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Problemi di spesa pubblica
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2011


Qualche settimana fa presi parte ad un seminario organizzato dal Circolo PD del mio Comune, sul tema dei Bilanci delle Pubbliche Amministrazioni, con particolare attenzione, soprattutto, al Patto di Stabilità Interno e al Federalismo Fiscale, di cui esiste sostanzialmente solo la struttura legislativa, ma non i finanziamenti corrispondenti.
In quell'occasione il relatore (esperto di Bilanci di Enti Locali, in quanto Responsabile di funzione del suo Comune) sottolineò un dato che, pur facilmente comprensibile, non mi era del tutto chiaro.
Leggendo ora questa inchiesta del gruppo Repubblica/Espresso mi si sono "aperti gli occhi"!!!
(
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/06/23/news/caro_partito_quanto_ci_costi-18112589/?ref=HREC1-7)

Il dato che mi aveva particolarmente colpito in quell'occasione è che, col Patto di Stabilità vigente, l'incidenza delle Amministrazioni Locali sul debito pubblico italiano è diminuita, cioè il dato che viene dai Comuni è positivo in quanto i loro bilanci pesano sul debito pubblico meno di quanto non pesassero in precedenza, creando così i presupposti per un miglioramento della situazione generale. Se non che, per contro a questo dato, quello delle rimanenti componenti della Pubblica Amministrazione italiana è di fatto peggiorato, andando, pertanto, ad incrementare il debito nazionale. In altre parole, con queste leggi, da un lato i Comuni contribuiscono al risanamento dei conti pubblici, o perlomeno non lo aggravano, mentre tutti gli altri Enti (Province, Regioni, Stato Centrale) lo aggravano coi loro bilanci, notoriamente sottoposti ad altre normative di controllo.
La cosa in sè a me colpì subito, in quanto difficile da spiegare razionalmente, almeno dal mio punto di vista.
Però, per certi versi, questo dato confortava la mia convizione (che è sostanzialmente la convinzione di chiunque si interessi di Amministrazione degli Enti Locali e di quanti esercitano l'Amministrazione Pubblica) che il Patto di Stabilità per come è attualmente strutturato è sostanzialmente un giogo che grava interamente sui Comuni e sui loro Sindaci/organi tecnici.

Tornando all'inchiesta di cui leggevo oggi, beh, qui si spiegano già molte cose.
Mi sembra palese di quale sia un vizioso, anzi nocivo snodo nei conti pubblici del Paese.
I famosi costi della politica, comprendono anche tutto quello di cui si legge in questi servizi. Dunque, ecco dove si crea il gap numerico dei nostri bilanci statali.

La cosa non mi era nuova, in quanto sapevo a grandi linee di questo scandalo economico. Ma questi approfondimenti sono chiari ed estremamente illuminanti in merito.
La legge all'origine del tutto è palesemente un inganno ai cittadini, l'ennesimo sortilegio della "casta" politica che sperpera e lucra sulle spalle dei contribuenti, almeno in questo caso in maniera assolutamente vergognosa!

Personalmente credo che informazioni di questo tipo dovrebbero essere maggiormente veicolate alla cittadinanza, facendo ben capire, senza trusti, di cosa stiamo parlando e di quanto impatti questo sistema sul Bilancio generale che, a ben vedere, tocca ognuno di noi.
Certo, non possiamo aspettarci che i politici vengano a dirci chiaro e tondo queste cose.
Ma quando, soprattutto in campagna elettorale, ci viene detto che i programmi amministrativi contemplano una riduzione della spesa pubblica, ricordiamoci di questo scandalo. E provochiamo i politici su questa "truffa" che viene fatta a nostra insaputa.
Perchè è una riflessione utile e, almeno per me, condivisibile quella che vuole ripensare le strutture del governo dei territori, ad esempio con l'abolizione delle Province. Ottimo! Ma vediamo di annullare questi finanziamenti, soprattutto a quegli enti politici ormai defunti e rimasti solo negli annali. Perchè non hanno ragione alcuna di percepire soldi pubblici che, poi, verrebbe da chiedersi come vengano utilizzati.
E poi, qualche organo politico locale, in puro populismo, chiede costantemente che si ragioni di tagli di spese alle Amministrazioni Locali, accampando magari devoluzioni dei compensi amministrativi (che per un Consigliere Comunale in un Comune piccolo, come il mio, non coprono nemmeno la spesa di una cena in pizzeria) per beneficenza (cosa legittima, ma evidentemente di spettanza delle coscienze dei singoli e non deliberabile amministrativamente) o per il risanamento del bilancio comunale. Sarebbe meglio che tanta fantasia e tanto ingegno fossero impiegati per analizzare questi dati e per denunciarli apertamente, senza vergogna.

E io pago, diceva Totò ...

La settimana di fuoco del governo
post pubblicato in diario, il 20 giugno 2011


Quella appena conclusa è stata certamente una delle settimane più dure per questo governo.
Si è aperta con l'appuntamento referendario e con il suo ben noto esito, si è dipanata sulle uscite raccapriccianti dei ministri, Brunetta in primis, e si conclusa nei prati minacciosi (?) di Pontida.

Partirei dai referendum, con tutto ciò che ne consegue.
Non serve essere un politilogo di lungo corso per capire quale significato vada attribuito alla tornata referendaria del 12-13giugno scorsi. Gli argomenti trattati erano tutti, come si sa, inerenti leggi e leggine varate da questo governo: ciò che veniva messo in discussione nei 4 quesiti era qualcosa che aveva a che fare direttamente con il pensiero politico e con l'imprinting dato da questo governo allo status del Paese. Ecco perchè, dunque, l'esito è stata una "sberla" sonora e innegabile per l'attuale maggioranza: in nessun caso il pensiero del premier e dei suoi ha trovato appoggio o condivisione nell'elettorato italiano. Un elettorato che ha dimostrato altissimo interesse per la cosa pubblica e, in particolare, per questi 3 importantissimi temi: il tanto agognato quorum è stato trionfalmente raggiunto e in ognuno dei quesiti la bocciatura arrivata alla corrispondente legge governativa è stata netta e indiscutibile.
Le letture che si possono fare non sono molte: il governo, questo governo è stato rinnegato dagli italiani. Come già nelle settimane precedenti (alle amministrative), anche lo scorso weekend il popolo italiano si è mobilitato per dire a questa maggioranza che l'appoggio è venuto meno, la fiducia è stata malriposta e l'operato non è piaciuto.
Nei numeri di questi referendum il messaggio è, ancora una volta, inequivocabile: così non si va avanti.
Che, però, questo messaggio giunga alle orecchie sorde del premier e dei suoi compari, è evidentemente una speranza vana e inutile, considerando l'indifferenza assoluta dimostrata. Ma ciò, purtroppo, non sorprende affatto.
Non ci si può nè deve attendere da questa maggioranza la capacità di autocritica, l'onestà intellettuale e politica di fare un passo indietro e di riconoscersi sconfitti nella realtà delle urne. Tutto questo non appartiene alla cultura autoritaria di questa destra d'altri tempi: in qualunque paese moderno, qualunque forza democraticamente eletta e democratica nelle proprie convinzioni avrebbe fatto un passo indietro, dimostrando di aver recepito la lezione impartita dal popolo sovrano. Questa maggioranza, questa destra, questo governo, questo premier non lo hanno fatto e, ahinoi, non lo faranno mai.
Ma ciò non è, nè può essere una ragione per demordere. Ora più che mai le forze d'opposizione, quale ne sia il simbolo e la natura, devono incalzare il governo ad agire, dimostrandone l'inettitudine e rilevando la sempre crescente scollatura dal Paese reale. Da questa battaglia politica sana nascerà il cambiamento di cui c'è bisogno e che, presto o tardi, daranno all'Italia un'altra compagine governativa.

Quanto all'indecorosa indecenza di questo governo, il caso Brunetta è la riprova del livello cui siamo giunti.
Nulla è peggio di un Ministro che si atteggia come ha fatto il responsabile della Funzione Pubblica la scorsa settimana. Una cosa al limite tra il drammatico e il vergognosamente inenarrabile.
Potrei capire l'insostenibilità di essere forza di governo in un Paese che in meno di un mese ha risposto picche 3 volte in altrettante occasioni di voto. Ma non potrò mai capire la disumanità e la bassezza morale di chi si permette di disprezzare l'altro, prescindendo da tutto. A maggior ragione per chi si presta, governando, al confronto con il pubblico elettore.
Caro Brunetta, l'Italia peggiore è quella di chi non sa accettare le proprie sconfitte, ammettere i propri errori, confrontarsi col proprio avversario politico, dialogare col Paese. L'Italia peggiore è fatta da quanti non degnano di ascolto chi vorrebbe interrogare l'Amministrazione. L'Italia peggiore è quella di chi disprezza pubblicamente, e poi pretende pure di raccontare la propria verità che è una menzogna. L'Italia peggiore è quella, inoltre, del malaffare, della disonestà, della politica nell'ombra dei palazzi, della menzogna spudorata e senza ritegno, dell'imbroglio...
Quanto all'indecenza delle boutades di questo governo, sorvolo completamente sul premier che ironizza sull'Arte col Premier israeliano: non ci sono (e non voglio ci siano) parole per esprime tutto il disprezzo e la vergogna che scene come questa mi inducono.

Infine, l'appuntamento di Pontida.
Onestamente non so cosa pensare. Nel senso che, almeno apparentemente, quello di ieri è sembrato un meeting di aut-aut al governo: richieste, divieti, stop ... Poi, a ben vedere, la Lega da anni si comporta così: minaccia a ogni piè sospinto una crisi di governo o una separazione imminente, ma poi, non ne voglio conoscere i reali motivi, abbandona ogni intento battagliero per riconciliarsi amorevolmente col premier e i suoi.
A quale Lega si deve credere? A quella di Pontida o a quella di Palazzo Chigi?
Se per un attimo volessimo dare credibilità alla Lega di Pontida, beh, i paletti posti ieri al governo non sono nient'affatto una passeggiata. Uno in particolare, quello relativo al Patto di Stabilità e alle Amministrazioni Locali, sarebbe una bella gatta da pelare. Premesso che una richiesta come questa, credo, potrebbe trovare appoggi bipartisan in quanti amministrano i territori, quella di rivedere il Patto di Stabilità Interno per gli Enti Locali una provocazione non semplice da digerire. Si tratta di uno dei punti chiave su cui si basano le manovre fiscali di questo governo, fatte di drastici tagli alle risorse dei Comuni, con una conseguente imposizione di ristrettezze assoluta. Di fronte ad un aut-aut come quello lanciato ieri a Tremonti, se il governo decidesse di mettersi in ascolto, ne uscirebbe, a mio avviso, un sostanziale cambio di rotta nel rapporto con gli Enti Locali. E questi ultimi, è evidente, ne troverebbero un inaudito giovamento. (E io, da ex-amministratore, mi permetto di auspicare che davvero si aprano tavoli di confronto su questo drammatico tema per quanti governano i territori in prima persona, mettendoci la faccia al posto del governo centrale).
Ma, probabilmente, la Lega di ieri ha già lasciato il posto a quella di Palazzo Chigi che, al tavolo dell'imperatore, bivacca e si trastulla, dimentica di quanto il suo elettorato le ha chiesto ieri nei prati nordici.


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 20/6/2011 alle 19:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le mie considerazioni sulle Considerazioni Finali
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2011


Ho letto in questi giorni il testo delle Considerazioni Finali che il Governatore di BanchItalia Mario Draghi ha tenuto lo scorso 31 maggio, come consuetudine.
Non mi addentro particolarmente negli aspetti puramente economici trattati, per evitare di addentrarmi in territori a me in parte sconosciuti. Mi limito solo a elaborare alcune riflessioni sulle ricadute che le scelte politiche hanno sull'economia italiana.
In questo premetto che l'intervento di Draghi mi pare sia stato estremamente chiaro e inequivocabile, pur se pacato (come, senza conoscerlo troppo, mi pare sia il suo stile di intervento).

Tra le Considerazioni fatte dal Governatore, alcune hanno attirato particolarmente la mia attenzione.
In una riflessione sullo stato dell'economia italiana e sulle necessarie, seppur lontane, prospettive di crescita, Draghi pone l'accento su tre elementi tra gli altri: la scuola (in senso ampio), le infrastrutture e il mercato del lavoro.
In tutti e tre i casi, la sua riflessione rimarca uno stato dei fatti non brillante né soddisfacente.

Il mio pensiero, leggendo queste note, è andato subito agli Stati Uniti, dove il Presidente Obama, per riportare vigore nel Paese ha scelto di investire, primariamente su 2 campi: scuola e infrastrutture.
Il piano di investimenti in infrastrutture ha previsto stanziamenti enormi per realizzare opere di varia natura, ma tutte di pubblica utilità (come è evidente che sia). Sul piano scolastico, l'ambizione è di rilanciare licei e università nel prossimo biennio, per innalzare il tasso di istruzione dei giovani americani.
Certo noi non siamo gli USA, ma potremmo ispirarci a un modello del genere per decidere che il rilancio della nostra economia nazionale passa anche di lì: non è un dato da poco quello che sottolinea Draghi, secondo cui recuperare l'arretratezza in ambito scolastico-formativo nel nostro Paese ci potrebbe far recuperare un punto di PIL.
Certamente qualche detrattore di questo mio pensiero, di destrorso orientamento, potrebbe insinuare che è stata recentemente varata una riforma scolastica, e che ci sono progetti infrastrutturali anche nei piani di questo governo. Ma a costoro vorrei chiedere: ritenete che una scuola che faccia pagare pennarelli e carta igienica ai genitori sia una scuola all'avanguardia e ben riformata? E che un buon piano infrastrutturale per l'Italia debba comprendere il famoso quanto aberrante Ponte sullo Stretto?
Di ben altro ha bisogno questa Italia!
Ha bisogno di scuole su cui non si facciano tagli, ma su cui si investano milioni. Ha bisogno di scuole che offrano ai ragazzi un Sapere di qualità e alle loro famiglie un servizio di alto livello e a facile accesso (penso alle giovani madri che lavorano e fanno fatica a conciliare gli orari scolastici dei figli coi propri). Ha bisogno di una scuola di eccellenza che forgi menti eccelse, ambiziose, competitive, istruite. E ha bisogno che queste menti, una volta terminati gli studi non scappino all'estero in cerca di migliori fortune e più investimenti in ricerca.
Così come ha bisogno di ammordenamenti del tessuto autostradale in ampi tratti, ammodernamento che passa anche per un'equità nei pagamenti dei pedaggi (che non ovunque si pagano...). Ha bisogno di opere realmente utili ai cittadini, come nuove linee ferroviarie o nuovi e decenti vagoni su quelle esistenti. Ha bisogno di reti metropolitane che rendano alla portata di tutti le grandi città.

Quanto, poi, al mercato del lavoro. La riflessione del Governatore lascia intravedere le falle di quel sistema di flessibilità che oggi regna sovrano e che sostanzialmente truffa noi giovani e le nostre speranze.
In questo ambito, è da tempo che il PD e Bersani urlano al governo che è ora di cambiare questo sistema per cui il lavoro precario ha costi minori, per un'impresa, del lavoro "fisso". E questo non è utopia! Sarebbe un meccanismo pienamente logico, capace di far pensare a un giovane che ce la può fare anche lui ad entrare nel mondo del lavoro!

Bella la conclusione del Governatore Draghi che, con richiamo a Cavour e alla sua politica riformatrice, si chiede quale Paese lasceremo alle prossime generazioni!
Una domanda che, credo, fosse retorica, vista la disamina precedente. Tanto retorica, forse, quanto amara.

Una scelta per il Paese
post pubblicato in diario, il 8 giugno 2011




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Pensieri sparsi a sinistra
post pubblicato in diario, il 6 giugno 2011


Vorrei fare una breve riflessione sul centrosinistra cha ha vinto queste amministrative, partendo da due interviste che ritengo illuminanti in tal senso.

La prima è quella a Bersani ieri sul Corriere (http://beta.partitodemocratico.it/doc/210227/bersani-gli-elettori-di-centro-e-sinistra-si-sono-gi-mischiati.htm).
Ho trovato nelle parole del Segretario quello che mi aspettavo di trovare. O meglio, credo che sia un'intervista che rimarca dei punti fermi per il Partito Democratico dopo questa tornata amministrativa. Sono dei capisaldi di ciò che il PD deve tenere come propria linea guida ora che è alla guida di nuove realtà locali: in quelle parole, in quelle idee, in quelle proposte credo vi siano delle tracce chiare di ciò che i nuovi (o rinnovati) Sindaci dovrebbero fare ora che tocca a loro spendersi per i loro paesi/città.
Sono nientemeno che le linee guida che il PD ha tracciato già da tempo nel proprio essere un'alternativa seria a questo governo e a questa (fu) maggioranza.
Ovviamente, ogni realtà avrà la propria responsabilità di declinarle a seconda delle proprie esigenze e contingenze. Ma in linea di massima quello è il solco da seguire.
Due appunti, però, li farei.
Il primo riguarda il tema allenze. Prescindendo dalla vera scelta di andare in una direzione o in un'altra (ormai è ben nota la mia idea in merito), credo il PD si debba assumere la responsabilità di essere chiaro con i propri alleati. Non penso ci debba essere un "temporeggiamento" rispetto al terreno politico nazionale: noi siamo il PD, siamo centrosinistra e siamo riformisti. Se si parte da questa idea, vien da sè quale sia l'atteggiamento al nazionale. Il locale può essere diverso? Certo. Ma decliniamo quello nei giusti termini. Anche perchè vediamo dove/come tira l'elettorato in questo senso.
Il secondo riguarda le reazioni di SeL, di cui ho letto qualche titolo. In effetti, forse varrebbe la pena di chiarire bene quale vogliamo sia il nostro rapporto con loro. Per le stesse ragioni sopra esposte.

La seconda intervista è quella al Presidente della Toscana Enrico Rossi all'Unità (http://www.unita.it/italia/intervista-a-enrico-rossi-ora-i-referendum-poi-ricambio-e-programma-i-di-pietro-spataro-i-1.300581).
Apprezzo il tono chiaro di quanto dice Rossi, senza lasciare spazio ad equivoci o a inferenze da fare. L'idea è chiara ed è una, su tutti i temi trattati.
Credo che in certi casi, le posizioni espresse dal Presidente diano delle risposte anche ad alcuni temi lasciati aperti dal Segretario. Mi sembra che il Presidente Rossi abbia delineato un assetto, se possibile, anche più preciso di quello descritto da Bersani il giorno dopo, soprattutto in materia di alleanze.
Il PD ha bisogno, per come la vedo io, di politici freschi e determinati come Rossi per rigenerarsi (è questo proprio uno dei temi al vaglio dell'intervista) e per continuare ad accrescere il proprio bacino di elettori. Mai come in questo momento occorre tenere i piedi ben saldi a terra, come richiamava anche Prodi alla festa romana della scorsa settimana, per consolidare la propria forza politica ed elettorale. Anche e soprattutto per il bene del Paese.

Infine, una lettura un po' più amena, che viene dalla penna e dalla fantasia da Nobel di Dario Fo: http://www.unita.it/italia/e-il-popolino-disse-caro-re-br-alle-tue-balle-non-crediamo-piu-1.300979 . Buon divertimento!


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permalink | inviato da MarcoBorciani il 6/6/2011 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2giugno - quei valori che si dimenticano
post pubblicato in diario, il 2 giugno 2011


Provo un reale e assoluto fastidio, oltre che ribrezzo, nell'apprendere che alla Camera l'ennesimo deputato ignoto del PdL ha ritenuto opportuno presentare una proposta di legge per l'equiparazione tra ex-repubblichini ed ex-partigiani.
A scanso di equivoci va chiarito che il contesto è quello del rapporto con le rispettive associazioni cosituite presso gli ex-combattenti e lo Stato, nella fattispecie il Ministero della Difesa. Ma non è su questo punto che voglio soffermarmi. Anche se ce ne sarebbero di riflessioni da fare ... !

Quello che mi urta terribilmente è l'ennesimo tentativo di rimozione delle radici su cui nacque la nostra Repubblica e alla luce dei quali, nemmeno 3 mesi, abbiamo festeggiato il 150° compleanno.
Trovo aberrante questo atteggiamento della maggioranza di governo.

Non paghi di dimostrare quotidianamente il proprio fastidio verso gli organi costituiti dello Stato italiano, a maggior ragione se in qualche modo contrapposti alla figura del loro capo-padrone, questi nostri onorevoli parlamentari escogitano di tanto in tanto delle leggi che diano dei colpi di spugna sulla lavagna dei valori fondamentali.
E così, una volta si inventano di abrogare la norma transitoria della Costituzione che istituiva il reato di apologia di fascismo, un'altra volta di emendare la Costituzione al suo art. 1... E ora si sono inventati di rendere equivalenti agli occhi dello Stato gli ex-partigiani e gli ex-repubblichini.

Di tanto in tanto riemergono appelli per una riconciliazione nazionale, ovvero per una pacificazione tra le parti storicamente schierate l'una contro l'altra, particolarmente in riferimento alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra di Liberazione che ne seguì.
Dopo 66 anni si fa fatica a credere che questo sia possibile.
O meglio, in molti lo sperano e in tanto lo ritengono un dovere civico (e ci mancherebbe altro). Ma di fronte alla tracotanza di certuni, aggravata dal fatto che si tratti di membri degli Organi di rappresentanza popolare, viene molto difficile credere che questa volontà esista ancora.
Non riesco a vedere le condizioni perchè si vada nella direzione di una condivisione della lettura da dare a quel periodo storico.

Sia ben chiaro: la conciliazione di cui parlo e che auspico non è un colpo di spugna volto ad annullare le differenze. Vorrebbe essere, o meglio, vorrei che fosse una condivisione dei ruoli che furono assunti in quegli anni dagli uni e dagli altri, dando ad ognuno i propri meriti, le proprie colpe, le proprie attenuanti (se necessarie), ...

Come ho detto già altre volte, la nostra Costituzione, di cui oggi, per assimilazione alla Repubblica per la quale fu coniata, è intrisa del sangue di molte vittime di quegli anni. Quella Carta trasuda valori per i quali migliaia e migliaia di persone hanno dato la propria vita. In quegli articoli c'è il sunto perfetto di uno scontro ideologico, pur forte, ma civile che in quegli anni vi fu tra le parti.
Ma non ci sono margini di ambiguità su come andarono allora le cose.
E non ci possono essere.

Festeggiare il 2 giugno, come il 25 aprile, dovrebbe essere l'occasione per riconoscersi, umilmente e devotamente, figli di quei sacrifici. Portandone l'onere sulle spalle e l'onore nel cuore.
Nulla può (nè deve) scalfire quelle pagine di storia.

W il 2 giugno.
W il 25 aprile.
W la Repubblica Italiana.
W la Costituzione.
W la Resistenza.

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