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Il mestiere dell'Onorevole

 

Sono certo che tra di voi vi siano molti di quelli che nel 2008, all'alba delle elezioni per questa XVI Legislatura,  esultarono per la notevole riduzione del numero di partiti che avrebbero dato vita alle "nuove Camere". Si passava, infatti, da una XV Legislatura chiusa sotto l'egida di ben 39 formazioni politiche partecipi della vita parlamentare, ad una nuova Lefislatura all'insegna di 6-8 partiti seduti sui medesimi scanni (PD, IDV, UDC, MPA, LNP, PDL). Un successone, che dire!!?
Oggi, alla soglia dei 3 anni da quell'inizio, le formazioni politiche sono notevolmente aumentate e trasformate, ma, quel che è peggio, c'è un valzer di onorevoli (la "o" minuscola denota il massimo del mio personale disprezzo verso costoro) sotto i vari simboli, che potrebbero bollare come "dilettanti" i Rossi e Turigliatto attivi sotto il Governo Prodi II.
L’Art. 67 della Costituzione, dichiarando che «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» esprime chiaramente quale sia la missione dei Parlamentari e come, indipendentemente dall’attuale legge elettorale tutt’altro che democratica, essi siano chiamati a portare il peso della loro elezione davanti a noi cittadini che li abbiamo investiti di tale ruolo.
A supporto di questo, si potrebbe leggere anche l’Art. 54, quello che si appella all’onore e alla dignità di quanti rivestano cariche pubbliche. Mescolando il senso profondo di questi due enunciati costituzionali, pur non essendo né illustri giureconsulti né eterni moralisti, si arriva presto a capire che l’attuale compagine parlamentare (non tutta, è ovvio) sia ben lontana da quei principi e da quelle idee di Parlamentari.
 
La pletora di quanti hanno cambiato casacca in questi 3 anni scarsi è nutritissima: Binetti, Lusetti, Rutelli, Calearo (ben 3 casacche!), Cuffaro (ma forse è meglio per l’UdC), Poli Bortone, Scilipoti, Razzi, Guzzanti e Barbareschi (3 anche per loro) e tutti i futuristi di ieri e del giorno prima… La domanda è praticamente spontanea: ma costoro a chi pensano di rendere conto: ai loro elettori del 2008 o ai loro elettori di oggi (che non li hanno eletti…)? Chi rappresentano, insomma, i vecchi o i nuovi elettori?
Non amo l’idea di cambiare i dettami costituzionali, a meno, evidentemente, dei necessari adeguamenti temporali, ma sarebbe interessante e moralmente utile provare ad integrare gli Art. citati imponendo che nel caso in cui venga meno l’identificazione col partito in forza del quale si è eletti, ci si debba dimettere istantaneamente lasciando posto a coloro che, nelle file dello stesso partito, non sono stati eletti. È vero indubbiamente che questo renderebbe statica la situazione in Parlamento dove, dunque, non ci sarebbero perdite di maggioranza come quella berlusconiana di questi 3 anni, ma almeno non dovremmo assistere settimanalmente ad una conta di chi è andato dove, come stessimo giocando realmente col pallottoliere. Mala tempora currunt!

Pubblicato il 18/2/2011 alle 7.31 nella rubrica diario.

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