.
Annunci online

Il difensore della Patria
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2011


La nota ufficiale pubblicata nel pomeriggio di oggi dal Presidente della Repubblica (http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=20864) è l'ennesimo atto di estrema difesa del nostro Paese, minato sia dall'esterno che, purtroppo, anche dall'interno.
Se da un lato ciò ricade negli adempimenti del Capo dello Stato previsti dalla Costituzione (art. 87), dall'altro rivela una situazione estremamente delicata e difficile, sia nella quotidianità dei cittadini sia nell'assetto istituzionale.

E' in particolare su quest'ultima che personalmente provo un profondo senso di desolazione.
Innanzitutto perché analizzando i contenuti del messaggio del Presidente, soprattutto nella parte finale, si colgono ennesime esortazioni al Governo a decidere di fare qualcosa per provare a risollevare le sorti del Paese. Esortazioni che si affiancano, peraltro, a forti rimproveri sullo scarso europeismo dell'attuale maggioranza: cosa che, di per sé, ha conseguenze estremamente nefaste per il Paese, oltre che essere sintomatico di un antistorico mito "autarchico".
Poi, al di là dei contenuti, è drammatico constatare che la difesa del Paese, anche a livello internazionale (come nel caso contingente), è demandata unicamente all'istituzione più alta. Unica rimasta, ahinoi, a promuovere e professare un profondo e autentico senso di Patria. Nelle parole del Presidente Napolitano si coglie uno scatto di orgoglio nazionale di fronte alle perfide (e parzialmente comprensibili, ma non certamente accettabili) smorfie dei "reggenti d'Europa" Sarkozy e Merkel. Non si può certo immaginare che la nota diramata ieri da Palazzo Chigi avesse una valenza del genere: o meglio, l'intento era certamente difensivo, ma non è attaccando indistintamente e rabbiosamente che si fa il bene del Paese.

Insomma, ancora una volta, è il Presidente della Repubblica l'unica istituzione in carica a garantire alla Nazione la propria dignità e a dare a noi cittadini qualche speranza o appiglio per non demordere.
Grazie Presidente!
L'appello di Todi
post pubblicato in diario, il 18 ottobre 2011


Quanto detto ieri a Todi dal Card. Bagnasco mi sembra qualcosa di estremamente interessante e valido. Il monito all'impegno civile e sociale per i cristiani (http://www.unita.it/italia/il-richiamo-di-bagnasco-cristiani-non-siate-assenti-1.343142) è molto più di un'asserzione sterile o di un'informativa generalizzata. E' una vera e propria sveglia per tutti i cattolici fin qui sopiti, un richiamo urgente per i cattolici finora attivi nel sociale, ma non incisivamente. E' una nuova scommessa tutta evangelica, sul servizio agli altri come missione ultima del Risorto («Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti» in Mc 9,35).
Mi sembra sia molto importante questo richiamo non già per il senso evangelico di cui è pervaso, ma proprio per la concezione del servizio alla comunità come di un obbligo morale che, se non osservato figurerebbe come "peccato di omissione" (sic!).
In questo monito a noi fedeli c'è, almeno immagino di cogliere, l'invito ad essere non solo partecipi della vita sociale e civile, ma anche il sollecito ad esserlo come cardini di quella svolta di cui la nostra società ha oggi bisogno: per uscire dalla crisi, per ridare un senso alla vita civile e politica del Paese.
Sono sinceramente contento di questo appello a essere presenti e attivi. Perché ho sempre ritenuto che questa logica, quella del Servizio, dovesse essere il motore del fare politica - o almeno, ho sempre provato a fare che fosse così anche nel mio piccolo - un motore che indubbiamente porta a porsi riflessioni anche meno "banali" di chi vive la società in senso leggero e vano. Ma è, poi, più gratificante sapere di essersi spesi per fare un Servizio agli altri, anche se magari non lo si è fatto perfettamente.

In conclusione di questa riflessione, però, voglio dire la mia su quella fantomatica Cosa Bianca di cui da qualche settimana si è tornati a favoleggiare nelle cronache politiche sui quotidiani e nei retroscena illustrati dai tg. Mi è parso che il monito di Bagnasco di ieri abbia teso ad escludere il ritorno alla politica di partito da parte dei cattolici. Spero vivamente sia così! Perché, almeno secondo me, questo sarebbe un anacronismo colossale, improduttivo e non perseguibile. L'epoca politica attuale non consente - e credo sia giusto così - di imprigionare un ideale religioso in un simbolo di partito. Se non altro, perché l'epoca storica attuale non si basa sui grandi ideali o sui grandi sistemi ideologici del secolo precedente: queste ideologie e questi ideali si sono evoluti, amalgamati, riformati e rinati per dare vita a nuove forme partito e a nuovi movimenti sociali e civici. Ebbene, il cattolicesimo in sé non ha senso di tornare ad essere un partito. Sarebbe un profondo errore storico, probabilmente fallimentare, di cui pochi, pochissimi potrebbero capire il vero senso profondo. Nell'era della "società liquida" è meglio che i cattolici si sentano come correnti che attraversano e pervadono la società, comunque essa si ponga e si strutturi, senza voler essere un'entità monolitica.
L'indecenza della classe dirigente
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2011


Le cronache politiche di questi giorni hanno caratteri ogni giorno più grotteschi e drammatici.
Quelle, poi, odierne hanno in sé qualcosa di molto amaro e profondamente riprovevole.

Mi riferisco non già all'ottenimento della fiducia ottenuta alla Camera da questa accozzaglia di stipendiati che si spacciano, malgrado la totale incapacità e incompetenza, per Ministri. Quello che più provoca disgusto e, in un certo senso, vergogna è l'insieme di nomine messe in atto durante il Consiglio dei Ministri che ha seguito la pantomima dei dipendenti del Cavaliere.
Forse ad uno sguardo più disincantato, o semplicemente assuefatto, tutto ciò rientra nei parametri della governabilità berlusconiana, quella della logica aziendale per cui di tanto in tanto si elargiscono "premi di produzione" ai più meritevoli. Dando sempre più l'impressione che la politica sia solo l'ennesimo attore del mercato e che, come tale si comporti: offerte, ricompense, premi, cacciate ... Proprio come in un'azienda.
C'è, però, un problema non irrilevante. Che questa presunta azienda non è un bene privato o di un privato. Ma è lo Stato, il nostro Stato, la nostra Nazione. E la merce di scambio non sono premi e promozioni interne, ma nomine per incarichi pubblici.

Questo è qualcosa di indiscutibilmente malato, marcio, catastrofico, grave. Qualcosa di devastante da un punto di vista istituzionale, disastroso in un'ottica di democrazia e meritocrazia e, quel che è peggio, potenzialmente molto pericoloso per quanto attiene all'ordine pubblico e all'opinione pubblica.

Per non parlare - almeno in un'ottica idealizzata e molto più aulica del gretto materialismo del premier - del fatto che nominare a cariche pubbliche (connesse, dunque, alla gestione del denaro pubblico) persone non in base alle loro competenze, ma alla loro rispondenza al padrone e al suo fio, implica una gestione della cosa pubblica da parte di persone incompetenti sulla materia, oltre che prezzolate. E, se già la crisi non fosse di per sé catastroficamente grave, il tutto accentua maggiormente la difficile ripresa di cui il nostro Paese necessita, oggi più che mai.
Siam sempre lì: MALA TEMPORA CURRUNT!
Sfoglia settembre        novembre
calendario
adv