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La settimana di fuoco del governo

Quella appena conclusa è stata certamente una delle settimane più dure per questo governo.
Si è aperta con l'appuntamento referendario e con il suo ben noto esito, si è dipanata sulle uscite raccapriccianti dei ministri, Brunetta in primis, e si conclusa nei prati minacciosi (?) di Pontida.

Partirei dai referendum, con tutto ciò che ne consegue.
Non serve essere un politilogo di lungo corso per capire quale significato vada attribuito alla tornata referendaria del 12-13giugno scorsi. Gli argomenti trattati erano tutti, come si sa, inerenti leggi e leggine varate da questo governo: ciò che veniva messo in discussione nei 4 quesiti era qualcosa che aveva a che fare direttamente con il pensiero politico e con l'imprinting dato da questo governo allo status del Paese. Ecco perchè, dunque, l'esito è stata una "sberla" sonora e innegabile per l'attuale maggioranza: in nessun caso il pensiero del premier e dei suoi ha trovato appoggio o condivisione nell'elettorato italiano. Un elettorato che ha dimostrato altissimo interesse per la cosa pubblica e, in particolare, per questi 3 importantissimi temi: il tanto agognato quorum è stato trionfalmente raggiunto e in ognuno dei quesiti la bocciatura arrivata alla corrispondente legge governativa è stata netta e indiscutibile.
Le letture che si possono fare non sono molte: il governo, questo governo è stato rinnegato dagli italiani. Come già nelle settimane precedenti (alle amministrative), anche lo scorso weekend il popolo italiano si è mobilitato per dire a questa maggioranza che l'appoggio è venuto meno, la fiducia è stata malriposta e l'operato non è piaciuto.
Nei numeri di questi referendum il messaggio è, ancora una volta, inequivocabile: così non si va avanti.
Che, però, questo messaggio giunga alle orecchie sorde del premier e dei suoi compari, è evidentemente una speranza vana e inutile, considerando l'indifferenza assoluta dimostrata. Ma ciò, purtroppo, non sorprende affatto.
Non ci si può nè deve attendere da questa maggioranza la capacità di autocritica, l'onestà intellettuale e politica di fare un passo indietro e di riconoscersi sconfitti nella realtà delle urne. Tutto questo non appartiene alla cultura autoritaria di questa destra d'altri tempi: in qualunque paese moderno, qualunque forza democraticamente eletta e democratica nelle proprie convinzioni avrebbe fatto un passo indietro, dimostrando di aver recepito la lezione impartita dal popolo sovrano. Questa maggioranza, questa destra, questo governo, questo premier non lo hanno fatto e, ahinoi, non lo faranno mai.
Ma ciò non è, nè può essere una ragione per demordere. Ora più che mai le forze d'opposizione, quale ne sia il simbolo e la natura, devono incalzare il governo ad agire, dimostrandone l'inettitudine e rilevando la sempre crescente scollatura dal Paese reale. Da questa battaglia politica sana nascerà il cambiamento di cui c'è bisogno e che, presto o tardi, daranno all'Italia un'altra compagine governativa.

Quanto all'indecorosa indecenza di questo governo, il caso Brunetta è la riprova del livello cui siamo giunti.
Nulla è peggio di un Ministro che si atteggia come ha fatto il responsabile della Funzione Pubblica la scorsa settimana. Una cosa al limite tra il drammatico e il vergognosamente inenarrabile.
Potrei capire l'insostenibilità di essere forza di governo in un Paese che in meno di un mese ha risposto picche 3 volte in altrettante occasioni di voto. Ma non potrò mai capire la disumanità e la bassezza morale di chi si permette di disprezzare l'altro, prescindendo da tutto. A maggior ragione per chi si presta, governando, al confronto con il pubblico elettore.
Caro Brunetta, l'Italia peggiore è quella di chi non sa accettare le proprie sconfitte, ammettere i propri errori, confrontarsi col proprio avversario politico, dialogare col Paese. L'Italia peggiore è fatta da quanti non degnano di ascolto chi vorrebbe interrogare l'Amministrazione. L'Italia peggiore è quella di chi disprezza pubblicamente, e poi pretende pure di raccontare la propria verità che è una menzogna. L'Italia peggiore è quella, inoltre, del malaffare, della disonestà, della politica nell'ombra dei palazzi, della menzogna spudorata e senza ritegno, dell'imbroglio...
Quanto all'indecenza delle boutades di questo governo, sorvolo completamente sul premier che ironizza sull'Arte col Premier israeliano: non ci sono (e non voglio ci siano) parole per esprime tutto il disprezzo e la vergogna che scene come questa mi inducono.

Infine, l'appuntamento di Pontida.
Onestamente non so cosa pensare. Nel senso che, almeno apparentemente, quello di ieri è sembrato un meeting di aut-aut al governo: richieste, divieti, stop ... Poi, a ben vedere, la Lega da anni si comporta così: minaccia a ogni piè sospinto una crisi di governo o una separazione imminente, ma poi, non ne voglio conoscere i reali motivi, abbandona ogni intento battagliero per riconciliarsi amorevolmente col premier e i suoi.
A quale Lega si deve credere? A quella di Pontida o a quella di Palazzo Chigi?
Se per un attimo volessimo dare credibilità alla Lega di Pontida, beh, i paletti posti ieri al governo non sono nient'affatto una passeggiata. Uno in particolare, quello relativo al Patto di Stabilità e alle Amministrazioni Locali, sarebbe una bella gatta da pelare. Premesso che una richiesta come questa, credo, potrebbe trovare appoggi bipartisan in quanti amministrano i territori, quella di rivedere il Patto di Stabilità Interno per gli Enti Locali una provocazione non semplice da digerire. Si tratta di uno dei punti chiave su cui si basano le manovre fiscali di questo governo, fatte di drastici tagli alle risorse dei Comuni, con una conseguente imposizione di ristrettezze assoluta. Di fronte ad un aut-aut come quello lanciato ieri a Tremonti, se il governo decidesse di mettersi in ascolto, ne uscirebbe, a mio avviso, un sostanziale cambio di rotta nel rapporto con gli Enti Locali. E questi ultimi, è evidente, ne troverebbero un inaudito giovamento. (E io, da ex-amministratore, mi permetto di auspicare che davvero si aprano tavoli di confronto su questo drammatico tema per quanti governano i territori in prima persona, mettendoci la faccia al posto del governo centrale).
Ma, probabilmente, la Lega di ieri ha già lasciato il posto a quella di Palazzo Chigi che, al tavolo dell'imperatore, bivacca e si trastulla, dimentica di quanto il suo elettorato le ha chiesto ieri nei prati nordici.

Pubblicato il 20/6/2011 alle 19.32 nella rubrica diario.

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