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Su due interventi
post pubblicato in diario, il 23 settembre 2011


Due interventi ieri mi hanno colpito particolarmente, anche se con differenti esiti e reazioni.

Il primo è quello del ViceSegretario del PD, Enrico Letta, che, durante un'intervista a Canale 5, ha ritenuto di prendere secche distanze da Di Pietro, dopo quanto dichiarato mercoledì (http://www.unita.it/italia/enrico-letta-stronca-di-pietro-br-irresponsabile-con-lui-mai-1.334483).
Ora, l'affermazione di Di Pietro è indubbiamente stata molto forte, così come dure sono state le reazioni che essa ha sortito. Quello che in molti, soprattutto nel PD, non hanno colto è la natura dell'affermazione: il leader IdV non aveva alcun intento sobillatorio né guerrafondaio. Anzi, mi pare stesse lanciando un accorato e addolorato grido di allarme per uno status civile e sociale pericolosissimo e foriero di fondati timori.
Dunque, prendere le distanze da quell'affermazione può avere una sua logica, nel momento in cui non se ne capisce a fondo la ratio, ma è indubbio che quanto detto da Letta sia assolutamente una frase di troppo. L'allenza "Nuovo Ulivo" stretta la settimana scorsa si vuole (nel PD) che abbia un seguito? O la si relega ad essere un evento da weekend senza memoria?  A me pare che questa scelta Bersani la debba spiegare molto bene all'interno del PD, facendone capire il senso profondo, la ratio effettiva, l'obiettivo finale. Perché non se ne può sinceramente più di gente che, alla Pecoraro-maniera, sputa addosso alle decisioni prese in sede di Segreteria: non abbiamo proprio imparato nulla dal Prodi II, il Governo dei Ministri che, un minuto dopo essere usciti da Palazzo Chigi, dicevano peste e corna di quanto deciso (vedi proprio Pecoraro)?
Mi dispiace, ma la frase di Letta - che credo abbia trovato il sostegno di Follini e altri - è oggettivamente incompatibile con quanto fatto la scorsa settimana da Bersani: o si sta con Di Pietro (scelta che gran parte dell'elettorato vorrebbe si facesse una volta per tutte) o si sta con qualcun altro (Casini? NO, grazie!!!).

L'altro intervento, invece, è quello riportato da "Il punto alle 20" di Corradino Mineo ieri sul finire di trasmissione quando, riproponendo un video proiettato ieri al Festival del Diritto di Piacenza, è stata fatta vedere un'intervista di Stefano Rodotà al Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Prima ancora che sui contenuti, mi ha colpito profondamente la lucidità di pensiero e di giudizio critico che il Presidente, pur dall'alto dei suoi 93 anni, ha dimostrato. Lucidità e criticità, ben condite da una passione per l'Italia e per le sue istituzioni che hanno tanto da insegnare a noi tutti.
Proprio quella passione per l'Italia ha spinto il Senatore a vita ad addurre argomentazioni durissime sullo stato attuale del Paese, forti e di cesura con un sistema politico oggettivamente malsano. La dimostrazione è, indubbiamente, l'essere arrivato a dire che "la Democrazia è defunta" (sic!). D'altronde, per chi ha partecipato alla stesura della Costituzione non può che essere uno scempio, un abuso, una violenza quanto sta accadendo in questi giorni e mesi nelle istituzioni repubblicane: la denuncia di Scalfaro è stata, soprattutto, una denuncia senza appello al dilagare della corruzione e dell'abuso di potere da parte di chi, raggiunte le cariche pubbliche, ne approfitta per fare il proprio personale interesse.
Nel parole del Presidente emerito ho davvero ritrovato quelle di un nonno per tutti noi, volenteroso e appassionato nel dare consigli, suggerimenti, sollecitazioni a noi giovani che, volenti o nolenti, un domani prenderemo in eredità le redini del Paese. Ed è a persone come lui che dobbiamo la nostra gratitudine, non solo per il servizio reso allo Stato (dalla Costituente alla Presidenza), ma per la passione civica che ancora nutre e trasmette         
Gli alleati che contano
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2011


Ufficialmente, ma spintaneamente (essendo Mentana lo spingente), ieri a Vasto ha riacceso i motori l'Ulivo. Anzi, ha acceso i motori "il Nuovo Ulivo" di Bersani, Di Pietro e Vendola (in rigoroso ordine alfabetico).
Finalmente!
Almeno dal mio punto di vista, questa è stata una mossa giusta e un atto dovuto.

Ho ribadito più volte la mia profonda convinzione, dalla quale nessuno mi schioda, che questa sia l'unica vera e possibile alleanza per il PD. Non lo sono, invece, le spinte centriste, che pure ieri erano il contraltare politico interno alle opposizioni.
Più che le parole, parlano i fatti, di un passato recente e di quello "remoto". Non è pensabile né tollerabile né logica un'alleanza al centro, con chi ha corso per sé (salvo, poi, accogliere e tenersi stretta la poltrona dell'Assessorato al Bilancio) alle Amministrative della Milano della svolta, o non ha condiviso (se non parzialmente) la battaglia referendaria. Quegli stessi politici che hanno osteggiato con vigore - e riuscendoci - la candidatura rutelliana al Campidoglio, così come hanno "boicottato" il Prodi II giorno dopo giorno.
Neppure potremmo pensare di costruire un'alleanza con loro su basi programmatiche, visto che sulle idee programmatiche di base non c'è comune accordo.

Ciononostante, capisco la logica del Segretario Bersani che chiede uno sforzo di intenti anche al Centro per poter costruire insieme la galleria che ci faccia uscire dal cul-de-sac in cui questo governaccio ci ha catapultati. Lo capisco perché evidentemente questo significa dare all'Italia quella boccata di ossigeno necessaria a ripartire. Dunque, sarebbe un atto di coraggio, di sacrificio, di responsabilità di cui, allo stato attuale, solo le forze di opposizione possono farsi carico.

Però, proprio per ciò che dicevo prima, è fondamentale aver partecipato all'incontro di ieri (maestralmente mediato dal Direttore Mentana), andando ad impegnare ciascuno dei tre partiti in una costruzione ad hoc per la costruzione dell'alternativa politica per questo Paese.
In questo, dunque, l'impegno a redigere entro 100giorni una carta di 10 proposte fondanti, attorno alle quali dipanare i programmi per l'Italia che verrà e per la prossima Amministrazione Pubblica, è un gesto sinceramente apprezzabile e da applaudire. E' anche, dal mio punto di vista, il buon auspicio per la costruzione di una casa comune di questi 3 partiti che, a ben vedere, viaggiano sulla medesima lunghezza d'onda.
Certo, le discrepanze ci sono, le cacofonie politiche anche. Ma è l'eterogeneità, se ragionevolmente disciplinata ed esercitata, la forza di una coalizione.
E, badiamoci bene, questo l'elettorato riformista lo ha capito, lo vuole e lo premia. Il caso Pisapia-Mialno è la lezione da imparare a memoria per capire quale direzione prendere. La vittoria milanese ha una ricetta complicatissima, con un'innumerevole elenco di ingredienti. Ma uno dei più importanti (dopo la spendibilità/credibilità del candidato e del programma) è, secondo me, proprio la squadra che c'era dietro, l'alleanza di supporto a quella candidatura. Quella vittoria è una prima fondamentale e imprescindibile applicazione del "Nuovo Ulivo".

Peraltro, Casini dice che dell'Ulivo e di tutta quella stagione non se ne sente la nostalgia? Buon per lui! Noi quella nostalgia la sentiamo e tanto! Di quella stagione portiamo un ottimo ricordo e da quella stagione abbiamo molto da imparare e vogliamo farlo. Lui se ne chiama fuori? Bene! Ci toglie il problema di "scaricarlo": lo ha fatto da sé...
Attenzione però: "Nuovo Ulivo" non è e non deve essere "Nuova Unione"! Come dicono Bersani, Bindi e altri, "No, grazie! Abbiam già dato! ...

Firmiamo per scegliere
post pubblicato in diario, il 12 settembre 2011


L'attualità del 55a.C. - bis
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2011


Ancora una volta vado a pescare nel passato per parlare del presente. Ancora una volta lo faccio prendendo a prestito le parole di Cicerone. Ancora una volta cito il De Oratore (scritto nel 55a.C., appunto).
Per bocca di uno dei protagonisti, l'autore ci dice che «Non c'è niente di più bello del potere con la parola dominare gli animi degli uomini, guadagnarsi le loro volontà, spingerli dove uno voglia, e da dove voglia distoglierli».
Ecco, dunque, il cuore dell'oratoria: il dominio della parola. Così come riportato, l'accezione sembra essere anche un po' negativa, ma è indubbio che il senso di questa frase voglia essere positivo. Certo Cicerone era un "uomo di mondo", uno capace di dominare le situazioni e anche uno furbo, come diremmo noi oggi. 

Ma ciò che mi preme mettere a fuoco qui, non è né l'accezione "negativa" che traspare in questo "dominio della parola" né la conduzione degli spiriti umani agli intenti dell'oratore. 
Ho citato Cicerone perché ieri ho assistito ad un'intervista in cui mi è sembrato che davvero l'intervistato usasse la parola per dominare la scena e, soprattutto, per farla veicolo di un messaggio, mai banale.

L'intervistata era la Presidente dei Senatori PD Anna Finocchiaro, lo scenario quello di FestaReggio.
Sono rimasto assolutamente affascinato e rapito dalla enorme capacità oratoria della Presidente. Non che mi fosse nuova, perché più volte ne ho seguito/letto gli interventi in Aula, ma mai avevo assistito ad un suo intervento lungo e dialogico dal vivo. 
Credo fosse evidente a tutti l'assoluta padronanza della scena, dei contenuti volta per volta elaborati e, soprattutto, del pubblico astante. Una padronanza data non solo dal personale convincimento in ciò che stava dicendo, ma anche dalla perfetta gestualità e dalla puntuale modulazione della voce che hanno creato i giusti alti e bassi di attenzione e di "partecipazione" sui temi.
Temi che, a onor del vero, non risultavano certo nuovi, o almeno non per chi, come me e i fedelissimi elettori, segue il partito e le sue battaglie. La novità, appunto, credo fosse proprio l'abilità oratoria della Senatrice.

Quando già in precedenza citai il De Oratore, citai il passaggio in cui si elogia non solo la padronanza della parola da parte dell'oratore, ma soprattutto la sua capacità di spaziare tra le materie e le discipline più disparate.
A questo proposito, una menzione che voglio fare è per l'ex premier Romano Prodi che, come da mio ultimo post, era a Casa Cervi a fine agosto. In quell'incontro, il Presidente, interpellato dai giovani su svariate tematiche di ambito politico, economico e sociale, ha sempre dato un senso di perfetta contezza e preparazione sulla materia oggetto della domanda.

Queste due menzioni non solo a titolo di apprezzamento (elogio) delle persone citate, ma anche per ricordare al PD intero, dalla base ai vertici, che in un momento grave e incerto come questo è più che mai urgente comunicare con i cittadini. Dunque, si rende necessario, quasi indispensabile farlo per bocca di persone pienamente capaci di stare "dietro un microfono" e di illuminare la via d'uscita da un tunnel che sembra, invece, un cul-de-sac. E questa arte comunicativa, che non è innata, ma nemmeno interamente artefatta, va trasmessa soprattutto a noi giovani che un domani ci troveremo ai vertici del partito o, comunque, della società dei nostri tempi. Abbiamo bisogno di guide e maestri oggi, per saper stare sul pezzo domani. Guide che sappiano parlare e ascoltare, capire ed istruire, perché noi cresciamo e sappiamo diventare davvero protagonisti.
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