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Monti's style
post pubblicato in diario, il 17 novembre 2011


Se, come ci suggerivano i genitori all'inizio della scuola, la prima impressione è quella che conta, beh sembra di poter dire che il neo-Governo Monti abbia le carte in regola per essere un buon Governo.
Tanti, infatti, sono i presagi di un radicale cambio di stile e di concezione dell'amministrare il Paese: ognuno di questi segnali preso a sé sarebbe già sufficiente a certificare la sostanziale differenza tra il precedente governo e questo; se presi, poi, tutti insieme il quadro è decisamente confortante!

Potrei iniziare dallo stile, nel senso più estetico del termine, peraltro puntualmente rilevato anche da Gianantonio Stella sul Corriere di oggi: l'immagine di questa nuova compagine governativa è un'immagine che non ha i crismi della patinatura da gossip, quanto, piuttosto, i tratti di un amalgama sobrio e serio. Al momento del giuramento l'impressione principale che ho avuto è quella che quelle persone stessero giurando con serietà, emozione e, credo, anche un pizzico di soggezione per l'incarico che si apprestavano ad assumere. Poi, certo, anche l'occhio vuole la sua parte e, come ha sottolineato Stella, appunto, l'apparenza tutt'altro che di lustrini e pajettes incoraggia.

Un altro segno di cambio dello stile è, come molti hanno sottolineato, l'importanza enorme che il Premier ha deciso di affidare alle donne. Perché, sebbene numericamente siano poche (solo 3 su 17 Ministeri), ad esse sono stati affidati Dicasteri di primissimo piano, anche molto delicati: gli Interni, in un Paese con profonde lacerazioni sociali e territoriali; la Giustizia, tema che i due predecessori hanno posto al centro dell'attenzione con un minestrone di inutili riformine nella pia illusione di cambiarla profondamente; e il super-ministero Lavoro-Welfare-Pari Opportunità, per un'Italia di forti diseguaglianze sociali e grandissime criticità sociali. Dunque si è passati dalle donne immagine e oggetto, a Donne di peso, caratterialmente forti (penso in particolare alla Cancellieri, ma anche i curricula della Fornero e della Severino lasciano intendere che si tratti di ladies di ferro).

E' indubbiamente incoraggiante, poi, la forte, anzi assoluta connotazione tecnica della squadra. Perché è vero che l'età media dei neo-Ministri è alta (se non erro oltre i 60), ma la caratura tecnica del curriculum di ciascuno di loro lascia intendere che non si tratti di "matusa" del mondo contemporaneo, ma di persone di assoluta affidabilità. Affidabilità che, ma è anche ovvio che sia così, ciascuno di loro si è creato nel tempo e con l'esperienza nel proprio settore. Ciò lascia ben sperare il Paese, perché la scelta di queste persone rimarca l'esigenza fortissima, direi vitale, che abbiamo di ripartire: per farlo servono persone altamente competenti, fortemente capaci, indubbiamente esperte dei settori chiave. Certo, come in molti attenti osservatori rilevano, un Governo di tecnici implica una sconfitta della Politica, nel senso partitico del termine, ma questa è l'amara conseguenza di un'era storica di disimpegno e di disinteresse verso lo Stato.
Uno Stato che, tra l'altro, appare un malato grave, bisognoso di cure drastiche per credere profondamente che ce la può ancora fare. Per crederlo si affida a luminari della Medicina, aggrappandosi a loro con tutte le proprie forze e speranze. Noi italiani, proprio come quei malati, ci affidiamo a questa troupe di medici, fiduciosi che i loro interventi chirurgici ci salveranno. Certo, non tutti questi interventi riusciremo a capirli e, forse, nemmeno ad apprezzarli, ma sarà la convinzione che sia indispensabile sottoporsi a quelle cure che ci aiuterà ad accollarci il fardello e ad andare avanti.

Insomma, per me la prima impressione è stata davvero buona. Il Monti's style appare convincente già da subito. Il programma ancora non lo si conosce, ma sono fiducioso che sarà come incisivo e performante.
Buon lavoro Presidente Monti! Buon lavoro neo-Ministri!

Due interessanti editoriali per approfondire:
Buona notte Italia
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011


La buonanotte di stasera ha un sapore tutto particolare. Un sapore dolce e amaro, felice e preoccupato. Insomma, un sapore pieno di contraddizioni.
Si è chiusa con stasera la saga del "satrapo d'Italia", come lo ha definito un amico di militanza. E, citando il titolo di apertura del Manifesto, non ci mancherà affatto.
Certo, ne sentiremo la presenza ancora a lungo, quantomeno per tutto il tempo in cui la rinascita dell'Italia dovrà fare i conti con l'enorme lascito di macerie fisiche e morali lasciatoci. 
Ma, almeno stasera, lo spirito di festa è d'obbligo. Ben vengano, dunque, il concerto di Hallelujah sotto il Quirinale, i cori e gli striscioni nelle piazze e tutto il giubilo che sta riempiendo le città. (Non mi esprimo in alcun modo sul lancio di monetine ... ). E non ce ne voglia Silvio, ma "sic transit gloria mundi".
Da domani riprenderemo a meditare sulle sciagure cui dobbiamo porre rimedio con un lavoro arduo e moralmente pesante. 
Chiudo con una citazione che mi permetto di trarre dal post di qualche ora fa di Andrea Sarubbi:«festeggiamo pure come se fosse Capodanno: ogni anno nuovo porta in sé legittime speranze, e tra poco andremo tutti a letto sognando di lasciare ai nostri figli un’Italia migliore di quella che Berlusconi ci ha lasciato stasera. Speriamo di non svegliarci troppo presto, però.»
Buonanotte Italia! 

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permalink | inviato da MarcoBorciani il 13/11/2011 alle 1:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La rivincita dell'uomo invisibile
post pubblicato in diario, il 10 novembre 2011


Ora tocca a noi
post pubblicato in diario, il 9 novembre 2011


Lo scenario che si è aperto con la salita al Colle di ieri sera del premier è solo apparentemente esaltante. Dietro si cela qualcosa di terribilmente drammatico: basti vedere l'andamento dei mercati finanziari odierni (Piazza Affari chiude a -3,78% e lo spread ha raggiunto quota 570 e chiuso a 552). La nota politica emanata dal Quirinale, poi, evidenzia una preoccupazione fortissima del Presidente Napolitano. Di fronte a questo, pullulano le dichiarazioni di intenti del centrosinistra e i desiderata del centrodestra.

E ora? Che ne sarà del nostro Paese?
Non è dato sapersi, ma ciò che è auspicabile e, in qualche modo conveniente, è che le responsabilità, oneri e non onori a ben vedere, vengano affidate a forze politiche differenti da quelle che finora hanno dominato l'(in)attività politica. Lo dico non perché speri personalmente in un "ribaltone" per mano della Presidenza della Repubblica, ma perché ritengo evidente l'assoluta incompetenza e inaffidabilità di quanti in questi mesi hanno tergiversato lungamente senza indurre i necessari cambiamenti del sistema. Dunque, non più ruoli di governo all'attuale schieramento di (ex)maggioranza, ma a una serie di personalità politiche e tecniche che diano un fortissimo impulso alla ripresa e, ancor più, alla credibilità di cui il nostro Paese ha bisogno.
In questo scenario è indiscutibile la partecipazione delle forze d'opposizione e, come ha detto senza mezzi termini il Segretario Bersani e come ha giustamente ripreso anche Casini, è indispensabile che su tutte sia coinvolto il Partito Democratico, in qualità di primo partito del Paese.

A fronte di ciò, però, è fondamentale una "riflessione interna".
O meglio: è importantissimo che il PD per primo si impegni sia sul fronte dell'amministrazione dello Stato, ma soprattutto ad intraprendere quella campagna elettorale prospettata nella nota del Quirinale e che, a ben vedere, sarà tanto aspra quanto temporalmente contenuta.
Si è aperta, dunque, una fase transitoria durante la quale il PD deve svelare la propria identità di forza di governo, elaborando una strategia per amministrare il Paese e portarlo fuori dal precipizio in cui ci ha precipitato Berlusconi con tutto il suo entourage. 
Insomma, tocca a noi Democratici prenderci sulle spalle le responsabilità di Ricostruire il Paese: lo dobbiamo, lo possiamo e lo vogliamo fare. 
Tocca a noi essere il traino della ripartenza; tocca a noi ridare vigore alla produttività italiana (sia industriale che intellettuale); tocca a noi riaccendere il motore del Paese. Tocca a noi, come ha detto Bersani sabato a Roma, ridare Fiducia all'Italia. Tocca a noi, sempre citando Bersani, ristabilire la Verità delle cose, quale che essa sia. Tocca a noi Ricostruire l'Italia migliore. Tocca a noi tutto questo per noi e per l'Italia.
Il messaggio di Roma: Ricostruire
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011


Un ottimo racconto su cosa sia stata realmente la manifestazione di P.zza S. Giovanni di sabato direi che sia l'editoriale di ieri a firma del Direttore de l'Unità Claudio Sardo (http://editoriale.blog.unita.it/impegno-comune-1.349429). Ciò che realmente si è avvertito, secondo me, nella giornata è stata la voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare per restituire al nostro Paese quel senso di dignità e di grandezza che ci spetta.
Un desiderio di ripartire che, ovviamente, è riecheggiato soprattutto nel discorso del Segretario Bersani. Un discorso che sì, come tanti dicono, non ha trasmesso concretezza di proposte, ma ha sortito l'effetto di una ventata di ottimismo e una buona spinta propulsiva per i militanti e gli iscritti. Non era quello il contesto adatto alla concretezza di proposte e scelte che, invece secondo me, devono dominare l'attività politica e parlamentare, devono essere al centro del dibattito quotidiano e sui quotidiani. In una piazza come quella di sabato, per un evento che doveva essere - come poi è stato - una mobilitazione generale, era giusto che il Segretario dettasse una linea interpretativa della realtà contingente, un atteggiamento universalmente valido nei singoli contesti per dare ulteriori riferimenti a un popolo di tesserati, di militanti, di semplici elettori e di amministratori desiderosi di nient'altro che Ricostruire il Paese.

Ho apprezzato, tra le tanti cose, l'impronta fortemente europeista data all'evento. Gli interventi (uno video e uno "fisico") dei leader francese e tedesco hanno dato un respiro europeo e, dunque, più ampio e aperto al nostro partito e alla nostra attività politica. In un momento delicato come questo, in una contingenza debole nei suoi fondamentali come quella attuale, la presenza collaborativa e fattiva di questi due leader ha dato un senso maggiormente comunitario all'evento. Inoltre, dopo gli sbeffeggiamenti irriverenti del duo Merkel-Sarkozy al nostro Paese, la presenza dei loro oppositori politici al nostro fianco è stato un bellissimo segnale in vista, speriamo, di un futuro di cooperazione dei 3 Paesi sulla scena europea e mondiale.

Quella piazza, quella folla, quello spirito di rivincita e ripartenza, di Ricostruzione hanno dato, almeno questo è il mio parere, un impulso forte e generoso a chi era lì che, ne sono quasi certo, non può essere ritornato a casa deluso. Il Partito Democratico, come ha scritto giustamente Sardo, è apparso come un popolo presente, fiducioso e desideroso di maggiore fiducia, consapevole del cammino arduo e impetuoso che lo attende, ma generoso e abile a spendersi per un Paese che non può che ricominciare a decollare, per tornare ad essere un protagonista indiscusso e non più sfiduciabile della scena internazionale.
Certo, alle parole e ai desiderata della piazza, devono necessariamente seguire i fatti. E noi tutti lo faremo - chi nei propri posti di lavoro, chi con gli amici, chi nelle proprie associazioni di volontariato o di militanza civile, chi nelle Amministrazioni locali di cui fa parte, ... - di metterci al servizio delle nostre comunità per portare alto l'onore del Paese e del Tricolore che ci rappresenta, ricostruendo tutto ciò che questa maggioranza ha distrutto e recuperando ciò che ha dissipato.
Il Temporeggiatore
post pubblicato in diario, il 3 novembre 2011


Il celebre console e dittatore romano Quinto Fabio Massimo passò alla Storia col soprannome di "Temporeggiatore" che gli derivò dalla tattica di guerra con cui affrontò Annibale nella Seconda Guerra Punica. L'accezione di questo soprannome fu, per lo più, positiva, dato che denotava un'abilità strategica nel saper "prendere per sfinimento" l'avversario.

La rassegna stampa odierna ha suscitato in me il ricordo del soprannome di questo condottiero, anche se con sfumature debitamente differenti.
Ancora una volta i titoli dei quotidiani danno conto dell'inconcludenza di questo Governo scapestrato e incapace che, nella difficoltà forse di conciliare gli innumerevoli e contrastanti interessi di parte di ognuno dei suoi componenti o nell'egoismo generale del premier in primis, non ha saputo, ancora una volta, partorire documenti efficaci e credibili da subito. Se già non fosse bastata la raffica di manovre e manovrine varate d'urgenza nelle calure agostane, se già non fosse stata eloquente la "lettera d'intenti" inefficiente agli occhi dell'Europa e esiziale per il Paese, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha emesso un superemendamento dai contenuti tutt'altro che efficaci.
Le misure prese non hanno i crismi dell'immediato effetto benefico di cui, così come si aspettano i mercati e l'Europa, il nostro Paese avrebbe bisogno per evitare il baratro. Avremmo bisogno di qualcosa di impopolare, ma efficace da subito. Invece niente. Il vuoto.
Silvio il Temporeggiatore. Affronta la sfida economico-finanziaria lanciata dai mercati e le sollecitazioni europee alla ripresa e al risanamento esattamente con lo spirito del dittatore romano del II sec. a.C.. Con una differenza, però, di fondo non trascurabile. E cioè che, sa da un lato il Console romano lo fece in guerra per sfinire un nemico peraltro disorientato perché in territorio sconosciuto (l'Italia centrale era terra ostica persino ai Romani, figurarsi ai Cartaginesi), dall'altro il Cav. ha alle spalle un Paese moribondo e stremato. Se al primo la strategia pagò, almeno inizialmente, successi, al secondo la nullafacenza e l'eterna attesa stanno portando perdita di consenso elettorale, perdita di collaboratori (per non chiamarli volgarmente sudditi di partito), perdita di fiducia verso sè e, peggio, verso il Paese che egli rappresenta. ...
Potrei andare avanti per ore a descrivere la dannosità e la pericolosità di questo nuovo Temporeggiatore. La sostanza sarebbe comunque sempre quella.

Ancora una volta, a noi italiani, non resta che sperare nella lungimiranza politica e istituzionale del Presidente Napolitano che, a quanto pare, non tollera più questo attendismo del fare-finta-di-fare, ma vuole incidere profondamente sulla storia del Paese, prima che sia troppo tardi. Ci salvi Lei, Presidente!
Sabato andrò a Roma perché ...
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2011


Sabato andròa Roma perché …

… è ora di scendere in piazza a protestare contro questo Governo inetto e colpevolmente indifferente alla crisi;

… è ora che cambi radicalmente il sistema Paese che in tutti questi mesi non ci ha portato fuori da questa crisi;

… è ora che il PD e le opposizioni manifestino il proprio disagio e la propria repulsione verso questo Governo;

… è ora di far capire che questo Governo non ha nulla a che vedere col Paese reale;

… è ora che facciamo capire a questo Governo che deve smetterla di fare promesse di cui si dimentica dopo poco;

… è ora che inizi un movimento di riscossa civica, partendo proprio dalle piazze;

… è ora che inizi il risveglio di un Paese finora anestetizzato dalla nullafacenza di questa maggioranza;

… è ora che questo Paese riacquisti la propria dignità interna e la propria  credibilità internazionale, soprattutto in Europa;

… è ora che noi giovani cominciamo, scendendo in piazza pacificamente, a dire il nostro “io non ci sto”;

… vorrei che il PD, per una volta almeno, si sentisse unito non attorno a qualcuno, ma attorno a qualcosa (idee soprattutto);

… vorrei che il PD, per una volta almeno, trovasse il coraggio di parlare ad una voce unica, quella della piazza e dei suoi animatori;

… vorrei che il PD si identificasse come primo partito nel Paese e, proprio perché all’opposizione, si facesse carico della svolta di cui abbiamo bisogno in Italia;

… vorrei che il PD si identificasse in quella piazza, in quella gente e in quelle richieste di aiuto e di cambiamento, mettendole al centro della propria battaglia politica;

… vorrei che il PD si sentisse appoggiato dalla piazza nella propria opposizione politica in Parlamento;

… vorrei che il PD si sentisse in dovere di rispondere alla piazza per la propria opposizione politica in Parlamento.

 

Per questi e tanti altri motivi sabato sarò in piazza. Sono convinto che saremo in tanti, ognuno coi suoi motivi, ma tutti fondamentalmente spinti dalla voglia di RICOMINCIARE e RICOSTRUIRE.     

          

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