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Uno sguardo storico

Tra i grandi pensatori del Settecento italiano spicca, certamente, Giambattista Vico, primo filosofo dell'Età Moderna a porre al centro delle discipline umane la Storia. In particolare, la sua convinzione era che la Storia, intesa nel senso di "successione di eventi", fosse scandita, nel proprio cammino, da un'alternanza di "corsi e ricorsi": in altre parole, egli riteneva che tutta la storia dell'umanità fosse stata dettata da periodi di balzi in avanti e altri di regressi.

Ora, io personalmente non condivido questa impostazione in quanto ritengo la Storia essere un cammino lineare, tendenzialmente evolutivo, come se fosse una scala a salire. In questo cammino, però, ritengo ci siano dei "ricorsi" storici che tornano, ma non nell'accezione vichiana del termine. Cioè non condivido l'idea che esistano epoche o periodi storici di natura involutiva per l'umanità. Piuttosto, sono convinto che ogni tanto si ripresentino annate particolarmente significative, di quelle che, per chi studia la Storia, meritano attenzione in maniera individuale rispetto al decennio o al secolo in cui sono pescate.
Per chiarezza, di riffa o di raffa, tutti sanno che il 1848 fu un anno di grandi sconvolgimenti nell'Europa post-mapoleonica e post-restaurazione, non fosse altro che per il modo di dire per cui "se succede un 48" significa che ci sono dei "casini", per dirla poco elegantemente.

Tutto questo per dire come, a mio avviso, il 2011 sia uno di quegli anni che, chi verrà dopo di noi, studierà come anno in sè significativo, come anno memorabile tra quelli di inizio secolo.
Non siamo nemmeno a metà di quest'annata degli Anni Dieci, ma già abbiamo sufficienti elementi per dire che questo è un anno che passerà alla storia, quella che si studia, e rimarrà a lungo.
Sicuramente per essere l'anno in cui diversi paesi del Mondo Arabo hanno riscoperto o stanno riscoprendo la loro voglia di indipendenza rispetto ai regimi da cui sono governati, come una sorta di primavera collettiva di quel mondo.Poi, passerà alla storia anche per essere l'anno in cui è stato catturato e ucciso il capo di Al-Qaeda, il mandante e ideologo della strage di inizio secolo, quella dell'11 settembre. Insomma, sarà ricordato come un anno di nuova "primavera dei popolie dell'umanità", così come lo è stato, oltre 20 anni fa, il 1989, anno della grande primavera di rinascita dell'Europa centrale e orientale.
Per noi che lo viviamo in prima persona è sicuramente difficile da percepire come un anno epocale, ma è indubbio che questa sia la giusta lettura per un'annata tanto pregna di eventi significativi già da subito.

Credo, personalmente, che la Storia sia fondamentalmente tutta costellata di annate particolarmente significative in sè e, dunque, degne della memoria dei posteri. Non mi appartiene una lettura, di stampo vichiano, della Storia analizzata per epoche o periodi: esistono anni singoli, determinanti già in sè per l'epoca in cui sono. Alcuni di questi anni emergono e sono uguali ad altri che li hanno preceduti, sia per importanza positiva che negativa: così per questo 2011 come per il 1989. Questa chiave di lettura, totalmente personale, è di stampo "globale" nel senso che credo abbia valore per la Storia umana in genere. Ma è certamente riportabile su una scala minore quale quella italiana, oppure quella europea; forse, vale anche sulla storia di una Fede religiosa.
Si può non essere d'accordo, ma a me piace pensarla così.

Pubblicato il 6/5/2011 alle 7.26 nella rubrica diario.

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