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Video-messagi di guerra

L'appuntamento domenicale del Premier è, da qualche settimana/mese a questa parte, quello dei video-messaggi ai suoi seguaci sul sito internet del loro clan. Si tratta, fateci caso, sempre più di veri e propri bollettini di guerra nei quali, volta per volta, il vecchio della politica italiana lancia anatemi contro un avversario politico-istituzionale.
Il premier impronta questi annunci come una sorta di relazione programmatica del suo governo, relazione che, però, è spesso una dichiarazione di guerra, se non addirittura una minaccia verso i propri nemici. Puntualmente, poi, questi messaggi si trasformano nella fonte del dibattito politico del giorno, garantendo, dunque, al Cav. il successo desiderato per queste sue relazioni.

Il punto, però, rimane il modo di governo del nostro Paese: non è tollerabile né giustificabile un atteggiamento di costante scontro, minaccia, vendetta! È ora di finirla con questo clima da Direttorio francese!
Il Paese ristagna economicamente e regredisce culturalmente: diamogli una scossa!
All’Italia che compie 150 anni dobbiamo regalare una nuova politica, un nuovo modo di governare, sgombrato dai residuami della Prima Repubblica e, a questo punto, anche di quelli della Seconda. È ora di fare un ingresso definitivo e sostanziale in una Terza Repubblica, in cui non ci siano più una maggioranza che gioca costantemente in difesa e un’opposizione che, di suo, non va mai all’attacco.
Sì, la maggioranza gioca in difesa, nonostante i toni da guerrafondai (peraltro cari a nostalgici del Ventennio come il civilissimo Min. LaRussa o al monocorde capogruppo Cicchitto): incapace di proporre scatti in avanti, questa maggioranza rimane arroccata nel proprio arcoriano villino delle feste (o dei festini, a seconda dei casi), da cui lancia anatemi contro il mondo, piangendo nel proprio logorante vittimismo e minacciando tutti con qualunque pretesto.
 
Come ho già scritto altre volte, stiamo assistendo al declino progressivo e costante di un sistema politico che, ahinoi, ha segnato l’Italia negli ultimi due decenni e, di conseguenza, lascerà traccia di sé nei libri di Storia. Un declino che, come tutti i declini di cui sono costellate le epoche storiche, porta con sé la decadenza dei costumi, la regressione del civismo e della cultura, debilita il Paese stesso: la lenta fine del padrone di una parte politica sta diventando un’involuzione per la nostra Italia, depauperata del suo glorioso passato (penso, ad esempio, all’ottusità mentale di quegli ignoranti di storia patria che vorrebbero non festeggiare il 17 marzo) e privata di speranze per il proprio futuro.
A quando un nuovo “velcro”???

Pubblicato il 20/2/2011 alle 15.27 nella rubrica diario.

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