, ragazzi e ragazze, buoni e cattivi, belli e brutti, ma vennero ridotti al minimo comun denominatore della vita organica stessa, sprofondati nell'abisso più profondo e cupo dell'uguaglianza originaria. Morirono come bestiame, come materia, come cose che non avevano più né corpo né anima, nemmeno un volto su cui la morte potesse apporre il suo sigillo. È in questa uguaglianza mostruosa, senza fraternità o umanità […] che scorgiamo, come riflessa in uno specchio, l'immagine dell'inferno. Oltrepassa i limiti della comprensione umana la malvagità perversa di coloro che hanno imposto una simile uguaglianza. Ma altrettanto abnorme e al di là della giustizia umana è l'innocenza di coloro che perirono in questa uguaglianza.[...] La storia umana non ha mai conosciuto una storia così difficile da raccontare. La mostruosa uguaglianza nell'innocenza, che diventa il suo inevitabile leitmotiv distrugge la base stessa su cui si costruisce la storia, ossia la nostra capacità di comprendere un evento a prescindere dalla sua distanza nel tempo.

La parola "orrore"
post pubblicato in diario, il 23 gennaio 2011


Senza aggiungere commenti, segnalo l'intervento odierno di Roberto Saviano su Repubblica, con particolare riferimento alla polemica di ieri sulla sua dedica della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza:

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/23/news/saviano_magistrati-11549178/?ref=HRER1-1

Non commento perchè la mia approvazione a questo discorso è totale e perchè credo che la polemica per come ci è stata riportata sia sufficientemente autoreferente per avere bisogno di opinioni in più.

L'unica cosa che vorrei dire è che ha ragione il Min. Maroni a richiamare il Paese ai suoi veri problemi: di tutte le "puttanate" (perdonate il francesismo, ma è quantomeno la parola più appropriata, per i vari possibili sensi che le si possono attribuire) che ci stanno propinando tutti, ne faremmo volentieri a meno, essendo "in tutt'altre faccende affaccendati"!!!


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Ponte sullo Stretto? No, grazie!
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2011


 http://www.unita.it/culture/ponte-stretto-l-archistar-libeskind-br-realizzera-le-opere-del-progetto-1.263968

 È di qualche giorno fa la notizia su l’Unità che è stato assegnata all’Arch. Libeskind la guida dei lavori per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Ora, credo non serva un eccessivo sforzo intellettivo per comprendere esattamente quale tipo di opera faraonica possa diventare questo progetto e, quel che è più importante, quali implicazioni reali vi siano. Sono implicazioni legate ad aspetti geologici degli ambienti in cui si va ad impiantare, legate ad aspetti socio-economici delle realtà locali che si incontrano, legate ad aspetti politici…

Geologicamente parlando una realizzazione del genere andrebbe a installarsi su due sponde, quella messinese in particolare, notoriamente fragili: è notizia non remota quella delle frane a ***, dimostrazione della non solidità di quel terreno. Quale impiantista si assumerebbe la responsabilità di installare un ponte, per di più a campata unica, su un terreno tanto debole? Tutto questo non può, poi, prescindere dall’impatto ecologico su territori in cui piomberebbe una colata di cemento squallidamente devastante: vale la pena di distruggere gli ecosistemi dello stretto di Scilla e Cariddi, per imporvi cemento e cemento e cemento?

Da un punto di vista socio-economico, è paese l’entità degli interessi che possono gravitare intorno a questa realizzazione. Se poi, per qualche motivo, si volesse ragionare di questo ponte come di una grande opportunità per le imprese locali, lascio all’immaginazione dei lettori pensare a che tipo di appalti si va incontro, a che tipo di imprese avrebbero la meglio … (Sia ben chiaro che non voglio generalizzare sulle imprese calabro-sicule! Giammai! Polemizzo sul rischio più che concreto cui si va incontro).

In termini di popolazione, qualcuno ha mai chiesto veramente ai reggini e ai messinesi quanto siano realmente interessati alla realizzazione di questo ponte? Qualcuno ha mai sinceramente chiesto loro quanto ne sentano la necessità? O se, piuttosto, non sentano necessità di altre opere pubbliche, prima fra tutte la Salerno-Reggio completa ed efficiente?

Politicamente parlando, esprimo un giudizio lapidario: le opere faraoniche sono tipiche di chi vuole lasciare traccia concreta di sé, ma non con opere di pubblica utilità, ma con qualcosa di fintamente utile e colossalmente vistoso. Una specie di contrappasso tra la levatura dell’uomo e l’imponenza dei costrutti.

Chioso con una citazione dall’ultimo libro di Ciampi, “Non è il paese che sognavo”, il quale a proposito di ponte dice: «Non servono opera come il ponte sullo Stretto: costa troppo, avrà bisogno di rampe di accesso ciclopiche e incongrue col territorio, sarà fondato su zone altamente sismiche e dunque pericolose. Non a caso quando ero al Tesoro sospesi gli studi di fattibilità di quell’idea costosa e inutile». Sic!


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Come mi sento?
post pubblicato in diario, il 21 gennaio 2011


Nonostante mi schifi profondamente il dover trattare la vicenda Ruby, la prepotenza con cui questa occupa tutti gli organi di informazione di questi giorni, non può che indurmi a denunciare il mio status rispetto a questo scandaloso evento.
 

Come cittadino italiano, innanzitutto, mi sento profondamente offeso, tradito e irriso.

Perché l'idea che l'immagine di me, come italiano, nel mondo sia veicolata da un omuncolo di tali costumi è quantomeno raccapricciante, oltre che offensiva. Nulla di peggio che essere considerato concittadino di un Sardanapalo degli anni 2000.


 

Come cattolico, poi, mi sento sbeffeggiato, oltraggiato e raggirato.

Perché gli ideali di amore, di relazione uomo-donna (prescindendo da alcune sensibili posizioni), di coppia e, ancor più, di famiglia sono semplicemente dimenticati o traditi. Ben altri sono i concetti cristiani che si celano in quelle parole e in quelle immagini. Le parole e le immagini che emergono in questi giorni da questa vicenda, hanno sapori di tutt'altra natura, ben lontani da qualunque insegnamento o precetto, biblico o pontificio che sia.


 

Come elettore ed esponente del Partito Democratico, mi sento profondamente indignato.

Perché ambirei ad un confronto tra le parti basato su temi e posizioni di un certo spessore e di una certa concretezza, quando rapportati alla vita quotidiana di ognuno. Invece, da giorni il confronto politico verte sulle notti nella villa del capo. Un'offesa all'intelligenza e alla proposta politica dell'intero schieramento delle opposizioni. I temi cari all'Italia sarebbero ben altri: lavoro, disoccupazione, tasse, federalismo municipale, 150° dell'Unità, fondi alla Cultura, scuola, immigrazione.... Invece? Invece si parla da giorni dei letti di Arcore.


 

Se, poi, fossi un parente del militare caduto Sanna o una donna o un magistrato o, addirittura, un esponente del PdL, mi sentirei veramente umiliato. Perché tutto questo sudiciume etico/morale ha tolto il giusto spazio per la memoria di mio figlio/fratello e per la riflessione sul senso della nostra missione. Perché vorrei che si riflettesse sul valore aggiunto che potrei apportare nelle imprese, nella politica, ovunque, consapevole che la parità di diritti è un obiettivo ancora troppo lontano. Perché vorrei poter lavorare serenamente e con l'appoggio di tutte le Istituzioni, pensando che anche loro mi sorreggono in tutte le attività che svolgo, spesso pericolose perché devo fronteggiare criminali spietati, affaristi immorali, manager corrotti... Perché vorrei non essere considerato l'ennesimo cortigiano di un mecenate della prostituzione e dell'indecenza carnale, magari dotato di qualche intelligenza apprezzata anche dai miei oppositori politici e, dunque, rispettata.


 

E se fossi proprio lui?

Beh, farei qualunque cosa per dimostrare la mia innocenza, spiegando che si tratta di un grande abbaglio e che, dunque, sono un perseguitato politico. Oppure, mi recherei da coloro che stanno indagando per dar conto delle loro giuste indagini, e delle mie debolezze sessuali.

In ogni caso, mi dimetterei per non lasciar gettare ulteriore fango sullo Stato Italiano, già duramente provato ai suoi vertici anni addietro e ora piombato in una grave crisi politica.


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Finalmente!
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2011


La giornata di oggi dà, quantomeno, due spunti di riflessione sui due fronti politici, maggioranza e opposizione. Anche se, personalmente, è dell'opposizione che più mi curo.

La Direzione Nazionale che si è tenuta oggi nella sede del PD a Roma è stata preceduta da un gran bailame di "riunioni d'area" (leggasi "area" come "movimenti") e di previsioni di scissioni o di contrapposizioni forti.
Invece...
L'esito finale è stato una quasi unanime approvazione della relazione del Segretario Bersani (esito puntuale: 137 a favore, 2 contrari, 2 astenuti, i MoDem non hanno partecipato al voto).
Finalmente!
Finalmente il PD ha dato prova di saper essere un partito plurale e non-uniforme, ma coeso e abbastanza maturo da non lasciarsi prendere dagli infantilismi di chi vuole a tutti i costi fare le proprie rivendicazioni!
La cronaca della Direzione parla chiaro: le varie voci intervenute hanno espresso ciascuna i propri convincimenti sul partito e sull'evoluzione che questi debba avere, ma, ed è questo l'atto di maturità, alla fine ha prevalso il senso di unità interna. Questo è un partito serio, plurale, realmente democratico! A nessuno si vieta di esprimere perplessità o dissensi, ma a tutti si chiede di cercare di trovare una mediazione di posizioni, di far prevalere il senso dell'essere un gruppo e di voler essere, quanto prima, una forza di governo del Paese.
I MoDem non hanno partecipato al voto? Ottima scelta! Per il semplice motivo che hanno dimostrato di voler stare dentro il partito e di volerlo mandare avanti, nonostante le loro perplessità: ciò dimostra un alto senso dell'essere gruppo. Questo è un gesto di grande importanza, da non sottovalutare e da apprezzare. Come credo sia da apprezzare il fatto che Bersani, all'atto delle conclusioni, abbia dato modo ai MoDem di ricredersi su alcune cose: è nel compito del Segretario cercare di conciliare le varie anime del partito, di portarle tutte ad un confronto, ma, se possibile, di farle convergere su una posizione unica.
Questo dimostra che Bersani sta compiendo un ottimo lavoro alla segreteria del partito! Gli va dato atto di questo: perchè non è facile coordinare anime tanto diverse e spesso dialetticamente contrapposte, riuscendo a ricondurle a unità. Questo è quello che l'elettorato PD si aspetta dal PD e questo è quello che fa la vera forza del PD.
Da elettore e iscritto ringrazio davvero tutta la Direzione per l'esempio di coesione dato oggi! Spero che questa sia la prima di una serie di "lezioni dell'essere partito" cui possiamo assistere noi della base: ci servono iniezioni di fiducia come questa.

Sul fronte della maggioranza, o meglio, del premier la notizia del giorno è che la Corte Costituzionale ha sostenzialmente bocciato il "legittimo impedimento".
Finalmente!
Finalmente potremo assistere al premier che si sottopone alla Giustizia italiana - anche se, con un po' di disillusione ammetto che forse ciò non avverrà con facilità per i nuovi raggiri che presto inventerà lui stesso, insieme al collaborazionista Alfano.
Insomma, c'è ancora da credere che in questo Paese, tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. O almeno, spero lo si possa ancora credere.
Pare, poi, che domani il premier interverrà in tv per una delle sue solite pantomime sui giudici di sinistra, sulla giustizia a orologeria.... Insomma, il barzellettiere di ieri con la Merkel lascerà spazio al capro espiatorio della mala-giustizia italiana in atto di autocommiserazione. Non sintonizzatevi sul 5 domattina: potreste avere l'impressione di assistere alla replica di qualche video d'archivio...

PS: Qualcuno ha notizie della nuova Giunta Alemanno? Non doveva essere presentata oggi?

Un'altra occasione persa ...
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2011


... per tacere!

http://www.repubblica.it/economia/2011/01/12/news/camusso_e_bersani_contro_berlusconi_in_gara_con_marchionne_contro_il_paese-11144721/?ref=HREA-1

Ancora una volta il premier ha perso un'occasione per tacere!
E' incredibile come riesca a ogni giorno ad attrarre su di sè l'attenzione dei media e, ci si faccia caso, non certo per le proprie trovate geniali, ma per delle boutade che generano costantemente delle polemiche.
Francamente non capisco come possa sentirsi sempre libero di esprimere certe idee, senza dare peso a ciò che egli rappresenta. Perchè che ci piaccia o no, che lo accettiamo o no, lui rappresenta la Nazione.

Ecco perchè è sbalorditivo e raccapricciante allo stesso tempo che questo sia il suo atteggiamento!
Tra l'altro, queste sue uscite sensazionali - detto con tutta l'ironia e l'amarezza del caso - coincidono con suoi appuntamenti internazionali, cosa che rende anche più grave il senso di quanto dice. Perchè in tal modo attira l'attenzione sul nostro Paese dall'estero: anzichè parlare bene dell'Italia, farle pubblicità, infondere ottimismo anche nei nostri partner, trova sempre il modo per gettare fango e discredito.
Condivido al 100% il commento di Bersani in tal proposito: è una cosa vergognosa!


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 12/1/2011 alle 22:1 | Versione per la stampa
Le rovine di Roma
post pubblicato in diario, il 11 gennaio 2011


L'azzeramento della Giunta Alemanno è un ennesimo segnale della difficoltà delle forze politiche di centro-destra ad amministrare. Certo questa valutazione non può essere presa in senso assoluto, anzi!, esistono certamente virtuose Amministrazioni facenti riferimento all'attuale maggioranza politica, ma in questi ultimi tempi i segnali sono ben altri...

Non avendo un osservatorio "specializzato" sulla realtà romana, non sono certo in grado di sbilanciarmi su valutazione della efficienza o meno di quella Giunta. Però credo che un atto tanto forte sia significativo di una situazione disastrata/disastrosa, e senza possibilità di dubbio.

Gli spunti di analisi, a mio avviso, sono diversi, pur tutti tra loro consonanti.

Il primo che mi verrebbe da fare riguarda la scelta del totale azzeramento: in una Giunta che abbia delle difficoltà, porre rimedio è un atto di onestà intellettuale, in quanto dimostra la capacità di analizzare oggettivamente la carenza della squadra di governo dell'Ente. Quello che fa la differenza è il modo di correggere.
Il Sindaco, o comunque il Presidente della Giunta (regionale, provinciale...) può decidere di cambiare solo i componenti inefficienti/discutibili o rimuovere tutto il gruppo. Questo secondo caso, però, dimostra una inadeguatezza totale della squadra, tradisce una scelta totalmente sbagliata dei propri collaboratori: ciò è molto più radicale di un avvicendamento singolo o parziale. Il senso è che il gruppo formato (ben attenti che una Giunta è fatta di nominati per fiducia, non di eletti dal corpo elettorale) è inadeguato o incapace rispetto al compito affidatogli.
Dunque, che Alemanno abbia azzerato la sua Giunta significa che ha ritenuto i suoi totalmente non all'altezza dell'amministrazione della Capitale!

A stretto giro, punterei l'attenzione sul fatto che questa manovra possa risolversi in un sostanziale rimpasto di Giunta, in stile Prima Repubblica: pare, infatti, che la prossima Giunta romana sia composta da un certo numero di riconfermati, ma spostati su altre poltrone (http://www.unita.it/italia/giunta-di-roma-ecco-le-poltrone-che-saltano-1.265141).
Questo potrebbe spiegare il senso dell'azzeramento, della ridistribuzione delle deleghe, ma lascia trasparire in lontananza anche una connotazione politica molto pesante.
E' fatto risaputo che ogni Sindaco o Presidente, all'atto della nomina della sua squadra, decida di affidare determinate deleghe alle persone più capaci e ai partiti più significativi. Mi spiego meglio: che un determinato assessorato sia affidato a una persona di un certo peso nell'opinione pubblica o a un partito di un certo spessore in quel territorio è cosa tanto consueta quanto logica.
Ecco, dunque, il senso politico di questa manovra.
La voce, poi, secondo cui Bertolaso potrebbe diventare il nuovo vice (non so quanto vera e quanto gossippara), pare una dimostrazione della politicizzazione di questo azzeramento. Oltre che un riciclaggio di una persona allo stato attuale non con incarichi ufficiali, le cui capacità sono state ampiamente dimostrate in precedenza (scandali esclusi).

Un altro spunto deriva dal fatto che questo atto sia stato preceduto e seguito da consultazioni del Sindaco con i capigruppo alla Camera e al Senato. Ora, è vero che il governo della Capitale ha una valenza politica molto forte, ma è evidente che questi due atti abbiano avuto un'influenza molto pesante sulla manovra nel suo complesso.
Sarebbe più normale che il Sindaco considerasse sue interfacce i responsabili politici locali, romani e laziali, nel disporre delle nomine e delle deleghe della sua Giunta: è più inconsueto, secondo me, che si rapporti direttamente ai capigruppo parlamentari che, teoricamente, avrebbero ben altre cose di cui occuparsi.

C'è un aspetto sottile, o forse sarebbe meglio definirlo pungente.
Da qualche tempo la Giunta Alemanno era al centro delle cronache giudiziarie e non solo, per una serie di nomine parentali in cariche abbastanza importanti in città.
Mi verrebbe da chiedere se questo azzeramento, certamente connesso al tutto, non sia da vedere come una palese ammissione di colpevolezza. In tal caso, forse, sarebbe stato meglio dire apertamente in che termini stanno le cose e denunciare apertamente le proprie misfatte. E allora sì che avrebbe avuto un senso anche il presentare le proprie dimissioni, in toto.

Per altre considerazioni, rimando direttamente alle opinioni espresse da vari esponenti del PD (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201799/roma-citt-sparita.htm ).
Mi permetto, tra queste, di sottolineare l'interrogativo posto dal Commissario laziale del partito, Vannino Chiti: con quali criteri Alemanno aveva nominato i suoi collaboratori?


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Un altro editoriale pungente
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2011


Come già altre volte, l'editoriale odierno della Fondazione ItaliaFutura di Montezemolo richiama l'attenzione della politica intera per i contenuti forti e ampiamente critici nei confronti della compagine governativa.
(il link: http://www.italiafutura.it/dettaglio/111155/il_neostatalismo_municipale_della_lega_e_di_tremonti_e_la_solitudine_di_chi_lavora_e_produce )

Non voglio scendere nel dettaglio dei contenuti perchè credo sia talmente chiaro quanto scritto che ogni ulteriore commento sarebbe fuori luogo.
Credo non vi sia nulla "di nuovo", nel senso che, dal mio punto di vista, nelle parole della Fondazione vi sia l'ennesima denuncia di una situazione gravemente in stallo, specialmente per il comparto produttivo italiano.
L'accusa è netta ed inequivocabile.
Oltre che ampiamente condivisibile.

Tutto quanto scritto trova fondamento in quella vita reale che questo Governo ostinatamente nasconde all'opinione pubblica con un ottimismo falso e dannoso.
Ma è un bene che a levare la voce ce ne sia una, come questa, molto vicina al mondo degli industriali (oltre alle prese di posizione/distanze più volte espresse da Confindustria), a testimonianza della veridicità di quanto ripetutamente espresso dalle forze di opposizone, PD tra tutte. Così come è un bene che i toni usati non presentino ambiguità nè vi siano accuse velate (della serie "parlare a suocera perchè nuora intenda"): l'editoriale fa chiaramente nomi e cognomi di tutti, inchiodando ciascuno alle proprie responsabilità, Ministri e partiti.

Se una critica si può fare, credo manchi un accenno, anche sfuggente, al problema generato dal Patto di stabilità. Apparentemente questo assillo riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni, ma a un occhio attento non può sfuggire che i vincoli di spesa imposti a queste ultime, sono estremamente limitanti nei confronti di tutte quelle imprese che lavorano negli appalti pubblici. Mi spiego meglio: allo stato attuale, una miriade di Comuni (o Amministrazioni Locali in generale) si trova a non poter pagare prestazioni già ricevute da imprese private per i limiti imposti dal Patto. In questo modo, al di là dell'indebitamento delle PpAa, c'è un enorme problema di insoluti a credito delle imprese, le quali si trovano ad avere ammanchi cospicui, grazie ai quali potrebbero continuare/incrementare la loro produttività.
Questo discorso, dunque, è ampiamente ascrivibile, secondo me, a quanto detto nell'editoriale di ItaliaFutura, proprio per il danno che si arreca alla produttività delle imprese.
In più, questa materia è puramente di competenza del Governo centrale e la Lega, bersaglio principe dell'editoriale e ricettacolo di molti voti sui temi delle Finanze Pubbliche e tra le fila degli operai, dovrebbe essere molto attenta a questo aspetto. E invece... fa orecchie da mercanti, perchè fa comodo al padrone non sentirci da questo tasto!!!

150 anni di Italia - 214 anni di Tricolore
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2011


A celebrazioni avvenute, è il caso di fare alcune riflessioni su quanto è stato detto ieri a Reggio.
(Anche perchè sul cerimoniale in sè, ben poco si può fare se non un plauso per l'essenzialità, ma anche per la pregnanza dei singoli gesti).

Dal palco del Valli si sono alzati due canti, da un lato il coro dei Benvenuto al Presidente, dall'altro la voce solista del Presidente stesso.
I padroni di casa hanno intessuto discorsi estremamente incisivi e diretti. Il Sindaco Delrio, la Presidente di Provincia Masini e il Presidente di Regione Errani hanno accolto il Presidente della Repubblica con parole nient'affatto formali nè scontate. I toni pacati che una tale occasione richiedeva, non hanno oscurato le sincere preoccupazioni che questi nostri amministratori locali hanno ritenuto di esprimere al Capo dello Stato: parlando della nostra terra, non hanno lesinato di tesserne elogi, quelli stra-meritati del nostro tessuto sociale, come pure di evidenziarne le ferite che questa crisi sta lasciando, con evidenti rimandi alla pessima gestione centrale che, dal canto suo, non aiuta in nulla.
Destinatari privlegiati delle attenzioni sia di Delrio che della Masini sono stati i giovani, in perfetta assonanza col Messaggio di fine anno deidicato loro dallo stesso Napolitano. Non poteva essere altrimenti nella città degli asili, che in tutta Europa ci imitano.
Come non poteva essere evitato il cenno al profondo legame dei reggiani all'Italia, legame rinsaldato prima nella lotta di Resistenza (mai fuoriluogo il richiamo ai sette F.lli Cervi, fatto ieri dal Presidente Errani), poi nella Costituente (Ruini, Iotti, Dossetti capisaldi reggiani di quegli anni). Sottolineature indispensabili per decretare quanto nella nostra città sia radicato il senso dello Stato, l'appartenenza al Paese e la fiducia nelle sue Istituzioni.

Dall'altra parte, dicevo, la voce del Presidente Napolitano.
Un eccezionale discorso, il suo, impregnato di tutto un amore per questo Stato, per questa Costituzione, per questo Tricolore che, come già quelli del suo illustre predecessore, ci devono essere di esempio per imparare a essere cittadini italiani.
Naturale che, a discorso concluso, si levassero gli scudi padani dei leghisti, irrinunciabilmente radicati ad un'ideologia tanto scissionistaquanto ormai desueta nei cuori italiani. La voce del Presidente ieri non ha lasciato scampo ai loro sogni di separatismo del Paese:
<E dato che nessun gruppo politico ha mai chiesto che vengano sottoposti a revisione quei "Principi fondamentali" della nostra Costituzione, ciò dovrebbe significare che per tutti è pacifico l'obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti, con particolare riferimento all'articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiano ruoli di rappresentanza e di governo.> La si pensi come si vuole, non si prescinde da questa idea: d'altronde, chi serve il Paese, a qualunque livello, presta giuramento sulla Costituzione, quindi indirettamente sul Tricolore e sull'Inno. Non si discute.
Per le sue eccellenti parole, non si può che ringraziare il Presidente, sempre più unico punto saldo della politica istituzionale del nostro Paese.

Un ultimo plauso credo si debba al Prof. Alberto Melloni per l'eccellente e strepitosa prolusione al discorso di Napolitano. Una splendida lezione di storia risorgimentale e contemporanea!

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